L’ANELLO DEBOLE E IL DOCTOR WHO

 

Riprendendo ancora un pochino l’argomento del post di ieri su Facebook, sapevate che “L’Anello Debole” visto nel Doctor Who è la parodia di un vero quiz televisivo della BBC?

La stessa Anna-Droide, frangetta rossa inclusa, fu costruita a immagine e somiglianza della conduttrice originale del programma: Anne Robinson, che le prestò anche la voce e — a detta di alcuni — la spietatezza!

Essendo poi entrambi i programmi prodotti e trasmessi dalla stessa rete, non solo non ci furono problemi con i diritti, ma anzi ho scoperto che i due “universi” si sono incontrati in più di un crossover, spesso in occasione di raccolte fondi per beneficenza.

Già nel 2003, prima ancora che la nuova serie del Doctor Who arrivasse sul piccolo schermo, ben tre Dottori (il Sesto, il Settimo e il Quarto, interpretato da un imitatore), K-9 e alcuni alieni iconici parteciparono all’episodio speciale del quiz compreso nell’evento “Children in Need” (simile al nostro Telethon, per rendere l’idea).

Nel 2007 venne invece organizzato un vero e proprio “The Weakest Link: Doctor Who Special” a cui presero parte diversi membri del cast, inclusi David Tennant e John Barrowman, come concorrenti.
A condurre la trasmissione fu Anna-Droide, almeno fino a quando entrò in scena la vera Anne Robinson, che staccò la spina alla sua controparte robotica e riprese le redini del programma.
A vincere il gioco fu Camille Coduri (interprete di Jackie Tyler, la mamma di Rose), che donò la sua vincita a diverse associazioni per la ricerca contro la Sclerosi Multipla e per il supporto ai bambini in difficoltà.

Ultima curiosità: sembra che alcune domande del Terzo Round di gioco fossero le stesse fatte due anni prima nell’episodio del Doctor Who dove appare la versione futuristica del programma. Un vero meta-tocco di classe!

MARTEDÌ DELLO XENO – I FINLEG

 

Oggi per il MARTEDÌ DELLO XENO torniamo su Darwin IV, il pianeta immaginato da Wayne Douglas Barlowe per il suo libro illustrato di (eso)biologia speculativa “Expedition” (1990) e riadattato da Discovery Channel nel documentario speciale “Alien Planet” (2005).
Se ricordate, ve ne avevo già parlato lo scorso novembre, con un episodio di questa stessa rubrica incentrato sui Rayback, altre bizzarre creature originarie dello stesso mondo alieno.

Oggi invece vi racconto dei Finleg, che mi azzardo a tradurre come “Pinnagamba”.
Degli esseri non molto grossi che, forse per via della loro pelle argentata, hanno effettivamente l’aspetto di pesci di terra un po’ abbozzati, molto tozzi.

La caratteristica che dà loro il nome (e quella che mi ha convinta a parlarvene) sono però le due pinne sotto al corpo.
Si, esatto: due. Che però si biforcano in due punte, creando l’illusione che queste bestioline siano quadrupedi!
In realtà invece si spostano solo su due, un po’ come se muovessero le “zampe” a coppie. Cosa che — a dirla tutta — li rende molto buffi.

Per il resto di loro non si sa moltissimo, dato che nel libro non vengono approfonditi quanto altre specie.
È però noto che si muovono in branchi (o sarebbe più giusto dire “banchi”? 🤔), soprattutto nelle zone vicino alle foreste. Sono infatti erbivori che si nutrono prevalentemente dei residui di gelatina vegetale avanzati da altre creature più grosse.

MARTEDÌ DELLO XENO – I DAVANIANI

 

Oggi sono particolarmente contenta perché con il MARTEDÌ DELLO XENO riusciamo a coprire ben tre epoche del cinema horror-fantascientifico: gli anni Cinquanta, gli Ottanta e i Novanta!

