THE PHILADELPHIA EXPERIMENT

 

Conoscete “The Philadelphia Experiment”?

È un film del 1984 per la regia di Stewart Raffill (anche se spesso viene erroneamente – anzi furbescamente – attribuito a John Carpenter, che invece fu solo coinvolto nella produzione) basato sull’omonima leggenda metropolitana.

La premessa è intrigante: nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, più precisamente nel 1943, la Marina degli Stati Uniti deve testare il prototipo di un dispositivo per nascondere le proprie navi ai radar nemici.
Il fortunato vascello scelto è la USS Eldridge, un cacciatorpediniere ormeggiato proprio a Philadelphia. Ma qualcosa, ovviamente, va storto e la nave scompare non solo dai radar, ma proprio dalla realtà, perdendosi nello spazio-tempo.
Da qui in poi, la teoria del complotto si dirama in decine di versioni diverse, da quella in cui la nave ricompare in Virginia, a più di 300 km da Philadelphia, a quella (in realtà successiva al film, e probabilmente influenzata dallo stesso) in cui alcuni membri dell’equipaggio si ritrovano scaraventati secoli nel futuro.

Il film fa un po’ un mix delle due cose: i due marinai protagonisti, David Herdeg e Jim Parker, si lanciano fuori bordo quando cominciano a capire che l’esperimento è sfuggito di mano. E dopo un viaggio nel tempo pieno di effetti speciali low-budget ricompaiono nel Nevada del 1984, il presente rispetto all’uscita della pellicola.
Qui, oltre al comprensibile smarrimento, cominciano i veri casini: autorità governative in allerta che danno la caccia ai due, immancabili paradossi e soprattutto un gigantesco squarcio nello spazio-tempo che rischia di inghiottire l’intero pianeta.

E se Jim è abbastanza “fortunato” da svanire dopo un po’ e tornare spontaneamente nel 1943, a David tocca invece la fatica di rimettere le cose a posto con l’aiuto di una ragazza di nome Allison (interpretata da una Nancy Allen pre-RoboCop) e dell’ormai anziano Professor Longstreet, lo scienziato dietro all’esperimento originale.

Nonostante alla sua uscita il film non abbia fatto faville a livello di incassi, forse complice anche la notorietà della leggenda metropolitana sull’esperimento di Philadelphia, fra le trasmissioni in TV e il mercato dell’home-video, negli anni si è guadagnato lo status di cult e la sua nicchia di appassionati.
In particolare, il concetto secondo cui alcuni uomini scomparsi assieme alla USS Eldridge tornarono fusi con lo scafo della nave alla sua ricomparsa, dettaglio che il film mostra sullo schermo per qualche fotogramma, è diventato iconico.

Nel 1993 uscì anche un seguito, intitolato semplicemente “The Philadelphia Experiment II”, con un cast completamente diverso e una trama ancor più contorta che include un universo alternativo dove i nazisti hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale. Questo però fece flop al botteghino.
Del primo film venne poi realizzato un remake per la televisione nel 2012, anch’esso non particolarmente fortunato.

Peccato, perché la storia di fondo non è affatto male!

MARTEDÌ DELLO XENO – I SALAKAN

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO una specie aliena proveniente dall’universo del Doctor Who che, non ve lo nascondo, ha attirato la mia attenzione principalmente per l’illustrazione di Alister Pearson sulla copertina del romanzo.

I Salakan sono una specie extraterrestre originaria dell’omonimo pianeta Salakan.

Il loro aspetto è decisamente molto, molto alieno. Direi persino bizzarro: hanno la pelle a scaglie, grigia, orecchie a punta e le mani palmate, composte da solamente tre dita.
Tre sono poi anche gli occhi, gialli, uno posizionato al centro del volto e due al termine delle antenne che spuntano sopra la testa, un po’ come quelli delle lumache.
[Facendo riferimento all’immagine allegata a questo post, mi sembra quindi di aver capito che nell’idea di Pearson le parti verdi e rosa facciano parte del vestito.] Inoltre, la loro bocca viene descritta come priva di denti ma ricca di saliva, e racchiude una grossa lingua.

