Di recente ho visto piuttosto ripresa sui social una scena presa da “I Viaggiatori della Sera”, film del 1979 di (e con) Ugo Tognazzi, dove lo si vede rispondere in maniera sgarbata al petulante nipotino Antonluca.
Quello scambio di battute che sembra provenire da una qualsiasi commedia all’italiana, però, è decontestualizzato: la pellicola riprende infatti abbastanza fedelmente l’omonimo romanzo di Umberto Simonetta, uscito nel 1976, che ha toni ben più distopici e angoscianti.
In quello che allora era un prossimo futuro, l’autore descriveva un’umanità (o quantomeno l’Italia) piagata da un grave problema di sovrappopolazione.
E per risolverlo, un non meglio precisato governo autoritario ha istituito una legge che impone ai cittadini di trasferirsi in specifici “Villaggi Vacanze” una volta compiuti i 49 anni, abbandonando così le loro case e qualunque altra attività svolgessero prima.
Le virgolette non sono messe a caso, perché i cosiddetti Villaggi Vacanze sono in realtà dei lager ricoperti di vernice dorata. Posti dove gli “ospiti”, pur potendosi dare alla pazza gioia, sono costretti a partecipare a un’estrazione mensile i cui vincitori hanno la “fortuna” di partire per una crociera dalla quale non faranno più ritorno.
E per cui prima dell’imbarco ti danno l’estrema unzione, giusto per evitare equivoci.
Non a caso, molti “anziani” scelgono di togliersi la vita prima di essere costretti a partire per uno dei Villaggi.
Altri invece semplicemente si rassegnano al loro destino e stanno al gioco, cercando di godere appieno e senza freni i loro ultimi momenti.
Insomma, il romanzo di Simonetta descrive un quadro che mi ha sinceramente turbata: un futuro dove la disumanizzazione è di casa e comunemente accettata all’interno della società.
Un perfetto esempio di distopia “sottile”, giocata sul filo della morale, senza bisogno di grandi disastri o esplosioni atomiche.


