MARTEDÌ DELLO XENO – TALEC

 

Per il MARTEDÌ DELLO XENO di oggi torniamo ancora una volta nel favoloso mondo dei B-Movie per approfondire l’antagonista del film “Arma Non Convenzionale” (1990, regia di Craig R. Baxley).

Interpretato da Matthias Hues senza nemmeno troppo trucco addosso, si tratta di un alieno di cui non sappiamo il nome perché nel film non viene mai pronunciato. Persino nei titoli di coda viene chiamato semplicemente “Bad Alien” (“Alieno Cattivo”), anche se alcune fonti riportano che nel materiale di pre-produzione è indicato come “Talec”, quindi per questo articolo userò quello.

In ogni caso, Talec è un vero e proprio narcotrafficante spaziale, giunto sulla Terra con uno scopo ben preciso: rifornirsi della sostanza stupefacente chiamata “barsi” e poi riportarla sul suo pianeta (anch’esso dal nome sconosciuto) per rivenderla.

Per farlo, prima ha sottratto un grande carico di eroina ad alcuni criminali terrestri, poi ha iniziato a somministrargliela in dosi elevatissime, così da poter poi prelevare le endorfine prodotte dai loro cervelli e, infine, raffinarle in barsi purissimo.
Il tutto grazie alla tecnologia superiore di cui è in possesso, tra cui una specie di frusta meccanica che culmina in un iniettore (con cui somministra l’eroina alle sue vittime) e una lama retrattile cava (utilizzata per prelevare le endorfine), entrambe integrate in ognuno dei suoi bracciali.
Come equipaggiamento seguono poi una potentissima pistola aliena e, soprattutto, la sua arma più iconica: un disco rotante in grado di tagliare tutto, dall’aspetto vagamente simile a un CD e utilizzato in inquadrature e rimbalzi che non hanno nulla da invidiare a quelli del chakram di Xena la Principessa Guerriera.

A livello estetico, almeno superficialmente, Talec (e in generale quelli della sua specie) non è dissimile da un essere umano. Alto, grosso, con lunghi capelli biondo platino, la pelle abbronzata e gli occhi velati di bianco.
E bianco è anche il suo sangue, come scopriamo nelle ultime scene d’azione.
Inoltre, anche se non sono chiarissimi i dettagli, sembra che questa sia una specie di “forma materiale” e che in realtà l’alieno sia composto di energia (o comunque abbia una relazione di qualche tipo con essa).

In qualunque caso, a fermarlo ci penseranno il Detective della narcotici di Houston Jack Caine (interpretato da un giovanissimo Dolph Lundgren) e l’Agente Speciale dell’FBI Arwood Smith (Brian Benben), impedendo così che altri della sua specie vengano sulla Terra in forze, aprendo una rotta interspaziale per il traffico di sostanze.

Ultima curiosità: il titolo originale del film è “I Come in Peace”, “Vengo in Pace”, una frase che Talec (che essendo alieno parla pochissimo l’inglese) ripete spesso alle sue vittime prima di aggredirle.

MARTEDÌ DELLO XENO – IL POPOLO DEL SOTTOSUOLO

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO una specie proveniente dall’universo dei Thundercats, il cartone animato del 1985 che ha come protagonisti degli alieni umanoidi con vistosi tratti felini.

Il Popolo del Sottosuolo (in originale “Under-Earthmen”, contrapposto a “Over-Earthman”, cioè come chiamano gli abitanti della superficie) sono extraterrestri originari della Terza Terra, il pianeta che ha dato asilo ai Thundercats dopo la distruzione del loro mondo originale, Thundera.

Il loro aspetto fisico tradisce per molti aspetti il loro habitat oscuro: non molto alti, completamente glabri, con la pelle grigio-violacea, gli arti leggermente sproporzionati in lunghezza e i tratti del viso molto marcati, quasi caricaturali.
In particolare hanno gli occhi davvero tanto grandi, con pupille che coprono quasi del tutto la sclera, anche se purtroppo sono quasi completamente ciechi e ipersensibili persino alla più piccola fonte di luce.
Per qualche strano motivo, poi, riescono a dare la scossa con il tocco delle dita.