Lo facciamo grazie a una specie extraterrestre originaria del pianeta Davanna, giunta sulla Terra in gran segreto per spiarci e studiare il nostro sangue.
Questo perché, in seguito alla terribile guerra nucleare che ne ha devastato il mondo, si ritrovano piagati da una malattia ematologica che (non è ben chiaro come) fa evaporare il sangue.
E quindi vorrebbero capire se il nostro, all’apparenza compatibile con il loro almeno a livello di trasfusione, possa essere d’aiuto per risolvere il problema… ed eventualmente venire a prenderselo con la forza.

A livello estetico, i Davaniani sono quasi del tutto identici agli esseri umani, con la sola eccezione degli occhi, che appaiono bianchi e privi di iride. Per questo solitamente li nascondono dietro a spessi occhiali da sole, tenuti anche di notte o al chiuso.
Lo sguardo è poi anche veicolo di spaventosi poteri telepatici: attraverso di esso possono infatti sia ipnotizzare qualcuno, soggiogandolo al proprio controllo, che uccidere, bruciando il sistema nervoso della vittima a partire dal nervo ottico.
Cosa che non hanno grossi problemi a fare, dato che si dimostrano freddi, senza pietà e completamente privi di emozioni, molto in modalità “il fine giustifica i mezzi”, pur preferendo agire con discrezione.

In compenso, oltre ad avere bisogno di continue trasfusioni di sangue per rimanere in forze, il loro punto debole è anche avere un udito molto sensibile. Un semplice suono acuto, per esempio una sirena, è sufficiente a causargli un dolore insopportabile.

A parte le vaghe informazioni sulla guerra che li ha devastati, comunque, della loro civiltà non sappiamo praticamente nulla. Possiamo però dedurre che siano tecnologicamente più avanzati di noi, visto che nell’appartamento del Signor Johnson (uno dei loro agenti sulla Terra) c’è un dispositivo di teletrasporto che lo collega a Davanna.

Passando all’off-game, come vi accennavo all’inizio dell’articolo, i Davaniani sono un piccolo classico dei B-Movie.
La loro prima apparizione risale al film del 1957 “Not of this Earth”, diretto niente meno che da Roger Corman e goffamente riadattato in italiano come “Il vampiro del pianeta rosso”, con tanto di Davanna sostituito con un più popolare (e semplice) Marte.
Sono poi stati ripresi anche in un remake omonimo del 1988, stavolta per la regia di Jim Wynorski, che gli conferisce un taglio un po’ più comico e occhi che brillano quando vengono usati i poteri.
Infine, nel 1995, il regista Terence H. Winkless ha realizzato un secondo remake per la TV, come parte del contenitore antologico di film horror “Roger Corman Presenta…”, quindi in un certo senso la loro storia si è conclusa con una sorta di ritorno a casa.

IL FINALE POST-APOCALITTICO DE L’ARMATA DELLE TENEBRE

 

Sapevate che per il film “L’Armata delle Tenebre” (1992, regia di Sam Raimi) è stato girato anche un finale post-apocalittico?

Anzi, in realtà si tratta di quello originale, poiché è venuto per primo rispetto all’altro che tutti conosciamo, in cui Ash beve la pozione magica, torna al suo tempo e riprende a lavorare nel reparto ferramenta del grande magazzino S-Mart, non senza incappare in qualche ulteriore problema con le forze oscure.
Questa versione fu voluta con insistenza dai produttori di Universal, girata appositamente dopo la fine delle riprese, e poi venne confermata come canonica anni dopo, nel 2015, con l’uscita della serie TV sequel “Ash vs. Evil Dead”.

Sam Raimi invece ha più volte dichiarato di preferire il primo finale, quello post-apocalittico.

