MARTEDÌ DELLO XENO – L’OCEANO DI SOLARIS

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO [questa settimana anticipato al lunedì] vi racconto di una forma di vita aliena molto particolare: l’oceano del pianeta Solaris, inventato dallo scrittore polacco Stanisław Lem per il suo romanzo del 1961 (intitolato, per l’appunto, “Solaris”).

Si tratta di qualcosa profondamente avvolta nel mistero: un vero e proprio oceano vivente, composto da una sostanza gelatinosa (chiamata “matrice”) organica ma priva di cellule, organi o sistema nervoso identificabili, che ricopre quasi per intero la superficie di Solaris.
E nonostante nel libro sia stato scoperto assieme al pianeta da oltre cent’anni, l’uomo non è ancora riuscito a comprenderne nulla.

Non si capisce quanto sia senziente, quali siano i suoi obiettivi (ammesso che ne abbia), la sua composizione o come faccia ad aggiustare i campi magnetici e gravitazionali per modificare l’orbita a suo piacimento.
Men che meno si riesce a comunicare con lui, anche se appare ovvio che reagisca a determinati stimoli e interagisce con gli esploratori umani, seppur indirettamente.

La sua capacità più sorprendente è però quella di riuscire a leggere i ricordi e l’inconscio delle persone, materializzando (non è chiaro in che modo) delle copie perfette di un loro caro (spesso defunto) indistinguibile dall’originale (anche nel comportamento) e inconsapevole di essere una replica.
Un’analisi approfondita rivela però che queste copie, chiamate “Visitatori” dai protagonisti del romanzo, sono fatte di neutrini, cosa che le rende in grado di ricomporsi perfettamente anche dopo essere state distrutte.

Un altro comportamento strano dell’oceano di Solaris è quello di creare i cosiddetti “Mimoidi”: gigantesche strutture composte della sua stessa gelatina, talvolta anche molto complesse e arzigogolate, che dopo un periodo di tempo variabile (da pochi minuti a settimane) si “sciolgono” per rimescolarsi con la matrice.
Ancora una volta, non si ha idea del perché lo faccia, anche se questa sembra essere la sua principale attività.

Mi piacerebbe concludere quest’articolo con una spiegazione di qualche tipo, ma credo che il punto dell’opera di Lem sia proprio quello di lasciare l’interrogativo nel lettore e spingerlo a formulare la propria ipotesi personale.
Il punto dell’esistenza di Solaris, forse, è proprio quello di sfuggire alla conoscenza umana. Ed è per questo che risulta tanto affascinante.

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