Quella del Popolo del Sottosuolo è una storia triste: un tempo vivevano in superficie ed erano molto rispettati per la loro grande conoscenza in ogni ambito, conservata in ampie e fornitissime biblioteche.
Ma a un certo punto della storia, dei non meglio specificati e ormai dispersi nel mito “Signori Supremi” iniziarono a temerli e a dar loro la caccia, tentando di distruggerne i libri. Cosa che li spinse a rifugiarsi nelle profonde caverne dove ormai vivono da millenni.

Nel farlo hanno anche portato in salvo (e ancora preservano gelosamente) gran parte di quegli antichi tomi. Ma, ironia della sorte, vivere per generazioni e generazioni al buio ha deteriorato così tanto le loro capacità visive che non sono più in grado di leggerli.

La loro venerazione per la conoscenza però non è venuta meno!
Pensate che nell’episodio in cui compaiono, quando Lion-O (il leader dei Thundercats) li incontra per puro caso, inizialmente vorrebbero farlo prigioniero e costringerlo a leggergli tutti i libri della loro biblioteca, sfruttando la sua ancora ottima vista.

A parte un’iniziale diffidenza e aggressività nei confronti degli estranei, va però specificato che il Popolo del Sottosuolo non è intrinsecamente cattivo.
Anzi, una volta chiarito il malinteso e specificato che non si è stati mandati dai Signori Supremi della leggenda, si rivelano ospitali e benevoli, pur restando riservati.

I MIEI PENSIERI SU FALLOUT STAGIONE 2

 

Come promesso, oggi parliamo della seconda stagione della serie televisiva “Fallout” (che trovate su Prime Video). Otto episodi lunghi che, vi dico la verità, mi hanno soddisfatta (anche con i loro difetti).

[Prima di proseguire specifico che questa NON è una recensione ma l’opinione personale di una che “guarda cose e poi scrive cose”].

Detto ciò: le puntate si dimostrano il contenitore perfetto di un intreccio avvincente, macabro e densissimo di implicazioni. Se la prima stagione mi aveva sorpresa, questa prosegue il suo racconto nel Deserto del Mojave, attingendo a piene mani dall’immaginario di Fallout: New Vegas. La guerra tra fazioni (NCR, Legione, Confraternita) è avvincente ma ho seguito con più interesse la parte dei flashback.
È qui che la serie fa il salto di qualità: il racconto del mondo pre-apocalisse solleva questioni etiche pesantissime sulle derive totalitarie e su “potenti manipolatori” che hanno tra le mani il destino dell’umanità.

Personaggi preferiti:

– Cooper Howard: magnetico, tragico, solitario. La ricerca della famiglia e di una parte perduta di se stesso è il filo conduttore più emozionante. Adoro il suo cinismo, le sue scene e la disperazione che guida ogni sua azione.

– Hank MacLean: un cattivo diabolico e felice di esserlo, un mostro convinto che la superficie sia solo un enorme esperimento. Scritto e interpretato benissimo ammetto di aver pianto durante l’ultima scena con Lucy. È esattamente il rapporto padre/figlia che mi immagino mentre gioco ai videogiochi.

– Robert House: mi piace sempre.

– Diane Welch: la scena della testa. AGGHIACCIANTE. BELLISSIMA.

Cosa non mi è piaciuto?

Norm MacLean: ho trovato la sua sottotrama sconclusionata e debole rispetto al resto. Mentre fuori il mondo brucia e si evolve, i suoi passaggi mi sono sembrati trascinati e poco incisivi.

Nota Bonus: Thaddeus. Ho il forte sospetto che si stia trasformando in un Centauro. Quando gli è caduto il braccio (momento inaspettato e stupendo) ho avuto quasi una conferma… voi che ne pensate?

SPACE ACE, IL FRATELLO FANTASCIENTIFICO DI DRAGON’S LAIR

 

Tutti ricordano bene Dragon’s Lair, il videogioco a cartoni animati di Don Bluth prodotto dalla Cinematronics nel 1983.
Ma quanti ricordano il suo “fratello” fantascientifico, Space Ace?

Uscì appena quattro mesi dopo, proponendo più o meno lo stesso gameplay (con giusto qualche piccola innovazione), ma non arrivò mai al successo della sua controparte fantasy.

Anche la trama ricalca quella di Dragon’s Lair: invece che dover liberare la principessa prigioniera del drago, stavolta tocca salvare la fidanzata/collega Kimberly dal Comandante Borf, un alieno che vuole conquistare la Terra.

