IL PRIMO TIMECOP ERA UN FUMETTO

 

Ma voi lo sapevate che prima di diventare un famoso film con Jean-Claude Van Damme, Timecop era un fumetto?

Una proto-storia divisa in tre parti, intitolata “Time Cop: a man out of time” fece la sua comparsa sui numeri 1, 2 e 3 (agosto, settembre e ottobre 1992) della rivista antologica “Dark Horse Comics”, pubblicata dall’omonima casa editrice.

Gli autori erano Mike Richardson e Mark Verheiden, gli stessi che poco dopo si occuperanno di scrivere anche la sceneggiatura per il film, poi a sua volta riadattata in forma di fumetto per accompagnarne l’uscita, nel 1994.

Mi spiace solo che, nelle mie ricerche, non sono riuscita a trovare notizie di un’eventuale pubblicazione italiana. Il che mi sembra strano: visto il successo commerciale ottenuto dalla pellicola mi sarei aspettata almeno la pubblicazione del suo adattamento, essendo tra l’altro solo due numeri. E invece nulla.
È un peccato! Se qualcuno dovesse saperne qualcosa mi faccia sapere!

[Nell’immagine, l’agente Max Walker illustrato da Dave Dorman, preso dalla copertina dell’albo con la sua prima apparizione.
I disegni per i fumetti veri e propri, invece, furono entrambi opera di Ron Randall.]

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI AQUILONI SATURNIANI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO rimaniamo sul filone “creature strane” ma ci spostiamo nella fantascienza americana degli anni ’40 per scoprire degli esseri che – lo ammetto – mi hanno incuriosita a partire dall’illustrazione.

Gli Aquiloni Saturniani (in originale “Saturnian Kites”) sono animali originari, lo dice il nome stesso, del pianeta Saturno.
Leggeri ma piuttosto voluminosi quando sono in volo, hanno otto lunghe zampe collegate tra loro (a gruppi di quattro) da una membrana che ricorda il patagio dei pipistrelli o degli scoiattoli volanti. Ogni zampa culmina con un tre artigli ed è collegata, dall’altro capo, al corpo, dal quale si protendono anche una piccola e rozza testa e delle frange che fanno da “coda”.

Al di là dell’aspetto fragile, sono predatori insettivori molto astuti che cacciano con un sistema ingegnoso: si ancorano a una roccia o qualcos’altro di solido grazie a un fluido appiccicoso prodotto da alcune loro ghiandole e poi si lasciano sollevare dal vento rimanendo attaccati solo per un filamento sottile ma molto resistente.
Una volta su, sostenuti dalla corrente, allargano le “ali” per catturare più insetti possibile, di cui poi si ciberanno.
Praticamente fanno la pesca a strascico in aria!

E questo è tutto ciò che si sa di loro, considerando che appaiono solo in un breve paragrafo del racconto “Guai su Saturno” di Arthur K. Barnes, pubblicato per la prima volta sulla rivista “Thrilling Wonder Stories” del febbraio 1941.
Uno dei tanti del ciclo dedicato alla Cacciatrice Interplanetaria Gerry Carlyle.

L’illustrazione che vedete in foto (l’unica ufficiale mai realizzata di queste creature, per quel che ne so) proviene invece dalla raccolta “Interplanetary Hunter”, pubblicata nel 1956, ed è opera dell’artista Ed Emshwiller.

In Italia, il racconto “Guai su Saturno” è stato invece pubblicato solo una volta e molti anni più tardi, nel 1981, all’interno della raccolta “L’arca dell’infinito” di Libra Editrice, assieme a tutto il resto del materiale su Gerry Carlyle scritto da Barnes.

LO SPACE FUN HELMET DI STAR TREK

 

Conoscete lo “Space Fun Helmet” di Star Trek?

Si tratta di uno dei memorabilia più particolari legati alla serie: un giocattolo prodotto dalla Enco Company nel 1976, che in realtà era solo una versione brandizzata di un altro casco spaziale già presente nella loro linea generica a tema “Star World”.
In pratica, avendo acquisito la licenza ufficiale di Star Trek, pensarono di appiccicarci sopra qualche adesivo a tema e via. Il resto l’avrebbe fatto la fantasia dei bambini (non inclusa nella scatola, come le batterie).
Poco importava che nella serie non si fosse mai visto niente di simile, insomma 😅😅

Il risultato fu… strano, a dir poco. Lo vedete in foto, con la sua sirena lampeggiante in testa, le antenne telescopiche e il visore.
Non che fosse così fuori contesto: considerate che il tema era estremamente popolare all’epoca per via della recente corsa allo spazio. E che nel 1969 una diversa compagnia chiamata Remco Toys aveva già fatto uscire un altro elmetto spaziale brandizzato Star Trek altrettanto strano (giallo brillante, con due grosse “bolle” sugli occhi), assieme a una ampia gamma di altri gadget come pistole, walkie-talkie e veicoli vari tra cui treni, carri armati ed elicotteri.

