*CYBERPUNK 2020*

 

Non ci fate caso, sono solo riflessioni.
“Cyberspazio. Una consensuale allucinazione vissuta ogni giorno da miliardi di operatori legittimi, in ogni nazione, da parte di bambini cui sono stati insegnati concetti matematici”.
Così William Gibson descrive la Matrice, nel nostro caso: Internet.
Viviamo “nel futuro”, dove le intelligenze artificiali sono in grado di compiere embrionali ragionamenti umani e la tecnologia segna il ritmo della nostra vita.
È un accordo, quello che abbiamo raggiunto, tra uomo e macchina: non possiamo più vivere l’uno senza l’altro.
Noi diamo vita alla rete, facciamo affidamento su di Lei ogni giorno e chi si rifiuta di tenere il passo rimane indietro.
Avrete ordinato almeno una volta qualcosa da Amazon, scelto la meta delle vacanze in base a recensioni e foto suggestive, condiviso una notizia o il video di un gattino.
Il nostro cellulare, anche il modello meno aggiornato, ci permette di fare qualunque cosa, fosse solo rilassarsi con un giochino demenziale.
Avete visto come state bene con la barba?
O nati del sesso opposto?
Le informazioni viaggiano veloci nella Matrice, quasi senza controllo. Quasi.
Dobbiamo esserne spaventati?
No.
Temere l’avanzamento della tecnologia è come aver paura d’invecchiare.
Voglio credere, anche se alcuni giorni è più difficile di altri, che questo nostro “cyberpunk” ci stia portando verso un miglioramento di noi stessi.
Voglio pensare che la rete non solo ci agevoli ma ci faccia sentire un po’ più vicini e consapevoli di ciò che accade attorno a noi.
Che ci arricchisca e sviluppi la nostra mente.
Mi piace pensare che, in un prossimo futuro, guarderemo i nostri Tablet da ridenti cittadine pulite, sane e piene di vita e non dallo schermo polveroso di un Pip-Boy.

immagine by dustycrosley

STAGIONI DIVERSE

 

“Stagioni diverse” è una raccolta di racconti scritti da Stephen King.
Pubblicata nel 1982, nasce con delle idee sviluppate la sera, a letto, perché di giorno King era già impegnato nella stesura di altri romanzi.
Diciamo quasi “a tempo perso”.

Sono quattro storie sconnesse tra loro:
1- L’eterna primavera della speranza – Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank
2- L’estate della corruzione – Un ragazzo sveglio
3- L’autunno dell’innocenza – Il corpo (stand by me)
4- Una storia d’inverno – Il metodo di respirazione

Le prime tre hanno avuto un adattamento cinematografico, rispettivamente:
– Le ali della libertà (1994) con Tim Robbins e Morgan Freeman.
– L’allievo (1998) con Ian McKellen
– Stand by Me – Ricordo di un’estate (1986)

– Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank –

La storia inizia nel 1947 quando Andy Dufresne arriva nel carcere di Shawshank.
Accusato dell’omicidio della moglie e del suo amante viene condannato all’ergastolo senza sconto di pena.
La nuova vita dietro le sbarre si rivela da subito infernale: le guardie e i direttori sono crudeli e corrotti così come un gruppo di carcerati che si fa chiamare “Le sorelle”.
La storia è scritta dal punto di vista di Red, famoso per essere “colui che procura la roba” e l’unico uomo con cui Andy stringe amicizia.
L’ho trovato perfetto: film e racconto si completano a vicenda. Voglio sbilanciarvi e confessarvi che mi è piaciuta di più la versione cinematografica.
Il film, spalmato su 2 ore e mezza, l’ho trovato molto più crudele, freddo e coinvolgente.
I dialoghi, l’interpretazione degli attori e soprattutto le musiche sono il punto forte: vi suggerisco di andarvele a cercare.
Ci sono scene molto forti e tematiche su cui non avevo mai riflettuto.
“L’istituzionalizzazione” del carcerato, per esempio.
Una persona che passa quasi tutta la sua vita in cella e poi viene rilasciato come potrà riprendere una normale esistenza? Come potrà non sentirsi alienato in un mondo molto differente da quello che si ricordava?

