MARTEDÌ DELLO XENO – GLI OSSERVATORI (dal Mystery Science Theater 3.000)

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO rimaniamo sul tema “Osservatori” ma ci spostiamo su quelli di Mystery Science Theater 3.000: una serie (purtroppo) mai arrivata in Italia che alternava girato originale alla proiezione di film di fantascienza e horror trash commentati dai vari personaggi, facendo di fatto da programma contenitore.

Gli Osservatori, in questo contesto dai risvolti comici, si presentano come una specie iper-intelligente e arrogante al limite della supponenza, che guarda tutte le altre dall’alto in basso.

L’aspetto è quello di umanoidi dalla carnagione pallida, con gli occhi cerchiati di nero e sempre avvolti in un mantello viola dotato di cappuccio.
La cosa veramente curiosa è però che ognuno porta con sé il proprio cervello (rigorosamente di colore blu) dentro una ciotola trasparente, tenuta in mano.

No, devo correggermi. In realtà la cosa più curiosa è che loro affermano che quello non è un corpo fisico ma una manifestazione tangibile di energia psichica, dato che da tempo, come specie, hanno trasceso le spoglie mortali.
Asseriscono inoltre di essere onniscienti.
Tutto questo però non sembra essere vero, dato che più di una volta è stato dimostrato il contrario.

Ciò che è vero, invece, è che sono comunque dotati di capacità psichiche di un certo livello, tanto da poter comunicare telepaticamente e manipolare la materia a piacimento, per esempio generando oggetti dal nulla o trasportando sé stessi o altri attraverso il tempo e lo spazio.
Queste capacità però sono spesso fallibili, ridimensionate oppure amplificate a seconda delle necessità di trama, magari per essere usate come deus ex machina per risolvere qualche situazione strana che si è venuta a creare nell’episodio, oppure come semplice siparietto comico.
I loro poteri psichici, tra l’altro, sembrano essere influenzati dalla distanza che intercorre tra il cervello e il “corpo” che lo trasporta, affievolendosi man mano che i due si allontanano.

Per dichiarazione stessa degli autori del programma, gli Osservatori sono una mezza parodia dei Q di Star Trek, ma prendono elementi anche dai Talosiani, una specie psichica apparsa nel primo episodio della serie classica.
E, proprio come i Q, si dilettano a osservare le specie inferiori per puro intrattenimento!

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI OSSERVATORI (da Rick & Morty)

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO delle creature provenienti dal multiverso di Rick & Morty che, forse, ci stanno spiando anche in questo preciso momento.

Gli Osservatori, da non confondere con quelli della Marvel o con quelli apparsi in altre mille produzioni fantascientifiche (ammettiamolo: è un nome piuttosto inflazionato) sono creature aliene fatte di cristallo.
Il loro aspetto è infatti simile a quello di una sezione di agata fluttuante, grande all’incirca quanto una persona e che emette un bagliore quando parlano.

Si tratta comunque di esseri dai poteri cosmici, visto che hanno la capacità di vedere (e, volendo, mostrare agli altri proiettando sul proprio corpo) tutto ciò che è mai accaduto e accadrà negli infiniti universi.
Sono, di fatto, onniscenti.
E anche se si predicano indifferenti alle sorti e alle vicende che riguardano altre specie, a dirla tutta persino con una certa spocchia, la realtà è che questo “distacco” è molto meno marcato di quanto vogliano ammettere.
Anzi, molti Osservatori sfruttano le proprie capacità per fare soldi, per esempio mostrando momenti specifici su richiesta, magari come prova in tribunale, o al falò di Temptation Island (quest’ultima non è vera, ma non ho resistito al paragone, scusate!) oppure facendo leak di film molto attesi prima che escano al cinema.
Stando alle voci, alcuni di loro a volte causano addirittura guerre o conflitti tra altre specie solo per godersi lo spettacolo!

Non proprio degli osservatori imparziali e distaccati, insomma.