Comunque, alla fine sembra che l’elmetto Space Fun della Enco abbia venduto abbastanza bene. E di sicuro negli anni è diventato un vero e proprio oggetto di culto tra i fan del franchise, che l’hanno scherzosamente soprannominato “Spock Helmet” per via dell’adesivo che veniva mostrato sulla scatola (anche se in realtà le opzioni di personalizzazione includevano anche gli adesivi di Kirk, McCoy e Scott, oltre a un generico “Crew” e “Proprietà della U.S.S. Enterprise”).

Ma sapete qual è la cosa più bella?
Che dal 2020, a quarantaquattro anni dalla sua uscita, grazie alla serie animata “Star Trek: Lower Decks” l’elmetto È DIVENTATO CANONICO.
Compare infatti in ben due episodi (il decimo della prima stagione e il quinto della terza), presentato anche nell’anno 2380 come un oggetto di grande valore collezionistico!

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI ORGON

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO torniamo nell’Universo Espanso di Guerre Stellari (ora chiamato “Legends”) per scoprire gli Orgon, una specie di piante carnivore originarie del pianeta Gorsh.

L’aspetto è quantomai particolare: sembrano delle grosse noci dal diametro di circa mezzo metro, di un colore variabile tra il verde e il giallo, con sei-otto tentacoli che spuntano dai lati, lungo la cavità mediana tra le due metà del guscio. Questi sono lunghi fino a quattro metri e vengono usati sia per muoversi che per nutrirsi.
Quando un Orgon riesce ad afferrare una preda, infatti, inizia a secernere un liquido appiccicoso e tossico che lo aiuta a intrappolarla. Poi, con calma, rilascia anche degli acidi che la liquefano, permettendogli così di consumarla.

Per il resto, non hanno occhi ma sono comunque in grado di percepire la luce attorno a loro, e gli organi vitali sono (giustamente) racchiusi al sicuro all’interno del guscio.
Hanno inoltre l’abitudine di lasciare sulle altre piante dei grappoli di “bolle” piene di un liquido urticante rosso, letale per gli umani, che esplodono al minimo tocco.

Piuttosti intelligenti, anche se il loro metabolismo è molto lento (si stima che un adulto abbia bisogno di circa 3 kg di carne all’anno), sono tra i predatori più temuti del pianeta Gorsh, che già di per sé non è un bell’ambientino.
Quasi interamente ricoperto d’acqua, le poche isolette di terra emersa ospitano solo giungle paludose ricche di piante e creature tutt’altro che amichevoli. Come se non bastasse, poi, l’atmosfera è semi-tossica, tanto da rendere necessario l’utilizzo di respiratori per non incorrere in malattie e debilitazioni varie.
Non a caso, l’avamposto utile più vicino è una stazione spaziale della GeneTech che orbita attorno al pianeta, ben lieta di sfruttarne le variegate flora e fauna come materia prima per le proprie ricerche in campo scientifico-farmacologico.

Sembra inoltre che gli Orgon siano di parecchio interesse per la corporazione, ma fino a ora non sono stati in grado di catturarne esamplari che potessero essere utili ai loro studi.

Chiudo con un pensiero personale che mi ballava in testa mentre facevo ricerche per questo articolo. E cioè che, cambiando universo, gli Orgon non si troverebbero poi tanto male su Catachan!

MARTEDÌ DELLO XENO – I CALOT

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO [eccezionalmente anticipato al lunedì] parliamo dei Calot, fedeli compagni a dieci zampe provenienti dall’universo di John Carter, creato dallo scrittore Edgar Rice Burroughs all’inizio del secolo scorso.

Originari del pianeta Marte (o, come lo chiamano i nativi, Barsoom), sono rettili tozzi e ben piazzati, grossi all’incirca quanto un pony, con la bellezza di cinque paia di gambe grazie alle quali possono raggiungere, in corsa, l’incredibile velocità di 400 km orari.
Essendo predatori naturali, la bocca è piuttosto larga e racchiude al suo interno ben tre fila di denti aguzzi. Gli occhi invece sono piccoli, così come il naso. Ciò nonostante, hanno un senso dell’olfatto molto sviluppato.

Non a caso, nella società dei Marziani Verdi (una delle civiltà che abitano il pianeta rosso) sono l’equivalente dei nostri cani e vengono comunemente impiegati come animali da guardia, per la caccia o, a volte, per il combattimento.
Proprio come i loro equivalenti terrestri, inoltre, sono noti per la loro intelligenza (nei limiti di un animale) ed estrema devozione ai padroni.

