Cosa penso dell’episodio di SECRET LEVEL su WARHAMMER 40.000

Per chiudere in bellezza l’anno, vi racconto cosa penso di “Non conosceranno la paura”, l’episodio di Secret Level dedicato a Warhammer 40.000.
Come sempre, spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

Musica di sottofondo: Myuu – Final Boss
Musica del filtro antispam: TrackTribe – A Night Alone

In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos

MARTEDÌ DELLO XENO – IL PESCE DI BABELE

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, una creatura piccola e brutta ma estremamente utile, proveniente dall’universo narrativo della Guida Galattica per Autostoppisti creato da Douglas Adams.

Il Pesce di Babele è un parassita extraterrestre di colore giallo acceso, originario di chissà quale mondo ma ormai ampiamente diffuso in tutto l’universo.
Come forma ricorda un po’ una sanguisuga e viene spesso definito “traduttore universale biologico”, perché quella è – essenzialmente – la sua funzione. Si nutre infatti dell’energia cerebrale del suo ospite e delle persone che gli stanno attorno, assorbendo le frequenze inconsce per poi espellerle direttamente nel cervello sotto forma di una matrice telepatica che le decodifica.

Spiegato in maniera più semplice, vuol dire che infilarsene uno nell’orecchio permette di comprendere istantaneamente qualsiasi linguaggio si senta.

Anche se indubbiamente apprezzata per la sua indubbia utilità, la piccola creatura non è però esente da alcuni aspetti negativi. Per esempio, avendo di fatto rimosso le barriere linguistiche tra le diverse specie e culture, è considerata in assoluto la cosa che ha causato più conflitti in tutta la storia della creazione.
Secondo una certa filosofia, poi, sarebbe anche al centro di una complessa teoria che negherebbe l’esistenza di Dio.

In ogni caso, nella realtà, il Pesce di Babele è sicuramente una delle creazioni più famose di Adams. Non solo appare in ogni “incarnazione” (libri, film, telefilm) della Guida, ma è anche stato ripreso, citato e omaggiato in tantissime altre opere.

MARTEDÌ DELLO XENO – I VENUSIANI CON TRE OCCHI

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, gli alieni protagonisti di uno dei colpi di scena più famosi della storia della televisione, apparsi nella serie antologica “Ai confini della realtà”, del 1959.

I Venusiani con tre occhi sono extraterrestri originari – lo dice il nome stesso – del pianeta Venere che, stando a quanto raccontato nell’episodio “Chi è il vero Marziano?” (numero 28, stagione 2), si sono abilmente infiltrati tra noi per studiare la nostra specie prima di un’invasione su larga scala.

A livello estetico sono del tutto identici agli esseri umani, fatta eccezione per un terzo occhio al centro della fronte, solitamente nascosto dietro a un cappello o con altri espedienti simili.
È però probabile che a livello biologico ci siano anche molte altre differenze, soprattutto considerando quanto ostile sia il clima di Venere rispetto a quello terrestre. Loro, in ogni caso, sembrano essersi adattati bene anche a quello.

Della loro civiltà e tecnologia si sa pochissimo (non è rilevante ai fini dell’episodio) ma il loro intento è chiaro: conquistare il pianeta Terra.
Proprio come vogliono fare i Marziani con tre braccia, altri alieni infiltratisi tra gli umani con lo stesso scopo, la cui flotta d’invasione è stata però annichilita da quella venusiana.

Questo viene rivelato alla fine dell’episodio, nel colpo di scena a cui accennavo prima, poco prima della sequenza in cui un venusiano si toglie il cappello e rivela il suo terzo occhio.
Una scena e un effetto speciale che, nella loro semplicità, ai tempi colpirono molto gli spettatori e finirono con l’entrare nella memoria collettiva degli appassionati di fantascienza, tanto da venire spesso citati in numerose altre opere successive.

Ultima curiosità: i venusiani di quest’episodio non sono gli unici a essere apparsi in “Ai confini della realtà”. In altre due puntate – tenendo conto solo della serie originale – vengono infatti rappresentate altre due versioni completamente diverse di extraterrestri provenienti da Venere.

CURIOSITÀ SU STAR TREK: THE NEXT GENERATION

 

Star Trek: The Next Generation, serie iconica (e la mia preferita dell’universo di Star Trek) che è ormai un vero cult.

Nota anche con la sigla TNG, è stata trasmessa originariamente negli Stati Uniti dal 1987 al 1994. Mentre in Italia è andata in onda dal 1991 al 1997.

Ambientata nel XXIV secolo, negli anni che vanno dal 2364 al 2370, cioè circa cento anni dopo gli avvenimenti della serie classica, presenta inoltre una nuova Enterprise, la USS Enterprise NCC-1701-D, la quinta nave della Flotta Stellare a portare questo nome, e un nuovo equipaggio, comandato dal capitano Jean-Luc Picard.