Come li descrive lo stesso Rick nel cartone animato: “sono praticamente delle body-cam della polizia universali, ma non puoi spegnerle quando picchi una minoranza.”

MARTEDÌ DELLO XENO – I FITHP

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO una specie elefantoide inventata dagli scrittori Larry Niven e Jerry Pournelle per il loro romanzo “Footfall”, pubblicato nel 1985 e da noi arrivato con il titolo di “Il giorno dell’invasione”.

I Fithp (nome che sono contenta di dover solo scrivere e non pronunciare in un video 😅) sono extraterrestri provenienti da un mondo lontano situato nella zona di Alpha Centauri.

L’aspetto ricorda molto quello degli elefanti terrestri più piccoli, poiché sono alti “solo” attorno ai 2-3 metri e hanno la pelle grigia, spessa e grinzosa.
A differenza dei nostri animali hanno però una coda molto più spessa e tozza, quasi da rettile, e due proboscidi che culminano con appendici prensili a quattro “dita” con cui possono manipolare oggetti molto facilmente.

Non fatevi però ingannare dal loro aspetto pacioso e pachidermico: i Fithp sono conquistatori, belligeranti per natura.
Quando nel romanzo, vedendoli arrivare, gli esseri umani tentano dapprima una via diplomatica… beh, loro non capiscono nemmeno di cosa si tratti. Nella loro prospettiva, le guerre si combattono finché una delle due parti non si arrende e accetta di venire integrata nel “Branco” vincitore, e quindi più forte. Dapprima come schiavo e poi, dopo molto tempo, forse, come eguale.

Lo stesso concetto di Branco, che tra l’altro è la traduzione letterale del termine “Fithp” nella loro lingua, è fondamentale per la loro società. Questi esseri sembrano infatti molto poco individualisti ma, al contrario, si curano solo delle cose da un punto di vista ampio, che riguarda l’intero Branco, per l’appunto.
C’è tuttavia almeno una (ma probabilmente anche di più) figura di leadership, chiamata banalmente “Capobranco”.

A livello tecnologico, i Fithp sono evidentemente superiori rispetto alla civiltà umana. Hanno a disposizione navi spaziali di varie dimensioni, sistemi criogenici, armi laser e persino macchinari in grado di scagliare interi asteroidi contro la superficie di un pianeta.
La cosa curiosa però è che non è farina del loro sacco.
Tutto è stato infatti inventato da un’altra specie originaria del loro stesso pianeta, chiamati semplicemente “I Predecessori”, oggi estinti dopo aver inquinato il mondo a livelli insostenibili. Ma che, fortunatamente per i Fithp, hanno trascritto tutta la loro conoscenza in enormi cubi di pietra dai quali è bastato semplicemente copiare.

Secoli dopo, sull’orlo dell’estinzione proprio per via dell’inquinamento residuo, i Fithp hanno istituito il cosiddetto “Branco Viaggiante” e l’hanno caricato su un’astronave generazionale, spedendolo tra le stelle per conquistare nuovi mondi.
Una parte, gli “Ibernati”, compirà il viaggio in sonno criogenico e verrà risvegliato solo al momento della battaglia. Un’altra, i “Nati nello Spazio” avrà il compito di affrontare il viaggio da cosciente, generazione dopo generazione.

Arrivati in prossimità della Terra, proveranno a invaderla senza scrupolo.

MARTEDÌ DELLO XENO – I PESCEROCCHI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO [spostato avanti di un giorno per questioni logistiche] un animaletto strano nel quale sono incappata per caso e che, pur essendone incuriosita, sto ancora facendo fatica a capire se mi affascina o disgusta.

Il Pescerocchio (in originale “Feyesh”, ovvia crasi di “fish” e “eye”) è una creatura extradimensionale proveniente dal Subspazio, una dimensione oscura apparsa per la prima volta nel videogioco Super Smash Bros. Brawl, pubblicato nel 2008 da Nintendo.