Come perno della società, i Salakan hanno un concetto ben noto anche a noi: il capitalismo.
Sono infatti geniali inventori di straordinarie tecnologie, soprattutto armi, che si curano di vendere a ogni pianeta che ne possa avere bisogno.
Anzi, addirittura si spingono oltre, inviando in giro per la galassia i propri agenti per studiare le necessità delle altre specie e poi vendergli qualcosa che ne risolva i problemi. Tutto con il subdolo scopo, però, di renderli poi dipendenti dal commercio con loro. Praticamente sono dei venditori Folletto intergalattici!

Tra l’altro, la loro dedizione è unita a una totale mancanza di scrupoli. Quindi se per caso una specie di problemi non ne ha… beh, si occupano “discretamente” di farne emergere qualcuno con tempismo sospetto, così da innescare poi il loro solito meccanismo di vendita.

I Salakan sono una delle infinite specie apparse una sola volta nell’universo del Doctor Who, come cattivi dell’episodio.
In questo caso specifico, sono stati concepiti dallo scrittore Wally K. Daly attorno al 1985, per il copione di una puntata prevista per la stagione 23 della serie originale, purtroppo mai realizzata.
Il soggetto venne però riadattato dallo stesso autore in un romanzo, “The Ultimate Evil”, pubblicato da Target Books nel 1989 per la linea “The Missing Episodes”.

Qui, il Sesto Dottore e la sua compagna Peri Brown vedono la loro vacanza sul continente di Tranquela (situato su un lontano pianeta) rovinata dall’arrivo di Dwarf Mordant, un mercante Salakan che investe gli abitanti con uno speciale raggio che li rende rabbiosi e assetati di sangue.

Nel 2026, la BBC Audio ha fatto uscire anche la versione audiolibro del romanzo. E per l’occasione l’immagine di copertina è stata ritoccata per dare ai Salakan un aspetto più uniforme, rendendo tutta la pelle color verde!

MARTEDÌ DELLO XENO – I FILENI

 

Come chiedeva qualcuno nei commenti qualche settimana fa, nel MARTEDÌ DELLO XENO di oggi parliamo degli extraterrestri apparsi in “Memole dolce Memole”, il cartone animato prodotto da Toei Animation nel 1984!

I Fileni (così come vengono chiamati nel doppiaggio italiano e che nulla hanno a che fare con le cotolette di pollo) sono una specie aliena originaria del pianeta Filofilo.

Alti tra i 16 e i 20 centimetri, cappello a punta escluso, hanno l’aspetto di piccoli omini paffutelli con gli occhi grandi e i capelli di colori strani e sgargianti. Per questo, nella rara eventualità che un essere umano ne veda qualcuno, di solito vengono scambiati per veri e propri folletti.
Il fatto poi che vivano in mezzo alla natura, in perfetta comunione con essa, e possano persino comunicare (non è ben chiaro come) con gli animali, va sicuramente a supportare questa credenza.

Oltre a ciò, di loro sappiamo ben poco: la vita media di un Fileno sembra essere molto più lunga rispetto a quella di un essere umano, indicativamente attorno ai quattrocento anni, motivo per cui anche il loro sviluppo fisico e mentale è più lento. Non a caso, nella serie, Memole si comporta come una bambina di cinque-sei anni, quando in realtà ne ha quasi venticinque!

Un altro elemento importante per la loro società è poi il cappello a punta: per non meglio specificate questioni di tradizione, difatti, un Fileno non si vorrebbe MAI mostrare a capo scoperto.
A parte quanto vi ho elencato finora però non hanno poteri magici o altre capacità strane ben specificate. Piuttosto, come spesso mi è capitato di dover scrivere in questa rubrica, cose necessarie allo sviluppo (o alla risoluzione) della trama dell’episodio.

