MARTEDÌ DELLO XENO – GLI ALIENI DELL’ARMADIETTO C-18

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO torniamo nell’universo di Men In Black con una specie extraterrestre apparsa nel secondo film della saga.

Poiché non si conosce il loro vero nome (né molti altri dettagli, come il pianeta di origine, la biologia o come siano arrivati sulla Terra) ci si riferisce a loro come “gli alieni dell’armadietto C-18”.
Vivono infatti in un piccolo plastico creato apposta per loro, riposto dentro al mobile così numerato, nella Grand Central Station di New York.

Si tratta di piccoli esserini antropomorfi alti pochi centimetri, interamente ricoperti di pelo marroncino, con grossi occhi dotati di pupille rettangolari e, sulla testa, un paio di antenne bioluminescenti.
Gli individui particolarmente anziani sembrano inoltre sviluppare una peluria ancor più folta e grigia sul volto, che ricorda chiaramente le lunghe barbe e capelli da mago anziano, come Gandalf e Albus Silente, o forse addirittura da figura biblica.

Questo potrebbe non essere un caso, dato che i piccoli alieni sono “molto propensi” alla mistificazione religiosa.
Nel film, infatti, venerano l’Agente K come una vera e propria divinità, affibbiandogli titoli come “Portatore di Luce”, onorandolo con canti a tema e trattando gli oggetti che lui ha lasciato loro in custodia come reliquie sacre.

In quest’ottica, un semplice orologio da polso diventa “il Segnatempo” e viene utilizzato come torre dell’orologio nel loro piccolo villaggio, mentre il biglietto da visita di un videonoleggio diventa “la Tavola dei Comandamenti” e dà origine a elaborazioni filosofico-teologiche di frasi come “riavvolgete, ne godrete” (goffo adattamento del motto “be kind, rewind”), “due al prezzo di uno, ogni mercoledì” e “vasta sezione di programmi per adulti nel retro”.
Sviluppo bizzarro, senza dubbio, ma che a quanto pare ha garantito la pace nella piccola società dell’armadietto C-18.

I piccoli alieni però sono anche molto veloci a cambiare oggetto della loro venerazione: quando K riprende il suo orologio, facendoli sprofondare nello sgomento, è sufficiente che l’Agente J lasci il suo al posto di quello vecchio per diventare la loro nuova divinità preferita.
Facendo ricerche su internet, inoltre, ho letto diverse teorie (non confermate ma verosimili) secondo cui questi esserini vedano il mondo al di fuori dell’armadietto come una sorta di piano d’esistenza divino.

Comunque sia, alla fine del film, vengono spostati nell’armadietto personale di J, al quartiere generale dei MIB.

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