PARALLÀXIS

 

Parallàxis è un periodico dedicato all’horror/fantascienza, pubblicato da EKT Edikit per un totale di cinque volumi.

Partiamo della forma: la scelta vincente è stata quella di utilizzare il bianco e il nero e aggiungere inserti all’interno.
È elegante, curata. È evidente una capillare ricerca stilistica che rende l’opera armonica e costruisce un filo conduttore visivo.

E il contenuto?

Si tratta di un mondo letterario fatto di racconti inediti – o fuori catalogo – scritti da autori italiani e internazionali del genere.

Come sempre, mi piace porre l’attenzione su ciò che mi ha colpito.

Questa volta si tratta della rivista n.4 e, in particolare, il racconto di Andrea Viscusi: La muta.
Una storia che si articola in poco meno di 15 pagine: breve ma intenso.
Trama cruda – come piace a me – che non risparmia il lettore.
Particolari drammatici come solo la realtà riesce a essere.

Violenza, fede, distopia.

C’è pochissimo tempo per porsi delle domande e darsi delle risposte ma, arrivata alla fine, ho avuto l’impressione di aver capito tutto ciò che l’autore voleva comunicarmi.

Non sempre servono fiumi di parole per emozionare: bastano le parole giuste.

Quelle che mostrano immagini ben precise, stralci di vita. Parti di un mondo non così lontano dal nostro futuro.

CURIOSITÀ SU ARNOLD SCHWARZENEGGER

 

Arnold Schwarzenegger è stato uno degli attori protagonisti della mia infanzia.

Lo si vedeva dappertutto: in film action, commedie, drammatici. E come Mr. Freeze nel Batman più capezzoluto di sempre.

A 74 anni, Arnold è ancora uno degli attori più amati dal pubblico e continua a far parlare di sé.

Di solito lo faccio per i film ma, questa volta, ho voluto dedicargli un intero post.
Ecco perché ho raccolto una serie di curiosità sulla sua vita.

– Arnold è stato 7 volte Mister Olympia e 5 volte Mr. Universo.
All’apice della sua forma fisica, vantava le seguenti misure: altezza 188 cm, braccio: 55.8 cm, petto: 145 cm, vita: 86 cm, coscia: 72 cm, polpaccio: 51 cm, peso: 113 kg.
Il suo soprannome, però, è la parte più bella: la “Quercia Austriaca”.

– A Thal, nella sua casa natale, è stato istituito un museo dedicato a lui.
Si raccolgono cimeli e trofei ma anche pezzi da collezione unici della sua carriera cinematografica.
È lì che troviamo la Harley Davidson usata per le riprese di Terminator 2: uno tra gli oggetti esposti più degni di nota.

– “I’ll be back”, è una delle frasi iconiche di Terminator. Nella sua semplicità, è diventata così famosa che l’American Film Institute l’ha inserita al 37° posto delle cento migliori citazioni nella storia del cinema.

– Il primo film interpretato da Arnold è stato “Ercole a New York”, del 1969.
Non tutti sanno, però, che a causa del suo cognome impronunciabile, lo vediamo comparire nei crediti finali come “Arnold Strong”.

– È stato protagonista di 3 videoclip musicali:
“You could be mine” dei Gun’n’Roses, “Say it isn’t so” dei Bon Jovi, “Big Gun” degli AC/DC.
Quest’ultima canzone venne composta per il film “Last Action Hero” e fu lo stesso Schwarzenegger a contattare la band perché scrivesse il pezzo.

– Restando su “Last Action Hero”, Jack Slater, (interpretato da Arnold), pronuncia il nome dell’attore in maniera errata.
Lo chiama, infatti, Arnold Braunschweiger (tra l’altro, Braunschweiger, è un tipico brühwurst austriaco, un composto di maiale, manzo, bacon e sale).

– Il soprannome di Schwarzy, come Governatore dello Stato della California, fu “The Governator”: un termine che giocava sull’unione di Governor e Terminator.
Nel 2011 “The Governator” rischiava di diventare una serie di cartoni animati oltre che un albo a fumetti sotto la supervisione di Stan Lee.
Pochi mesi dopo l’annuncio, però, il progetto venne fermato a causa dello scandalo relativo all’infedeltà matrimoniale dell’attore.