Il calot più noto al grande pubblico è sicuramente Woola, il fedele compagno di John Carter, che l’ha più volte tirato fuori da situazioni estremamente pericolose.

QUELLA VOLTA CHE ROBOCOP PARTECIPÒ AL WRESTLING

 

Non è una cosa che seguo abitualmente, ma so che il wrestling è un grande spettacolo sopra le righe e che, negli anni, è stato teatro di numerosissime “baracconate”.

Credo che nessuna però possa competere con l’evento “Capital Combat” del 19 maggio 1990, in cui RoboCop in persona scese in campo per aiutare il wrestler Sting, liberandolo da una gabbia di ferro in cui era stato imprigionato da alcuni rivali.
Una trovata promozionale per il film “RoboCop 2”, che sarebbe uscito nelle sale il mese successivo.

E… beh, non so cos’altro aggiungere. Ho scoperto questa cosa qualche giorno fa e dovevo assolutamente condividerla!

[Se volete vedere il momento con i vostri occhi, trovate facilmente diversi video su YouTube]

LA MISTERIOSA LOCANDINA DE “IL PIANETA PROIBITO”

 

Mentre cercavo l’immagine della locandina de “Il Pianeta Proibito” per il post della settimana scorsa, mi sono imbattuta in questa strana versione alternativa che mi ha lasciata a dir poco confusa.

Tanto per cominciare, il robot raffigurato non è quello del film, Robbie. Il corpo ne ricorda vagamente le fattezze, ma la testa è proprio completamente diversa!
Strano poi che stia sparando con una pistola laser, ma non voglio essere troppo fiscale.
Il fatto che stia trasportando una ragazza invece è ok: lo fa anche nella locandina originale (nonostante nel film non avvenga nulla del genere). Diciamo che è una posa classica per il cinema di quell’epoca.

Sullo sfondo poi ci sono un po’ di cose a caso di fantascienza generica: varie astronavi a razzo, una sorta di città futuristica, esplosioni… insomma, l’artista sembra voler ribadire il genere dell’opera con una certa insistenza, ma senza entrare troppo nello specifico.

A colpirmi di più è però quella scritta “la forza è con voi” sopra al titolo, un chiaro riferimento a Guerre Stellari (1977), film uscito oltre vent’anni dopo rispetto a Il Pianeta Proibito (1956).
Escludendo la preveggenza, i conti non tornano 🤔🤔

Il mio primo pensiero è che si trattasse di un remake o di un film diverso con lo stesso titolo, ma no: i dati riportati sotto (attori, regista, etc.) sono esattamente gli stessi del film del 1956, quindi stiamo parlando proprio di quello.

Cercando e ricercando su internet, però, l’unico altro dato che sono riuscita a trovare è che, stando a un negozio americano che vende poster d’epoca, questa locandina sarebbe del 1978.
Cosa che tra l’altro combacerebbe con il riferimento a Guerre Stellari, uscito l’anno prima.

Si tratta forse di un’illustrazione rifatta per riproporre al cinema un classico della fantascienza, cavalcando l’onda del successo del film di George Lucas? Magari con la scusa di festeggiare, più o meno, il ventennale dall’uscita?
Mi sembra verosimile, ma non lo so con certezza.

Posso solo dire che questa locandina, e il mistero dietro di essa, mi affascinano tantissimo.
Qualcuno magari ne sa qualcosa di più o sa darmi una spiegazione?

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI ALIENI DELL’ARMADIETTO C-18

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO torniamo nell’universo di Men In Black con una specie extraterrestre apparsa nel secondo film della saga.

Poiché non si conosce il loro vero nome (né molti altri dettagli, come il pianeta di origine, la biologia o come siano arrivati sulla Terra) ci si riferisce a loro come “gli alieni dell’armadietto C-18”.
Vivono infatti in un piccolo plastico creato apposta per loro, riposto dentro al mobile così numerato, nella Grand Central Station di New York.

Si tratta di piccoli esserini antropomorfi alti pochi centimetri, interamente ricoperti di pelo marroncino, con grossi occhi dotati di pupille rettangolari e, sulla testa, un paio di antenne bioluminescenti.
Gli individui particolarmente anziani sembrano inoltre sviluppare una peluria ancor più folta e grigia sul volto, che ricorda chiaramente le lunghe barbe e capelli da mago anziano, come Gandalf e Albus Silente, o forse addirittura da figura biblica.

Questo potrebbe non essere un caso, dato che i piccoli alieni sono “molto propensi” alla mistificazione religiosa.
Nel film, infatti, venerano l’Agente K come una vera e propria divinità, affibbiandogli titoli come “Portatore di Luce”, onorandolo con canti a tema e trattando gli oggetti che lui ha lasciato loro in custodia come reliquie sacre.