In questa versione, Ash riceve comunque una pozione magica e gli viene raccomandato di berne esattamente sei gocce, poiché ognuna corrisponderà a cento anni di sonno.
Dopo essersi rinchiuso assieme alla sua macchina in una grotta viene però distratto da un piccolo crollo proprio mentre sta contando, col risultato che si sbaglia e ne prende una in più.
Il poverino si risveglia quindi un secolo in ritardo, coperto di polvere e ragnatele, con i vestiti logorati dal tempo e capelli e barba lunghissimi. E uscendo dalla grotta si trova di fronte un paesaggio devastato da chissà quale cataclisma, tra palazzi crollati e rottami arrugginiti.
Una visione che lo fa crollare a terra, urlando disperato “I’ve slept too long!” (“Ho dormito troppo!”) poco prima che la scena sfumi nel nero, accompagnata da una risata folle.

A seguito di ricerche, ho scoperto che l’intento di Raimi era quello di lasciarsi la porta aperta per un eventuale film successivo, in cui Ash avrebbe combattuto le forze del male in un’ambientazione post-apocalittica, per l’appunto.
Il tutto seguendo l’idea che ogni capitolo della saga dovesse virare verso un genere diverso (horror il primo, horror-commedia il secondo, horror-fantasy il terzo, horror-post-apocalittico il quarto e via dicendo).
Ma alla fine questa cosa rimase solo un concetto mai realizzato. Peccato!

MARTEDÌ DELLO XENO – IL PAPA SPAZIALE

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO quella che per me è una delle creature più divertenti dell’universo di Futurama: il Papa Spaziale!

Noto anche con il nome latino di “Crocodylus Pontifex”, è la figura a capo del Cattolicesimo Spaziale. Cioè quello che sembrerebbe essere l’evoluzione al 31^ secolo dell’attuale Cattolicesimo, considerando soprattutto che continua ad avere sede nella Città del Vaticano, a Roma.

Poi sulla specie in sé non si sa molto oltre a quello che si può dedurre osservandolo: è un rettile antropomorfo, alto all’incirca quanto un uomo, con la pelle a scaglie verde acceso e quattro dita per mano.
Viene poi detto che ha più di 200 anni, quindi si tratta con buona probabilità di creature piuttosto longeve.

Un’altra curiosità è che nel futuro, il fatto che il Papa sia un rettiliano è una cosa talmente ovvia e risaputa da essere utilizzata come domanda retorica, da rivolgere a qualcuno quando puntualizza l’ovvio!
Inoltre, siccome i precetti del Cattolicesimo Spaziale si scagliano fortemente contro la robosessualità (l’amore tra robot ed esseri viventi), il Papa Spaziale è uno dei suoi più grandi detrattori pubblici.

Purtroppo non è un personaggio molto ripreso dagli autori del cartone animato, salvo qualche menzione qua e là e veloci apparizioni in pochi episodi. Ed è un peccato, perché secondo me potrebbe dare vita ad archi narrativi interessanti!

In compenso, come potete vedere dall’immagine che ho scelto di allegare all’articolo, il Papa Spaziale ha avuto il privilegio di sposare Fry e Leela (anche se in realtà la situazione è un po’ più complicata, dato che nell’episodio in questione il tempo è fermo e lui non se ne accorge).

MARTEDÌ DELLO XENO – I RICICLATORI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli esseri provenienti dall’universo di Farscape, apparsi però non nel telefilm vero e proprio ma nel GDR derivato, pubblicato dalla casa editrice AEG nel 2002 e inedito in Italia.

I Riciclatori (in originale “Recyclers”) sono creature biomeccanoidi di origine sconosciuta ma molto diffuse in giro per la galassia.
Alimentati da semplice luce solare, ce ne sono di diverse forme e varietà, in media lunghi circa un metro e mezzo. In generale tutti hanno l’aspetto di insettoni meccanici a otto zampe, con il corpo che sembra fatto di circuiti stampati e altre componenti tecnologiche come antenne, visori e appendici multiuso.