– Un ragazzo sveglio –

Nel 1974, a Los Angeles, il tredicenne Todd Bowden suona alla porta del vecchio immigrato tedesco Arthur Denker accusandolo di essere il famigerato criminale nazista Kurt Dussander durante la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante cerchi di smentire, alla fine il vecchio è costretto ad ammettere la sua vera identità; invece di denunciare alle autorità Dussander, Todd gli chiede di raccontagli nel dettaglio tutti i suoi crimini commessi in guerra minacciando di smascherarlo e farlo arrestare se si rifiuta.
Questo è il racconto che, come vi avevo già scritto, mi ha colpito di più.
La caduta del giovane che trasforma la sua curiosità in perversione e quel vecchio nazista nostalgico.
Sono due personaggi odiosi e bellissimi da scoprire.
C’è una parte, in particolare dove Todd ordina all’SS di indossare la divisa e marciare a suo comando: una scena grottesca e inquietante.
Mi è piaciuta molto la “crescita” ( o decrescita ) dei personaggi che si stimolano a vicenda mentre la loro psiche crolla e prende un’inquietante forma.

– Il corpo –

Siamo negli anni ’60 quando Gordon Lachance, un tredicenne che vive nell’immaginario paese di Castle Rock nel Maine e tre amici, Chris Chambers, Teddy Duchamp, e Vern Tessio, trovano il corpo di Ray Brower, un loro coetaneo uscito in cerca di mirtilli e mai più tornato.
Ci troviamo di fronte alla “classica ambientazione” dell’autore.
Ragazzini con famiglie disastrate che, spinti dalla curiosità, si ritrovano in un’avventura dai risvolti macabri.

– Il metodo di respirazione –

David, il narratore di questa storia, è un uomo di mezza età, notaio a Manhattan, associato ad uno strano club in cui i membri, oltre a leggere, discutono e si raccontano storie.
Il giovedì prima di Natale, l’anziano medico Dr. McCarron rivela la storia di una paziente incinta e del suo parto, avvenuto in modo incredibile.
Una storia agghiacciante.

CURIOSITÁ:

– In “Un ragazzo sveglio” Dussander ricorda di aver usato, dopo la guerra, una banca del Maine per acquistare dei titoli con uno pseudonimo. Afferma, inoltre, che il banchiere che glielo ha procurato è stato arrestato per l’omicidio della moglie un anno dopo l’acquisto. Tale personaggio è Andy Dufresne, protagonista del racconto Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank.

– Sempre in “Un ragazzo sveglio”, Ed French menziona che il numero della sua camera è il 217, la stessa del famoso Overlook Hotel in Shining.

– Ne “Il corpo” viene menzionato Cujo, san Bernardo protagonista dell’omonimo romanzo.

DUNE

 

Ho terminato “Dune” questa sera e voglio scrivere le mie impressioni a caldo, senza pensarci troppo.
Stiamo parlando di un libro che definire intricato sarebbe riduttivo.
Scritto da Frank Herbert nel 1965, è il primo dei sei romanzi che formano la parte centrale e originaria del ciclo di Dune.
A questi si sono aggiunte, dopo la scomparsa dell’autore, altre serie, scritte dal figlio Brian Herbert.
“Dune” racconta di lotte tra casate, religioni, profezie, inganni, intrighi e tradimenti che si snodano attraverso una trama completa e inattaccabile dal punto di vista stilistico e della sostanza.
Un’ambientazione senza dubbio scenografica e curata nei minimi dettagli, frutto di un’operazione complessa capace di mantenere la coerenza dell’intreccio senza sbavature.
La trama, più o meno in poche parole, è questa:
La galassia è un impero decadente.
L’imperatore è sorretto dalle casate delle famiglie feudatarie, prima fra tutte gli Harkonnen che, se vogliamo descriverli correttamente, definirei come malvagi, avidi e subdoli.
Il romanzo inizia con il trasferimento della nobile famiglia degli Atreides sul pianeta Arrakis (Dune): il luogo più inospitale della galassia ma anche il più importante.
Nei suoi deserti immensi vivono giganteschi vermi delle sabbie, le cui larve producono “la spezia”, sostanza preziosissima per l’economia dell’intero sistema politico imperiale e non solo.
Su Dune vivono anche i Fremen, un popolo indigeno che dedica la loro intera esistenza al recupero di ogni goccia essenziale d’acqua, indispensabile per la vita nel deserto.
Il duca Leto Atreides insieme alla sua concubina Jessica (membro della sorellanza Bene Gesserit di cui parleremo più tardi) e il figlio Paul sono presto vittime di un agguato ordito dagli Harkonnen, intenzionati a riprendersi il controllo del pianeta.
Lady Jessica e Paul trovano così rifugio presso i Fremen dove il ragazzo sarà costretto a seguire il suo destino.
C’è stato un momento preciso che mi ha emozionato e, secondo me, racchiude bene la filosofia dell’intero libro.
Uno dei Fremen si è offeso per essere stato disarmato da Paul durante il loro primo incontro e lo sfida a un duello all’ultimo sangue.
Paul è un combattente bravissimo e, anche se non vorrebbe uccidere l’avversario, è costretto a finirlo.
La cerimonia funebre, è un momento molto toccante dove il ragazzo prende pienamente coscienza delle conseguenze delle sue azioni e ha il suo primo vero assaggio di quanto la vita di quel popolo sia aspra e crudele. A un certo punto, mosso dalla commozione, non riesce a trattenere le lacrime e inizia a piangere.
La cosa può sembrare normale ma genera grande impressione tra i Fremen che, per risparmiare acqua, piangono raramente.
L’atto di “donare l’acqua ai morti” assume per il gruppo un forte valore sacro che rafforza la convinzione di aver trovato in lui “il prescelto”.
Menzione d’onore per le Bene Gesserit: in assoluto la mia ”fazione” preferita.
Parola d’ordine: pianificazione.
Descritta come una sorellanza esoterica, i membri si sottopongono a un addestramento lungo anni al fine di ottenere poteri e abilità che all’esterno possono facilmente apparire come magici.
Sono leali solo a se stesse, tuttavia, per conseguire i loro obiettivi ed evitare interferenze esterne, spesso fingono fedeltà nei confronti di altri gruppi o individui.
Gli insegnamenti si focalizzano sull’equilibrio tra corpo e mente, ricordando molto da vicino le discipline orientali.
Il fine ultimo della Sorellanza è evolvere la specie umana verso una forma superiore attraverso la selezione genetica.
Dall’alba dei tempi programmano gli “accoppiamenti” per poter generare lo “Kwisatz Haderach” (colui che può essere in molti luoghi contemporaneamente): un essere perfetto i cui poteri mentali gli permettono di arrivare a concepire più dimensioni.