In compenso sono di natura gentili ma piuttosto schivi, soprattutto quelli che si sono ritrovati per caso sul nostro pianeta.

Secondo la trama del cartone animato, infatti, la comunità di cui fa parte Memole è composta da 245 (o 246, secondo alcune fonti ufficiali giapponesi. Non che faccia una gran differenza) Fileni che sono atterrati sulla Terra in seguito a un guasto tecnico della loro astronave.
Qui, su una piccola isola circondata da un fitto bosco che può celare la loro esistenza a occhi indiscreti, fondano il villaggio di Lil e vi si stabiliscono per il tempo necessario a riparare il loro mezzo.
L’idea è quella di ripartire quanto prima, ma le cose si riveleranno più complesse del previsto e richiederanno molto tempo.
Intanto, la curiosa e sconsiderata Memole si spinge fino a un vicino cottage, facendo la conoscenza di una ragazza di nome Mariel, cagionevole di salute e pertanto costretta a passare molto tempo da sola a casa, con cui stringe una deliziosa amicizia.

MARTEDÌ DELLO XENO – I SAURIANI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO delle creature la cui fama è legata soprattutto alla produzione di infausti (ma molto apprezzati) superalcolici.

I Sauriani sono una specie di rettili antropomorfi originari del pianeta Sauria, situato nell’omonimo sistema del Quadrante Alpha.

Alti all’incirca quanto un essere umano, hanno la pelle a scaglie di varie tonalità tra il grigio e il rosa, che cambiano una volta l’anno tramite muta.
I tratti facciali sono spiccatamente rettiliani, con una bocca molto larga, narici che si aprono direttamente al centro del volto senza che vi siano protuberanze simili a un naso, e soprattutto grandi occhi di colore giallo oppure nero dotati di ben quattro palpebre, due che si chiudono in orizzontale e due in verticale. Le orecchie invece sono poco più che buchi situati ai lati della testa.

Il loro senso primario è infatti la vista, che è semplicemente eccezionale: con uno spettro visivo stimato attorno ai 74.000 nanometri (circa cento volte superiore a quello di un essere umano), cosa che permette loro di percepire l’infrarosso e altre frequenze a noi completamente invisibili.
In compenso, poiché i loro canali nasali sono ben sei, sono estremamente sensibili all’effetto di malanni come un banale raffreddore, che per loro è quasi una tortura.

Un’altra caratteristica distintiva molto curiosa sono le creste dorsali, cioè la disposizione unica delle scaglie sulla schiena dell’individuo. “Unica” in senso stretto, tra l’altro, poiché per i Sauriani è l’equivalente delle nostre impronte digitali.

Sulla loro società e altri dettagli in generale, lo ammetto, ho avuto difficoltà a capirci qualcosa. Questo perché dopo la messa in onda di “Star Trek: Discovery” (tra il 2017 e il 2024), dove compare spesso Linus, un personaggio appartenente a questa specie, è stata messa mano al canone e molto del vecchio materiale sui Sauriani sembra oggi non essere più tenuto in considerazione.

Di certo sappiamo che i Sauriani sono membri attivi della Federazione e che molti servono nella Flotta Stellare.
Inoltre sono di fatto asessuati e si riproducono deponendo le uova in vere e proprie covate i cui nascituri vengono poi cresciuti dall’intera comunità senza che vi sia un ruolo genitoriale definito.

Alcune fonti (non so quanto affidabili) parlano anche di colori diversi delle scaglie, forza sovraumana, lenti da utilizzare per proteggere gli occhi dalle luci troppo forti, di un’incredibile resistenza ai gas tossici e di un organismo che include più di un cuore. Oppure di come il loro pianeta, Sauria, avesse un clima così ostile e una gravità cinque volte superiore a quella della Terra, cosa che li avrebbe temprati come specie.
Tutte queste informazioni mi sono apparse però un po’ confuse e talvolta contraddittorie, tanto che credo siano più che altro espedienti narrativi che sono serviti nelle varie storie di romanzi e fumetti che includevano i Sauriani, oppure materiale semi-canonico preso da altre opere derivate.
Scelgo quindi di non soffermarmici troppo e, invece, di raccontarvi qualcosa della loro storia off-game.

