MARTEDÌ DELLO XENO – GLI AGGEDOR

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO delle creature pelose provenienti dall’universo del Doctor Who, apparse principalmente in alcune avventure del Terzo Dottore (Jon Pertwee) andate in onda all’inizio degli anni ’70.

Gli Aggedor sono animali selvatici originari del pianeta Peladon.
Per descriverli basterebbe dire che assomigliano all’incrocio tra un orso e un cinghiale: alti, grossi, ricoperti di folta pelliccia marrone su tutto il corpo tranne il muso, i palmi delle mani e la zona attorno agli occhi. Sulla fronte hanno anche un corno tozzo e appuntito, poi artigli affilati, zanne aguzze che spuntano dalla bocca larga e un naso porcino.
Come senso primario si servono infatti dell’olfatto, poiché avendo come habitat naturale le grotte la loro vista è piuttosto scadente.
In compenso, vivono molto a lungo (anche diversi secoli) e il loro periodo di gestazione dura all’incirca cento anni.

Pur rientrando nella categoria delle intelligenze di tipo animale, gli Aggedor sono piuttosto scaltri e, con il giusto metodo e un po’ di pazienza, possono persino essere addestrati. Di natura però restano comunque predatori molto aggressivi.
Hanno inoltre un debole per la musica, tanto che con melodie dolci e rilassanti è possibile catturare facilmente la loro attenzione, quasi come se ne venissero ipnotizzati.

Inoltre, gli Aggedor svolgono un’importante funzione anche nella cultura del pianeta Peladon: sono considerati animali sacri dai nativi e venerati come simbolo di forza e regalità.
In particolare, stando alla leggenda, un antico Re Peladoniano fu salvato e protetto da una di queste creature dopo essere caduto in un dirupo. Per questo lo addestrò, gli diede nome “Aggedor” (come poi verrà chiamata l’intera specie) e lo rese suo primo protettore, dando inizio alla tradizione che li riguarda.
Curiosamente, nonostante ciò, uno dei riti di passaggio all’età adulta dei giovani Peladoniani consiste nel cacciare una di queste bestie.
Forse proprio per questo motivo, a un certo punto si pensò che fossero estinti. Ma col tempo questa voce si è rivelata infondata.

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI AB-UMANI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO una specie proveniente dal fumetto “Planet of the Damned” del misterioso R. E. Wright (quasi sicuramente uno pseudonimo), pubblicato fin dal primo volume della rivista britannica “Starlord”, uscita nel maggio del 1978.

Gli Ab-umani sono creature originarie dell’Ab-mondo (in originale “Ab-world”), una dimensione parallela a cui si può accedere attraverso il Triangolo delle Bermuda, cosa che di solito avviene in maniera accidentale.

Il loro aspetto è informe e spaventoso: somigliano a grotteschi ammassi di materia molliccia dotati di appendici che conferiscono loro una forma molto, ma molto vagamente antropomorfa.
Sono tuttavia completamente privi di occhi, orecchie, naso e qualsiasi cosa che potrebbe ricordare un apparato sensoriale. Come facciano a percepire il mondo attorno a loro è quindi un vero e proprio mistero!
L’unico orifizio di cui si ha conoscenza è quello che usano per spruzzare acido contro le loro prede.

Gli Ab-umani sono infatti predatori aggressivi e spietati, che non esitano ad attaccare gli esseri umani che arrivano nell’Ab-mondo, approfittando del loro smarrimento. E, stando a quanto riportano i pochi sopravvissuti, lo fanno per cibarsene.
Il mezzo più efficace per difendersi da loro è l’alcool, poiché il semplice contatto con la sostanza innesca una reazione chimica così violenta da farli avvolgere nelle fiamme in pochi secondi.

Per il resto, della loro società non sappiamo praticamente nulla a parte che, a una prima occhiata, sembra piuttosto primitiva.
A contribuire a questo aspetto c’è anche il fatto che (e la cosa mi fa molto ridere perché è il secondo termine che richiama il 40k che scrivo nell’articolo, pur se in realtà non c’è alcun collegamento reale tra i due universi) essendo goffi e lenti a piedi, compensano cavalcando i Grot, grosse creature volanti simili a pteranodonti.

