QUALCHE CURIOSITÀ SU SQUID GAME

 

In attesa della seconda stagione della serie coreana Squid Game (che avevo visto con molta curiosità), ecco alcuni particolari che forse vi erano sfuggiti.

– Tradotta in inglese come Honeycomb, la caramella di zucchero presente nel terzo episodio si chiama Ppopgi o Dalgona. Diventata particolarmente famosa in corea perché se si riesce a ritagliare perfettamente la forma impressa nella caramella, se ne ottiene una seconda gratuitamente.

– Nel quinto episodio, secondo la traduzione inglese, Sang-woo dice ad Ali di chiamarlo col suo nome, e non “signore”. Ma in lingua originale Sang-woo dice ad Ali che può chiamarlo “hyun”, che significa “fratello maggiore” o comunque “un amico molto intimo”.

– Nei primi episodi di Squid Game, vediamo alcuni indizi dei giochi successivi proprio sotto i nostri occhi. O meglio, sui muri dietro i letti dei protagonisti. Noi li scopriamo chiaramente solo verso la fine, quando ci sono poche brande rimaste, ma prestando attenzione si vede qualche traccia qua e là anche prima che i letti si riducano drasticamente.

– Il primo episodio della serie è famoso per il crudele “un,due,tre,stella (o stai là)!”
Ma il nome coreano di questo popolare gioco è letteralmente tradotto in inglese come “il fiore mugunghwa è sbocciato”, ed è quello che dice la bambola gigante prima di girare la testa. Il fiore mugunghwa, tra l’altro, è il fiore nazionale della Corea.

BLACK MARROW

 

Eccomi con un breve post dedicato a Black Marrow!

Fumetto di Pastaacolazione, lo trovate sul sito di Hollow Press.
È una storia autoconclusiva che ho letto e riletto diverse volte; ci tenevo a formulare una “recensione” il più accurata possibile perché mi è davvero piaciuta moltissimo.

La voce narrante del Necromante sarà la nostra unica guida tra queste pagine ricche di colori, sfumature e dettagli. La troveremo sempre in prima persona: scelta particolarmente azzeccata perché è un po’ come se il lettore riuscisse a spiare quel protagonista misterioso, abominevole e corroso dall’ossessione.

Scopriamo un lungo e violento rituale che mi ha suggerito – da amante del 40K – quella sensazione angosciante, malata e sporca tipica di Nurgle.

Certamente ci troviamo di fronte a una storia Dark Fantasy di grande impatto – emotivo e visivo – curatissima in ogni dettaglio che si prende a forza tutto lo spazio necessario sul foglio. Infatti le tavole strabordano fuori dagli spazi, creano cornici o interagiscono attivamente con la storia generando nel lettore una totale immersione (molto coerente con il concetto stesso della trama).

Davvero complimenti all’autore, super-consigliato!

THE BLACK HOLE

 

The Black Hole è un film di fantascienza del 1979 diretto da Gary Nelson per Walt Disney.

Molti lo conoscono come “la risposta della Disney a Guerre Stellari” (anche se ora questa definizione fa un po’ ridere) ma il film fu la pellicola più costosa mai prodotta dalla Disney a quell’epoca e tra l’altro ottenne due candidature ai premi Oscar del 1979.

E vi ricordate il robot calcolatore V.I.N.CENT.?
Il suo nome è l’acronimo di Vital Information Necessary CENTralized.
Si muoveva fluttuando in aria ma in realtà aveva anche dei “piedi” magnetici che utilizzava per spostarsi sugli scafi esterni delle navi. Inoltre aveva una grande quantità di accessori: cannoni laser, cavi d’aggancio, tenaglie estendibili e un trapano.

In più, snocciolava sempre qualche perla di saggezza popolare.
La sua frase migliore, per me, è: “ci sono piloti vecchi e piloti audaci, ma assai pochi piloti vecchi e audaci”.

MARTEDÌ DELLO XENO – I CAVALLI-DRAGO

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO un extraterrestre che ha gioco facile nell’incastrarsi dritto fra i sogni d’infanzia di chiunque.

I Cavalli-Drago (in originale “Dragon Horse”, come vengono chiamati dal protagonista), sono una specie animale originaria del pianeta Sagar, apparsi nel cartone animato “Blackstar”, prodotto dalla Filmation nel 1981.

