FANTASCIENZA IN POCHI BIT (EP. 07) – WOODRUFF E LO SCHNIBBLE DI AZIMUTH

Una retrospettiva su alcuni dei più classici videogiochi a tema fantascientifico.

Oggi vi parlo di uno dei miei giochi del cuore: Woodruff e lo Schnibble di Azimuth, un’avventura grafica che mescola distopia e humour demenziale.

Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Moose
https://www.bensound.com/

Parti di gameplay per gentile concessione del canale di Andrea Pannocchia

IL PERFEZIONAMENTO DELL’ESSERE UMANO NEL CYBERPUNK

 

Abbandoniamo per un momento le luci al neon del cyberpunk, la pubblicità insistente, l’underground soffocante e i banchetti di cibo thailandese.

C’è un elemento cardine del genere: il perfezionamento dell’essere umano.

Se devo definire un principio che unisce ogni opera situata in un universo cyber è proprio questo: “l’umanità s’è rotta le scatole dell’uomo”.

Non sopporta più le sue fragilità corporee, i limiti invalicabili determinati da una forma composta da ossa e carne in decomposizione. Uno studio che cerca di rimediare alle disfunzionalità di una specie imperfetta e fallibile.

E allora ecco che le mega-corporazioni lottano per ottenere sì, fama e prestigio, ma il loro ultimo scopo è l’immortalità.
Il risultato? Si condannano a una vita grigia, asettica, triste.

L’uomo non è fatto per essere immortale nella carne se non ha elevato il suo spirito.

Per questi motivi seguo il cyberpunk e i suoi continui sviluppi: perché è un genere che odia la decadenza ma al tempo stesso la richiama a sé.

Un controsenso tipico della nostra specie.

Immagine: lemsyeming

MARTEDÌ DELLO XENO: I VEX

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, i nemici della Luce e dell’Oscurità del videogioco Destiny.

Enigmatici e crudeli, i Vex sono unità meccaniche costruite con una lega metallica sconosciuta, simile all’ottone. In loro, però, è presente anche del materiale organico definito Nucleo Mentale.

I Vex sono viaggiatori del tempo.
Architetti delle antiche strutture e interconnessi tra loro da una rete, si muovono all’unisono, con un unico, incomprensibile scopo.

Dalle loro roccaforti su Venere, lanciano ondate di armate contro gli insediamenti umani in un’enigmatica ricerca di dominazione.
Comunicare con loro è impossibile: sono ostili e spietati.

Qua sotto la loro gerarchia.

– Goblin: l’unità di base della rete Vex. Sono piccoli robot che provano a sovrastare l’avversario con la superiorità numerica.

– Minotauri: sono implacabili. Posso essere feriti, mutilati, ma loro continueranno ad avanzare. Colpiscono con una forza mostruosa. La loro struttura spessa è difficile da perforare.

– HobGoblin: i cecchini. Forniti di ottiche migliorate e sensori.

– Idra: una fortezza in “miniatura”. Pur muovendosi lentamente, processa in fretta i dati inviati dagli altri Vex. La sua pesante mobilità è compensata dalle difese impenetrabili e dall’incredibile potenza di fuoco.

– Arpie: la più pericolosa e versatile unità volante Vex. Schierata a stormi durante le ricognizioni.

GEIGER

 

Due amici ☢️Fulvio e Stefania☢️ mi hanno regalato Geiger.

Il fumetto è realizzato da Gary Frank e Geoff Johns, gli autori che avevano già realizzato per DC Comics “Batman: Terra uno” e la serie “Doomsday Clock” (dove si svolge l’incontro tra i personaggi dell’universo DC e quelli di Watchmen).

Questa nuova serie è ambientata in un mondo piagato da un disastro nucleare: una storia di lotta per la sopravvivenza, ma non solo.

Il protagonista è Geiger, conosciuto anche come Joe Glow o Meltdown Man, una creatura che vive nelle terre avvelenate dalle radiazioni, le stesse che l’hanno reso un uomo radioattivo.

Era presente durante lo sgancio delle bombe: in una delle prime scene lo vediamo in una corsa frenetica verso il bunker “della salvezza”: il luogo predisposto per proteggere la sua famiglia dalla devastazione.
Mette al sicuro la moglie e la figlia. Lui, però, resta fuori.

Vediamo il fungo atomico riflettersi nei suoi occhiali: un’immagine che mi ha ricordato i primi minuti di Fallout 4 ma anche, in qualche modo, la nascita del Dottor Manhattan – nel film di Zack Snyder – intrappolato nella stanza del generatore.

Al suo risveglio, Geiger, accetta il suo ruolo: essere il guardiano del bunker, in attesa che l’aria, all’esterno, sia di nuovo adatta alla vita.

