FANTASCIENZA IN POCHI BIT (EP. 03) – DINO CRISIS

Una retrospettiva su alcuni dei più classici videogiochi a tema fantascientifico.

In questo video vi racconto qualcosa su Dino Crisis, un survival horror uscito nel 1999 su PlayStation, che mescola abilmente Resident Evil con Jurassic Park.

Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Moose
https://www.bensound.com/

Parti di gameplay per gentile concessione dei seguenti canali:
TheDarkRoom86Mindgate 45, TheGameViruss, Qualcuno, PlayStationGeneration.it

AVALON

 

Avalon è un film del 2001 diretto da Mamoru Oshii.

Firmato dal regista del film d’animazione Ghost in the Shell, è stato presentato fuori concorso al 54º Festival di Cannes.

Ci troviamo in un futuro distopico: gli uomini evadono dal grigiore quotidiano entrando in Avalon – una simulazione virtuale della realtà in chiave bellica – dichiarata illegale a causa della sua pericolosità. I giocatori, infatti, potrebbero perdere la propria mente interfacciandosi con il computer centrale e cadere in uno stato vegetativo.

La storia è affrontata in modo freddo e distaccato; i protagonisti non intendono riappropriarsi dell’umanità perduta.
L’utilizzo della musica e dei tagli delle inquadrature sono mirati a disorientare lo spettatore.
Anche la scelta della palette “seppia”, aiuta a ridurre la linea di demarcazione tra il mondo reale e l’interno del gioco stesso.

Piccola e unica curiosità.

– Tutti i veicoli militari sono stati presi in prestito dall’esercito polacco.

CONAN IL RAGAZZO DEL FUTURO

 

Conan il ragazzo del futuro è un anime televisivo del 1978 ideato e diretto da Hayao Miyazaki, con la collaborazione di Keiji Hayakawa e Isao Takahata.

La serie si compone di 26 episodi e si ispira al romanzo The Incredible Tide di Alexander Key.

«Nel mese di luglio dell’anno 2008, la razza umana sfiorò la completa estinzione. In pochi istanti, le armi elettromagnetiche cancellarono più di metà degli esseri umani dalla faccia del pianeta. Il cataclisma causò uno spostamento traumatico dell’asse terrestre, e i continenti finirono quasi interamente sommersi dalle acque.»

– Prologo narrativo all’inizio di ogni episodio –

Conan è un ragazzo nato dopo la catastrofe.
Unico bambino del gruppo di astronauti che cercarono scampo fuori dall’orbita terrestre e precipitarono su L’isola Perduta (affioramento di quello che un tempo era un continente).

C’è una forte contrapposizione tra ciò che è Bene (la natura) e Male (l’industria) anche se molte persone in principio malvagie si trasformano aiutando il protagonista nella lotta alle macchine e alle armi, responsabili della guerra che ha devastato la Terra.
È evidente la tematica del confronto tra presente e passato, tra ciò che è rimasto e ciò che è andato perduto.

La serie ebbe un inizio sfortunato. In Giappone si rivelò un clamoroso flop, essenzialmente per tre ragioni.

– A quei tempi la NHK non era famosa per gli anime quindi non poteva competere con i programmi di maggior successo delle emittenti avversarie

– Il romanzo originale e il suo autore erano sconosciuti.

– La programmazione iniziò mentre la serie era ancora in fase di lavorazione. Spesso la trasmissione veniva rimandata perché gli episodi non erano pronti in tempo.

Successivamente fu riproposta da alcune emittenti private e il progetto prese il volo.

In Italia esordì nel settembre 1981, su varie televisioni locali. Si possono trovare molte edizioni in VHS e DVD, la più recente (edita nel 2007-2008 da Dynit) include sia l’edizione storica che un nuovo doppiaggio più fedele all’originale.
Nel marzo 2021 la serie è stata inserita nell’offerta di Amazon Prime Video, con il doppiaggio italiano del 1981 e l’audio originale giapponese sottotitolato.

AYAYI, L’INFLUENCER CHE NON ESISTE

 

Ayayi è la più famosa influencer cinese… che non esiste.

È una persona digitale, dotata di intelligenza artificiale.

La ragazza è apparsa, per la prima volta, due mesi fa e ha fatto il suo debutto sulla piattaforma e-commerce cinese Xiaohongshu.
Il suo primo post ha ottenuto tre milioni di visualizzazioni mentre l’account ha registrato più di 40.000 follower.
Ayayi sembra vera: la sua pelle è stata creata con una tecnologia che le ha conferito una texture adattabile a luci e ombre. Inoltre è possibile interagire direttamente con lei.
Talmente verosimile che molti utenti non avevano capito se fosse una persona reale o semplice finzione.

