ZAFFIRO E ACCIAIO

 

“Zaffiro e Acciaio” è una serie televisiva creata da Peter J. Hammond e prodotta dal network inglese ATV.

Concepita come risposta alla ben più famosa “Doctor Who” della BBC, racconta le avventure dei due “agenti interdimensionali” Zaffiro (Joanna Lumley) e Acciaio (David McCallum), impegnati a preservare l’integrità dello spazio-tempo.

Andò in onda per quattro stagioni, dal 1979 al 1982, e vennero prodotti un totale di 34 episodi, suddivisi in 6 cicli, ognuno corrispondente a un “incarico” assegnato alla coppia.

Le trame delle varie avventure hanno sempre un taglio criptico e finiscono con il lasciare lo spettatore con più domande che risposte. Questo crea un’atmosfera sovrannaturale che mescola in egual misura elementi tipici delle storie di fantasmi con la fantascienza.
Molto poco viene spiegato dell’ambientazione stessa: ciò che si intuisce è che l’universo è in pericolo e gli unici che possono salvarlo sono “personificazioni degli elementi atomici”, ciascuno con una precisa personalità e poteri sovraumani affini alla propria composizione atomica.

Negli episodi non vi sono viaggi nel tempo in senso stretto, ma piuttosto fenomeni spaventosi dovuti alla presenza di un anacronismo (di solito un oggetto molto vecchio posto in un contesto moderno).
Zaffiro e Acciaio sono quindi incaricati di indagare rimettere le cose a posto.

E proprio il tempo è l’elemento più particolare dell’ambientazione: viene visto come un’entità malevola e descritto come un corridoio che avvolge e attraversa ogni cosa. Non si può entrare nel tempo, ma a volte è lui che può entrare – o meglio, precipitare – nel nostro mondo.
Normalmente è imbrigliato in una specie di labirinto, ma in particolari occasioni si creano alcune falle dalle quali possono uscire pericolose entità che normalmente sono bloccate all’inizio e alla fine del tempo, che noi esseri umani percepiamo come “fantasmi”.

Non viene mai spiegato quale sia la forza per la quale i due protagonisti lavorano, ma si intuisce essere un qualche genere di entità cosmica o dimensionale preposta a mantenere l’equilibrio nello scorrere del tempo.

In generale, comunque, la serie ha un taglio volutamente progressista: il passato deve essere lasciato andare, altrimenti qualcosa di malvagio potrà entrare nel nostro mondo attraverso di esso.

La sigla recitava quest’introduzione:

“Tutte le anomalie verranno regolate dalle forze che controllano ogni dimensione.
Dovunque ci sia vita non verranno usati elementi transuranici pesanti.
Sono disponibili pesi atomici medi: Oro, Piombo, Rame, Giaietto, Diamante, Radio, Zaffiro, Argento e Acciaio.
Sono stati assegnati Zaffiro e Acciaio.”

AI CONFINI DELLA REALTÀ

 

“C’è una quinta dimensione oltre a quelle che l’uomo già conosce; è senza limiti come l’infinito e senza tempo come l’eternità; è la regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere: è la regione dell’immaginazione, una regione che potrebbe trovarsi Ai confini della realtà”.

Ai confini della realtà (The Twilight Zone) è una serie televisiva trasmessa in diversi periodi dalla televisione americana.

La serie classica, creata da Rod Serling e che vide tra gli sceneggiatori Richard Matheson, Charles Beaumont e Ray Bradbury, andò in onda dal 1959 al 1964, un primo reboot fu trasmesso dal 1985 al 1989, e un secondo è andato in onda tra il 2002 e il 2003. Un terzo reboot della saga è stato trasmesso nel 2019.

La serie si focalizza su storie che narrano delle vite di persone normali che vengono radicalmente cambiate dall’incontro con l'”ignoto”, uno squarcio nella realtà che rende credibile l’impossibile.

Ho raccolto qualche curiosità.

– La serie non aveva un cast fisso, a eccezione di Rod Serling che come presentatore e voce narrante compare in tutti i 156 episodi.

– Il titolo originale della serie, The Twilight Zone, “La zona del crepuscolo”, è un termine col quale U.S. Air Force indica il momento in cui, durante la fase di atterraggio di un aereo, la linea dell’orizzonte scompare sotto il velivolo per un breve istante, lasciando – per un attimo – il pilota senza riferimenti.

– Twilight Zone è anche un brano musicale degli Iron Maiden tratto dall’album Killers.