Un commovente racconto post-apocalittico, circa duecento pagine di dolore e sofferenza, con tutti gli elementi tipici del genere.
Predoni degenerati e cannibali, malattie, crudeltà e speranze infrante che si mostrano al lettore attraverso la cura dei particolari.

Si ha l’impressione di leggere un film.

LE 23 RISPOSTE ALLE VOSTRE DOMANDE SU L’ETÀ DELLA POLVERE

Così, de botto, senza nessun preavviso, esco fuori con questo video extra per rispondere a tutte le domande che mi avete fatto su Instagram a proposito del mio romanzo post apocalittico “L’età della polvere – il Nero e il Giallo“.
Sono contentissima dei feedback che mi state mandando, grazie a tutti!

RIEPILOGO DELLE DOMANDE:
1. Layra, ma quanto sei te?
2. Come mai non è spiegata la causa della fine del mondo? Si parla di radiazioni ma non di cause.
3. Bellissimo il primo, ma il secondo?
4. Libri che ti hanno ispirato a scrivere il tuo libro?
5. Giallo e Nero sono due colori a caso o hanno un significato?
6. Non è una domanda ma un commento: se Wolf non fosse un razzista di m***a, tiferei per lui. Perché l’hai fatto razzista?
7. Hai mai pensato di mollare il progetto?
8. Si vedranno mai i predoni di Raikard? Intendo, tutti i predoni? E Raikard?
9. Ci sono film che ti hanno ispirato?
10. Mastercode è un uomo o una donna?
11. Il libro è ambientato sul pianeta Terra?
12. Tre caratteristiche che ti fanno voler bene a Megapixel. Inizio io: è dolce, sensibile, buono come il pane.
13. Megapixel ha anche le dita dei piedi con un dito in più? O solo le mani?
14. I capitoli brevi sono la svolta. Lettura super piacevole.
15.Come descriveresti Wolf? Cioè, è tra i buoni o i cattivi?
16. Viktor è sottovalutato: ignoranza e cattiveria. Best personaggio.
17. L’ordine dei missionari sono basati sulla chiesa cattolica?
18. Redhead e Layra sono stati insieme?
19. Mastercode, Megapixel e Redhead sono tre nomi bellissimi. Da dove li hai presi?
20. Ripas è ispirata a un posto vero?
21. Perché post-apocalittico e non fantascienza?
22. Mastercode e Layra andranno mai d’accordo?
23. Redhead potrebbe essere un buon padre per Jack, sono in sintonia.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Evolution
https://www.bensound.com/

MARTEDÌ DELLO XENO: LOBO

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO, un personaggio DC.

Lobo è un cacciatore di taglie sadico e spietato.

Nato sul pianeta Czarnia, uccide il dottore che aveva assistito al parto della madre e manda in manicomio la sua levatrice.

A diciott’anni stermina l’intera razza Czarniana poi viaggia nello spazio alla ricerca di un lavoro finché non trova quello più adatto alle sue capacità: il cacciatore di taglie. È proprio grazie a questo suo impiego che arriva sulla Terra, dove si scontra con la Justice League International.

Lobo antepone la violenza brutale e insensata a tutto il resto.
Il suo nome in dialetto Khundiano sta per “colui che ti divora le budella e ci si diverte”.
Gli unici esseri viventi che Lobo non odia sono i delfini spaziali, per i quali nutre grande affetto.

La sua più grande impresa?
L’uccisione di Babbo Natale per conto del Coniglietto Pasquale (e di tutti i figli illegittimi che aveva seminato nella galassia).

Possiede numerose abilità super-Czarniane tra cui:

– forza, resistenza e velocità sovrumane
– fattore rigenerante
– la capacità di generare un nuovo Lobo a partire da ogni goccia del suo sangue versata
– un’eccezionale maestria nell’uso di qualunque tecnica e arma
– sensi iper-sviluppati
– immortalità: a causa della sua crudeltà è stato bandito dall’inferno

Oltre a questo ha un vasto arsenale che comprende diverse pistole, bombe, sigari esplosivi e la sua arma distintiva: una catena con uncino.

Il suo unico tallone d’Achille è il gas: in diverse occasioni è stato messo fuori combattimento da un’inalazione di gas soporifero.

FANTASCIENZA IN POCHISSIMI PIXEL: SPACE IMPACT

 

Space Impact è un “giochino” per il cellulare sviluppato e distribuito da Nokia nel 2000.

Compare per la prima volta pre-installato sul diffusissimo Nokia 3310, uscito lo stesso anno, e in seguito verrà caricato anche su tanti altri modelli della casa finlandese.