Si tratta, come indica chiaramente il nome, di grossi rettili delle dimensioni approssimative di un cavallo terrestre, con le sceglie verdi, quattro zampe tridattili, una lunga coda carnosa e grosse ali membranacee che consentono loro di volare.
Una cresta risale poi lungo il collo fino a fermarsi in mezzo a due piccole corna, mentre gli occhi sono gialli con l’iride a taglio e la bocca dotata di una lunga fila di denti aguzzi.
Come tutti i draghi che si rispettino, infine, hanno la capacità di sputare fuoco.

Chi da piccolo non ha sognato di cavalcare qualcosa di simile, almeno una volta?

Nonostante l’aspetto minaccioso e le notevoli capacità offensive, si tratta comunque di creature piuttosto docili e molto intelligenti.
Quello che più ci è dato vedere all’interno della serie, Warlock, la fedele cavalcatura di Blackstar, si dimostra infatti sempre molto leale nei confronti del suo padrone, a cui è molto affezionato.

Ultima curiosità: in perfetto stile Filmation, le animazioni dei Cavalli-Drago sono state successivamente riciclate dallo studio per i Takdryl, altre cavalcature apparse nella ben più fortunata serie “He-Man e i Dominatori dell’Universo”, uscita un paio d’anni dopo.
L’unica differenza tra le due è il colore: verde per i Cavalli-Drago e rosso per i Takdryl.

GLI EASTER EGG NELLA SERIE DI FALLOUT

 

Appena finito di riguardare la serie Fallout e mi sono resa conto di non aver ancora fatto un articolo sugli easter egg più interessanti di questa prima stagione.

Secondo me, per ora, è uno dei migliori adattamenti televisivi di serie videoludiche: un crescendo di azione e ironia, ma anche di citazioni e riferimenti di questo universo post-nucleare che appassiona moltissimi giocatori.

1. “Un ragazzo, un cane, due inseparabili amici”
Noto anche con il titolo Apocalypse 2024, è un film di fantascienza post-apocalittica del 1975 diretto da L.Q. Jones. Il soggetto del film è basato su un racconto di Harlan Ellison: “Un ragazzo e il suo cane” (1969) e la trama è ambientata nell’Arizona post-apocalittica del 2024, dopo la quarta guerra mondiale.
L’opera è citata a sei minuti e trenta secondi dall’inizio dell’episodio sei: The Trap. In questo flashback è possibile vedere la locandina del film nella casa di Cooper Howard (Il Ghoul).

2. Il codice misterioso
Questa volta si tratta dell’ultimo episodio della stagione: quando il padre di Lucy riesce a ottenere il reattore a fusione fredda, lo fa inserendo il codice 101097.
Questo numero rappresenta la data di uscita del primo Fallout: 10 ottobre 1997.

3. Il numero di telefono
Durante il sesto episodio, in una pubblicità, si può vedere il numero di telefono a cui contattare proprio la Valut-Tec.
Ma funziona?
Ovviamente alcuni fan americani hanno provato a chiamarlo e, dopo qualche squillo, hanno sentito solo delle grida strazianti. Chi ha provato a scrivergli, invece, ha ricevuto in risposta il messaggio “Grazie per aver scritto alla Valut-Tec. Ti ricontatteremo al più presto”.

MARTEDÌ DELLO XENO – MR. BEAN

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO un personaggio inaspettato la cui natura aliena, mai confermata né smentita ufficialmente, è tutt’ora oggetto di dibattito tra i fan.

Secondo una teoria piuttosto diffusa infatti Mr. Bean, il buffo ometto inglese portato sullo schermo dal comico Rowan Atkinson, sarebbe un extraterrestre con l’aspetto in tutto e per tutto uguale a quello di un essere umano.

A riprova di questo ci sarebbero il suo strano comportamento, spesso molto fuori dagli schemi e talvolta apparentemente ignaro degli usi e costumi convenzionali, e la sigla iniziale del programma, che vede Mr. Bean precipitare in una strada londinese, di notte, come “trasportato” da un misterioso raggio di luce.
In alcune versioni della sigla finale, poi, lo si vede anche risucchiato su allo stesso modo.

(Altre teorie simili, a onor del vero, giustificano invece le bizzarrie del personaggio come il risultato di un “semplice” rapimento alieno, cosa che lo lascerebbe un umano, oppure vedendolo addirittura inviato dal Regno dei cieli, visto il coro angelico che accompagna il suo arrivo sempre nella sigla.)