– Lo show televisivo “Avanzi” prodotto dalla Rai aveva, nelle sue rubriche, uno spazio chiamato “Ai confini della decenza” in cui si parlava di strani eventi e ingiustizie nell’Italia degli anni 90. Un uomo abbastanza simile a Rod Serling introduceva gli episodi e, alla fine, partiva la musica della sigla iniziale seguita da un commento. “Incredibile, eppure reale; assurdo eppure possibile. Come definireste un fatto del genere nel vostro mondo? Qui da noi preferiamo chiamare questa zona… Ai confini della decenza!”

– In Ace Ventura: missione Africa c’è un omaggio alla serie, quando Jim Carrey dice di aver visto un mostro sull’ala dell’aereo, come nell’episodio classico “Incubo a 20.000 piedi”.

– Nel film Jumanji, Alan Parrish si riferisce agli eventi paradossali che stanno avvenendo in città dicendo “Sembra una puntata di Ai confini della realtà”.

– I Simpson hanno reso vari omaggi alla serie, soprattutto negli episodi speciali di Halloween, “La paura fa novanta”.

– Johnny Bravo si è trovato in tre episodi del suo cartone animato nella “Zona dove le cose normali non accadono molto spesso.”

– Nel suo saggio sull’orrore Danse macabre, Stephen King dedica un’intera sezione a parlare della prima serie di “Ai confini della realtà”.
“Di tutti i programmi di ispirazione drammatica mai trasmessi nelle Tv americane, è sicuramente quello che si presta con maggiore difficoltà a una classificazione. Non era un western o un poliziesco (anche se certi episodi erano girati nel West o trattavano di guardie e ladri); non era fantascienza (anche se la guida televisiva lo considerava tale); non era commedia (eppure certi episodi erano divertenti); non trattava dell’occulto (anche se c’erano spesso storie dell’occulto, girate nel singolare modo proprio del programma), non era una trasmissione sul soprannaturale.”

– Nel videogioco Alan Wake vi si potranno accendere dei televisori sparsi in vari livelli dove in onda sarà trasmessa una serie tv chiamata “Night Springs”.

– Il numero sette della serie regolare di Dylan Dog si intitola “La Zona del Crepuscolo”, traduzione letterale del nome della serie televisiva.

fonte: Wiki

WARHAMMER 40.000 SENZA IMPEGNO (EP. 16) – ZELO TEMPLARE

Un viaggio attraverso il tetro e sanguinoso universo di Warhammer 40.000.  Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

Oggi vi racconto degli Space Marine del capitolo dei Templari Neri e della loro figura più iconica, il Campione dell’Imperatore.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Evolution https://www.bensound.com/

In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos

COMMANDO

 

Commando è un film del 1985 diretto da Mark L. Lester, con Arnold Schwarzenegger.

La trama la conosciamo bene: il colonnello John Matrix, ottenuto finalmente un lungo congedo, vive nella sua casetta sulle montagne in compagnia della figlia Jenny. Ma qualcuno sta dando la caccia agli uomini della sua squadra per ucciderli e, molto, presto, la quieta familiare verrà rovinata per lasciar spazio al piombo.

Qualche curiosità.

– Lo sceneggiatore Jeph Loeb afferma che il film sia stato concepito con un ruolo “su misura” per Gene Simmons (che, però, rifiutò la parte).

– La trama originaria prevedeva un agente israeliano delle forze speciali e del Mossad che lascia l’Israele ed emigra negli Stati Uniti.

– Sul set Arnold Schwarzenegger era molto protettivo nei confronti di Alyssa Milano.

– Con un il budget di circa 9 milioni di dollari, il film riuscì a incassarne – a livello globale – 58 milioni. Anche la critica lo accolse bene, rimanendo colpita dell’incredibile mix di azione e comicità.

Siete d’accordo che il dialogo più bello del film sia questo?

– Senti, la tua fedeltà è commovente, ma in questo momento non è la cosa più importante della tua vita. Perché la cosa più importante è la forza di gravità. Per onestà devo confessarti che questo è il mio braccio più debole.
– Non puoi ammazzarmi se vuoi sapere dov’è tua figlia!
– Allora dov’è?
– Io non lo so. Ma lo sa Cooke! Ti porto dove devo incontrarlo.
– Non mi ci porterai.
– Perché?!
– Perché so già dov’è. Ricordi quando ti ho detto che ti avrei ammazzato per ultimo?
– Sì, l’hai detto! L’hai detto!
– Ti ho mentito.

SALTO NEL BUIO

 

Salto nel buio (Innerspace) è un film del 1987 diretto da Joe Dante e prodotto da Steven Spielberg.

Ispirato al romanzo “Viaggio allucinante” di Isaac Asimov, a sua volta tratto dall’omonimo film del 1966 basato su un racconto di Otto Klement.