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI UOMINI DI METALLO

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO andiamo a ripescare una vecchia perla d’animazione science-fantasy francese ormai quasi dimenticata.

Vi racconto infatti degli Uomini di Metallo, l’esercito di automi creati dal terribile Metamorphis, una sorta di cervello gigante che fa da principale antagonista nel film “Gandahar” (1988, regia di René Laloux), a sua volta basato sul romanzo di Jean-Pierre Andrevon “Gli uomini-macchina contro Gandahar”, pubblicato nel 1969.

Questi “minion” hanno l’aspetto di automi di metallo completamente neri, con la sola eccezione di un oblò (passatemi il termine) nella pancia e due sottili fessure al posto degli occhi, dai quali si può intravedere una luce rossastra.
Per certi versi, ricordano un po’ la Iron Legion del Marvel Cinematic Universe, ma in nero e disegnata con tratti molto più semplici.

In realtà non si tratta di robot in senso stretto. Sono più dei costrutti: gusci di metallo vuoti all’interno, animati dall’energia – apparentemente magica – di particolari cristalli posti al loro interno (da cui la luce rossastra di cui vi parlavo prima).

Comunque sia, come tradisce il loro aspetto, sono soldati implacabili. E poiché mancano di una vera e propria volontà, perseguono gli ordini a loro affidati senza batter ciglio o esitare, anche quando si tratta di azioni crudeli o pericolose.
L’unico modo per fermarli è, semplicemente, distruggerli.

Stando alla trama del film, il Metamorphis del futuro, più che millenario, anziano e ormai non più in grado di rigenerare le proprie cellule, li ha creati come suo esercito privato.
Il processo non è ben chiarito, in realtà, ma la teoria più comune vede i cristalli rosa che animano gli Uomini di Metallo come vere e proprie parti di Metamorphis solidificate. Cosa che, con tutta probabilità, è anche legata al loro controllo.

In ogni caso, la loro missione è tornare indietro nel tempo e catturare quanti più Gandahriani (gli abitanti di Gandahar, il pianeta dove è ambientata la pellicola) possibili, in modo da poterli “processare” per estrarne le cellule necessarie a prolungare la vita del loro padrone. Un processo che, ovviamente, risulta mortale per i prigionieri.
Per farlo, gli Uomini di Metallo li trasformano temporaneamente in pietra sparando raggi laser dagli indici e poi li imbozzolano dentro delle specie di uova (sempre di pietra) per trasportarli via con comodità.

E questo, in realtà, è più o meno tutto ciò che c’è da dire su di loro.
Non si tratta di personaggi particolarmente approfonditi, anzi sono proprio lì al servizio della trama, che a dirla tutta è un po’ inutilmente arrovellata.
In qualche modo però “Gandahar” come opera mi ha comunque colpita, soprattutto a livello visivo e per gli spunti sull’uso incontrollato dell’ingegneria genetica. Quindi volevo parlarvene un po’!

MARTEDÌ DELLO XENO – I QUARK

 

Per il MARTEDÌ DELLO XENO [di mercoledì] di oggi torniamo nell’universo del Doctor Who a scoprire alcuni nemici che, ve lo dico in totale sincerità, mi hanno incuriosita per il loro aspetto buffo: i Quark!

Si tratta, come potete vedere dalla foto, di robottini dalla forma piuttosto squadrata – praticamente dei comodini con le gambe – e con una “testa” composta da una sfera dalla quale si protendono cinque spuntoni.
Le “braccia” sono invece dei parallelepipedi incastonati nel busto che si aprono quasi come degli sportellini, e possono culminare in armi di vario tipo o dispositivi atti a manipolare oggetti.

Al di là del loro aspetto, sono comunque esseri intelligenti. E anche se spesso sono stati visti comunicare attraverso suoni elettronici, in realtà sono perfettamente in grado di parlare, se vogliono.

