THE BLACK HOLE

 

The Black Hole è un film di fantascienza del 1979 diretto da Gary Nelson per Walt Disney.

Molti lo conoscono come “la risposta della Disney a Guerre Stellari” (anche se ora questa definizione fa un po’ ridere) ma il film fu la pellicola più costosa mai prodotta dalla Disney a quell’epoca e tra l’altro ottenne due candidature ai premi Oscar del 1979.

E vi ricordate il robot calcolatore V.I.N.CENT.?
Il suo nome è l’acronimo di Vital Information Necessary CENTralized.
Si muoveva fluttuando in aria ma in realtà aveva anche dei “piedi” magnetici che utilizzava per spostarsi sugli scafi esterni delle navi. Inoltre aveva una grande quantità di accessori: cannoni laser, cavi d’aggancio, tenaglie estendibili e un trapano.

In più, snocciolava sempre qualche perla di saggezza popolare.
La sua frase migliore, per me, è: “ci sono piloti vecchi e piloti audaci, ma assai pochi piloti vecchi e audaci”.

GLI EASTER EGG NELLA SERIE DI FALLOUT

 

Appena finito di riguardare la serie Fallout e mi sono resa conto di non aver ancora fatto un articolo sugli easter egg più interessanti di questa prima stagione.

Secondo me, per ora, è uno dei migliori adattamenti televisivi di serie videoludiche: un crescendo di azione e ironia, ma anche di citazioni e riferimenti di questo universo post-nucleare che appassiona moltissimi giocatori.

1. “Un ragazzo, un cane, due inseparabili amici”
Noto anche con il titolo Apocalypse 2024, è un film di fantascienza post-apocalittica del 1975 diretto da L.Q. Jones. Il soggetto del film è basato su un racconto di Harlan Ellison: “Un ragazzo e il suo cane” (1969) e la trama è ambientata nell’Arizona post-apocalittica del 2024, dopo la quarta guerra mondiale.
L’opera è citata a sei minuti e trenta secondi dall’inizio dell’episodio sei: The Trap. In questo flashback è possibile vedere la locandina del film nella casa di Cooper Howard (Il Ghoul).

2. Il codice misterioso
Questa volta si tratta dell’ultimo episodio della stagione: quando il padre di Lucy riesce a ottenere il reattore a fusione fredda, lo fa inserendo il codice 101097.
Questo numero rappresenta la data di uscita del primo Fallout: 10 ottobre 1997.

3. Il numero di telefono
Durante il sesto episodio, in una pubblicità, si può vedere il numero di telefono a cui contattare proprio la Valut-Tec.
Ma funziona?
Ovviamente alcuni fan americani hanno provato a chiamarlo e, dopo qualche squillo, hanno sentito solo delle grida strazianti. Chi ha provato a scrivergli, invece, ha ricevuto in risposta il messaggio “Grazie per aver scritto alla Valut-Tec. Ti ricontatteremo al più presto”.

L’R2-D2 NERO

 

Fra le tantissime curiosità che mi capita di leggere sui vari aggiustamenti fatti negli anni ai primi film della saga di Guerre Stellari, quello che in assoluto mi ha lasciato più stupita è stato scoprire dell’esistenza del famoso “R2-D2 nero”.

Nulla di sconvolgente: si tratta solo di una versione dell’astrodroide con i pannelli colorati di nero invece che di blu, utilizzato per girare le sequenze in blue screen.
Lo si vede sullo schermo per pochi secondi, e solo nelle versioni rilasciate prima del 1997, quando la trilogia originale ha ricevuto il restyle per celebrare il ventesimo anniversario.

La prima volta che ne ho letto, ho pensato “ma no, dai, con tutte le volte che ho visto il film, non posso non averlo mai notato”. E invece, controllando, era tutto vero!

Voi ve ne eravate mai accorti? Tra l’altro, come look, non è nemmeno male: personalmente mi piace molto!

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI IMMORTALI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli alieni che negli anni ’90 hanno causato moltissime polemiche e quasi rischiato di far chiudere l’allora nascente franchise di Highlander.