Il giocatore veste i panni di Dexter, soprannominato “Ace”, stereotipico eroe spaziale alto e possente, trasformato da Borf nella sua versione adolescente, ben più mingherlina, attraverso l’Infanto-Ray (traducibile come “raggio infantilizzante”).
Nonostante l’inconveniente, l’uomo deve darsi da fare per superare varie insidie, dai soldati-robot agli inseguimenti in navicella, raggiungere la base del malvagio extraterrestre e sconfiggerlo.
Per fortuna durante la sua avventura potrà anche ri-trasformarsi temporaneamente in Ace, così da avere vita più facile in certe fasi del gioco.

Seppur meno noto di Dragon’s Lair, anche Space Ace fu un grande successo commerciale e, nel tempo, diede origine a un piccolo franchise. Ne vennero infatti ricavati numerosi porting per computer e console casalinghe (alcuni più completi e fedeli di altri), un seguito, un fumetto e persino una breve serie a cartoni animati!

I MERCENARI DI MIDDENHEIM [GUIDA SENZA IMPEGNO ALLE BANDE DI MORDHEIM EP. 08]

Tutto ciò che di essenziale c’è da sapere sulle bande che si possono giocare in Mordheim. Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

Oggi chiudiamo il trittico dei Mercenari del Manuale Base con quelli di Middenheim, la città del Lupo Bianco!

Musica di sottofondo: ELPHNT – A Great Darkness Approaches, Can You Feel It?

In collaborazione con il gruppo Mordheim Italia e I Tremendi Dèi del Caos

MARTEDÌ DELLO XENO – I DAKTAKLAKPAK

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO una specie il cui nome sono contenta di dover solo trascrivere e non pronunciare per qualche video, apparsa nel videogioco “Star Control III” (1996).

I Daktaklakpak sono macchine semi-senzienti create dai Precursori, un’avanzatissima civiltà extraterrestre ormai scomparsa da decine di migliaia di anni, ma che ha lasciato dietro di sé moltissimi segni del proprio passaggio, tra artefatti e tecnologie varie.

Originariamente erano stati ideati come semplici droni per la manutenzione, ma dopo essere stati lasciati da soli per millenni, tra la cache piena, la mancanza di aggiornamenti di sistema e vari errori del clock, si sono “evoluti” in una sorta di specie a sé stante, auto-riprogrammandosi con un’identità e uno scopo ben precisi.

Hanno infatti misinterpretato la natura delle potenti entità extradimensionali chiamate “Gli Eterni” (“Eternal Ones”), registrandole come “Eternal-1-s”.
E partendo da questo presupposto, poiché anche il vero nome dei Daktaklakpak è in realtà un’equazione alfanumerica (una sorta di numero di serie, per intenderci), hanno concluso di essere a loro volta creature superiori. Per la precisione la seconda specie più avanzata dell’universo, superata solo dagli Eterni stessi.

Per questo disprezzano apertamente qualsiasi altra forma di vita, soprattutto se organica, vedendole semplicemente come strumenti da sfruttare per raggiungere il proprio scopo ultimo.
Cioè scoprire il vero nome degli Eterni, decifrando quella che ritengono una compessa equazione, così da raggiungere lo stesso livello di potere semi-divino.

In pratica sono ossessionati dagli Eterni.
Per avere informazioni su di essi sono infatti disposti a tutto, dal mettere le loro grandi competenze tecnologiche al servizio di altre specie o congregazioni malvagie, al macchiarsi di azioni terribili su larga scala, tra l’altro compiendole con la fredda indifferenza delle macchine che – in effetti – sono.
Insomma, per citare Bender di Futurama, “tradirebbero chiunque”.

Ironia della sorte, i Daktaklakpak non potranno mai raggiungere il loro scopo perché i Precursori li hanno creati con un blocco che gli impedisce di diventare completamente senzienti.
Inoltre, se dovessero davvero riuscire a decifrare il codice e scoprire finalmente il vero nome degli Eterni, la complessità dell’informazione sarebbe comunque troppo per i loro processori: li porterebbe a impazzire del tutto e auto-distruggersi!

STARCHASER – LA LEGGENDA DI ORIN

 

Conoscete “Starchaser – La leggenda di Orin”?