L’aspetto è esattamente quello che ci si può immaginare dal nome: un pesciolino rosso che al posto della testa ha un solo, grande, occhio che si apre direttamente sul tronco.
Da sotto la pancia spuntano poi cinque tentacoli attraverso i quali può trasmettere potenti scosse elettriche. Così, un po’ a random.

Nonostante la somiglianza con un pesce, il pescerocchio è in realtà una creatura d’aria. Normalmente fluttua in giro tranquillo, ma quando nota una potenziale preda (cioè un personaggio giocante) si lancia verso di lui a gran velocità per pungolarlo con i suoi tentacoli elettrificati. Un comportamento che sembrerebbe rivelare un’indole piuttosto aggressiva.

E questo è più o meno tutto ciò che si sa di lui, poiché essendo un nemico standard del gioco (anche piuttosto debole, mi riferiscono) non è che abbia poi chissà quale background alle spalle.
Ha però un trofeo a lui dedicato: il numero 431!

MARTEDÌ DELLO XENO – I SEATURNIANI

 

Per il MARTEDÌ DELLO XENO di oggi andiamo a ripescare (letteralmente) un vecchio cartone animato degli anni ’80 che forse qualcuno ricorderà come la copia sottomarina dei Puffi: gli Snorky!

E prima che mi scriviate nei commenti “ma Villa, gli Snorky sono strani, si, ma terrestri. Tecnicamente non sono xeno!” vi anticipo subito: non voglio parlare direttamente di loro.

Voglio invece raccontarvi dei Seaturniani, degli extraterrestri in tutto e per tutto uguali agli Snorky, con l’eccezione di avere due “boccagli” sulla testa invece che uno.
E in generale una tecnologia molto più avanzata, tanto da consentire loro il viaggio interstellare oltre la velocità della luce.
Sono quindi esserini antropomorfi alti pochi centimetri e di colori variegati, con la testa spropositatamente più grande del corpo e la capacità di respirare sott’acqua. Fondamentale, considerando che sono creature sottomarine.

E questo è più o meno tutto ciò che si sa di loro, poiché in realtà sono apparsi solamente in un singolo episodio della quarta stagione, da noi arrivato con il titolo “Una missione difficile”.
Qui, la Snorky di nome Bollicina aiuta la Seaturniana Molly a recuperare una particolare alga di cui ha bisogno per curare il padre malato, finendo invischiata in un’avventura dai toni fantascientifici a dir poco complicata.
Nulla di imperdibile, comunque.

Il motivo che mi ha convinta a scriverci sopra un martedì dello xeno è infatti il gioco di parole fatto dagli autori con il nome della specie in inglese: “Seaturnians”, provenienti dal pianeta “Seaturn”. Crasi delle parole “Sea” (Mare) e “Saturn” (Saturno). Perfetto per degli alieni sottomarini!
Lo so, è una scemenza, ma nella sua semplicità mi ha fatta morire dal ridere!

Peccato che nell’edizione italiana del cartone questo dettaglio sia andato perduto, visto che Seaturn viene chiamato semplicemente “pianeta Oceanide”.
Però non biasimo chi si è occupato dell’adattamento: purtroppo si trattava di un gioco di parole intraducibile nella nostra lingua. Io stessa, con “Seaturniani”, sento di aver quasi passato il limite, in realtà.

Ultima curiosità: il pianeta Seaturn era già stato nominato in un altro episodio della serie antecedente a questo, ma alla fine dello stesso si scopriva che si trattava di qualcosa di inventato, non realmente esistente.
A quanto pare, dopo, gli autori del cartone animato hanno cambiato idea in merito!

MARTEDÌ DELLO XENO – I CANIDI DI ALFA 177

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO dei simpatici cagnolini truccati in maniera molto buffa per apparire in un episodio della serie originale di Star Trek.