La prima apparizione di un Sauriano è avvenuta sul grande schermo, nel 1979, in “Star Trek – Il film”. Si tratta di quello che ho messo come immagine allegata a questo post, perché mi sta troppo simpatico!
Tuttavia, la specie era stata citata già nella serie originale degli anni ’60 (e in alcuni prodotti derivati) attraverso il famigerato Brandy Sauriano, uno degli alcolici più potenti e rinomati della galassia, la cui apparizione dell’iconica bottiglia col collo storto o peggio la degustazione è di solito presagio di imminenti guai.
Sicuramente uno dei piccoli dettagli dell’universo di Star Trek più conosciuto e amato dai fan.

Ultima curiosità, per chiudere in bellezza: la lingua dei Sauriani è perlopiù composta da schiocchi e suoni secchi, cosa che la rende molto ostica da processare attraverso il traduttore universale della Federazione!

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI OSSERVATORI (dal Mystery Science Theater 3.000)

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO rimaniamo sul tema “Osservatori” ma ci spostiamo su quelli di Mystery Science Theater 3.000: una serie (purtroppo) mai arrivata in Italia che alternava girato originale alla proiezione di film di fantascienza e horror trash commentati dai vari personaggi, facendo di fatto da programma contenitore.

Gli Osservatori, in questo contesto dai risvolti comici, si presentano come una specie iper-intelligente e arrogante al limite della supponenza, che guarda tutte le altre dall’alto in basso.

L’aspetto è quello di umanoidi dalla carnagione pallida, con gli occhi cerchiati di nero e sempre avvolti in un mantello viola dotato di cappuccio.
La cosa veramente curiosa è però che ognuno porta con sé il proprio cervello (rigorosamente di colore blu) dentro una ciotola trasparente, tenuta in mano.

No, devo correggermi. In realtà la cosa più curiosa è che loro affermano che quello non è un corpo fisico ma una manifestazione tangibile di energia psichica, dato che da tempo, come specie, hanno trasceso le spoglie mortali.
Asseriscono inoltre di essere onniscienti.
Tutto questo però non sembra essere vero, dato che più di una volta è stato dimostrato il contrario.

Ciò che è vero, invece, è che sono comunque dotati di capacità psichiche di un certo livello, tanto da poter comunicare telepaticamente e manipolare la materia a piacimento, per esempio generando oggetti dal nulla o trasportando sé stessi o altri attraverso il tempo e lo spazio.
Queste capacità però sono spesso fallibili, ridimensionate oppure amplificate a seconda delle necessità di trama, magari per essere usate come deus ex machina per risolvere qualche situazione strana che si è venuta a creare nell’episodio, oppure come semplice siparietto comico.
I loro poteri psichici, tra l’altro, sembrano essere influenzati dalla distanza che intercorre tra il cervello e il “corpo” che lo trasporta, affievolendosi man mano che i due si allontanano.

Per dichiarazione stessa degli autori del programma, gli Osservatori sono una mezza parodia dei Q di Star Trek, ma prendono elementi anche dai Talosiani, una specie psichica apparsa nel primo episodio della serie classica.
E, proprio come i Q, si dilettano a osservare le specie inferiori per puro intrattenimento!

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI OSSERVATORI (da Rick & Morty)

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO delle creature provenienti dal multiverso di Rick & Morty che, forse, ci stanno spiando anche in questo preciso momento.

Gli Osservatori, da non confondere con quelli della Marvel o con quelli apparsi in altre mille produzioni fantascientifiche (ammettiamolo: è un nome piuttosto inflazionato) sono creature aliene fatte di cristallo.
Il loro aspetto è infatti simile a quello di una sezione di agata fluttuante, grande all’incirca quanto una persona e che emette un bagliore quando parlano.