Una cosa curiosa è che, stando a quanto sostiene il Settimo Dottore, i Quark sono “allergici” ai cristalli di leptonite. Esporli a questo specifico materiale anche a una certa distanza (circa mezzo miglio) li disturba al punto di farli impazzire e, infine, esplodere.

Per completezza vi dico anche che alcuni sostengono che in realtà non siano robot ma abbiano al loro interno una componente biologica, forse persino di origine umana. Ma queste sono solo teorie non confermate che, se devo essere sincera, non mi convincono del tutto.

Quel che è certo è che i Quark, per la maggior parte, servono i Dominatori, una specie aliena di conquistatori intergalattici al comando di un grande impero.
Dico “per la maggior parte” perché in realtà ne esiste una frangia, cosiddetta “Ribelle”, che opera in maniera indipendente, mossa in ogni caso da un certo piacere nel seminare distruzione e soggiogare mondi.
Entrambe le varianti della specie hanno più volte cercato di conquistare anche la Terra, fallendo però sempre nei loro tentativi.

In generale, i Quark sono stati uno dei nemici ricorrenti e più accaniti del Secondo Dottore, anche se poi è capitato che si scontrassero anche con altre sue incarnazioni.
La loro prima apparizione risale al 1968, nel ciclo di episodi intitolato “I Dominatori”, ma poi sono stati ripresi anche altre volte, soprattutto in fumetti e romanzi la cui canonicità è quantomeno varia.
Non sono invece più tornati sugli schermi della TV, forse (e questa è una supposizione mia) perché come archetipo vanno un po’ a sovrapporsi ai Dalek, ben più famosi e approfonditi nel corso degli anni.
Pare che questo sia anche dovuto a una accesa disputa legale tra gli autori dell’episodio “I Dominatori” e la BBC, per una questione di diritti sul merchandise derivato.

Ciò nonostante i Quark restano uno dei nemici del Dottore preferiti da una bella fetta di pubblico, soprattutto quelli più affezionati alle serie vecchie

MARTEDÌ DELLO XENO – I QUOCKRAN

 

Nel MARTEDÌ DELLO XENO di oggi [eccezionalmente spostato al mercoledì] scopriamo una specie minore particolarmente “timida” apparsa nel gioco di ruolo di Star Wars, quello pubblicato da West End Games dal 1987 al 1999.

I Quockran sono alieni originari di Quockra IV, un pianeta situato nella parte meridionale dell’Orlo Esterno della Galassia. Un tempo un mondo umido e verdeggiante, oggi divenuto un deserto arido e pieno di sale.

Gli abitanti hanno l’aspetto di grossi “lumaconi” lunghi tra il metro e mezzo e i due metri, con la pelle nera e il corpo flaccido.
La metà superiore è vagamente antropomorfa, costituita da un busto bello prominente, due braccia che terminano in 4 dita tozze e una testa che racchiude una bocca larga e irta di denti aguzzi, due occhi laterali e, in corrispondenza della fronte, un grosso naso.
La metà inferiore va invece a uniformarsi in una lunga e spessa coda, in grado di avvolgerli.
Un’altra caratteristica biologica curiosa è poi che sono privi di organi interni, cosa che li rende molto resistenti alle ferite.

Sulla società Quockran si sa poco o niente, principalmente perché sono estremamente xenofobi e isolazionisti, totalmente disinteressati ad avere a che fare con il resto dell’universo. Semplicemente, non gli interessa: vogliono starsene per gli affari loro ed essere lasciati in pace. Punto.

Questa cosa è così radicata che, per evitare di essere disturbati, hanno costruito una intera società di droidi per popolare la superficie del pianeta, programmandoli per commerciare con le specie esterne, negare con vigore (ma educazione) l’esistenza dei Quockran e soprattutto impedire – se necessario con la forza – a eventuali coloni, diplomatici o semplici curiosi di raggiungere il sottosuolo, dove ormai si sono stabiliti a vivere.