I Canidi di Alfa 177 (chiamati anche semplicemente “Cani Alfa”) sono una specie originaria, come dice il nome, del pianeta Alfa 177.
L’aspetto, le dimensioni e persino il comportamento ricordano quello dei cani terrestri, con l’eccezione che questi hanno un corno che gli spunta dalla fronte, due antenne simili a quelle di un’aragosta e il pelo particolarmente lungo e ciuffoso, a volte anche di colori sgargianti e “alieni” come il blu, il verde o il viola.
In più, sulla schiena fa capolino una fila di creste ossee, mentre la coda è lunga e interamente ricoperta di scaglie.

A parte questi dettagli estetici così particolari, non sappiamo molto della loro biologia: solo che sono estremamente resistenti e che, evolvendosi, si sono adattati a resistere al clima estremo e alle fluttuazioni energetiche [Nota: si, questo è chiaramente del technobabbeling, in pieno stile Star Trek 😅😅] del loro mondo natale.

Nell’episodio in cui ne compaiono degli esemplari per la prima volta (il quinto della prima stagione, intitolato “Il duplicato”) questi alieni vengono infatti usati solo come espediente narrativo per far comprendere all’equipaggio dell’Enterprise gli effetti concreti di un malfunzionamento del teletrasporto. Quello che ha diviso Kirk (e uno di questi cani) in due metà identiche nell’aspetto ma una malvagia e l’altra buona.

Al di là di questo, risultarono talmente buffi e graditi al pubblico che vennero poi ripresi come easter egg in altre produzioni future, come il videogioco Star Trek Online e diversi episodi di Lower Decks.
Queste nuove versioni in particolare sono quelle in cui vengono introdotte le varianti strane nel colore della pelliccia, presentando i Canidi di Alfa 177 come animali da compagnia discretamente diffusi all’interno dello spazio federale.
Cosa comprensibilissima, visto quanto sono carini!

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI AGGEDOR

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO delle creature pelose provenienti dall’universo del Doctor Who, apparse principalmente in alcune avventure del Terzo Dottore (Jon Pertwee) andate in onda all’inizio degli anni ’70.

Gli Aggedor sono animali selvatici originari del pianeta Peladon.
Per descriverli basterebbe dire che assomigliano all’incrocio tra un orso e un cinghiale: alti, grossi, ricoperti di folta pelliccia marrone su tutto il corpo tranne il muso, i palmi delle mani e la zona attorno agli occhi. Sulla fronte hanno anche un corno tozzo e appuntito, poi artigli affilati, zanne aguzze che spuntano dalla bocca larga e un naso porcino.
Come senso primario si servono infatti dell’olfatto, poiché avendo come habitat naturale le grotte la loro vista è piuttosto scadente.
In compenso, vivono molto a lungo (anche diversi secoli) e il loro periodo di gestazione dura all’incirca cento anni.

Pur rientrando nella categoria delle intelligenze di tipo animale, gli Aggedor sono piuttosto scaltri e, con il giusto metodo e un po’ di pazienza, possono persino essere addestrati. Di natura però restano comunque predatori molto aggressivi.
Hanno inoltre un debole per la musica, tanto che con melodie dolci e rilassanti è possibile catturare facilmente la loro attenzione, quasi come se ne venissero ipnotizzati.

Inoltre, gli Aggedor svolgono un’importante funzione anche nella cultura del pianeta Peladon: sono considerati animali sacri dai nativi e venerati come simbolo di forza e regalità.
In particolare, stando alla leggenda, un antico Re Peladoniano fu salvato e protetto da una di queste creature dopo essere caduto in un dirupo. Per questo lo addestrò, gli diede nome “Aggedor” (come poi verrà chiamata l’intera specie) e lo rese suo primo protettore, dando inizio alla tradizione che li riguarda.
Curiosamente, nonostante ciò, uno dei riti di passaggio all’età adulta dei giovani Peladoniani consiste nel cacciare una di queste bestie.
Forse proprio per questo motivo, a un certo punto si pensò che fossero estinti. Ma col tempo questa voce si è rivelata infondata.