Non si tratta di esseri davvero senzienti, anche se dimostrano comunque una spiccata intelligenza di tipo animale e dei tratti sociali molto marcati.
Si muovono infatti sempre in gruppo, e se per caso un esemplare finisce isolato per qualche motivo, si “disattiva” (nel senso che diventa mogio, come se fosse triste) fino a quando non si riunisce ad altri della sua specie.
Inoltre, riconoscono e obbediscono al loro padrone con un certo zelo.

La caratteristica principale dei Riciclatori, quella da cui deriva il nome, è però di poter consumare i materiali ed espellerli in una forma raffinata.
Non è infrequente infatti che vengano utilizzati nelle operazioni minerarie, mangiando i metalli grezzi per trasformarli in lingottini. Oppure nell’edilizia, per produrre materiali da costruzione partendo da quelli di scarto. O ancora sulle astronavi, dove consumano anidride carbonica per trasformarla in carbonio e ossigeno puri, creando di fatto nuova aria respirabile.
Volendo, dai materiali ingeriti, possono anche creare oggetti con una forma specifica, un po’ tipo stampante 3D, purché non si tratti di cose troppo complesse.

Di norma non possono invece processare materiale organico o addirittura vivente, per via di una specie di protocollo di sicurezza interno.
Sembra però che molti pirati spaziali, che già si servono dei Riciclatori per aprire portelloni chiusi e casseforti, abbiano imparato ad aggirare questo blocco, così da utilizzarli anche per far sparire i corpi delle loro vittime senza fatica!

MARTEDÌ DELLO XENO – I RAKKA

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO voglio raccontarvi degli alieni cattivi che fanno da antagonisti nel cortometraggio indipendente “Rakka”, pubblicato nel 2017 dagli Oat Studios di Neill Blomkamp (regista, tra le altre cose, di “District 9” ed “Elysium”).

I Klum (pronunciato “Klumi”) sono una specie extraterrestre di cui non si conosce l’origine ma solo la crudeltà.

Hanno l’aspetto di rettili antropomorfi alti poco meno di tre metri, interamente ricoperti di scaglie scure, dotati di due gambe e ben quattro braccia: due “principali” e due “secondarie”, più piccole, poste all’altezza di metà busto. Le loro mani, inoltre, hanno quattro dita.
Il volto invece è allungato e culmina in vere e proprie fauci che ricordano quelle di un coccodrillo, dalle quali però emerge una lingua biforcuta come quella dei serpenti.
Gli occhi poi sono tanti, piccoli e completamente neri, distribuiti ai lati del viso.

A livello tecnologico, per quanto la cosa non sia molto approfondita, sembrano particolarmente evoluti. Possono infatti controllare una sostanza fluida di colore nero chiamata “Swax”, facendole assumere la forma e le caratteristiche che desiderano.
È attraverso quella che creano tutto ciò di cui hanno bisogno: armi, armature, veicoli e persino edifici.

La loro capacità più pericolosa però è sicuramente quella di controllare la mente delle altre creature con lo sguardo, costringendole ad agire come vogliono loro.
Per questo la Resistenza umana è stata costretta a dotarsi di uno speciale dispositivo (simile a una fascia/elmetto da indossare sulla testa) capace di bloccare la loro influenza.

Ma perché parlo di “Resistenza Umana”?

Perché, nell’universo il cui si svolge il cortometraggio, i Klum hanno invaso la Terra, sterminato buona parte della popolazione e reso schiavi quasi tutti i superstiti.
Non solo, hanno anche iniziato una vera e propria terraformazione del pianeta, creando gigantesche torri di swax che stanno riempiendo l’atmosfera di metano, cosa che rende sempre più difficile agli umani anche solo respirare.

E il motivo dietro alle loro azioni sembra essere, pensate… l’invidia.
A quanto pare, infatti, altre creature aliene simili ad Angeli che loro prima veneravano come divinità, ora li hanno in qualche modo rinnegati, preferendo dedicare le loro attenzioni ai terrestri.
Per questo, i Klum non si lesinano in torture e sadici esperimenti sui loro prigionieri, cercando ossessivamente di capire cos’abbiamo noi che loro non hanno.