Nella malaugurata ipotesi che qualcuno di particolarmente ostinato dovesse riuscire a raggiungerli, comunque, più che una risposta violenta diretta questi riceverebbe probabilmente lo sdegno della civiltà Quockran, venendo ignorato e disprezzato finché non decide di andarsene.

Questa cosa mi ha fatta così sorridere che non ho potuto non dedicare loro un Martedì dello xeno. Tenete però conto che stiamo parlando di una specie molto di nicchia, apparsa solo nel GDR e in pochissimi altri prodotti ufficiali, tutti ormai relegati al lato “Legends” dell’universo di Star Wars, quindi non più canonici.

Ciò nonostante, chiudo con un’ultima curiosità: se l’aspetto dei Quockran vi ricorda quello degli Hutt, ci avete visto giusto: l’ispirazione di base per la creazione della specie sono stati infatti alcuni bozzetti preventivi di Ralph McQuarrie realizzati per definire l’aspetto di Jabba per la sua prima apparizione in “Il Ritorno dello Jedi” (1983)!

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI Z’VALI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO una specie extraterrestre apparsa nel videogioco Endless Space 2, sviluppato da Amplitude Studios e pubblicato da SEGA nel 2017.

Gli Z’vali sono nomadi spaziali provenienti da un mondo di cui non si conosce più nemmeno il nome.

Ciò che si sa è che un tempo il loro pianeta era ricco di risorse naturali e prospero, cosa che permise agli abitanti – dotati di grande intelligenza – di sviluppare in poco tempo tecnologie avanzatissime, soprattutto nel campo dell’informatica.
In particolare, si specializzarono nella creazione di simulazioni virtuali iper-realistiche così perfette da poter, attraverso di esse, provvedere a ogni fabbisogno del singolo individuo. Col risultato che, poiché tutti preferivano trascorrere il proprio tempo in mondi fittizi, quello vero finì con l’andare in malora.

Stando al mito, fu solo grazie allo sforzo eroico di pochi individui che la specie riuscì a spingersi nello spazio prima che il loro mondo morisse del tutto. E ancora oggi gli Z’vali si spostano per la galassia in piccole comunità, spesso offrendo i loro servigi e le loro tecnologie ad altre civiltà in cambio di risorse per continuare le loro ricerche scientifiche e progredire ancora.

A livello estetico sono alti e aggraziati, di forma antropomorfa ma con il collo allungato. La pelle è grigiastra, priva di pelo, mentre il volto appare protetto da una sorta di calotta naturale. Gli occhi sono distanti tra loro, il naso quasi inesistente o incorporato nella calotta e la bocca, in proprozione, piuttosto grossa.
Spesso poi sfoggiano innesti cibertnetici high-tech, differenti da individuo a individuo.

La cosa buffa, nonché quella che mi ha spinta a sceglierli per l’articolo di oggi, però è un’altra. E cioè che alcuni Z’vali, nonostante la storia della loro civiltà sia ben nota e spesso usata come monito sui pericoli dello sviluppo tecnologico incontrollato, sono convinti di vivere tuttora in una delle loro simulazioni iper-realistiche!

MARTEDÌ DELLO XENO – I KALISH

 

Oggi, per il MARTEDÌ DELLO XENO, torniamo nell’universo di Farscape per scoprire degli alieni che sanno come farsi beffe della gravità.

I Kalish sono una specie antropomorfa al servizio dell’Impero Scarran, in particolare nel ruolo di tecnici, burocrati o spie.

A livello estetico e come misure di peso/altezza sono molto simili agli umani, con la differenza che la loro carnagione è pallida, tendente al rosso vicino all’attaccatura dei capelli e, in alcuni punti, screziata da un sottile motivo fatto di rombi.
I capelli e in generale il pelo sul corpo sono sempre arancioni, mentre gli occhi sono di colore chiaro, talvolta blu oppure tendenti al verde.