Si tratta comunque di esseri dai poteri cosmici, visto che hanno la capacità di vedere (e, volendo, mostrare agli altri proiettando sul proprio corpo) tutto ciò che è mai accaduto e accadrà negli infiniti universi.
Sono, di fatto, onniscenti.
E anche se si predicano indifferenti alle sorti e alle vicende che riguardano altre specie, a dirla tutta persino con una certa spocchia, la realtà è che questo “distacco” è molto meno marcato di quanto vogliano ammettere.
Anzi, molti Osservatori sfruttano le proprie capacità per fare soldi, per esempio mostrando momenti specifici su richiesta, magari come prova in tribunale, o al falò di Temptation Island (quest’ultima non è vera, ma non ho resistito al paragone, scusate!) oppure facendo leak di film molto attesi prima che escano al cinema.
Stando alle voci, alcuni di loro a volte causano addirittura guerre o conflitti tra altre specie solo per godersi lo spettacolo!

Non proprio degli osservatori imparziali e distaccati, insomma.

Come li descrive lo stesso Rick nel cartone animato: “sono praticamente delle body-cam della polizia universali, ma non puoi spegnerle quando picchi una minoranza.”

MARTEDÌ DELLO XENO – I FITHP

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO una specie elefantoide inventata dagli scrittori Larry Niven e Jerry Pournelle per il loro romanzo “Footfall”, pubblicato nel 1985 e da noi arrivato con il titolo di “Il giorno dell’invasione”.

I Fithp (nome che sono contenta di dover solo scrivere e non pronunciare in un video 😅) sono extraterrestri provenienti da un mondo lontano situato nella zona di Alpha Centauri.

L’aspetto ricorda molto quello degli elefanti terrestri più piccoli, poiché sono alti “solo” attorno ai 2-3 metri e hanno la pelle grigia, spessa e grinzosa.
A differenza dei nostri animali hanno però una coda molto più spessa e tozza, quasi da rettile, e due proboscidi che culminano con appendici prensili a quattro “dita” con cui possono manipolare oggetti molto facilmente.

Non fatevi però ingannare dal loro aspetto pacioso e pachidermico: i Fithp sono conquistatori, belligeranti per natura.
Quando nel romanzo, vedendoli arrivare, gli esseri umani tentano dapprima una via diplomatica… beh, loro non capiscono nemmeno di cosa si tratti. Nella loro prospettiva, le guerre si combattono finché una delle due parti non si arrende e accetta di venire integrata nel “Branco” vincitore, e quindi più forte. Dapprima come schiavo e poi, dopo molto tempo, forse, come eguale.

Lo stesso concetto di Branco, che tra l’altro è la traduzione letterale del termine “Fithp” nella loro lingua, è fondamentale per la loro società. Questi esseri sembrano infatti molto poco individualisti ma, al contrario, si curano solo delle cose da un punto di vista ampio, che riguarda l’intero Branco, per l’appunto.
C’è tuttavia almeno una (ma probabilmente anche di più) figura di leadership, chiamata banalmente “Capobranco”.

A livello tecnologico, i Fithp sono evidentemente superiori rispetto alla civiltà umana. Hanno a disposizione navi spaziali di varie dimensioni, sistemi criogenici, armi laser e persino macchinari in grado di scagliare interi asteroidi contro la superficie di un pianeta.
La cosa curiosa però è che non è farina del loro sacco.
Tutto è stato infatti inventato da un’altra specie originaria del loro stesso pianeta, chiamati semplicemente “I Predecessori”, oggi estinti dopo aver inquinato il mondo a livelli insostenibili. Ma che, fortunatamente per i Fithp, hanno trascritto tutta la loro conoscenza in enormi cubi di pietra dai quali è bastato semplicemente copiare.