Un gruppo di scienziati ha programmato, a Silicon Valley, uno straordinario esperimento: il Tenente Tuck Pendelton, collaudatore di aerei, verrà miniaturizzato e quindi iniettato, dentro una vera e propria capsula spaziale, nel corpo di un coniglio al fine di testare alcune nuove tecnologie.
Ma Victor Scrimshaw, un affarista senza scrupoli, cerca di mettere le mani sul progetto.

Ho raccolto qualche curiosità.

– Ci sono evidenti similitudini tra la navetta del film e quella di Explorers, diretto sempre da Joe Dante.

– Il padrone del supermarket dove lavora Jack Putter è interpretato da Henry Gibson, che aveva già recitato in “Blues Brothers” (era il capo dei nazisti dell’Illinois).

– Il film ha vinto un Oscar per i migliori effetti speciali.

– È stato, insieme a RoboCop, tra i primi film con la colonna sonora registrata in Dolby SR, una tecnologia analogica che permette la riduzione del rumore di fondo.

– Alcune scene sull’inseguimento del dottor Ozzie Wexler vennero girate a Los Angeles, accanto al canale dove, negli anni successivi, verranno realizzate alcune scene del film Terminator 2 – Il giorno del giudizio.

LE INNOVAZIONI TECNOLOGICHE CHE CI HANNO CAMBIATO LA VITA

 

Negli ultimi anni si è consumata un’evoluzione tecnologica senza precedenti.
Ma quali sono le innovazioni che hanno avuto maggiore impatto sulle nostre vite?

– Bluetooth (2000). Una tecnologia rivelata già nel 1999, oggi è parte integrante della nostra quotidianità. Un ponte per permettere ai dispositivi di dialogare anche in assenza di connessione web.

– Wikipedia (2001). Mette a disposizione una quantità inedita di contenuti liberi e gratuiti (e si sostiene solo grazie alle donazioni). Non è sempre una fonte affidabile ma tutti, almeno una volta, hanno utilizzato questo prezioso strumento.

– Skype (2003). Primo servizio alternativo al telefono in grado di far conversare – gratuitamente – gli utenti che si trovavano in nazioni o continenti diversi.

– Facebook (2004). Non è stato il primo né l’ultimo social media, ma è di sicuro il più trasversale e diffuso. Facebook ha cambiato il mondo della comunicazione.

– YouTube (2005). La piattaforma che ha permesso ai video di diventare il format più visto sul web. Una rivoluzione nell’intero sistema mediatico.

– Google Maps (2005). Rappresenta un punto fermo in questo percorso di evoluzione. Ha cambiato per sempre il modo di consultare una mappa e, più in generale, di scegliere come muoversi.

– Smartphone (2007). Il primo smartphone che ha ottenuto un’eco globale è stato l’iPhone, lanciato da Apple. E il touchscreen sostituisce il tastierino.

– E-reader (2007). Molti preferiscono la versione “classica” ma anche i libri digitali hanno i loro vantaggi. Merito di Amazon e del suo Kindle, il primo e-reader al mondo.

– Bitcoin (2009). È un investimento? Non lo so. Di certo ha aperto un nuovo fronte, spingendo privati e banche centrali a esplorare il mondo delle criptovalute.

– Assistenti digitali (2011). Sono l’interfaccia più popolare tra utenti e I.A. Il primo, ve lo ricordate? È Siri di Apple.

– Guida autonoma (2012). Google annuncia che il suo veicolo completamente autonomo ha percorso 300 mila miglia su strade cittadine, senza alcun incidente. Una tecnologia ancora in fase di sviluppo.

– Razzi riutilizzabili (2015). Due compagnie private (Blue Origin e SpaceX) riescono a mandare in orbita un razzo e a farlo atterrare. È l’inizio di una nuova corsa (privata) allo spazio. Anche se SpaceX è solida collaboratrice con la NASA.

– 3G, 4G e 5G. Connessioni sempre più rapide ed efficienti.

– Streaming. Uno dei settori legato alla qualità delle connessioni è lo streaming. Per avere in casa una collezione di film e serie basta pagare un abbonamento e i contenuti sono sempre disponibili. Chi si ricorda più dei Blockbuster?

– Cloud. Pilastro per molti processi di digitalizzazione: ha ribaltato le organizzazioni aziendali e cambiato i metodi d’utilizzo di servizi online.

– Intelligenza artificiale. Una tecnologia così potente e rischiosa da spingere alcuni organismi internazionali (tra cui proprio l’Ue) a promuovere un codice di condotta per essere utilizzata.

– Realtà virtuale e aumentata. Ancora in fase di sviluppo. Dall’intrattenimento alla logistica, le applicazioni sono sterminate.

– Sistemi biometrici. La svolta arriva quando sistemi come la scansione delle impronte digitali e il riconoscimento facciale arrivano sugli smartphone. Vanno trattati con cautela: se non accompagnati da privacy e cybersecurity, comportano seri rischi legati alla sorveglianza di massa.