La biologia Kalish si può riassumere in una parola specifica: efficienza.
Il loro metabolismo in particolare ha dell’incredibile, visto che possono sopravvivere senza problemi con soli dieci pasti all’anno (indicativamente). Anche se va specificato che questi pasti sono molto abbondanti, delle vere e proprie abbuffate, e che poi richiedono all’individuo di dedicare un po’ di tempo alla digestione, processo che comporta un temporaneo innalzamento della temperatura corporea.

Come se ciò non bastasse, sempre grazie al loro straordinario metabolismo, possono guarire dalle ferite molto, molto in fretta. E persino riattaccare eventuali arti o parti del corpo staccate senza bisogno di operazioni chirurgiche.
Il loro sangue, colgo l’occasione per aggiungere, è di un colore grigio-biancastro, tra l’altro.

La capacità più straordinaria dei Kalish però è quella che vi anticipavo in testa all’articolo: spostare il loro centro di gravità personale. Non è esattamente chiaro come facciano, qualcuno dice che ha a che fare con la distribuzione delle vene capillari all’interno del loro corpo o con alcuni organi particolari, ma a conti fatti ciò gli consente di camminare anche sulle pareti e sui soffitti come se nulla fosse.

A compensare tutte questi pregi c’è comunque il fatto che come specie, i Kalish sono poco resistenti alle radiazioni. Già un piccolo quantitativo è sufficiente a farli sentire male e un’esposizione anche breve va subito a intaccare certi organi interni, portando rapidamente alla dipartita.
Il loro metabolismo iper-efficiente, inoltre, distrugge immediatamente i cosiddetti microbi traduttivi, dei micro-organismi molto diffusi nella galassia che una volta iniettati alla base del cranio consentono di comprendere la lingua parlata da altre specie. Il risultato? Che i Kalish devono studiarsele “alla vecchia maniera”.
Non che sia un grosso problema, visto che la loro intelligenza è ampiamente sopra la media!

Della loro società, invece, si sa poco e nulla. Solo che sono stati conquistati dagli Scarran molto tempo fa, e da allora li servono nei ruoli che vi dicevo prima.
Il loro reale sentimento nei confronti dei loro aguzzini però è tutt’altro che positivo, tanto che esiste una vera e propria resistenza segreta che complotta nell’ombra per riuscire, un giorno, a far riguadagnare la libertà all’intera specie.
Altri, più semplicemente, si sono uniti alle fila dei Pacificatori (una enorme corporazione militare intergalattica) per avere l’occasione di combattere contro gli Scarran e fargliela pagare.

MARTEDÌ DELLO XENO – IL BATTERIO DI “IRON INVADER”

 

Oggi, per il MARTEDÌ DELLO XENO, rimaniamo sul tema dei B-movie come la scorsa settimana, ma ci spostiamo su scala microscopica.

Il nostro protagonista è infatti un batterio alieno di origine sconosciuta, apparso nel film “Iron Invader” (2011, regia di Paul Ziller), conosciuto anche come “Iron Golem” e da noi in Italia arrivato con il titolo “Metal Shifters”, tra l’altro solo sottotitolato.

Stando alla trama, questo microrganismo è giunto sulla sulla Terra assieme ai resti di un satellite precipitato dopo essere stato colpito da un asteroide. E sfortuna vuole che sia molto pericoloso per gli esseri viventi, compresi gli umani: anche solo un semplice contatto è sufficiente per drenarli di tutto il ferro presente nel loro corpo, cosa che li stronca in pochi secondi.

Al contrario, quando il batterio “infetta” un oggetto metallico, riesce ad animarlo. Non è proprio chiarissimo come, ma in fondo stiamo parlando di un film horror per la televisione, non andiamo a cercare il pelo nell’uovo. Non è quello l’importante.
Anche perché vi lascio immaginare che casino succede quando ad essere animata in questo modo è una scultura di oltre sei metri fatta con scarti di metallo riciclati.

Avete indovinato: il bestione, chiamato semplicemente “il Golem di Ferro”, inizia a dare la caccia alle persone così da permettere al batterio di nutrirsi del ferro contenuto nel loro sangue. Che, suppongo, sia molto più buono di quello di cui è composto il golem stesso, altrimenti non si spiega.