I key opinion leader (in breve, KOL) hanno un ruolo fondamentale nella promozione di un prodotto e Ayayi non è l’unico caso.

Gli idol digitali sono convenienti per le aziende.
– Il loro aspetto non cambia mai e, quindi, non rischiano di compromettere la propria immagine.
– Non rischiano di dire o fare qualcosa che porterebbe a uno scandalo.
– Non hanno bisogno di riposo, garantendo un’interazione senza sosta 24 ore su 24.

Sono perfetti.

CARMAGEDDON

 

Carmageddon è una serie di videogiochi ideata da Neil Barnden e Patrick Buckland e sviluppata dallo studio Stainless Games, di loro proprietà.
Divenne molto famosa tra la fine degli anni ’90 e i primi del 2000 a causa delle molte controversie sul contenuto violento.
Il giocatore è chiamato a prendere parte a una gara di macchine con il duplice scopo di distruggere i veicoli avversari e investire quanti più pedoni possibile lungo il percorso, esperienza condita con abbondante violenza grafica e umorismo macabro.

(A dire il vero si può vincere la corsa anche solo completando il percorso prestabilito, ma non credo l’abbia mai davvero fatto nessuno.)

Quello che non tutti sanno è che Carmageddon è ambientato in un futuro post-apocalittico.

Non è ben chiaro se lo fosse fin dall’inizio o se lo sia diventato in seguito, dato che le versioni non censurate dei primi giochi della saga (“Carmageddon”, 1997, e “Carmageddon II: Carpocalypse Now”, 1998) non presentavano alcuna trama e il filmato introduttivo si limitava a mostrare i vari veicoli che rombano preparandosi alla partenza.

Fu solo nelle versioni censurate, maldestramente ritoccate per permettere la distribuzione del gioco anche nei paesi con regole più restrittive, che al filmato venne aggiunta una voce narrante che spiegava l’ambientazione.
Siamo nell’anno 2028 e alcune tempeste solari hanno contaminato l’atmosfera riducendo l’80% della popolazione mondiale a malvagi zombie.
E che, cito testualmente, “in quest’era di pace, dove le armi sono ormai un problema del passato, all’umanità resta una sola opzione per difendere la società come la conosciamo: le macchine. Carmageddon è la nostra unica speranza.”
Non proprio credibilissimo, come setting.

Comunque, in questa versione dei giochi i normali pedoni (umani nella versione non censurata) sono stati rimpiazzati da zombie e il sangue colorato di verde.

La trama venne ampliata e parzialmente riscritta nel terzo capitolo della serie, Carmageddon: TDR 2000, sviluppato da Torus Games ma considerato non canonico da Barnden e Buckland.
Qui viene spiegato che all’inizio del nuovo millennio la sovrappopolazione e la criminalità raggiunsero livelli tali da costringere pochi super-ricchi a costruire delle città-nucleo cinte da mura in cui rifugiarsi, lasciando all’esterno tutti gli altri, considerati feccia.
Lasciati a loro stessi, i membri della società esterna si abbandonarono ad eccessi di crimine e depravazione, crescendo in numero e rancore fino a diventare una minaccia per le perfette città-nucleo che ne erano prive.
Così si decise di bombardare con testate nucleari tutte le zone esterne.
Morirono a milioni, molti dei quali innocenti. E quelli che sopravvissero, piagati dalle mutazioni, persero persino il diritto di essere considerati umani.
I ricchi costruirono un nuovo anello di mura, questa volta attorno ai resti delle vecchie città, per confinare la feccia mutante in quella che venne definita come “prigione radioattiva”: un posto dove l’anarchia regna sovrana.

Il mondo è dunque diviso in due società differenti che non si incrociano mai e il giocatore è chiamato a ricoprire il ruolo del sadico antieroe che, alla guida del suo veicolo, vuole evadere dalla prigione radioattiva.

A cavallo del 2000 la serie venne portata su quasi tutte le consolle della generazione corrente, riscuotendo un ottimo successo di vendite.
Caduta poi nel dimenticatoio per oltre un decennio, ha fatto nuovamente parlare di sé nel 2014, con l’uscita di Carmageddon: Reincarnation, quarto gioco e reboot della serie. Titolo che nel 2016 è stato portato, con alcune migliorie, anche su Xbox One e Playstation 4 con il titolo “Carmageddon: Max Damage”.

