L’ETÀ DELLA POLVERE – SOLD OUT AL FESTIVAL DEL FUMETTO DI NOVEGRO 2022!

 

Come sapete ho passato due giorni di fuoco alla fiera del fumetto di Novegro.
Alla fine “L’età della polvere” è andato, di nuovo, SOLD OUT!

Sono soddisfatta, certo, ma soprattutto sono felice d’aver partecipato a un’esperienza così intensa!
Ho incontrato moltissime persone, giocatori di ruolo e qualche seguace della pagina/canale YouTube è addirittura passato a trovarmi!
S’è parlato per ore di fantascienza, post-apocalittico e – ovviamente – di Warhammer 40.000.
E ho visto tantissimi cosplay originali, curati in ogni minimo dettaglio, creativi (quest’anno, poi, un boom dell’Attacco dei giganti! Ero circondata da Levi: un sogno ❤).

Però ammetto che il ricordo più vivo – e quello che conserverò con cura – riguarda i lettori più giovani.
Ho avuto il piacere di condividere il mio romanzo con ragazzi che si approcciano al mondo del post-apocalittico per la prima volta e, per me, non esiste soddisfazione più grande.

Ora la parte dei ringraziamenti doverosi.
L’ho messa qui in fondo così è più discreta.

Grazie a:

– Stefano e Daniele, per avermi accompagnata sopportando ore di smonta e rimonta, vestizioni e svestizioni, code chilometriche e traffico milanese.
– Giovanni, per sostenermi SEMPRE.
– Andreina, collega scrittrice e compagna di stand con cui ho passato queste due giornate spalla a spalla.
– Edikit, la casa editrice che ha dato vita al progetto.
– Tutte le persone che mi hanno scritto in privato per darmi forza.
– Lo standista di fronte a me: un survivalista che mi ha insegnato un paio di trucchetti niente male.
– Il cosplay del nano di D&D per aver risposto alla mia domanda “Posso fare una foto con te?” con un “Tu puoi fare tutto quello che vuoi con me” confermando che i nani se ne intendono di bellezze baffute.

TOKYO NEURAL GROOVE

 

Oggi volevo segnalare “Tokio Neural Groove”, un racconto cyberpunk di Burt O.Z. Wilson che trovate su Amazon formato digitale.

Breve ma esposto in modo chiaro e piacevole, in poche pagine vengono rappresentate atmosfere e problematiche tipiche del genere: luci al neon, impianti, corruzione, violenza e droghe.

La storia si sviluppa in un futuro distopico e ostile, in un’ambientazione ispirata ai manga più caratteristici del filone cyberpunk/catastrofico. L’interesse per il perfezionamento del corpo umano e l’unione tra uomo e macchina ricordano Alita.

Ho trovato dei parallelismi interessanti con l’opera di Yukito Kishiro. Il più evidente è nell’ambito medico: un settore che, in quest’opera, punta alla sopravvivenza dell’individuo a discapito di qualsiasi altra emozione.

Un buon cyberpunk instilla dubbi etici e morali nel lettore e “Tokio Neural Groove” non è da meno: quanto può funzionare una coscienza umana nel corpo di un androide?

NOI DUE SOLI

 

“Noi due soli” è un film del 1952 diretto da Marcello Marchesi, Vittorio Metz e Marino Girolami.

Una commedia fantastica che sfrutta l’espediente del sogno per trasportare il protagonista in uno scenario post-apocalittico.

Walter (Chiari) è operaio in fabbrica assieme a Carlo (Campanini). Walter è innamorato della collega Gina (Rémy) ma pensare a un avvenire con lei è difficile. Tanto più che il padre della ragazza vorrebbe vederla sposata a un suo superiore in fabbrica (Vianello).
Cacciato di casa assieme a Carlo, Walter troverà un rifugio antiatomico dove riposare.
Ma durante la notte la terribile bomba “Yota” distruggerà l’intera popolazione mondiale.
Il risveglio è in una Roma desolante.