Comunque sia, anche se il Golem in sé è chiaramente un avversario temibile, forte e resistente, il suo microscopico pilota ha lo stesso punto debole di molti altri suoi simili, cioè l’alcool.
Nel film basta addirittura rovesciargli addosso della banale birra per “ripulire” un oggetto metallico infettato dal batterio alieno, facendolo tornare un semplice rottame.
Direi quindi che possiamo continuare a dormire sonni abbastanza tranquilli!

MARTEDÌ DELLO XENO – I FACEBURSTERS

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO una specie extraterrestre che vorrebbe provenire dall’universo di Alien ma non ci ha creduto abbastanza.

Si tratta infatti delle creature antagoniste in “Alien 2 – Sulla Terra”, film a basso budget del 1980 per la regia di Ciro Ippolito (sotto lo pseudonimo di Sam Cromwell). E ovviamente concepito come sequel non ufficiale di quello di Ridley Scott, uscito nei cinema appena l’anno prima.

Ora, descrivere questi alieni non è semplice per diversi motivi: innanzitutto, sullo schermo si vedono pochissimo, in inquadrature molto veloci e sempre in mezzo a secchiate di sangue finto ed effetti speciali scadenti.
Poi non è che nello svilupparsi della trama si stia proprio lì ad analizzarli e descriverli con cura, anzi si limitano semplicemente a fare mattanza e fungere da minaccia contro i protagonisti.
Infine, la loro forma adulta ha la (conveniente) capacità di mutare forma, qualità che rispetto a uno xenomorfo li avvicina quasi più a “La Cosa” dell’omonimo film, che però sarebbe uscito due anni più tardi, nel 1982.

Nonostante ciò, il richiamo ad “Alien” resta comunque molto forte: queste creature arrivano infatti sulla Terra sotto forma di uova dalle quali esce un parassita che va a infestare l’ospite e cresce nutrendosi dal suo interno.
Lasciamo poi stare che qui le uova sono di colore blu e simili a rocce. Però si aprono comunque dalla punta, se non altro.

Sempre come i cugini xenomorfi, poi, una volta maturo il parassita emerge dal corpo ospite sbrindellandolo. Solo che, non si sa perché, lo fa dalla faccia. Cosa che tra gli appassionati di B-Movie horror gli è valsa il soprannome di “Faceburster”, in contrapposizione all’ufficiale “Chestburster”, che come sappiamo bene preferisce uscire dal torace.
In questa fase della sua vita, tra l’altro, l’aspetto dell’alieno ricorda abbastanza la sua controparte ufficiale, solo molto più lungo e con una forza tale da poter tagliare la testa a un uomo stringendosi attorno al suo collo.

Una volta adulto, come accennavo prima, diventa invece in grado di cambiare forma a piacimento (assumendo all’occorrenza anche quella di altre persone) e ha come unico scopo quello di moltiplicarsi, cercando altri ospiti da infestare.
In questo caso, comunque, il processo non riparte più dalla fase dell’uovo, mi sembra di aver capito. Anche se come di fatto avvenga l’aumento di numero non mi è chiarissimo.
Sarò sincera: resto sul vago perché tanto arrivati a questo punto il film è ormai partito con la mattanza ed è concentrato praticamente solo su quella e sul senso di angoscia dei protagonisti braccati.

Non vi svelo come va a finire, aggiungo solo che quanto vi ho descritto – dalla schiusa del primo uovo agli adulti che trucidano e infestano tutto ciò che trovano – sembra avvenire in pochissime ore.

E sappiate che, concentrandomi solo sul descrivere la specie aliena, ho lasciato da parte molti dettagli sulla trama, dalla speleologia ai poteri psichici, per non parlare dei vaghi, vaghissimi pseudo-collegamenti che, se letti in un certo modo e ignorando grosse incoerenze, potrebbero, forse, legare queste vicende al film di Scott.
Se vi interessano fatemelo sapere nei commenti, che magari posso scriverci un altro post.