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI AB-UMANI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO una specie proveniente dal fumetto “Planet of the Damned” del misterioso R. E. Wright (quasi sicuramente uno pseudonimo), pubblicato fin dal primo volume della rivista britannica “Starlord”, uscita nel maggio del 1978.

Gli Ab-umani sono creature originarie dell’Ab-mondo (in originale “Ab-world”), una dimensione parallela a cui si può accedere attraverso il Triangolo delle Bermuda, cosa che di solito avviene in maniera accidentale.

Il loro aspetto è informe e spaventoso: somigliano a grotteschi ammassi di materia molliccia dotati di appendici che conferiscono loro una forma molto, ma molto vagamente antropomorfa.
Sono tuttavia completamente privi di occhi, orecchie, naso e qualsiasi cosa che potrebbe ricordare un apparato sensoriale. Come facciano a percepire il mondo attorno a loro è quindi un vero e proprio mistero!
L’unico orifizio di cui si ha conoscenza è quello che usano per spruzzare acido contro le loro prede.

Gli Ab-umani sono infatti predatori aggressivi e spietati, che non esitano ad attaccare gli esseri umani che arrivano nell’Ab-mondo, approfittando del loro smarrimento. E, stando a quanto riportano i pochi sopravvissuti, lo fanno per cibarsene.
Il mezzo più efficace per difendersi da loro è l’alcool, poiché il semplice contatto con la sostanza innesca una reazione chimica così violenta da farli avvolgere nelle fiamme in pochi secondi.

Per il resto, della loro società non sappiamo praticamente nulla a parte che, a una prima occhiata, sembra piuttosto primitiva.
A contribuire a questo aspetto c’è anche il fatto che (e la cosa mi fa molto ridere perché è il secondo termine che richiama il 40k che scrivo nell’articolo, pur se in realtà non c’è alcun collegamento reale tra i due universi) essendo goffi e lenti a piedi, compensano cavalcando i Grot, grosse creature volanti simili a pteranodonti.

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI UOMINI DI METALLO

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO andiamo a ripescare una vecchia perla d’animazione science-fantasy francese ormai quasi dimenticata.

Vi racconto infatti degli Uomini di Metallo, l’esercito di automi creati dal terribile Metamorphis, una sorta di cervello gigante che fa da principale antagonista nel film “Gandahar” (1988, regia di René Laloux), a sua volta basato sul romanzo di Jean-Pierre Andrevon “Gli uomini-macchina contro Gandahar”, pubblicato nel 1969.

Questi “minion” hanno l’aspetto di automi di metallo completamente neri, con la sola eccezione di un oblò (passatemi il termine) nella pancia e due sottili fessure al posto degli occhi, dai quali si può intravedere una luce rossastra.
Per certi versi, ricordano un po’ la Iron Legion del Marvel Cinematic Universe, ma in nero e disegnata con tratti molto più semplici.

In realtà non si tratta di robot in senso stretto. Sono più dei costrutti: gusci di metallo vuoti all’interno, animati dall’energia – apparentemente magica – di particolari cristalli posti al loro interno (da cui la luce rossastra di cui vi parlavo prima).

Comunque sia, come tradisce il loro aspetto, sono soldati implacabili. E poiché mancano di una vera e propria volontà, perseguono gli ordini a loro affidati senza batter ciglio o esitare, anche quando si tratta di azioni crudeli o pericolose.
L’unico modo per fermarli è, semplicemente, distruggerli.

Stando alla trama del film, il Metamorphis del futuro, più che millenario, anziano e ormai non più in grado di rigenerare le proprie cellule, li ha creati come suo esercito privato.
Il processo non è ben chiarito, in realtà, ma la teoria più comune vede i cristalli rosa che animano gli Uomini di Metallo come vere e proprie parti di Metamorphis solidificate. Cosa che, con tutta probabilità, è anche legata al loro controllo.