Ecco alcune curiosità:

– La voce del computer dell’Enterprise D è di Majel Barrett Roddenberry (moglie di Gene Roddenberry, ideatore di Star Strek, che successivamente apparirà anche sullo schermo nel ruolo della betazoide Lwaxana Troi).

– Ogni episodio veniva ripreso con macchine a 35mm Panavision. Successivamente il film venne trasferito su un nastro magnetico dove si lavorò sulla postproduzione.

– La relazione tra i personaggi di Riker e Troi, inizialmente piuttosto sofferta, è ispirata a quella tra Decker e Ilia, apparsi in Star Trek – Il Film, del 1979.

– Il modello originale dell’Enterprise D, lungo 2,5 metri, è stato utilizzato solamente nelle prime due stagioni. Per la terza stagione e le successive, Greg Jein ha costruito un modello lungo la metà, più facile da muovere e più dettagliato. Il modello originale è stato utilizzato in seguito solamente per le scene molto ravvicinate e per le scene di separazione delle due sezioni.

– Il pesce leone australiano che vive nell’acquario dell’ufficio di Picard è stato battezzato Livingston dal team della produzione, in onore del produttore e regista David Livingston.

– Marco Mete, che ha prestato la voce a Data, ha doppiato un altro androide nella sua carriera: il T-1000 di Terminator 2.

– Una delle diciture visibile nello schema dei motori a impulso che compare sui pannelli della sezione tecnica recita “Infinite Improbability Generation”, un riferimento ai motori della Cuore d’oro, la nave del ciclo della Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams.

– Sul set del corridoio con gli alloggi dell’equipaggio, ce n’è uno con la targa “Lt. Luke Skywalker”.

– Il display dei tricorder riporta la scritta TR580 TRICORDER VII, un riferimento al vecchio computer Radio Shack TRS-80.

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI UMBRITI

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, delle creature provenienti dall’universo di Andromeda, “l’altra” serie di fantascienza ideata da Gene Roddenberry, autore di Star Trek.

Gli Umbriti sono una specie umanoide originaria di Zhu-Zhu Hwai, un pianeta piuttosto isolato nella Galassia del Triangolo, caratterizzato da una forte gravità (circa il doppio di quella terrestre) e dal fatto che la superficie è inabitabile, motivo per cui la civiltà si è sviluppata al di sotto, in un complesso sistema di gallerie sotterranee gremite di persone.

A causa di queste condizioni, gli Umbriti si sono evoluti in una specie fisicamente molto forte e robusta, nonché abituata a vivere in condizioni di scarsa luminosità.
La loro pelle è color azzurro-grigiastra e hanno gli occhi incassati in una struttura facciale robusta che include due grosse zanne che spuntano delle guance. La bocca e in naso, invece, sono appena accennati, quest’ultimo ricoperto da creste.

A livello caratteriale hanno fama di essere poco loquaci ma estremamente leali e collaborativi. Caratteristiche derivate dalla loro struttura sociale, simile a quella di alcuni insetti, che li vede suddivisi in vari sotto-nuclei (spesso corrispondenti alle città) molto interconnessi tra loro.
Col tempo però si sono diffusi parecchio anche nello spazio, probabilmente perché essendo già abituati a vivere in spazi ristretti, trovano facile adattarsi a farlo anche su astronavi e stazioni spaziali.

Pur se a prima vista potrebbero sembrare una specie insettoide, in realtà gli Umbriti sono mammiferi. E una cosa curiosa è che hanno tre sessi: i maschi, le femmine fertili e quelle non fertili.
Questo perché prima che la loro civiltà si evolvesse, il normale ciclo riproduttivo biologico prevedeva che i maschi fecondassero le femmine fertili e che, poi, i nuovi nati venissero accuditi e nutriti da quelle non fertili.
Col tempo e la tecnologia, però, questa cosa è diventata retaggio del passato e la loro società ha sviluppato metodi più egualitari per gestire le nascite.

MARTEDÌ DELLO XENO – I JIXEN

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli alieni tartarugosi provenienti dall’universo del Doctor Who, apparsi nella serie spin-off “K-9”.

I Jixen sono una specie originaria di un pianeta di cui non conosciamo il nome ma solo che è stato distrutto durante la pluricentenaria guerra contro i Meron, i loro nemici giurati.

Alti all’incirca quanto un uomo, hanno l’aspetto di testuggini antropomorfe, con grossi occhi azzurri luminescenti, un solido guscio e vari spuntoni su tutto il corpo. La pelle è grigia e spessa mentre gli arti sono tozzi, cosa che li rende piuttosto goffi nei movimenti.
Guardandoli, anche per via della qualità dei costumi, è difficile non pensare alle Tartarughe Ninja dei film live-action anni ’90 o ad alcuni nemici di Godzilla, non sembra anche a voi?