Questo film, all’apparenza molto semplice, è un precursore.

La critica, all’epoca, ne parlò in questi termini: «Prima degli anni ’60, il cinema italiano sfiora la fantascienza sporadicamente e soltanto in qualche esile commedia. Questo, tra i film in questione, è uno dei più bizzarri: per imbastire una scontata morale, un messaggio di rassegnata accettazione del quotidiano, gli sceneggiatori Marchesi e Metz mettono in scena addirittura un agonizzante mondo futuro. Forse non siamo ancora agli inizi del post-apocalittico all’italiana, ma l’idea appare nuova e anticonvenzionale.»

WARHAMMER 40.000 SENZA IMPEGNO (EP. 20) – TRAZYN, IL COLLEZIONISTA DI TUTTO

Un viaggio attraverso il tetro e sanguinoso universo di Warhammer 40.000. Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

Oggi vi parlo di Trazyn, il necron auto-proclamatosi archivista di tutta la storia della galassia che darà una nuova prospettiva al concetto di accumulo seriale.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Evolution https://www.bensound.com/

In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos

IT

 

It è un romanzo horror scritto da Stephen King e pubblicato nel 1986.

Dal libro sono stati tratti una miniserie televisiva nel 1990 e una trasposizione cinematografica divisa in due parti: It (2017) e It – Capitolo due (2019).

Siamo nell’Ottobre del 1957 quando una misteriosa entità multiforme si risveglia da un letargo di 27 anni e assume la forma del clown Pennywise.
E ovviamente ci troviamo in un luogo infernale, pregno di male e orrore: il Maine.

Traumi infantili, chiusura mentale, violenza occultata dietro una maschera di felicità e bassezze umane fanno da cornice allo scontro tra i “Perdenti” e l’entità maligna.

Ho raccolto qualche curiosità.

– Stephen King ha dichiarato di essersi ispirato alla fiaba norvegese “The Three Billy Goats Gruff” dove tre capre devono attraversare un ponte sotto cui vive un malvagio troll.

– Il romanzo ha richiesto quattro anni per la stesura finale.

– Con le sue 1138 pagine (e quasi 2 kg di peso) “It” è secondo per lunghezza nella produzione di King (come unico volume).
Il primo posto se lo aggiudica “L’ombra dello scorpione” con le sue 1153 pagine.

– Stephen King ha dichiarato che Derry, la città dove è ambientato il romanzo, è la trasposizione di Bangor, dove lui e la moglie hanno vissuto dal 1979.

– Il romanzo è dedicato ai figli dell’autore:
«Dedico questo libro in segno di gratitudine ai miei figli. Mia madre e mia moglie mi hanno insegnato a essere uomo. I miei figli mi hanno insegnato a essere libero.
NAOMI RACHEL KING, a quattordici anni;
JOSEPH HILLSTROM KING, a dodici anni;
OWEN PHILIP KING, a sette anni.
Ragazzi, il romanzesco è la verità dentro la bugia, e la verità di questo romanzo è semplice: la magia esiste.»

– Il personaggio di It rimanda all’universo di Howard Phillips Lovecraft e ai miti di Cthulhu. In particolare al racconto “Il modello di Pickman”.
L’universo di King, però, è tutto collegato. Così anche It ha diversi riferimenti ad altre opere dello scrittore.

– In una pagina del libro troviamo il cuoco Dick Hallorann (Shining) che, grazie alle sue doti paranormali, riuscirà a salvare alcuni dei suoi amici (tra cui il padre di Mike Hanlon) dall’incendio del Punto Nero.

– Derry e Pennywise appaiono anche in “Le creature del buio”.

– Una delle vittime di Pennywise è una ragazza madre di sedici anni il cui compagno è rinchiuso per rapina a Shawshank, il carcere in cui è ambientato il racconto “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank”.

– I “Pozzi Neri” sono menzionati molte volte nella serie “La torre nera”.

– Lo scioglilingua ripetuto da Bill Danborough “Stanno stretti sette spettri sotto i letti a denti stretti” viene usato anche da Mark Petrie nel romanzo “Le Notti di Salem”.