Infine, chiudo con una curiosità off-game: la 20th Century Fox, proprietaria del franchise di Alien, tentò invano di bloccare la distribuzione di “Alien 2 – Sulla Terra” in vari modi, incluse diverse cause legali.
Posso solo immaginare quanto deve infastidirli (o, passati tanti anni, divertirli) sapere che il film, seppur etichettato come non canonico, viene comunque ancora citato in tantissime wiki dedicate all’argomento!

MARTEDÌ DELLO XENO – I FLORAN

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO [eccezionalmente spostato al mercoledì per questiono logistiche] una specie giocabile di “Starbound”, un videogioco di avventura ed esplorazione con grafica in pixel art pubblicato da Chucklefish Ltd. nel 2014.

I Floran sono creature umanoidi evolutesi dalle piante, ormai diffusi un po’ in tutto l’universo sotto forma di vari clan e tribù autonomi, privi di un vero e proprio governo o struttura sociale centralizzata.

Alti all’incirca quanto un essere umano, hanno evidenti tratti vegetali sul corpo come foglie, petali o pelle simile a corteccia, diversi in forma e colore a seconda dell’individuo o del clan di appartenenza. In generale però sono privi del naso, hanno gli occhi molto grossi e pieni, oltre che una bocca molto larga e talvolta irta di spine esterne. Probabilmente per questo motivo, quando parlano tendono a sibilare molto le S.
Il loro vestiario è poi quasi sempre primitivo, fatto di abiti rozzi pieni di pellicce, denti e altri trofei ricavati dalle loro prede.

Questo perché, in barba allo stereotipo fantascientifico che vede le specie vegetali come calme, pacifiche e persino sagge, i Floran sono invece aggressivi, crudeli, dei veri e propri predatori, quasi ossessionati da concetti come la forza, l’abilità marziale e la caccia.
E poi sono carnivori: consumano con piacere le carni dei loro nemici e delle loro prede, pur se una parte (minima) del loro sostentamento avviene comunque attraverso la fotosintesi.

A livello biologico sappiamo inoltre che sono una specie priva di genere definito, anche se poi i singoli individui potrebbero adottarne uno in base alla loro personalità, sviluppando tratti maschili o femminili a seconda dei casi.

Pur essendo una civiltà giovane e primitiva anche a livello tecnologico, i Floran non sono affatto scemi, anzi. Sono così intelligenti da riuscire a retroingegnerizzare facilmente la tecnologia altrui, incluse le astronavi, cosa che li ha portati a diffondersi per la galassia in pochissimo tempo.
Non a caso i loro vascelli hanno l’aspetto di agglomerati di pezzi vari presi da astronavi di altre specie, tenuti insieme con viticci, liane e altri componenti vegetali. Un’estetica spesso altresì presente nel loro equipaggiamento high-tech, quando ne fanno uso, e nei loro insediamenti planetari. Anche se in quest’ultimo caso hanno comunque più la tendenza a vivere in strutture cave ricavate all’interno di alberi e grotte, pur senza negarsi qualche comfort più avanzato.

Inizialmente considerati una specie ostile e visti con sospetto (per non dire osteggiati) da molte altre civilità, pur restando aggressivi, ultimamente i Floran sembrano aver pian-piano compreso la necessità di integrarsi e di avere relazioni con le altre specie. Insomma, si sono un po’ ammorbiditi.

Secondo alcuni scienziati che li hanno studiati a fondo, la loro fama di aggressività e ferocia derivano perlopiù da un fraintendimento: essendo di origine vegetale, i Floran non considerano le specie “fatte di carne” vive e senzienti nello stesso modo in cui lo sono loro. È un po’ come se non avessero un’anima, ai loro occhi.
Per rendere l’idea, loro ci considerano allo stesso modo in cui noi considereremmo una pianta, o un filo d’erba. Ed è per questo che non provano grande empatia nei nostri confronti.

Ultima curiosità: i Floran sono presenti anche in “WarGroove”, un altro gioco di Chucklefish Ltd.

Close