– Per girare Conan il Barbaro, Arnold ha seguito corsi di combattimento con armi, corsi di arti marziali e corsi di equitazione. Si è allenato con una spada di 5 kg due ore al giorno per tre mesi.
E, per concludere, i capelli lunghi di Conan, sono i suoi. Iniziò a farseli crescere 3 anni prima, in previsione delle riprese.

fonte: nerdburger

I SEGRETI DI TWIN PEAKS

 

“I segreti di Twin Peaks” è una serie televisiva (composta da tre stagioni e dal film “Fuoco cammina con me”) ideata da David Lynch e Mark Frost.

Ambientata nella fittizia Twin Peaks, l’apparente tranquillità cittadina viene turbata dal ritrovamento del cadavere di Laura Palmer, figlia unica del noto avvocato Leland Palmer, nonché una delle ragazze più popolari della città.

Solo attraverso le indagini della polizia locale e dell’agente speciale dell’FBI Dale Cooper affiorerà il lato oscuro del luogo e dei suoi singolari abitanti.

Grazie al distacco stilistico rispetto ai programmi dell’epoca, la serie divenne presto un cult e anche a distanza di decenni, è ancora considerata una delle più influenti nella storia della fiction televisiva.

Le curiosità sono davvero moltissime (ho fatto una selezione) e alcune contengono qualche spoiler ma nemmeno qui troverete la risposta alla madre di tutte le domande: “Chi ha ucciso Laura Palmer?”

– La foto di Laura – quella che appare nei titoli finali di ogni episodio – è una foto vera dell’attrice Sheryl Lee (la sera del ballo di fine anno).

– Nell’idea originaria di Lynch, Sheryl Lee avrebbe dovuto girare solo un paio di scene da utilizzare come flashback sui fatti antecedenti la morte del personaggio di Laura ma, dopo averne notato la bravura, decise di affidarle il ruolo di Madeleine Ferguson (la cugina di Laura).

– Frank Silva (Bob) era arredatore e assistente alla scenografia ma dopo essere apparso casualmente in alcune scene venne scritturato per interpretare il ruolo di uno dei cattivi più famosi e inquietanti di sempre.

– Per il tema principale di Twin Peaks, il compositore Angelo Badalamenti ha impiegato solo 20 minuti.
David Lynch gli chiese di comporre immaginando le sue parole: “Siamo in un bosco scuro ora e c’è un vento leggero che soffia tra gli alberi di sicomoro e c’è la luna fuori. E c’è qualche voce di animali in sottofondo e puoi sentire il bubolare di un gufo. Sei in questo bosco oscuro, fammi semplicemente entrare in questa bellissima oscurità con questo vento leggero.”
Una volta terminato, Badalamenti chiese a Lynch del tempo per sviluppare meglio il tema, ma la sua risposta fu: “Don’t change a single note. I see Twin Peaks.”

– La relazione tra Dale Cooper e Audrey Horne fu concepita come storyline a lungo termine ma fu interrotta su richiesta dello stesso attore Kyle MacLachlan perché considerava scarsamente credibile una storia d’amore nata fra un agente integerrimo come Dale una giovanissima ragazza minorenne.
Questa spiegazione fu contestata da molti, dal momento che Audrey affermava di essere all’ultimo anno di liceo.
Dopo anni è emersa la triste verità: Lara Flynn Boyle (Donna Hayward) era, all’epoca delle riprese, la compagna di MacLachlan.
L’attrice non andava d’accordo con la Fenn e, proprio per questo, proibì al suo ragazzo di girare scene romantiche che prevedessero un ravvicinato contatto fisico proprio con lei.

– Tra i fan della serie più celebri: la Regina Elisabetta, Mikhail Gorbaciov, Quentin Tarantino e J.J. Abrams.

– Per intensificare la sensazione di inquietudine, Lynch chiese agli attori della Loggia di recitare le loro battute al contrario. Le registrazioni sarebbero state poi invertite in post-produzione in modo da rendere le frasi comprensibili ma conservando comunque quella strana pronuncia angosciante.

– Per evitare che ci fossero fughe di notizie, furono girate due diverse versioni dell’omicidio di Madeleine Ferguson per mano di Bob.
Nella prima, lo spirito demoniaco aveva posseduto Benjamin Horne.
Nella seconda, il colpevole era il padre di Laura, Leland Palmer.
Nemmeno gli attori coinvolti erano certi della verità, e quando Ray Wise (Leland) seppe che il colpevole era proprio il suo personaggio ne rimase sconvolto.