Secondo l’interpretazione – oggi considerata non canonica – proposta dal secondo film della serie, “Highlander II – Il ritorno”, gli Immortali sono extraterrestri provenienti dal pianeta Zeist.

Esteticamente indistinguibili da un qualsiasi essere umano, fintanto che la loro testa non viene recisa dal corpo, queste persone guariscono da qualsiasi ferita e non invecchiano.

Per qualche misterioso motivo, però, queste capacità funzionano solo se si trovano sulla Terra, dove i peggiori criminali e coloro che si oppongono al dispotico regime che governa Zeist vengono esiliati.
Qui sono costretti a prendere parte al “Gioco”, cioè duellare tra loro, eliminandosi a vicenda fino a quando non ne resta solamente uno. Il vincitore ottiene in premio la conoscenza di tutti gli altri Immortali che ha sconfitto – assorbita un po’ alla volta, al termine di ogni duello – e, a scelta, la mortalità oppure la possibilità di tornare sul pianeta d’origine.

Nel caso si scelga di invecchiare, comunque, nel momento in cui un altro Immortale dovesse giungere sulla Terra, il Gioco ricomincerebbe immediatamente, tra l’altro ringiovanendo il precedente vincitore fino all’età che aveva quando è stato esiliato.

Se tutto questo vi sembra inutilmente contorto, strano e nemmeno tanto convincente, anzi che proprio non sta in piedi, beh… non siete i soli.

Dopo il successo del primo film, infatti, il produttore William Panzer decise di portare avanti la storia con un sequel che desse finalmente una risposta ai fan che insistevano a voler conoscere l’origine degli Immortali. E, non si sa bene perché, volle anche ambientare tutto in un lontano futuro.
Le tante riscritture, cambi di programma, finanziatori impiccioni e mille altre difficoltà che la pellicola dovette affrontare per venire alla luce però, minarono il progetto alle fondamenta: a un certo punto sembra che l’intero cast si dichiarò convinto che la sceneggiatura fosse pessima e lavorò senza entusiasmo, solo per ricevere il compenso e adempiere agli obblighi contrattuali.
Lo stesso fece il regista Russell Mulcahy, che tentò addirittura di farsi accreditare con uno pseudonimo.

Il giudizio peggiore di tutti fu però quello del pubblico, che si sentì preso per i fondelli e finì col destestare l’idea che gli Immortali venissero da un altro pianeta.

L’insuccesso e le lamentele furono tali che i film successivi della saga ignorarono completamente quanto raccontato in Highlander II, estromettendolo dal canone, e in nessun’altra produzione del franchise venne mai più accennato nulla a proposito di Zeist o dell’origine extraterrestre degli Immortali.

Anche nella versione Director’s Cut (chiamata “Renegade Version”) rilasciata dal regista nel 1995, gli Immortali vengono ridisegnati come originari del pianeta Terra, provenienti da un’antica civiltà, e i loro reietti banditi in epoche future casuali.

Nonostante tutto, il film è considerato uno dei più brutti di sempre. E, come recita la didascalia nella sua pagina su Rotten Tomatoes, “avrebbe dovuto rimanerne soltanto uno”.

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI HOBGOBLIN

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO una specie con un nome che ricorda molto D&D (anche se non c’entra nulla).

Gli Hobgoblin sono alieni mostruosi provenienti da un pianeta sconosciuto, protagonisti dell’omonimo film del 1988: una commedia horror – magnificamente sottotitolata “la stirpe da estirpare” per il mercato italiano – prodotta sulla scia del successo di altri mostriciattoli pericolosi e dispettosi, come i Gremlins o i Critters.

E, in effetti, il loro aspetto fisico ricorda un po’ quello che potrebbe nascere dall’unione tra un gremlin e un gatto a pelo lungo.

Sono infatti di taglia abbastanza contenuta, alti meno di mezzo metro, con la pelle verdastra, occhi gialli dalle pupille a taglio e lunghi artigli affilati, così come i loro denti.
Buona parte del corpo, soprattutto la schiena, gli arti e la testa – incluse le orecchie – sono inoltre ricoperti da una folta pelliccia grigia.