Secoli dopo, sull’orlo dell’estinzione proprio per via dell’inquinamento residuo, i Fithp hanno istituito il cosiddetto “Branco Viaggiante” e l’hanno caricato su un’astronave generazionale, spedendolo tra le stelle per conquistare nuovi mondi.
Una parte, gli “Ibernati”, compirà il viaggio in sonno criogenico e verrà risvegliato solo al momento della battaglia. Un’altra, i “Nati nello Spazio” avrà il compito di affrontare il viaggio da cosciente, generazione dopo generazione.

Arrivati in prossimità della Terra, proveranno a invaderla senza scrupolo.

MARTEDÌ DELLO XENO – I PESCEROCCHI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO [spostato avanti di un giorno per questioni logistiche] un animaletto strano nel quale sono incappata per caso e che, pur essendone incuriosita, sto ancora facendo fatica a capire se mi affascina o disgusta.

Il Pescerocchio (in originale “Feyesh”, ovvia crasi di “fish” e “eye”) è una creatura extradimensionale proveniente dal Subspazio, una dimensione oscura apparsa per la prima volta nel videogioco Super Smash Bros. Brawl, pubblicato nel 2008 da Nintendo.

L’aspetto è esattamente quello che ci si può immaginare dal nome: un pesciolino rosso che al posto della testa ha un solo, grande, occhio che si apre direttamente sul tronco.
Da sotto la pancia spuntano poi cinque tentacoli attraverso i quali può trasmettere potenti scosse elettriche. Così, un po’ a random.

Nonostante la somiglianza con un pesce, il pescerocchio è in realtà una creatura d’aria. Normalmente fluttua in giro tranquillo, ma quando nota una potenziale preda (cioè un personaggio giocante) si lancia verso di lui a gran velocità per pungolarlo con i suoi tentacoli elettrificati. Un comportamento che sembrerebbe rivelare un’indole piuttosto aggressiva.

E questo è più o meno tutto ciò che si sa di lui, poiché essendo un nemico standard del gioco (anche piuttosto debole, mi riferiscono) non è che abbia poi chissà quale background alle spalle.
Ha però un trofeo a lui dedicato: il numero 431!

LE PREVISIONI DE “IL RISVEGLIO DEL DORMIENTE”

 

Conoscete “Il risveglio del dormiente”?

Si tratta di un romanzo di H. G. Wells, inizialmente pubblicato a episodi, su alcune riviste, nel 1899.

Anche se in seguito, nel 1910, l’autore disse di non esserne pienamente soddisfatto e ci rimise mano per far uscire una versione revisionata, per gli appassionati di fantascienza distopica questo testo è una vera e propria miniera di “previsioni tecnologiche”.
Roba che, letta con il senno di poi, oltre un secolo dopo, può tranquillamente rivaleggiare con la famosa capacità di preveggenza de “I Simpson”, per intenderci. Ed è testimonianza della grande fantasia di Wells nell’immaginare il futuro.

In brevissimo, la sinossi parla di un uomo di nome Graham che, dopo aver avuto gravi problemi di insonnia, si addormenta nel 1897 per risvegliarsi nell’anno 2100.
Qui si ritroverà non solo l’uomo più ricco del pianeta, grazie agli interessi maturati sui suoi risparmi in oltre un secolo, ma anche invischiato in un regime plutocratico basato sulla sua figura (“Il Dormiente”, per l’appunto), ormai misticizzata. In più, attorno a lui si compiranno vari complotti e, non ultima, una rivoluzione per tentare di rovesciare il regime.

Come accennavo prima però la cosa davvero interessante è il modo in cui l’autore descrive il futuro con dovizia di dettagli, anticipando di decenni lo sviluppo o l’evoluzione di alcune tecnologie che oggi diamo per scontate, ma soprattutto il modo in cui sono concatenate tra loro e all’interno della società.
Ce ne sono davvero moltissime, alcune più azzeccate di altre. Oggi ve ne elenco cinque tra le mie preferite. Poi se vedo dai commenti che il discorso vi piace, magari in futuro ci sarà spazio anche per altri episodi.