Ecco qualche curiosità extra:

– Inizialmente, il gioco doveva essere basato sul sequel del cult movie “Anno 2000 – la corsa della morte” (1975, regia di Paul Bartel), del quale il distributore aveva acquistato la licenza. Quando il progetto del film venne cancellato anche quello del gioco rischiò di fare la stessa fine, ma l’ottimo lavoro svolto dalla Stainless Games e un prototipo giocabile convinsero i produttori a mantenere l’investimento.

– Prima di acquisire la licenza di “Anno 2000 – la corsa della morte”, il distributore cercò di acquisire quella di Mad Max, ma non riuscì a trovare chi ne deteneva i diritti.

– La versione con gli zombie e il sangue verde del primo Carmageddon, non è quella più censurata. In Germania, i pedoni vennero sostituiti con dei robot che, se investiti, schizzavano olio.

– In alcune parti del mondo, come il Brasile, il gioco non venne mai distribuito neppure in versione censurata. In Australia, invece, venne distribuita la versione integrale con un rating che ne consentiva l’acquisto dai 15 anni in su.

– La colonna sonora di Carmageddon II contiene molte tracce della famosa band heavy metal inglese Iron Maiden. A detta di molti, questo è uno dei motivi per cui il gioco è considerato il migliore della serie.

– Come manovra pubblicitaria, prima dell’uscita di Carmageddon: TDR 2000 venne pubblicato un fumetto online che amplia ulteriormente la trama e racconta come l’iconico protagonista dei giochi, Max Damage, ha vissuto il momento del bombardamento nucleare (ottenendo per altro la sua carnagione rossa).

– La missione “The great divide” di Carmageddon: TDR 2000, il cui scenario è un lungo ponte irto di ostacoli e trappole, è un omaggio alle scene finali del film “1997: Fuga da New York”.

WARHAMMER 40.000 SENZA IMPEGNO (EP. 13) – ARROGANZA ETERNA

Un viaggio attraverso il tetro e sanguinoso universo di Warhammer 40.000.  Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

In questo video vi racconto la storia di Lucius l’eterno, sadico campione di Slaanesh che torna sempre indietro dalla morte con un simpatico escamotage.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Evolution https://www.bensound.com/

In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos.

IL MICROMETRO DI BELLEZZA

 

Il micrometro di bellezza, noto anche come calibratore di bellezza, è un dispositivo progettato nei primi anni ’30 per aiutare nell’identificazione delle aree del viso di una persona che necessitano di esse nascoste o messe in risalto dal trucco.
Non è un caso, infatti, che tra i suoi inventori sia annoverato anche il famoso estetista Max Factor Senior, fondatore dell’omonima azienda di cosmesi.
Posizionato sopra e intorno alla testa e al viso, il micrometro di bellezza utilizza strisce metalliche flessibili che si allineano con le caratteristiche del viso di una persona.
Le viti che tengono in posizione le strisce consentono ben 325 regolazioni diverse, consentendo all’operatore di effettuare misurazioni con una precisione al millesimo di pollice.

Gli inventori affermarono di cercare in particolare due misurazioni chiave: l’altezza del naso e della fronte, che dovrebbe essere la stessa, e la distanza tra gli occhi, che dovrebbero essere separati tra di loro da uno spazio equivalente alla larghezza di un occhio.

La compagnia Max Factor dichiarò in oltre che il dispositivo permise al fondatore di “comprendere meglio il viso femminile”, anche se l’aspetto decisamente inquietante portò la rivista Wired, anni più tardi, nel 2013, a definirlo “un congegno in stile Arancia Meccanica che mescola frenologia, cosmesi e un’analisi pseudo-scientifica avvizzita” e il Guardian, sulla stessa falsariga, “un aggeggio che sembra uno strumento di tortura”.

Il micrometro di bellezza fu completato nel 1932 ed era principalmente destinato all’uso nell’industria cinematografica. Questo perché si temeva che proiettando in scala larga (come quella del grande schermo di un cinema) il viso di un attore o di un’attrice si mettessero in risalto tutte le sue imperfezioni.
Una volta identificate quelle, sarebbe stato quindi possibile applicare un trucco correttivo.

Per un certo periodo, poi, si provò anche ad impiegarlo nei negozi di bellezza, ma non ottenne mai molto successo.
Strano, con design così accattivante.