La loro capacità più peculiare, però, è quella di leggere la mente delle persone e proiettare psichicamente delle illusioni (comunque tangibili e potenzialmente nocive) che si rifanno ai loro desideri più profondi.
Un meccanismo che, vista la loro indole maligna, queste creature usano per tormentare le loro vittime. E non per mangiarle o altro, ma solo per puro e semplice sadismo!

Una trappola particolarmente infame, visto che l’unico modo per mettere fine a una di queste illusioni, sembra, è quello di fare fuori lo specifico Hobgoblin che l’ha generata.

CORTO CIRCUITO

 

“Corto Circuito” è un film di fantascienza del 1986 per la regia di John Badham, nonché (assieme al suo sequel del 1988) un caposaldo della programmazione televisiva per ragazzi degli anni ’90.

Il punto forte della pellicola, quello di cui tutti si ricordano e anche ciò per cui è stata investita la maggior parte del budget, è sicuramente il robot protagonista, Johnny 5, animato attraverso effetti speciali pratici (radiocomandi, suite di telemetria, etc.) per interagire realmente sul set con gli altri attori.

Il risultato fu molto convincente. E in effetti, a dirla tutta, forse complice anche il doppiaggio, da bambina, con quelle sorte di alettoncini che gli fanno da sopracciglia, lo trovavo decisamente molto espressivo.

La trama è piuttosto semplice, ma godibile: l’azienda NOVA Robotics ha costruito cinque prototipi di robot militari (con tanto di cannone laser sulla schiena) e, durante un temporale, il numero 5 viene colpito da un fulmine.
Il corto circuito sortisce lo strano effetto di dotare il robot di autocoscienza e, per una serie di coincidenze e vicissitudini, lo conduce fino a casa dell’ecologa Stephanie Speck.
Grazie a lei, Numero 5 comprende di essere “vivo”. Una tesi che però l’azienda rigetta, ritenendolo semplicemente un prodotto difettoso (e pericoloso) e preferendo optare per la sua distruzione.
Il robot e la sua nuova amica, aiutati dal Professor Newton (lo scienziato che l’ha progettato) sono quindi costretti a darsi alla fuga per evitare che il poverino venga “terminato”.

Ultima curiosità: il concept originale del film era vagamente ispirato a un racconto di Asimov intitolato “AL-76”, dove un robot minerario destinato alla Luna viene per sbaglio consegnato in una piccola cittadina rurale della Virginia.
Inizialmente spaesato, l’automa riesce poi ad andare molto oltre la sua originale programmazione proprio grazie alle esperienze vissute in un contesto diverso da quello per cui era stato pensato.

LA EXXON VALDEZ IN WATERWORLD

 

*Piccola curiosità su Waterworld*

Durante la lettura del tatuaggio sulla schiena di Enola, il Diacono si avvicina a una fotografia e dice: “Capitano San Joe ci siamo, dopo secoli e secoli di buio”.

Ma chi è San Joe?

Si tratta di Joe Hazelwood, capitano della petroliera Exxon Valdez [che poi si rivelerà essere proprio la stessa del Diacono].

La nave è tristemente famosa per un incidente che provocò una delle più grandi fuoriuscite di petrolio della storia.

Una petroliera immensa: lunga 300 metri e larga 50, il 24 marzo 1989 attraversò lo stretto di Prince William carica di petrolio.
Il comandante chiese al locale comando della guardia costiera di cambiare rotta per evitare alcuni piccoli iceberg ma per una serie di equivoci le manovre furono troppo lente e la nave urtò contro una scogliera disperdendo nell’ambiente circa 42.000 m³ di greggio e inquinando 1.900 km di coste.

La società Exxon fu poi condannata in sede civile e penale per oltre un miliardo di dollari: il maggior risarcimento fino ad allora mai registrato per un disastro industriale.

MARTEDÌ DELLO XENO – I CALAMARI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli alieni a cui certo non mancano i tentacoli, protagonisti di una delle scene più divertenti del film Men In Black (1997).