Cominciamo dalle più famose: le porte automatiche, che ho visto riprese in tanti articoli sull’argomento, forse anche un po’ esagerati, perché in realtà il romanzo resta piuttosto vago e non ne spiega il funzionamento in maniera così accurata.
Nella Londra del 2100 vengono descritte vere e proprie frazioni di muro che si aprono, sollevano o ripiegano per consentire il passaggio delle persone e poi si richiudono alle loro spalle, certo, ma non si accenna mai davvero a fotocellule o sensori di movimento.
Quindi quello con le porte automatiche è un paragone che va un po’ immaginato, diciamo: la loro invenzione viene fatta risalire attorno agli anni ’30 (trent’anni dopo la prima stesura del romanzo di Wells) ma poi si sono evolute fino ad arrivare ai giorni nostri, per esempio quando andiamo al supermercato.

Comunque, in generale, nello scritto è molto presente il tema dell’automazione dei processi, sia quelli quotidiani per le faccende di casa che quelli industriali.

Il che ci porta alla prossima invenzione: i marciapiedi mobili, anche questi molto ripresi quando si parla de “Il risveglio del dormiente” e delle sue previsioni.
Si tratta di veri e propri nastri trasportatori che le persone usano per spostarsi da una parte all’altra della città, riducendo drasticamente il numero di passi necessari.
Qui, in realtà, Wells applica su scala larghissima una tecnologia già esistente (un prototipo funzionante di marciapiede mobile fu presentato all’Esposizione Universale di Chicago del 1893), creando una vera e propria infrastruttura ramificata per il trasporto “a piedi”. Il tutto, presumibilmente, alimentato a energia elettrica.
Oggi simili strutture sono relegate principalmente ad aeroporti, centri commerciali e poli fieristici (chi è stato al PLAY di Bologna, per esempio, le avrà sicuramente presenti). E ai ristoranti di sushi all you-can-eat a nastro, ovviamente in piccolo.

Riprendendo il discorso energia elettrica, nella sua visione del 2100 Wells descrive anche una Londra piena zeppa di pale eoliche, evidenziando come quelle siano fondamentali come fonte di energia della città super-automatizzata.
Anche qui, a ben guardare, non si inventa nulla: le prime pale eoliche per la produzione di energia elettrica risalgono infatti al 1880-90 circa, ma è interessante vedere come questo elemento vada a integrarsi in una rete elettrica complessa e capillare che permea l’intera città, le sue luci, i suoi servizi, quasi a donarle vita. E come quando questa viene meno, con un blackout, tutto si paralizzi.

Passando oltre, sono rimasta particolarmente affascinata da come, in un’epoca dove il cinema stava appena-appena muovendo i primi passi, Wells abbia anticipato (per davvero) sia l’invenzione che l’evoluzione della televisione.
E non mi riferisco solo all’apparecchio in sé, i cui primi prototipi reali inizieranno a comparire solo a metà degli anni ’20, ma proprio al mezzo di comunicazione in generale.
Nel romanzo, in risposta al semplice premere un pulsante in casa, l’autore descrive attivarsi una superficie piana su cui compaiono immagini a colori e con il sonoro sincronizzato. Un dispositivo atto a riprodurre contenuti registrati su speciali cilindri, equiparabili ai nostri DVD (o, per i più attempati, VHS), probabilmente ispirati ai veri cilindri fonografici inventati da Edison nel 1877.
Ma Wells non si limita a questo: descrive piuttosto accuratamente anche gli studi televisivi, emittenti diverse (e rivali) e trasmissioni in diretta con tanto di possibile risposta del pubblico, quest’ultima forse più vicina ai moderni live streaming e teleconferenze.
Nella nostra realtà non si chiama, come ipotizzava lui, “cinetotelefotografo”, ma su questa ci ha preso in pieno.
Aggiungo, ha previsto correttamente anche l’insorgere di pubblicità martellanti e invasive, oltre che l’attualissima fase di guerra delle informazioni, con propaganda serrata e fake news. Che occhio, vero?