Un altro punto in comune con le tartarughe è la longevità: i Jixen vivono infatti circa 800 anni. Oltre a questo, hanno anche la capacità di emettere stridii molto acuti che usano sia come attacco che, all’occorrenza, come metodo per orientarsi.
Non solo, sono anche predatori instancabili e possono sputare contro i propri avversari una sorta di muco che poi gli permette di seguirli anche a grande distanza, senza mai interrompere la caccia.

Della loro cultura, invece, sappiamo pochissimo, solo che sono organizzati in una struttura sociale basata sulla collettività e, per questo, non hanno nomi propri.
In compenso, pare che nella galassia siano famosi per il loro senso dell’umorismo.

In qualunque caso, la loro società deve essere molto complessa, visto che in uno dei fumetti tratti dalla serie, quando il cane robot K-9 viene fatto prigioniero da un’altra specie aliena, per prendere tempo si mette a spiegare loro il complesso sistema usato dai Jixen per fare la dichiarazione dei redditi.

MARTEDÌ DELLO XENO – IL GAGH

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli alieni appetitosi (per qualcuno).

Il Gagh, talvolta chiamato anche verme-serpente, è un tipo di creatura originaria del pianeta Qo’noS e ingrediente chiave dell’omonimo piatto della cucina klingon.

Di aspetto vermiforme e generalmente lunghi tra i 10 e i 25 centimetri circa, ne esistono moltissime varietà, pare oltre cinquanta, ognuna con caratteristiche diverse.
Alcuni esempi specifici sono il Filden gagh, che si contorce, il Torgud gagh, che si dimena, il Meshta gagh, che salta, il Bithool gagh, che è dotato di zampette o il Wistan gagh, che viene servito immerso nel sangue di targ.

Considerato una vera e propria leccornia – se non altro dai klingon – viene solitamente consumato vivo, ma pare che sia buono anche stufato o servito freddo.
Non va però assolutamente confuso con il Racht, un’altra pietanza molto simile, fatta con vermi-serpente più grossi.

Il gagh è apparso in molti episodi delle diverse serie di Star Trek, spesso utilizzato come espediente per siparietti comici e suscitando reazioni contrastanti nei personaggi. In generale, le persone ne sembrano perlopiù disgustate ma alcuni – per esempio il Capitano Picard, il Comandante Riker o il Dottor Bashir – hanno dimostrato invece di apprezzarne il “gusto esotico”.

Infine, la conservazione sembra essere un problema: il gagh replicato è stato spesso definito “insapore” e quello fresco, per essere conservato vivo, richiede grandi quantità di sangue, presumibilmente come nutrimento.
Sulle navi klingon, poi, a quanto pare, pulire i barili del gagh è considerato uno degli incarichi più sgradevoli.

SEAQUEST DSV

 

Conoscete SeaQuest DSV, arrivato nel nostro paese come “SeaQuest – Odissea negli abissi”?

È un telefilm prodotto per la NBC dal 1993 al 1996, per un totale di tre stagioni, che va a inserirsi in quel filone “alla Star Trek” riportato in auge negli anni ’90 dal grande successo di The Next Generation.

SeaQuest però fu tutt’altro che fortunato. Anzi, i continui litigi fra produttori, membri del cast e funzionari della rete (che proprio non riuscivano a trovare un accordo anche solo su cosa fare del telefilm stesso) portarono a continue riscritture, cambi di personale, di attori e di posizionamento nel palinsesto che, alla fine – perdonatemi la battuta – lo fecero colare a picco.

E dire che le potenzialità c’erano: invece di “spararci nello spazio” come molte altre, la serie si distingueva per concentrarsi sull’esplorazione degli abissi del nostro pianeta, altrettanto sconosciuti. Il tutto ambientato in un futuro prossimo (il 2018) dove l’umanità ha esaurito tutte le risorse di superficie e, tra uno sconvolgimento geopolitico e un altro, è stata costretta a intraprendere la colonizzazione sottomarina per andare a intaccare quelle sommerse.

In questo scenario si muove l’avanzatissimo super-sottomarino SeaQuest DSV 4600, guardiano degli abissi e impegnato, di episodio in episodio, in missioni di esplorazione, diplomatiche, prevenzione di disastri ecologici e di respingimento degli attacchi portati avanti da nazioni ostili.
Senza però dimenticarsi di lasciare il giusto spazio allo sviluppo delle relazioni tra i membri dell’equipaggio (che include persino un delfino di nome Darwin, in grado di comunicare con gli umani grazie a un particolare dispositivo).