Si tratta di sparatutto a scorrimento molto essenziale: il giocatore controlla i movimenti di un’astronave attraverso il tastierino numerico e deve farsi strada per otto livelli, raccogliendo power-up, evitando ostacoli e sparando ai nemici.

Famoso quasi quanto il suo “collega” Snake, Space Impact ha avuto tantissime edizioni, sequel, remake e persino dei bootleg. Ma nessuno è rimasto nel cuore della gente come la prima versione del gioco che, su un piccolo schermo 84×48 in bianco e nero, ha accompagnato un’intera generazione durante i viaggi in autobus per andare a scuola.

Ci avete mai giocato?
E, se si, anche voi facevate la mega-rafficona a zig zag per beccare tutto ciò che compariva dall’altro lato dello schermo?

WARHAMMER 40.000 SENZA IMPEGNO (EP. 26) – LA LEGIONE DEI DANNATI

Un viaggio attraverso il tetro e sanguinoso universo di Warhammer 40.000. Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

Oggi vi parlo della Legione dei Dannati, space marine spettrali che spesso si imbucano nelle battaglie all’ultimo minuto.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Evolution https://www.bensound.com/

In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos

MARTEDÌ DELLO XENO: STITCH

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO, un concentrato di crudeltà.

Stitch appare per la prima volta nel film d’animazione Disney “Lilo & Stitch”.

È un esperimento genetico (n. 626) che richiama le fattezze di un koala blu.

Il suo unico scopo: essere una creatura malvagia.

Creato dallo scienziato Jumba Jookiba, viene condannato all’esilio su un asteroide deserto.
Stitch, però, riesce a liberarsi dalla prigionia e fugge a bordo di una navicella d’emergenza.

Arrivato sulla Terra – nell’arcipelago delle Hawaii – viene investito da un camion e condotto in apparente fin di vita al canile cittadino.
È la piccola Lilo a trovarlo e adottarlo.

Stitch è nato per distruggere: ha una grande resistenza ai danni fisici che gli permette di resistere ai proiettili e al fuoco (ad eccezione del plasma).
È intelligente e ha una forza tale da permettergli di spostare oggetti 3000 volte più grandi di lui.
Inoltre vede al buio e ha artigli utili per scalare pareti e soffitti.
Sul dorso ha una serie di aculei e due braccia retrattili che può nascondere dentro il proprio corpo ed esternare quando vuole.
Infine, è un provetto pilota spaziale.

Si esprime in una lingua aliena chiamata tantalog (e ispirata all’hawaiano) ma riesce a parlare qualsiasi lingua dell’universo.

Immagine: Ash Ogasawara – Pinterest

FALLOUT 4: I VESTITI NUOVI DI HANCOCK

 

Eccomi con una nuova confessione su Fallout.
Il 4, per essere precisi.

Mi trovavo nei sotterranei di Goodneighbor, un piccolo insediamento nascosto tra i palazzi della città.
Bobbi Senza-Naso mi aveva pagato per rubare merce pregiata dal magazzino del sindaco.

Una volta a destinazione veniamo accerchiate da un manipolo di guardie e dal proprietario del magazzino, nonché sindaco della città: il ghoul John Hancock.

Ora.

Saranno stati i suoi occhietti neri, il tricorno o quella sottile vena da stronzetto ma ISTANTANEAMENTE percepisco una forte affinità con quel personaggio.

Hancock mi dice di sparare in testa alla mia socia in affari dichiarando di essere stufo della vita cittadina.

Detto fatto.

Tradisco Bobbi e riparto verso le terre desolate di Boston insieme al mio nuovo amico.

Dopo qualche missione capisco che oltre quell’ammasso di Mentats e sarcasmo si nasconde un cuore tenero.
C’è sintonia tra noi: lui è brillante, carismatico.
Una battuta tira l’altra e, dopo tante avventure passate insieme e diverse confidenze cedo al suo fascino e iniziamo un flirt.

Finché.

In un baule, perso tra i palazzi, trovo il costume di Grognak il barbaro: un gonnellino di pelliccia che non lascia spazio all’immaginazione.

Mi spoglio e lo provo di fronte a Hancock che mi riempie di complimenti e attenzioni. Un amore.

Poi, presa da un impeto di stupidità, gli chiedo di indossarlo a sua volta.

E in una frazione di secondo è davanti a me, in tutta la sua ghoulitudine.
Mezzo nudo, scheletrico.

Un fazzoletto bagnato con una pelliccia sulle chiappe e poco altro.

Mi sorride, cerca la mia approvazione ma per me è troppo.

Non ero pronta.
Non così.

Un’immagine agghiacciante quella di Hancock avvolto in quelle mutande pelose che, a distanza di anni, non sono ancora riuscita a levarmi dalla testa.

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