Vi ricordate dei GoBots, i cugini meno fortunati dei Transformers?
La loro è una storia strana. Al primo impatto verrebbe da etichettarli come una semplice scopiazzatura, la classica “versione tarocca”, ma in realtà la questione è più complessa.
Tanto per cominciare, parlando di giocattoli, i GoBots vennero lanciati sul mercato americano nel 1983, ben un anno prima dei rivali Transformers. E già questo basta a smontare la tesi.
Tra l’altro, complice il fatto di essere un prodotto di fascia economica, riscossero anche un buon successo, almeno inizialmente.
Quando però nel 1984 arrivarono sugli scaffali dei negozi anche i Transformers, più costosi ma anche meglio progettati, con accessori e trasformazioni più complesse, il discorso cambiò e tra le due linee iniziò una vera e propria guerra commerciale.
Entrambe le aziende che c’erano dietro ai giocattoli, la Tonka per i GoBots e la Hasbro per i Transformers, avevano poi commissionato un cartone animato promozionale. Ed entrambi iniziarono ad andare in onda praticamente insieme, nel settembre del 1984.
La somiglianza è nettissima: i GoBots sono infatti presentati come robot trasformabili provenienti dal pianeta GoBotron, suddivisi in due fazioni in costante lotta tra loro a seguito di una guerra civile. Da un lato i Guardiani, guidati dal saggio Leader-One, dall’altro i Rinnegati, comandati dal cattivissimo Cy-Kill.
Per i Transformers invece la storia – se ridotta ai minimi termini – è praticamente identica. Con giusto la differenza che il pianeta si chiama Cybertron e le fazioni in conflitto sono gli Autorobot e i Decepticon, guidate rispettivamente da Optimus Prime e Megatron.
In entrambe le serie animate, poi, in qualche modo il conflitto raggiunge anche la Terra, che diventa uno dei teatri di scontro.
A rendere le cose più complicate per il pubblico italiano c’è però da dire che da noi arrivò prima il cartone dei Transformers, nell’ottobre del 1985. Quello dei GoBots venne invece trasmesso ben due anni più tardi, nel 1987, alimentando l’idea che questi ultimi fossero “i tarocchi” e generando non poca confusione.
E, come se non bastasse, anche sul piano dei giocattoli tutto era molto lasco. In Europa i giocattoli dei GoBots vennero perlopiù distribuiti con il nome di Robo Machines, rifacendosi a quello originale giapponese, Machine Robo.
Insomma, un casino. Ma in fondo si era a cavallo tra gli anni ’80 e i primi ’90, non c’era tutta questa attenzione ai dettagli: alle aziende importava perlopiù di mettere sul mercato robot trasformabili, che in quel periodo erano all’apice della loro potenza commerciale.
A voler proprio essere puntigliosi – e poi la smetto, perché capisco che l’articolo si sta avvicinando alla soglia del mal di testa – la “guerra” fra i Transformers e i GoBots in occidente può essere inquadrata come il riflesso di quella in corso dall’inizio degli anni ’80 in Giappone tra la Bandai e la Takara, aziende produttrici di giocattoli e maggiori esportatirici di robot trasformabili all’estero.
La Takara, in particolare, è considerata l’inventrice del concetto stesso di robot trasformabile, con la sua linea “Diaclone” del 1980.
Ora, per mettere un punto alla questione, alla fine la “guerra” di questi giocattoli fu vinta dai Transformers. Del resto, ancora oggi, più di quarant’anni dopo, è questo il termine che tutti associano a questo specifico tipo di giocattolo, nonché un franchise multimediale ancora bello forte e attivo.
E vi dico che l’esito dello scontro fu piuttosto chiaro fin da subito, anche se i GoBots si difesero egregiamente per qualche anno, sia sugli scaffali che in televisione.
Quando però nel 1991 la Hasbro comprò direttamente la Tonka, fu il colpo decisivo. Perché con l’azienda acquisì anche tutte le licenze relative ai GoBots, tranne quelle sui giocattoli e il loro aspetto, che rimasero invece in mano alla Bandai.
Il risultato? I GoBots piombarono in una sorta di “limbo burocratico” e da allora del loro franchise non si fece più quasi nulla (so giusto di qualche fumetto e poco altro). Con buona pace dei Transformers, che senza i loro concorrenti tra le scatole poterono conquistare il mercato indisturbati.
Ma volete sapere una curiosità divertente? Con l’acquisizione e un po’ di magheggi fatti nel tempo, ora i GoBots sono parte del multiverso ufficiale dei Transformers, inquadrati come una realtà alternativa!
Lo possiamo considerare un lieto fine?