I Calamari (così chiamati dall’agenzia MIB, il vero nome della specie non lo conosciamo) sono creature extraterrestri che ricordano, per l’appunto, dei cefalopodi.
Sullo schermo, fino a oggi, se ne è visto bene solo un esemplare neonato ma penso si possa assumere con relativa certezza che gli adulti abbiano un aspetto essenzialmente uguale, solo con proporzioni diverse.

Dotati di grande forza fisica, questi alieni hanno una forma solo vagamente antropomorfa: testa e busto sono assimilabili – almeno come collocazione e dimensione – a quelli di un umano, ma al posto degli arti hanno un gran numero di tentacoli, così come sul retro del capo, alcuni più grossi e altri più piccoli.
La pelle è color grigio-marroncina e sul volto spiccano due grossi occhi neri privi di iride.
Non hanno peli sul corpo né naso ma solamente due buchini al centro del volto, sopra una bocca all’apparenza “normale”. Sulla fronte, infine, spuntano due file di piccoli corni.

Nonostante questo, anche se non è ben chiaro come, il loro travestimento risulta convincente e quando si trovano sulla Terra non hanno alcun problema a farsi passare per umani.

MARTEDÌ DELLO XENO – I KAALIUM

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli alieni la cui passione per le costruzioni va ben oltre il lego o il meccano.

I Kaalium sono una specie di cyborg extraterrestri apparsi nel film “Destinazione Terra” (Moontrap), del 1989.

Presumibilmente originari della Luna, sappiamo per certo che vi sono rimasti negli ultimi 14.000 anni, dopo aver annientato gli umani che anticamente abitavano il satellite, forse i loro stessi creatori.
Da allora si sono concentrati sulla costruzione di una grossa navicella con cui raggiungere la Terra, determinati a conquistarla.

Il “pezzo base” di ogni Kaalium è una sorta di uovo rossastro grosso più o meno quanto un’anguria, fatto di un materiale sconosciuto ma molto resistente.
Quando questa parte si apre, ne escono un braccio e due tentacolini metallici. Il primo è in grado di interfacciarsi con qualsiasi sistema (organico o meno) e prenderne il controllo, mentre i secondi vengono usati per costruire un corpo con i materiali che l’alieno ha a disposizione vicino a sé.
Il risultato è spesso un cyborg-accozzaglia di parti organiche e metalliche che il Kaalium continuerà a cercare di migliorare ogni volta che ha la possibilità di acquisire nuovi pezzi. Ma, a prescindere da questo, una volta costruito il corpo, l’uovo (o modulo base, come viene definito di solito) agisce come una testa e lo controlla a piacimento.
Ed è anche l’unico vero punto debole, distruttibile con un colpo di pistola o con un forte urto, mentre il resto del corpo non sembra avvertire alcuna forma di dolore e -compatibilmente con il materiale di cui sono fatti i suoi componenti – è piuttosto resistente.

Un’altra peculiarità, che però può essere solo presunta, è il fatto che il modulo base funga anche da fonte di energia perpetua, cosa che permetterebbe al corpo di rimanere attivo a tempo indeterminato.

ROBOWAR

 

Ho recuperato Robowar (1988), regia di Bruno Mattei.

Questa volta, ci troviamo nelle Filippine.
Omega 1, un robot ancora in fase di sviluppo, sfugge al controllo dei suoi creatori e inizia così la sua furia distruttiva. Quindi Mascher, il suo creatore, mette insieme una squadra di mercenari guidati dal maggiore Murphy Black, per provare a disattivarlo.

Ma cos’è il Robowar? O meglio, chi è?

Allora iniziamo subito con il dire che è un film abbastanza frettoloso, una specie di copia italiana di Predator, Rambo e Robocop fusi insieme. Un mix di tutti i luoghi comuni degli action movie anni Ottanta inseriti un po’ alla rinfusa.
Forse classificabile come b-movie anche se, a essere sincera, credo che si voglia prendere piuttosto sul serio.

Detto ciò per me non è tutto da buttare: le sparatorie e il trucco sono abbastanza convincenti e ho apprezzato anche la scelta musicale (soprattutto durante le scene d’azione).

Un peccato, perché di Bruno Mattei, avevo apprezzato Virus; pellicola più famosa, ormai un piccolo cult.

Close