Dal canto loro, nel corso degli anni e di varie interviste, lo stesso Atkinson e gli altri autori hanno giocato molto sopra l’idea ma sono sempre stati vaghi, limitandosi ad affermare che “sí, potrebbe non essere di questo mondo” .

Una sorta di conferma dell’origine aliena di Mr. Bean arriverebbe invece dall’episodio “Double Trouble” della serie animata (pensato per essere quello conclusivo e visionabile su YouTube. Vi metto il link nel primo commento), dove il personaggio incappa in un’intera astronave piena di altri esseri identici a lui, inclusi i vestiti e l’inconfondibile mini verde pisello, distinti solo dal fatto di avere con sé ognuno un peluche diverso.
Quale sia la loro origine o il motivo della loro visita, però, non viene svelato. Né, tantomeno, se il nostro Mr. Bean sia effettivamente uno della loro specie.

BLACK ORCHID

 

Siamo alla fine degli anni ’80: periodo di svolta per il fumetto americano, in particolar modo per quello relativo ai supereroi.

Ed è qui che si inserisce – tra tanti – anche Neil Gaiman, che proprio in quel periodo muoveva i primi passi nel mondo della narrativa.

Nel 1987 lo scrittore inglese viene coinvolto da Karen Bergen nella campagna di rilancio di diversi personaggi DC di seconda fascia e il progetto “Black Orchid” si sviluppa in modo del tutto originale.

Black Orchid, supereroina protagonista dell’omonima serie, è legata alle piante e alla natura: simboli di serenità e poesia che scaturiscono dal contatto più puro e sincero con la Terra. L’autore potenzia questi tratti per raccontare una storia che conduce a una riflessione sull’esistenza e sul desiderio di immortalità.

Già dalle prime tavole è chiaro il desiderio di voler andare oltre certi cliché della scrittura a fumetti e buona parte del merito va proprio al disegnatore, Dave McKean, con il suo stile pittorico surreale.

Una trama che si svolge tra il reale e l’onirico, con tematiche estremamente adulte che raccontano di abusi fisici e psicologici (sia in infanzia che in età adulta), relazioni tossiche e riflessione sull’esistenza stessa grazie alla metafora, seppur appena sfiorata, dell’ecologismo.

L’R2-D2 NERO

 

Fra le tantissime curiosità che mi capita di leggere sui vari aggiustamenti fatti negli anni ai primi film della saga di Guerre Stellari, quello che in assoluto mi ha lasciato più stupita è stato scoprire dell’esistenza del famoso “R2-D2 nero”.

Nulla di sconvolgente: si tratta solo di una versione dell’astrodroide con i pannelli colorati di nero invece che di blu, utilizzato per girare le sequenze in blue screen.
Lo si vede sullo schermo per pochi secondi, e solo nelle versioni rilasciate prima del 1997, quando la trilogia originale ha ricevuto il restyle per celebrare il ventesimo anniversario.

La prima volta che ne ho letto, ho pensato “ma no, dai, con tutte le volte che ho visto il film, non posso non averlo mai notato”. E invece, controllando, era tutto vero!

Voi ve ne eravate mai accorti? Tra l’altro, come look, non è nemmeno male: personalmente mi piace molto!

ERGO PROXY

 

“Caro m’è ‘l sonno, e più l’esser di sasso
mentre che ‘l danno, e la vergogna dura:
Non veder, non sentir, m’è gran ventura.
Però non mi destar, deh! parla basso.”

Questo incipit che troviamo nell’opera “Ergo Proxy”, in realtà ha origini antiche.

La sua storia si ricollega a “La Notte”, statua di Michelangelo Buonarroti, che si trova nella Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze.
Questa scultura diventò incredibilmente famosa grazie a una nota quartina di Giovanni di Carlo Strozzi, in cui la statua veniva invitata a svegliarsi:

“La Notte che tu vedi in sì dolci atti
dormire, fu da un Angelo scolpita
in questo sasso e, perché dorme, ha vita:
destala, se nol credi, e parleratti.”

Michelangelo quindi rispose con alcuni versi, intitolati “Risposta del Buonarroto” che, nel suo immaginario, vengono pronunciati dalla statua stessa.
Il testo si riferisce ai disordini durante il governo di Cosimo I de’ Medici e indica il sonno come motivo di serenità della Notte rispetto all’inquietudine delle statue vicine.

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