Ultima nota: se vi ho incuriositi e volete vedere il cortometraggio, lo trovate disponibile gratuitamente su YouTube, a questo link. Dura “solo” una ventina di minuti, ma a me è piaciuto tantissimo!

I VIAGGIATORI DELLA SERA

 

Di recente ho visto piuttosto ripresa sui social una scena presa da “I Viaggiatori della Sera”, film del 1979 di (e con) Ugo Tognazzi, dove lo si vede rispondere in maniera sgarbata al petulante nipotino Antonluca.

Quello scambio di battute che sembra provenire da una qualsiasi commedia all’italiana, però, è decontestualizzato: la pellicola riprende infatti abbastanza fedelmente l’omonimo romanzo di Umberto Simonetta, uscito nel 1976, che ha toni ben più distopici e angoscianti.

In quello che allora era un prossimo futuro, l’autore descriveva un’umanità (o quantomeno l’Italia) piagata da un grave problema di sovrappopolazione.
E per risolverlo, un non meglio precisato governo autoritario ha istituito una legge che impone ai cittadini di trasferirsi in specifici “Villaggi Vacanze” una volta compiuti i 49 anni, abbandonando così le loro case e qualunque altra attività svolgessero prima.

Le virgolette non sono messe a caso, perché i cosiddetti Villaggi Vacanze sono in realtà dei lager ricoperti di vernice dorata. Posti dove gli “ospiti”, pur potendosi dare alla pazza gioia, sono costretti a partecipare a un’estrazione mensile i cui vincitori hanno la “fortuna” di partire per una crociera dalla quale non faranno più ritorno.
E per cui prima dell’imbarco ti danno l’estrema unzione, giusto per evitare equivoci.

Non a caso, molti “anziani” scelgono di togliersi la vita prima di essere costretti a partire per uno dei Villaggi.
Altri invece semplicemente si rassegnano al loro destino e stanno al gioco, cercando di godere appieno e senza freni i loro ultimi momenti.

Insomma, il romanzo di Simonetta descrive un quadro che mi ha sinceramente turbata: un futuro dove la disumanizzazione è di casa e comunemente accettata all’interno della società.
Un perfetto esempio di distopia “sottile”, giocata sul filo della morale, senza bisogno di grandi disastri o esplosioni atomiche.

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI OCTOGORI

 

La settimana scorsa siamo andati sulla fantascienza d’autore e sul filosofico ma oggi, in questo MARTEDÌ DELLO XENO a cavallo tra le festività, credo sia più opportuno puntare a qualcosa di più easy: la fantascienza trash.

In particolare, voglio parlarvi degli Octogori (“Octogores” in lingua originale), una specie di alieni invasori del tutto simile a ragni giganti, alti fino a sei metri e con zampe grandi quanto pali della luce.
Si tratta di esseri intelligenti e maligni, arrivati sulla Terra da un pianeta lontano inseguendo gli esuli di un’altra specie chiamata Arachno-Sapiens (questi ultimi in grado di trasformarsi da ragni giganti a umani e viceversa) dopo averne conquistato il mondo d’origine e ridotto in schiavitù la maggior parte.

Già che ci sono però hanno deciso di schiavizzare anche gli abitanti di Saginaw, nel Michigan, contaminando la riserva idrica della piccola città con le loro uova. Cosa che, in teoria, dovrebbe trasformarli in ragni.
Un piano che, fortunatamente per noi, verrà fermato da un gruppo di ragazzini umani e alcuni Arachno-Sapiens.

Ma da dove viene questa storia degna di un B-Movie di bassa lega?

È la trama del libro horror per ragazzi “Sinister Spiders of Saginaw”, il nono della serie “Michigan Chillers” (molto simile ai ben più noti Piccoli Brividi, arrivati anche nel nostro paese) scritta da Johnathan Rand e pubblicata da AudioCraft Publishing Inc. all’inizio degli anni 2000.
L’ho scoperta per caso durante una delle mie tante ricerche in giro per l’internet, e non potevo certo tenermela per me!