Un’altra cosa che il romanzo azzecca in pieno è poi, in generale, l’aviazione e tutto ciò a essa collegato.
Pochi anni prima del volo dei fratelli Wright, avvenuto nel 1903, egli immagina già dei veri e propri servizi aerei di linea programmati per il trasporto di persone, inclusi i voli intercontinentali. Il tutto completo di dettagli che oggi noi daremmo per scontati: piattaforme di lancio e d’atterraggio con luci (non si parla di vere e proprie piste perché gli aerei hanno forma un po’ diversa da quelli moderni), previsioni meteo, aeroporti completi di servizio bagagli, terminal con negozi, ristoranti e (qui esagera un po’) persino teatri.
Magari qualcuno potrebbe dire che è bastato “solo” immaginarsi delle stazioni ferroviarie adattate ai mezzi volanti, ma io lo trovo comunque impressionante.
Non pago, Wells prevede anche l’esistenza di aerei privati e, ovviamente, militari, tristemente impegnati in voli di ricognizione e, alla bisogna, bombardamenti. Viene anche chiarita molto bene l’importanza della supremazia aerea a livello strategico.

E questo direi che è tutto, visto che l’articolo è già venuto bello lungo così.

Voi avete mai letto “Il risveglio del dormiente”? Vi è piaciuto e siete rimasti impressionati quanto me dalle previsioni di Wells?

MARTEDÌ DELLO XENO – I SEATURNIANI

 

Per il MARTEDÌ DELLO XENO di oggi andiamo a ripescare (letteralmente) un vecchio cartone animato degli anni ’80 che forse qualcuno ricorderà come la copia sottomarina dei Puffi: gli Snorky!

E prima che mi scriviate nei commenti “ma Villa, gli Snorky sono strani, si, ma terrestri. Tecnicamente non sono xeno!” vi anticipo subito: non voglio parlare direttamente di loro.

Voglio invece raccontarvi dei Seaturniani, degli extraterrestri in tutto e per tutto uguali agli Snorky, con l’eccezione di avere due “boccagli” sulla testa invece che uno.
E in generale una tecnologia molto più avanzata, tanto da consentire loro il viaggio interstellare oltre la velocità della luce.
Sono quindi esserini antropomorfi alti pochi centimetri e di colori variegati, con la testa spropositatamente più grande del corpo e la capacità di respirare sott’acqua. Fondamentale, considerando che sono creature sottomarine.

E questo è più o meno tutto ciò che si sa di loro, poiché in realtà sono apparsi solamente in un singolo episodio della quarta stagione, da noi arrivato con il titolo “Una missione difficile”.
Qui, la Snorky di nome Bollicina aiuta la Seaturniana Molly a recuperare una particolare alga di cui ha bisogno per curare il padre malato, finendo invischiata in un’avventura dai toni fantascientifici a dir poco complicata.
Nulla di imperdibile, comunque.

Il motivo che mi ha convinta a scriverci sopra un martedì dello xeno è infatti il gioco di parole fatto dagli autori con il nome della specie in inglese: “Seaturnians”, provenienti dal pianeta “Seaturn”. Crasi delle parole “Sea” (Mare) e “Saturn” (Saturno). Perfetto per degli alieni sottomarini!
Lo so, è una scemenza, ma nella sua semplicità mi ha fatta morire dal ridere!

Peccato che nell’edizione italiana del cartone questo dettaglio sia andato perduto, visto che Seaturn viene chiamato semplicemente “pianeta Oceanide”.
Però non biasimo chi si è occupato dell’adattamento: purtroppo si trattava di un gioco di parole intraducibile nella nostra lingua. Io stessa, con “Seaturniani”, sento di aver quasi passato il limite, in realtà.

Ultima curiosità: il pianeta Seaturn era già stato nominato in un altro episodio della serie antecedente a questo, ma alla fine dello stesso si scopriva che si trattava di qualcosa di inventato, non realmente esistente.
A quanto pare, dopo, gli autori del cartone animato hanno cambiato idea in merito!

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