TRILOGIA DELLO SPRAWL

 

Difficile parlare in poche righe di William Gibson.
Esponente del filone cyberpunk e papà di un genere meraviglioso e complesso.
”Neuromante”, ”Giù nel cyberspazio” e ”Monna Lisa Cyberpunk” non si presentano con una trama unitaria.
I personaggi si intrecciano in una trilogia ambientata nello stesso universo narrativo.
Ci troviamo intorno al 2035, in un mondo dove la tecnocrazia ha preso il sopravvento e le città si sono trasformate in megalopoli controllate dalle multinazionali. I distretti industriali sono lasciati nel più completo degrado mentre le élite vivono in quartieri esclusivi e blindati o, addirittura, nello spazio orbitale.
La criminalità è il modo più diffuso per sopravvivere ed è il prototipo dell’anti-eroe a catturare la simpatia del lettore.
I “cowboy della tastiera” trascorrono buona parte della propria esistenza immersi nella realtà virtuale del cyberspazio, chiamato anche “Matrice”.
La connessione (innestata a livello cerebrale) consente loro di vagare nella rete informatica globale.
E lì stanno benissimo perché liberi da preoccupazioni e problemi legati alla realtà cruda e misera in cui sono costretti a vivere.
Una condizione molto attuale dove spesso ricerchiamo la pace affidandoci alla rete.
Non voglio aprire una discussione sociologica sull’utilizzo o l’abuso della tecnologia ma in questo momento storico ”il cyberspazio” ci sta aiutando moltissimo e possiamo dire sia diventato (ora più che mai) una parte fondamentale della nostra vita.
”La trilogia dello Sprawl” non è una lettura semplice.
Non fa parte di quella categoria di libri che si possono leggere prima di andare a letto o a tempo perso.
Più volte ho dovuto riprendere frasi che non capivo e fermarmi per assimilare i concetti (magari sono io che sono lenta) ma, dopo l’ennesima pausa, sono arrivata a una conclusione: stavo leggendo un quadro.
L’atmosfera è difficile da descrivere.
È una narrativa basata su sensazioni e immagini che si prestano a essere più immediate se ”guardate” piuttosto che ”lette”.
Spiegare l’ambientazione di ”Blade Runner” a una persona che non ha mai visto il film è faticoso.
Voi che parole usereste per raccontare ”Matrix” o ”Johnny Mnemonic” a qualcuno che non sa nemmeno cosa sia il cyberpunk?
Non basta fare una semplice e fredda descrizione di ciò che circonda i personaggi, bisogna usare un lessico efficace.
Vi scrivo solo l’incipit di Neuromante:
”Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto.”

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