È un film d’animazione del 1985 per la regia di Steven Hahn, diventato famoso principalmente per due cose:
1) essere uno dei primi lungometraggi a mescolare tecniche di animazione tradizionale con quelle di computer grafica.
2) aver attinto a piene mani e senza vergogna da Guerre Stellari, al punto da esserne considerato quasi un plagio.

La storia ruota infatti attorno a Orin, un giovane schiavo impiegato nelle miniere di cristallo del pianeta Trinia, dove trova una strana spada incastonata nella roccia.
Poco dopo, questa proietta l’immagine di un misterioso uomo barbuto che rivela ai presenti come gli uomini non siano originari di quel posto ma anzi che al di fuori delle gallerie c’è un vasto universo a cui è giusto che tornino.
Egli incarica poi il possessore della spada di cercarne la lama, che proprio in quell’istante scompare come d’incanto, e con essa ritrovare la libertà.

Comincia così l’avventura di Orin e la sua ribellione all’armata di androidi schiavisti capeggiata dal malvagio tiranno Zygon.
Un’odissea che porterà il ragazzo a lasciare il pianeta e, assieme al contrabbandiere Dagg Dibrimi, alla principessa Aviana e alla robottina Silica, dopo svariate peripezie, a trovare la “forza” con cui liberare la sua gente dalla schiavitù.

Originariamente rilasciato come film in 3D stereoscopico e nonostante dal lato tecnico potesse contare su un’animazione molto ben fatta (quasi avanguardistica), Starchaser si rivelò un clamoroso flop al botteghino e non riuscì a recuperare nemmeno la metà dei suoi costi di produzione.
Il motivo fu proprio la trama, considerata sia dalla critica che dal pubblico troppo banale e scarna. Oltre che, come dicevo all’inizio dell’articolo, scopiazzata malamente da Guerre Stellari, Heavy Metal, He-Man e altri franchise di ben diverso successo usciti qualche anno prima.

Ciò nonostante col tempo divenne un piccolo cult movie, apprezzato almeno da una piccola cerchia di fan che lo ricordano soprattutto come un bel film della loro infanzia e ne apprezzano, se non altro, l’estetica.

In Italia arrivò nel 1987, direttamente in televisione, ed ebbe una limitata distribuzione come VHS, prima, e come DVD, molti anni dopo.

Visto a così tanti anni di distanza dalla sua uscita, devo però dire che è un peccato sia ormai stato quasi del tutto dimenticato.
Non è un capolavoro ma, se guardato in compagnia di qualche amico e con la giusta ironia nell’aria, può regalare un paio d’ore di buon divertimento!

MARTEDÌ DELLO XENO – I MANGIASOGNI DI CASSIOPEA

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO un predatore infido, in grado di manipolare i sogni delle sue vittime.

I Mangia-Sogni Cassiopeani sono una delle tantissime creature extraterrestri apparse nell’universo di Ben 10. Più precisamente nell’episodio “La notte degli incubi viventi” della terza serie, Ultimate Alien.

Il loro mondo di origine è sconosciuto ma, a giudicare dal nome, presumo siano molto diffusi nella zona vicina alla costellazione di Cassiopea. Altrimenti non si spiega!

L’aspetto invece è quello di meduse fluttuanti grosse all’incirca quanto la testa di un essere umano, con lunghi tentacoli blu e un corpo sferico che racchiude al suo interno macchie di varie sfumature comprese tra il rosa e il viola.

Siccome si nutrono delle sostanze chimiche prodotte da un cervello in forte stato di stress, sono solite attaccarsi alla faccia delle loro prede e indurle a un sonno forzato ricco di incubi, grazie ai quali possono banchettare a sazietà.
E ovviamente non si staccano fino alla dipartita della vittima, solo perché a quel punto non è più in grado di sognare e dar loro nutrimento.

Cosa curiosa, quando i Mangia-Sogni si attaccano alla testa di qualcuno, le macchie nel loro corpo si dispongono fino ad assumere la forma di un teschio. Tanto per ricordare anche a chi guarda dall’esterno che non sta accadendo qualcosa di bello, forse.

Tra l’altro, la loro presa sembra essere particolarmente salda: gira voce che se si prova a staccarne uno utilizzando la forza, è molto facile strappare via insieme anche la faccia della preda.
Per fortuna, i medici Galvaniani (un’altra specie aliena, particolarmente evoluta) sanno come rimuoverlo in sicurezza!

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI SCORPIANI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli extraterrestri che – lo dico onestamente – mi hanno colpita solo per la bruttezza dei costumi.