Nonostante le difficoltà di cui vi parlavo prima, comunque, la prima stagione ottenne un discreto successo di pubblico, anche grazie al fatto che si incentrava perlopiù su avventure verosimili dallo sfondo scientifico ed ecologista.

Con la seconda, invece, entrarono in campo cose fantascientifiche e altre più “strane”, come alieni, ingegneria genetica, poteri paranormali, mostri giganti (tra cui un coccodrillo preistorico, un verme sputafuoco, piante assassine e – direttamente dal Warp – un antico demone). Più l’elemento che è universalmente riconosciuto come la dinamite di una serie TV, delicato e instabile, da usare con estrema cura e parsimonia: i viaggi nel tempo.

La terza stagione, che iniziò con un salto in avanti di 10 anni e un cambio del Capitano, puntò infine a toni più oscuri, intrigo politico e battaglie. Ma questo non fu sufficiente a salvarla dalla cancellazione, tra l’altro avvenuta a metà, senza che la storia avesse un vero epilogo.

MARTEDÌ DELLO XENO – I GASTEROPODI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO delle creature provenienti dall’universo del Doctor Who.

I Gasteropodi (nome probabilmente “rubato” alla classe di molluschi realmente esistenti) sono una specie aliena che prolifera conquistando pianeti per consumarne le risorse vegetali.

Hanno una società di stampo monarchico e l’aspetto di lumaconi spaziali alti all’incirca quanto un uomo, privi di gambe e dotati solo di un paio di braccine tozze.
La pelle è grigio-verdastra e rugosa, ricoperta di scaglie in alcuni punti, come le mani e il volto. Quest’ultimo incorniciato in una sorta di maschera con accavallamenti dove dovrebbe trovarsi il naso e dotato di due paia di occhi: i primi al loro posto nel centro del viso e altri due all’estremità di grosse antenne che spuntano dalla fronte.
Sotto la maschera di scaglie dovrebbe poi trovarsi una bocca ma, onestamente, è difficile dirlo con certezza.
Infine, dove passano, lasciano dietro di sé una scia di bavetta appiccicosa.

Al di là dell’aspetto fisico un po’ paciarone, sono molto pericolosi: possono infatti emettere raggi d’energia dagli occhi e sono dotati di grandi poteri telepatici, tanto da poter tenere in scacco persino un Signore del Tempo. E li usano per sottomettere le specie originarie dei pianeti che conquistano, così da farsi servire e riverire mentre ne consumano l’intera flora.

Intanto, tra un’insalata e l’altra, depongono centinaia di migliaia di uova sul mondo preso di mira e, quando le sue risorse sono esaurite, ne orchestrano l’esplosione, così da “spararle” letteralmente nello spazio, dirette verso un nuovo posto da infestare.

I gasteropodi sono apparsi nell’episodio 7 della 21^ stagione (o 136^ in totale) del telefilm, andato in onda nel marzo del 1984 e intitolato “The Twin Dilemma”. Il primo in cui appare il Sesto Dottore e da molti considerato tra i peggiori di sempre per via delle pessime scrittura e regia, degne – secondo la critica – “appena di un film di serie B”.

QUALCHE CURIOSITÀ SU SQUID GAME

 

In attesa della seconda stagione della serie coreana Squid Game (che avevo visto con molta curiosità), ecco alcuni particolari che forse vi erano sfuggiti.

– Tradotta in inglese come Honeycomb, la caramella di zucchero presente nel terzo episodio si chiama Ppopgi o Dalgona. Diventata particolarmente famosa in corea perché se si riesce a ritagliare perfettamente la forma impressa nella caramella, se ne ottiene una seconda gratuitamente.

– Nel quinto episodio, secondo la traduzione inglese, Sang-woo dice ad Ali di chiamarlo col suo nome, e non “signore”. Ma in lingua originale Sang-woo dice ad Ali che può chiamarlo “hyun”, che significa “fratello maggiore” o comunque “un amico molto intimo”.

– Nei primi episodi di Squid Game, vediamo alcuni indizi dei giochi successivi proprio sotto i nostri occhi. O meglio, sui muri dietro i letti dei protagonisti. Noi li scopriamo chiaramente solo verso la fine, quando ci sono poche brande rimaste, ma prestando attenzione si vede qualche traccia qua e là anche prima che i letti si riducano drasticamente.

– Il primo episodio della serie è famoso per il crudele “un,due,tre,stella (o stai là)!”
Ma il nome coreano di questo popolare gioco è letteralmente tradotto in inglese come “il fiore mugunghwa è sbocciato”, ed è quello che dice la bambola gigante prima di girare la testa. Il fiore mugunghwa, tra l’altro, è il fiore nazionale della Corea.

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