– Lynch cercò di mantenere un alone di mistero continuo tra i membri del cast che, infatti, hanno raccontato di aver ricevuto solo le proprie battute e mai quelle degli altri.

– L’albergo di Twin Peaks esiste davvero e si chiama Salish Lodge. Si trova nello stato di Washington ed è possibile alloggiarvi.

– Il motivo geometrico del pavimento presente nella Loggia Nera si ritrova in “Eraserhead” e nel tappeto di Leland Palmer – nel primo episodio –

– David Lynch ha scelto Miguel Ferrer per il ruolo dell’agente dell’FBI Rosenfield dopo averlo visto recitare in Robocop.

– Il Dr. Jacoby è un personaggio ispirato all’etnobotanico Terrence McKenna. I due hanno in comune: aspetto, stili di vita e carriere.

– Dalla serie furono tratti diversi libri tra cui “Il diario segreto di Laura Palmer” che uscì fra la prima e la seconda stagione e venne scritto proprio dalla figlia del regista, Jennifer Lynch.

– La scena preferita dell’agente Cooper, secondo Kyle MacLachlan, è quella in cui cerca di indovinare quale persona è coinvolta nell’assassinio, tirando dei sassi a una bottiglia. L’attore ha raccontato di aver ripetuto l’esperimento poi con i nomi del cast.

fonti: Hall of series e CG Entertainment

PROMETEO LIBERATO

 

Thomas Feuerstein (nato nel 1968, Innsbruck) è un artista contemporaneo molto particolare.

I suoi progetti includono sculture, installazioni, disegni e BioArt.

Al confine tra natura, arte e scienza, le opere di Feuerstein mettono in moto processi digitali e biochimici.

L’artista stesso parla di “patachemistry” e “patabiology”.

Uno su tutti: il “Prometheus Delivered (“Prometeo liberato”, un abile gioco di parole con liver, “fegato”: “Prometeo privato di fegato”).
Una scultura di marmo raffigurante Prometeo incatenato che viene lentamente decomposto da batteri mangia-pietra.

“Per punizione ogni giorno un’aquila mangiava il fegato di Prometeo – ricorda Feuerstein -, e il fegato era il simbolo del futuro. Ho chiesto agli scienziati dell’Università di medicina in Austria di creare un nuovo fegato per il mio Prometeo. Ci sono riusciti e hanno realizzato una speciale scultura 3D ricavata da cellule epatiche umane”.

GARGOYLES

 

“Gargoyles – Il risveglio degli eroi” è una serie animata realizzata dalla Disney.

Dai toni cupi, con storie strutturate su ampi archi narrativi, presenta una certa influenza dalle opere di Shakespeare, in particolare da “Macbeth” e da “Sogno di una notte di mezza estate”.

Protagonisti della serie sono i gargolle: creature mitologiche notturne che si trasformano in pietra se esposti alla luce del sole.

Dopo aver dormito per mille anni a causa di un incantesimo si risvegliano ai giorni nostri, a New York, dove decidono di tener fede al loro antico giuramento e combattere il crimine per difendere i più deboli.

Da piccola li adoravo: era un prodotto che si distingueva dalla massa. C’erano società segrete con le loro rivalità, tematiche importanti come “l’accettazione di sé” e “dilemmi morali” profondi.
E poi, dai, Golia diceva delle frasi che mi ricordo ancora: “in tutti noi c’è il bene e il male. Sia negli uomini che nei gargoyle”.

Ho trovato qualche curiosità.

– La serie era stata pensata per essere molto più “leggera”, con uno stile simile a quello de “I Gummi”. Ma il successo di “Batman: The Animated Series” della Warner Bros. stravolse i piani iniziali della Disney.

– I doppiatori originali sono attori molto famosi (soprattutto degli anni ‘80/’90): Jim Belushi, Clancy Brown e Alan Cumming.
E moltissimi del cast di “Star Trek – The Next Generation”: Jonathan Frakes, Marina Sirtis, Michael Dorn, Brent Spiner, LeVar Burton e una speciale guest star: Nichelle Nichols (Tenente Uhura nel primo Star Trek).

– Alla fine della seconda stagione la Disney decide di accantonare il progetto a causa di una diminuzione degli ascolti, cedendo tutto alla ABC. L’emittente, con l’aiuto di Greg Weisman, diedero vita alla terza stagione: “The Goliath Chronicles” che, però, è considerata non canonica dai fan.
Weisman, inoltre, ha ideato una collana di fumetti che segue le vicende delle prime due stagioni.