Gli Scorpiani sono alieni invasori provenienti da – cito testualmente – “il sistema stellare che voi chiamate Scorpione”. Che poi in realtà è solo una costellazione ma questi sono dettagli, si vede che hanno capito male.

Comunque sia, si tratta di creature anfibie di forma antropomorfa, alte all’incirca quanto un essere umano ma con il corpo ricoperto da un carapace rossastro, i tratti del volto piuttosto grotteschi, larghe orecchie sottili e due grosse antenne sulla testa.
Di pancia, verrebbe da chiamarli “Uomini-Crostaceo”, o qualcosa del genere.

La cosa più strana però è che nascono, tra l’altro già adulti, da uova alte due metri che impiegano centinaia di anni a schiudersi.
Sono inoltre in possesso di una misteriosa tecnologia che genera raggi per gli usi più disparati (a seconda delle necessità di trama), tra cui il teletrasporto, immobilizzare le persone e rendere invisibile un’intera isola agli occhi e strumentazioni umane.

Lo scopo della permanenza Scorpiana sulla Terra è ovviamente l’invasione.
Per questo hanno stipato migliaia e migliaia delle loro uova su un’isoletta remota e stavano pazientemente aspettando i secoli necessari perché si schiudessero.
Nei primi anni ’80 però sono stati scoperti dall’equipaggio del sottomarino S.S.R.N. Seaview e, in risposta, hanno cercato di affondarlo per poter utilizzare il suo motore nucleare in modo da velocizzare il processo di maturazione delle uova.

Fortunatamente per noi, il sottomarino ha avuto la meglio ed è riuscito bombardare l’isola degli Scorpiani con tutta l’artiglieria, bloccando così l’invasione sul nascere.

Questa ovviamente è la trama della loro unica apparizione sul piccolo schermo, avvenuta nell’episodio “Doomsday Island” del telefilm “Viaggio in fondo al mare” (“Voyage to the Bottom of the Sea”, 1964).
Però non avrebbero sfigurato nemmeno in un B-Movie da drive-in, secondo me!

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI SCRAB

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO torniamo nell’universo di Oddworld per scoprire cosa sono gli Scrab oltre a un ingrediente fondamentale per fare deliziose tortine.

Strano infatti a dirsi, ma prima di essere processati per diventare dolcetti gli Scrab sono tra i predatori più feroci del pianeta.
Estremamente territoriali, cacciano tutto ciò che si muove e se ne nutrono dopo averlo eliminato con brutalità, perforandone prima le carni con il becco e poi “danzando” sulla preda per finirla con le proprie zampette appuntite.

Il loro aspetto, in effetti, non è dei più rassicuranti: alti e massicci, con la pelle giallo-rossatra, si reggono su quattro zampe che come forma ricordano quelle dei granchi.
Sono invece privi di braccia, che probabilmente hanno perso nel corso dell’evoluzione, visto che il loro torso ha comunque delle rudimentali spalle a cui si potrebbero attaccare facilmente.
Il collo poi è spesso e allungato e si fonde con una testa che culmina con un becco allungato e aguzzo, dentro al quale si trovano anche alcune file di dentini.
Essendo totalmente privi di occhi si ipotizza che per orientarsi usino una qualche forma di ecolocalizzazione, visto che prima di muoversi emettono sempre piccoli ringhi o suoni striduli.

Un tempo gli Scrab erano molto diffusi in tutta la zona orientale del continente di Mudos, dal clima secco quasi desertico. Oggi però ne sono rimasti solo pochi esempliari, poiché la specie è stata cacciata fin quasi all’estinzione per produrre le famose tortine di cui vi parlavo prima.

Restano comunque uno dei più importanti animali totemici delle tribù Mudokon, in particolare dei Mudanchee, che li veneravano come loro patroni.
Per questo ancora oggi molti Scrab sono presenti tra le rovine della loro civiltà, nella regione nota come Scrabania. E, secondo la leggenda, restano lì a fare da guardia alle catacombe Mudanchee per ricambiare la cura con cui sono stati trattati in passato.

Ultima curiosità – a dirla tutta piuttosto inaspettata – uno dei versi degli Scrab usati nei videogiochi della serie Oddworld è stato poi ripreso e utilizzato anche nel film del 2009 “Daybreakers – L’ultimo vampiro”!

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