– Pagamenti digitali. Il telefono è anche portafoglio: consente di pagare direttamente il conto alla cassa e trasferire denaro da dispositivo a dispositivo. La gestione finanziaria diventa sempre più immediata.

– Quantum computing (2019). Sta iniziando a fornire i primi risultati rilevanti. Google ha annunciato di aver raggiunto la “quantum supremacy”: un processore che obbedisce alle leggi della meccanica quantistica è riuscito a svolgere un’operazione ritenuta impossibile per i computer tradizionali.

Fonte: Pictet
Immagine: Android, Bryan Taylor

FANTASCIENZA IN POCHI BIT (EP. 04) – GORKY 17

Una retrospettiva su alcuni dei più classici videogiochi a tema fantascientifico.

In questo video vi parlo di una piccola gemma nascosta di fine anni ’90 che merita di essere riscoperta: Gorky 17, uno strategico a turni con ambientazione (quasi) post-apocalittica e mostri stravaganti.

Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Moose
https://www.bensound.com/

Parti di gameplay per gentile concessione dei seguenti canali:
Enigmatic One Gaming e Kern3lly

1975: OCCHI BIANCHI SUL PIANETA TERRA

 

1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra (The Omega Man) è un film di fantascienza post-apocalittica del 1971 diretto da Boris Sagal.

Il soggetto è tratto dal romanzo di Richard Matheson “Io sono leggenda” del 1954. Come noto, il film ha avuto un remake nel 2007, “Io sono leggenda” con Will Smith.

Robert Neville è sopravvissuto a una guerra batteriologica che ha distrutto l’umanità. I pochi superstiti sono ammalati, paranoici fotofobici, raggruppati in un clan autoproclamatosi “Famiglia”.
Neville combatte per la propria sopravvivenza, ultimo testimone di quella tecnologia che ha portato solo morte e distruzione.
L’incontro con un gruppo di ragazzini non infetti lo convincerà a trarre un siero dal proprio sangue immune per curare i malati e ridare una speranza all’umanità.

La produzione avrebbe voluto costruire un set cinematografico che riproducesse un’area metropolitana abbandonata ma, scartata quest’idea troppo costosa, il film venne girato per le strade di Los Angeles la domenica mattina, dove il movimento dei pedoni era limitato.
Le sequenze realizzate in esterno sono ben realizzate ma è possibile notare delle incongruenze in lontananza – auto in movimento, qualche pedone e semafori funzionanti –

La colonna sonora di Ron Grainer, vero punto di forza, è stata pubblicata per la prima volta in CD nel marzo 2000 a cura dell’etichetta specializzata in colonne sonore Film Score Monthly.
Questa prima edizione, limitata a tremila copie, è andata subito esaurita diventando oggetto di culto per i collezionisti.

CURIOSITÀ SULLA LUNA

 

Satellite preferito dei poeti e meta di molte missioni spaziali.

Conosciamo davvero la nostra Luna?

– Come si è formata? Secondo la teoria più diffusa, dall’impatto di un corpo celeste – che gli astronomi chiamano Theia – che avrebbe letteralmente strappato alla Terra materiale sufficiente a formare il nostro satellite.
– La Luna è una “palla” rocciosa. Ma circa 3,5 miliardi di anni fa aveva una sua atmosfera e forse anche un campo magnetico che schermava il vento solare. Secondo l’astrobiologo Dirk Schulze-Makuch, potrebbe addirittura aver ospitato la vita.

– Inquinamento lunare? Sonde, veicoli, targhe, bandiere e oggetti personali sporcano il suolo della Luna. Ci sono anche due palline da golf lanciate dall’astronauta Alan Shepard durante la missione Apollo 14.

– L’uomo l’ha raggiunta sei volte: la prima nel 1969 con la missione Apollo 11, l’ultima nel 1972 con la Apollo 17. In totale, solo 12 astronauti hanno lasciato la loro impronta sul suolo lunare: Neil Armstrong (1930-2012) è stato il primo, Eugene Cernan (1934-2017) l’ultimo.

– Nel 2024, secondo i piani NASA presentati col programma ARTEMIS, l’uomo ritornerà sulla Luna. Che si pensi a un possibile sfruttamento del satellite dal punto di vista minerario e turistico?

– Il presidente di Amazon Jeff Bezos ha dichiarato al Washington Post che la sua azienda ha in studio una navicella in grado di portare sulla Luna fino a 4,5 tonnellate di merce.

– Volete lasciare il pianeta? Il sito www.moonestates.com vende appezzamenti lunari a prezzi scontatissimi. Dopo aver pagato, riceverete un attestato di proprietà: recarvi sul posto per farlo valere è affar vostro.

Fonte: Focus

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