– I Gargoyles compaiono anche nell’universo DC Comics con gli eroi della Justice League. È una storia breve apparsa su JLA Showcase 80 (del 2000).

– Sono stati prodotti due videogiochi tratti dalla serie: “Gargoyles – Night Flight” e il gioco per SEGA Genesis “Gargoyles”.

Fonte: Meganerd
Immagine: Goliath Gargoyles by Dottorfile

UN “RIPASSONE” SU INDIANA JONES

 

Nel 2023 uscirà il quinto capitolo della saga di Indiana Jones.

Non faccio previsioni ma sicuramente – a causa dell’effetto nostalgico, lo ammetto, – andrò a vederlo al cinema.

Nel frattempo ho raccolto qualche curiosità.
Così, per fare un ripassone generale.

– Il nome completo di Indiana Jones è: Henry Walton Jones Jr.
Viene detto nel primo episodio della serie TV “Le avventure del giovane Indiana Jones”.
Il soprannome “Indiana”, invece, gli è stato affibbiato dal padre ed è un omaggio al cane dell’archeologo.
George Lucas, in realtà, voleva chiamare il personaggio “Indiana Smith” (in onore del SUO cane) ma Spielberg giudicò il nome “troppo generico” e lo sostituì con Jones.

– Lucas voleva Tom Selleck come Indiana Jones.
Il regista aveva già lavorato con Harrison Ford in American Graffiti e nei primi Star Wars quindi voleva evitare di scritturare sempre la stessa persona. Selleck però era già sotto contratto per Magnum P.I. e fu costretto a rinunciare.

– Nel 2008 Ford fu eletto membro della “Board of Directors dell’Archaeological Institute of America” per aver contribuito a un boom di iscrizioni alle facoltà di archeologia.

– Spielberg ha usato ottomila serpenti veri per “I predatori dell’arca perduta”, veri insetti ne “Il tempio maledetto” e veri topi per le catacombe di “L’ultima crociata”.
Per riuscire a superare il disgusto di blatte e ragni che continuavano a infilarsi sotto i suoi vestiti, Kate Capshaw ha dovuto prendere diversi valium.

– Nel Pozzo delle Anime, su una colonna, c’è un geroglifico spaziale: le sagome di R2-D2 e C-3PO.

– Ne “Il tempio maledetto” la scena di apertura è ambientata in un locale di nome “Obi Wan”.

– Il famoso “cervello di scimmia semifreddo” è composto da crema pasticciera e sciroppo di lamponi.

– Durante le riprese in Tunisia (scelta per rappresentare l’Egitto perché più economica) tutti gli interpreti e i tecnici dovettero fare i conti con gli effetti collaterali della cucina locale.
La scena in cui Indiana Jones spara al guerriero (durante il duello) non era prevista dal copione. Harrison Ford, anche lui vittima di un’intossicazione alimentare, doveva andare al bagno ogni dieci minuti. Per accorciare i tempi tirò fuori l’arma e sparò. Spielberg amò così tanto l’effetto comico e inaspettato da tenere la scena nel montaggio finale.

– Steven Spielberg ha dichiarato di non amare particolarmente “Il tempio maledetto”, ma ne serba comunque un ricordo positivo perché, durante le riprese, conobbe la sua seconda moglie: Kate Capshaw.

– Tra le varie fonti di ispirazione per Lucas e Spielberg, c’erano anche i fumetti Disney scritti e disegnati da Carl Barks (che rendeva Paperino e i nipoti protagonisti di incredibili avventure).

– La celebre scena del primo film – dove la scimmia fa il saluto nazista – richiese cinquanta ciak prima che l’animale muovesse il braccio nel modo giusto.

– Spielberg, da grande fan della saga di James Bond, rende decise di rendere omaggio alla spia inglese scritturando Sean Connery per la parte di Henry Jones Sr., (anche se la differenza d’età tra Ford e Connery era di appena 12 anni).

fonti: deejay, esquire, movieplayer

SPECIALE 1.000 ISCRITTI: SPECIALIST GAMES E ALTRI GIOCHI DERIVATI DA WARHAMMER 40.000

Per festeggiare il raggiungimento dei 1000 iscritti al canale YouTube ho pensato di fare qualcosa di diverso e raccontarvi un po’ di alcuni (tra i tantissimi) giochi che nel corso degli anni sono derivati da Warhammer 40.000.

Come sempre, spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Evolution https://www.bensound.com/

In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos

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