Ad oggi si ritiene che ne esista ancora solo un esemplare, esposto all’Hollywood Entertainment Museum. Messo all’asta nel 2009, è stato valutato “solo” tra i 10.000 e i 20.000 dollari.

IL GIGANTE DI FERRO

 

Il gigante di ferro è basato su una storia scritta dal poeta britannico Ted Hughes nel 1968.

Un gigantesco robot metallico cade sulla Terra, in una cittadina del Maine, negli Stati Uniti, nel 1958. Tutti gli abitanti sono terrorizzati tranne un bambino di 9 anni di nome Hogarth che, scavando nell’umanità nel gigante di ferro, salverà i cittadini da paure e pregiudizi.

“Tu sei chi scegli e cerchi di essere” (“You are what you choose to be” nella versione originale) penso sia la frase che rappresenti meglio lo spirito di questa storia.

Ho raccolto qualche curiosità:

– Quando ha iniziato a lavorare al film, Bird stava affrontando la morte di sua sorella, uccisa con un’arma da fuoco dall’ex marito. Il regista scoprì che Ted Hughes scrisse “L’uomo di ferro” per confortare i suoi figli dopo che sua moglie, Sylvia Plath, si era tolta la vita. Queste esperienze costituirono per Bird la base per il suo pitch alla Warner Bros., basato intorno all’idea “che succederebbe se un’arma avesse un’anima e si rifiutasse di essere un’arma?”

– Frank e Ollie, i due uomini sul treno che Kent intervista dopo il deragliamento, sono caricature di due animatori della Disney: Thomas Frank e Ollie Johnston.

– Il Gigante di Ferro pronuncia nel film esattamente 53 parole.

– La voce del Gigante di Ferro, nella versione originale, è quella di Vin Diesel. Per il ruolo erano stati considerati anche Peter Cullen, Sean Connery, Frank Welker e James Earl Jones. La voce italiana è stata affidata a uno dei doppiatori ufficiali di Vin Diesel: Massimo Corvo.

– Il film è prodotto in Computer Grafica, anche se sembra animato tradizionalmente. Per rendere questo genere d’effetto è stato usato un programma capace di disegnare linee contenenti “copie” delle imperfezioni naturali date dalla mano umana.

– Pete Townshend, chitarrista dei The Who, è uno dei produttori esecutivi del film: all’inizio la pellicola era stata pensata come un musical.

– In Futurama troviamo una parodia del film. Nel 16° della seconda stagione viene immaginata una realtà alternativa dove Bender è alto 50 metri, mentre Fry interpreta il giovane Hogarth.

Fonte: blogscreenweek

BRIAN MAY, ASTROFISICO

 

Alan Stern, responsabile scientifico della missione di New Horizons, ha presentato uno dei collaboratori del team: l’astrofisico – e storico chitarrista dei Queen – Brian May.

May, che ama la scienza fin da piccolo, aveva già conseguito una laurea in matematica e fisica negli anni ’70 all’Imperial College di Londra ma è tornato alla sua vecchia università per il dottorato discutendo una tesi dal titolo “Movimenti della polvere interstellare”.

May ha anche voluto omaggiare le conquiste scientifiche e la curiosità dell’essere umano con il singolo New Horizons in concomitanza con il traguardo della sonda New Horizons. Il veicolo ha sorvolato Ultima Thule, oggetto celeste che orbita nella Fascia di Kuiper, a un miliardo di miglia dal pianeta nano Plutone (un viaggio durato tredici anni e che ha stabilendo il record della distanza più lunga mai raggiunta da un artefatto umano).

Ma già nella canzone ’39 – contenuta nell’album del 1975 A Night At The Opera – si parla di spazio.

Una ballata folk scritta e cantata da Brian May (Freddie Mercury la cantava solo nei live).

La storia racconta del viaggio interplanetario di un gruppo di esploratori alla ricerca di un nuovo pianeta (la Terra è diventata un luogo inospitale).
A causa dell’effetto di dilatazione del tempo, enunciato nella teoria della relatività di Albert Einstein, viaggiano a una velocità vicina a quella della luce e quindi la percezione dello scorrere del tempo è molto diversa rispetto a quella delle persone rimaste sulla Terra.
Al ritorno pensano che sia passato un anno mentre in realtà ne sono passati cento e nonostante portino buone notizie, si accorgono che tutte le persone a cui vogliono bene sono morte ritrovando solo sul viso dei discendenti gli stessi sguardi dei loro cari.

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