In quest’ottica, un semplice orologio da polso diventa “il Segnatempo” e viene utilizzato come torre dell’orologio nel loro piccolo villaggio, mentre il biglietto da visita di un videonoleggio diventa “la Tavola dei Comandamenti” e dà origine a elaborazioni filosofico-teologiche di frasi come “riavvolgete, ne godrete” (goffo adattamento del motto “be kind, rewind”), “due al prezzo di uno, ogni mercoledì” e “vasta sezione di programmi per adulti nel retro”.
Sviluppo bizzarro, senza dubbio, ma che a quanto pare ha garantito la pace nella piccola società dell’armadietto C-18.

I piccoli alieni però sono anche molto veloci a cambiare oggetto della loro venerazione: quando K riprende il suo orologio, facendoli sprofondare nello sgomento, è sufficiente che l’Agente J lasci il suo al posto di quello vecchio per diventare la loro nuova divinità preferita.
Facendo ricerche su internet, inoltre, ho letto diverse teorie (non confermate ma verosimili) secondo cui questi esserini vedano il mondo al di fuori dell’armadietto come una sorta di piano d’esistenza divino.

Comunque sia, alla fine del film, vengono spostati nell’armadietto personale di J, al quartiere generale dei MIB.

2001 – UN’ASTRONAVE SPUNTATA NELLO SPAZIO

 

Per la serie “Titoli italiani che mi hanno sconvolta” oggi ve ne racconto uno che ho scoperto da poco, di un film di fantascienza umoristica che non avevo mai sentito nemmeno nominare: “2001 – Un’astronave spuntata nello spazio” (2000, regia di Allan A. Goldstein).

In originale era “2001 – A space travesty”, traducibile più o meno con “2001 – Una parodia spaziale”, una chiara presa in giro di “2001: Odissea nello spazio” e altri grandi classici della fantascienza cinematografica, prodotta a basso costo e che tentava maldestramente di sfruttare gli strascichi della fortunata serie de La Pallottola Spuntata con protagonista Leslie Nielsen.

In Italia arrivò molto più tardi, nel 2008, trasmesso a tarda notte direttamente su Italia 1 e con questo titolo che, con quella “Astronave Spuntata”, non guarda proprio in faccia a nessuno.

Stando a quanto ho letto nelle mie ricerche, comunque, sembra che non sia granché, come film. Anche se sono sicura di aver visto di peggio!

MARTEDÌ DELLO XENO – I PAIRANI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO [eccezionalmente spostato al mercoledì per questioni logistiche] vi racconto dei Pairani, degli extraterrestri provenienti dal cinema giapponese degli anni ’50.

Apparsi per la prima volta nel film del 1956 “Uchūjin Tōkyō ni arawaru” (traducibile letteralmente come “Uomini spaziali appaiono a Tokyo” ma conosciuto all’estero con il più semplice “Warning from space”, da noi arrivato molti anni dopo, per altro solamente sottitolato, con il titolo “Allarme dallo spazio”) si tratta di alieni amici dell’umanità.

Hanno l’aspetto di stelle marine alte circa un paio di metri, con al centro un grosso occhio che si illumina quando comunicano tra loro (presumibilmente attraverso la telepatia).
Inoltre, anche se nella locandina vengono disegnati di colore rosso, nel film la loro pelle è di colore grigio.

Non sappiamo altro della biologia o di come funzioni la società Pairana, ma è evidente che sono in possesso di una tecnologia molto avanzata che gli consente non solo il viaggio spaziale ma anche di cambiare aspetto (nel caso specifico, assumendo forma umana) o di teletrasportarsi a breve distanza.

Il loro mondo di origine è Paira, descritto in maniera molto vaga come simile alla Terra ma dal lato opposto del Sole, sulla stessa orbita.
Nel film, arrivano da noi per avvisarci di come un planetoide sia in rotta di collisione con il nostro pianeta e, con l’aiuto del fisico Eisuke Matsuda e altri astronomi, cercano di convincere i governi del mondo a distruggerlo prima che sia troppo tardi.

A parte qualche raro cameo un po’ nebuloso negli anni successivi, una seconda apparizione della specie (non è chiaro quanto canonica) avverrà poi nel fumetto del 1995 “Manga Boys Special Edition: Gamera”, dove un enorme Pairano aiuta il kaiju in un’avventura spaziale.

Concludo con due curiosità:

– “Allarme dallo spazio” è stato il primo film di fantascienza giapponese realizzato a colori.

– Stando ad alcune voci, i Pairani sarebbero una delle fonti di ispirazione per l’aspetto del pokémon Staryu. In uno dei bozzetti preliminari del primo gioco, infatti, il mostro viene mostrato lottare contro un proto-Blastoise molto simile – di nuovo – al kaiju Gamera. Si tratta comunque solo di supposizioni, visto che non c’è mai stata alcuna conferma ufficiale della cosa.

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