SHOKTIR LORAI, IL ROBOCOP BANGLADESE

 

Qualche mese fa vi ho parlato di Lady Battle Cop, la versione giapponese e femminile di RoboCop.
Come mi aveva fatto notare qualcuno nei commenti, però, non è certo quella la scopiazzatura più imbarazzante e trash del cyborg di Verhoeven.

Oggi vi racconto quindi di “Shoktir Lorai”, il remake a bass(issim)o costo girato in Bangladesh a metà degli anni ’90 (alcune fonti dicono 1996, altre 1997, altre ancora 1998. Non sono riuscita a capire quale sia corretta).

Il film è esattamente quello che credo stiate immaginando guardando la foto: un adattamento molto semplificato della storia originale, con l’aggiunta di alcuni balletti e altri elementi eccentrici (e più economici da mettere in scena).

A dirla tutta, la prima ora è davvero interminabile, con una lunga introduzione del protagonista, un poliziotto di nome Johan, della sua famiglia felice e vari altri comprimari.
Nel mentre, due scienziati mettono a punto una formula chimica (pare) per il lavaggio del cervello. Scoperta alla quale un Boss criminale della zona è particolarmente interessato.
Facendola breve, a un certo punto le trame si intrecciano, la situazione si complica e sia Johan che sua figlia vengono fatti fuori dai malviventi.

Lui però viene ovviamente “ricostruito” come potente cyborg, anche se non è ben chiaro come, e dotato di un’armatura (rimovibile, sembrerebbe) che è la copia economica e un po’ raffazzonata del suo alter-ego statunitense.
Anche lui, tra l’altro, inizialmente ha perso la memoria. Poi però ricorda ciò che i criminali hanno fatto a sua figlia e parte per la sua personale spedizione punitiva.

Ed è qui che il film comincia a dare il meglio di sé: nel momento in cui Johan entra in scena con l’armatura, infatti, il divertimento si impenna. E da lì in poi seguono continue scene d’azione e scazzottate, in una escalation di nemici che parte dai criminali di strada fino ad arrivare al Boss malavitoso contro cui vuole vendicarsi.
Che nel frattempo ha rapito la figlia di uno dei due scienziati per obbligarlo a trasformare in cyborg una delle sue tirapiedi, così da avere una guardia del corpo in grado di competere con Johan. E, di conseguenza, regalare al pubblico uno scontro finale epico.

Cos’altro dire? Shoktir Lorai è un perfetto esempio dei film a basso costo che venivano prodotti in quei paesi in quell’epoca, cercando cavalcare un minimo il successo delle loro controparti hollywoodiane.
Pensate che a un certo punto, senza motivo apparente, si sente in sottofondo il tema musicale del Superman con Christopher Reeve. In un altro momento, invece, viene utilizzata (spudoratamente) la sequenza di apertura della fondina nascosta nella gamba del RoboCop originale.
Insomma, non si può prenderlo sul serio nemmeno volendo!

Però rivisto oggi come B-Movie ha il suo fascino e, a patto di superare la prima ora, regala moltissimi momenti divertenti anche se non si capisce una parola di quanto viene detto.
A tal proposito, voglio riprendere uno stralcio da una recensione nella quale sono incappata durante le mie ricerche, che riassume tutto perfettamente:
“La versione che ho trovato su YouTube aveva un audio così pessimo che i sottotitoli automatici riuscivano a scrivere solo [musica] e [applausi] (di solito in corrispondenza degli spari). Questo non ha minimamente intaccato il divertimento.”

Io invece non riesco a non pensare che se solo avessero aggiunto al costume una visiera scura che coprisse gli occhi del protagonista, forse sarei riuscita a prendere il film un minimo più sul serio.

In ogni caso, se volete vederlo con i vostri occhi, lo trovate facilmente su YouTube, completo. Poi però fatemi sapere se vi è piaciuto!

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