– Ne “L’acchiappasogni” compare la scritta “PENNYWISE VIVE” sul monumento alla memoria dei bambini uccisi.

– Nel romanzo “Insomnia” ci sono molte analogie tra Pennywise e il Re Sanguinario.

Fonti: Wiki e paroleacolori

QUATTRO CURIOSITÀ SULLO SPAZIO

 

“Lo spazio è vasto, ma proprio vasto”, pregno di misteri a cui ancora non abbiamo trovato risposta.

E che dire delle stelle?

Affascinante fonte di ispirazione per poeti, registi, scrittori.

Ho raccolto qualche curiosità in merito.

– L’Unione Astronomica Internazionale riconosce 88 costellazioni.
Rappresentarle attraverso figure geometriche è un sistema utile per distinguerle ma le immagini che scaturiscono dall’unione dei puntini ha subito numerose variazioni nel tempo.
Per i Sumeri, L’Orsa Maggiore somigliava a un carro, gli Egizi vedevano un ippopotamo, e i Galli un cinghiale. Tra l’altro è la costellazione che fornisce ai naviganti più informazioni. Composta da 7 astri, i romani la chiamavano Septem triones (sette buoi). Ed è proprio da lì che nasce la parola Settentrione.

– Gli scarabei stercorari, quando si spostano di notte, prendono come riferimento la Via Lattea. Lo ha scoperto il biologo svedese Lund Eric Warrant.

– Lo Zodiaco comprende le 12 costellazioni che si trovano lungo l’Eclittica e rappresentano quasi tutte animali/esseri viventi. Da qui deriva il suo nome: in greco antico, zodiakòs significa “strada degli animali”.

– Molte parole italiane hanno a che fare con gli astri ma due, in particolare, sono insospettabili.
“Considerare” (sidera, in latino) letteralmente, significa “osservare le stelle”.
Con “disastro” (aster, in greco) si indicava ciò che era accaduto sotto una cattiva stella.

Fonte: Focus
Immagine: DetectiveHorse

PERCHÈ ADORO L’ATTACCO DEI GIGANTI

Video fuori dalla normale programmazione per parlarvi di giganti, coraggio e colonne sonore fantastiche.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Instinct
https://www.bensound.com/

Playlist consigliata:
(ATTENZIONE! Alcune potrebbero contenere degli spoiler nel titolo o nelle immagini).

https://youtu.be/PPM-ngSbO4Q
https://youtu.be/6v9IwQ09WAw
https://youtu.be/H76_uW1Fnso
https://youtu.be/eLYVoUl6Z1Q
https://youtu.be/FTiX1gj3WJw
https://youtu.be/SWB24Lvc6to
https://youtu.be/Xbn18OOzqY8
https://youtu.be/mpqY5n4wZhM
https://youtu.be/KNNQhZC6MVE

ENDGAME – BRONX LOTTA FINALE

 

“Endgame – Bronx lotta finale” è un film del 1983 diretto da Aristide Massaccesi – noto come Joe D’Amato – qui con lo pseudonimo di Steven Benson.

Già autore di “Anno 2020 – I Gladiatori Del Futuro”, il film è stato distribuito anche con il titolo “Gioco finale”.

Le vicende sono ambientate in un mondo post atomico.
Giochi crudeli, mutanti telepati, terre promesse, trappole, scontri finali massacranti e bambini con poteri paranormali: è un minestrone con dentro tutto.

La critica riassume bene ciò che penso.
“Pur nella traballante struttura dell’insieme, il film si distingue da altre analoghe produzioni italiane dello stesso periodo per una certa abilità nel fondere insieme tematiche diverse sviluppandole con discreta fantasia. Debitore ai film di successo americani, Endgame rilegge con disinvoltura anche i temi propri dello spaghetti western.”

Un film a basso budget che mi ha convinto solo per un elemento: furgoncini Fiat post-apocalittici.

E la blindocisterna muta.

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