In ogni caso, la loro missione è tornare indietro nel tempo e catturare quanti più Gandahriani (gli abitanti di Gandahar, il pianeta dove è ambientata la pellicola) possibili, in modo da poterli “processare” per estrarne le cellule necessarie a prolungare la vita del loro padrone. Un processo che, ovviamente, risulta mortale per i prigionieri.
Per farlo, gli Uomini di Metallo li trasformano temporaneamente in pietra sparando raggi laser dagli indici e poi li imbozzolano dentro delle specie di uova (sempre di pietra) per trasportarli via con comodità.

E questo, in realtà, è più o meno tutto ciò che c’è da dire su di loro.
Non si tratta di personaggi particolarmente approfonditi, anzi sono proprio lì al servizio della trama, che a dirla tutta è un po’ inutilmente arrovellata.
In qualche modo però “Gandahar” come opera mi ha comunque colpita, soprattutto a livello visivo e per gli spunti sull’uso incontrollato dell’ingegneria genetica. Quindi volevo parlarvene un po’!

MARTEDÌ DELLO XENO – I QUARK

 

Per il MARTEDÌ DELLO XENO [di mercoledì] di oggi torniamo nell’universo del Doctor Who a scoprire alcuni nemici che, ve lo dico in totale sincerità, mi hanno incuriosita per il loro aspetto buffo: i Quark!

Si tratta, come potete vedere dalla foto, di robottini dalla forma piuttosto squadrata – praticamente dei comodini con le gambe – e con una “testa” composta da una sfera dalla quale si protendono cinque spuntoni.
Le “braccia” sono invece dei parallelepipedi incastonati nel busto che si aprono quasi come degli sportellini, e possono culminare in armi di vario tipo o dispositivi atti a manipolare oggetti.

Al di là del loro aspetto, sono comunque esseri intelligenti. E anche se spesso sono stati visti comunicare attraverso suoni elettronici, in realtà sono perfettamente in grado di parlare, se vogliono.

Una cosa curiosa è che, stando a quanto sostiene il Settimo Dottore, i Quark sono “allergici” ai cristalli di leptonite. Esporli a questo specifico materiale anche a una certa distanza (circa mezzo miglio) li disturba al punto di farli impazzire e, infine, esplodere.

Per completezza vi dico anche che alcuni sostengono che in realtà non siano robot ma abbiano al loro interno una componente biologica, forse persino di origine umana. Ma queste sono solo teorie non confermate che, se devo essere sincera, non mi convincono del tutto.

Quel che è certo è che i Quark, per la maggior parte, servono i Dominatori, una specie aliena di conquistatori intergalattici al comando di un grande impero.
Dico “per la maggior parte” perché in realtà ne esiste una frangia, cosiddetta “Ribelle”, che opera in maniera indipendente, mossa in ogni caso da un certo piacere nel seminare distruzione e soggiogare mondi.
Entrambe le varianti della specie hanno più volte cercato di conquistare anche la Terra, fallendo però sempre nei loro tentativi.

In generale, i Quark sono stati uno dei nemici ricorrenti e più accaniti del Secondo Dottore, anche se poi è capitato che si scontrassero anche con altre sue incarnazioni.
La loro prima apparizione risale al 1968, nel ciclo di episodi intitolato “I Dominatori”, ma poi sono stati ripresi anche altre volte, soprattutto in fumetti e romanzi la cui canonicità è quantomeno varia.
Non sono invece più tornati sugli schermi della TV, forse (e questa è una supposizione mia) perché come archetipo vanno un po’ a sovrapporsi ai Dalek, ben più famosi e approfonditi nel corso degli anni.
Pare che questo sia anche dovuto a una accesa disputa legale tra gli autori dell’episodio “I Dominatori” e la BBC, per una questione di diritti sul merchandise derivato.

Ciò nonostante i Quark restano uno dei nemici del Dottore preferiti da una bella fetta di pubblico, soprattutto quelli più affezionati alle serie vecchie

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