MARTEDÌ DELLO XENO – GLI HARVESTER

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, torniamo a parlare di alieni cattivi.

Nel 1996 hanno distrutto l’Empire State Building con il loro raggio mortale.
Antagonisti nei film della serie “Independence Day”, gli Harvester sono creature alte circa un metro e mezzo, hanno lunghi arti, sei tentacoli che gli spuntano dalla schiena e un cranio enorme. Sono però privi di bocca e fisionomia facciale.

Strutturati secondo una rigida società matriarcale, la Regina controlla psichicamente tutti i suoi sudditi.

Vivono in immense navi spaziali – quella della Regina può arrivare ai 3000 km di diametro – all’interno delle quali ricreano un ecosistema artificiale per garantirsi nutrimento in attesa di un nuovo mondo da depredare.

È una razza dedita alla conquista: per questo motivo l’esercito Harvester è sconfinato. Si spostano di pianeta in pianeta prosciugando le risorse alimentari e energetiche, per poi ripartire quando esse sono terminate. Come delle locuste.

I GUERRIERI DEL MIU

I GUERRIERI DEL MIU

Dato che nelle storie della settimana scorsa avevano riscosso un certo successo, come mi avete chiesto in tanti, posto qualche foto migliore e vi racconto qualcosa in più su di loro.

Questa banda di Marine del Caos Distorsori accompagnano la stregona Villanora in battaglia.

Quattro di loro reggono enormi amplificatori (nel gioco usavo il profilo dei fucili sonici) che ritrasmettono i “miu” della loro signora a volume inaudito, mentre uno è equipaggiato con un cannone sonico e regge uno stendardo con la scritta “In miu we trust”.

Il leader dell’unità, invece, porta una coppia di pistole requiem/plasma e una sirena del fato sulla schiena. Oltre a una maschera che ricorda quella di Bane (versione Nolan), personaggio che adoro.

Infine, Villanora la Stregona del Caos, equipaggiata con la classica combo spada psichica e pistola requiem. Accanto a lei un ratto “Stan”, mio famiglio in una campagna di D&D.

Ufficialmente, queste miniature sono un regalo per Natale 2012, una piccola unità per permettermi di unirmi alle partite più veloci.
Però non riesco a farli scendere in battaglia: sono troppo carini.

Per chi se lo stesse domandando: “miu” è il suono che emetto quando rido molto.

L’artista è Daniele. Uno dei Tremendi Dèi del Caos

TRE PARTITE DIVERSE PER LO STESSO GIOCO

 

Nei giochi “a molte scelte”, di solito, rigioco tre volte.

La prima partita è quella ONESTA: faccio ciò che mi sento di fare, insomma, gioco proprio come se fossi la protagonista. A questo giro muore un sacco di gente per colpa di disattenzioni varie e dettagli importanti che ho tralasciato perché troppo impegnata a occuparmi di facezie irrilevanti per la trama ma fondamentali per me.

La seconda è quella BUONA: che più buona non si può. Aiuto tutti, mi sacrifico, spendo ore a salvare chiunque. Insomma, rimedio a tutti gli errori commessi nella prima partita e vedo come sarebbe andata la storia se fosse stata giocata da una persona assennata.

La terza, e ultima, è quella CAOTICA MALVAGIA: quella che mi piace meno ma che, per completezza, voglio sempre provare.
Non per sadismo ma con la curiosità di vedere cosa sarebbe successo se non avessi salvato “tizio” o “caio”. Una specie di “what if?” nel piano della follia del Doctor Strange.

Approfondisco quest’ultimo caso con un aneddoto che mi è servito per la scrittura dell’Età della polvere.
Stavo giocando a Fallout 3 ed era la fatidica terza giocata della “distruzione”.
Mi trovavo alla Torre Tempenny: rifugio per gli abitanti più ricchi della regione.
All’entrata, attaccato al citofono, vedo Roy Phillips, un ghoul che vuole entrare con il suo gruppo nel lussuoso condominio.
Inutile dirlo: lo snobbano perché è povero e cadaverico.

Io, invece, riesco a entrare, parlo con la casta degli spocchiosi e arrivo al loro capo: Allistair Tempenny, un vecchio eccentrico che mi propone di far saltare in aria la cittadina di Megaton. Perché? Il Signor Tempenny ama osservare il panorama – già decadente – dal suo attico e quella cittadina di poracci stona con l’ambiente circostante.

Lo aiuto e così saltano in aria molti cittadini innocenti e la possibilità di interazioni vantaggiose.
Non paga, scendo nelle fogne dove ritrovo Roy Phillips e i suoi allegri amici mostruosi carichi d’odio e rancore. Dico loro come entrare nella Torre attraverso un passaggio segreto.
I ghoul invadono il condominio prendendo il posto dei ricconi.
La situazione sembra finalmente stabile ma, in un impeto di spavalderia, litigo pesantemente con uno di loro e l’intera Torre mi vuole uccidere. Io, però, sono più forte e li abbatto.

Infastidita dal massiccio spreco di risorse, decido di cambiare zona.
La mia fama, però, è ormai nota a tutti. Un susseguirsi di eventi mi porta a seminare morte e distruzione pure a nord, est e ovest.

Poi, all’improvviso, ero sola.
Zero munizioni o PNG con cui parlare.
Senza scopo.

E, sull’onda di quell’emozione terribile, ho concepito uno dei personaggi del mio libro (poi mi direte voi chi).

Solo che, nella mia Devastazione, non basta regalare dell’acqua al barbone fuori Megaton per riequilibrare il karma.

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