MARTEDÌ DELLO XENO – I DALEK

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, parliamo delle creature più pericolose dell’universo.

I Dalek sono i discendenti dei Kaled, provenienti dal pianeta Skaro.

Hanno combattuto i Signori del Tempo nell’Ultima Grande Guerra del Tempo, un conflitto terminato con il quasi totale annientamento di entrambe le razze.
Per questo motivo sono i più antichi – e frequenti – nemici del Dottor Who e lo affrontano in ogni sua incarnazione.

Sono detestati da chiunque, odiati e temuti dall’intero spazio-tempo.

Anche se i Dalek sembrano del tutto robotizzati, sono in realtà dei cyborg, con un corpo biologico gelatinoso racchiuso e supportato da un guscio protettivo esterno fatto di metallo. A differenza dei loro antenati, hanno perso ogni aspetto umanoide ad eccezione dell’unico occhio che possiedono.

Il loro creatore è Davros: scienziato che ha tolto ai Kaled ogni genere di sentimento, esclusa la rabbia.

Non a caso, il loro motto è “STERMINARE”.

FALLOUT 4: SCONTRO AD ALTA QUOTA

 

Eccomi con un altro racconto, stavolta su Fallout4.

Dovete sapere che io soffro di acrofobia, cioè la paura di cadere quando mi affaccio da un luogo elevato. Mi vengono le vertigini, la tachicardia e sento cedere le gambe.
Questa simpatica fobia mi ha abituata a rifuggire le grandi altezze e vivere serenamente in uno spazio compreso tra il piano terra e il quinto piano.

Ma veniamo a noi.

Devo liberare una zona dai predoni e la mappa indica un luogo preciso, una fabbrica al centro del nulla.

Arrivo, perlustro con attenzione finché un proiettile mi pettina e capisco che mi stanno sparando dall’alto.

Entro ed elimino ogni creatura umana, mutante o robot: così, per andare sul sicuro. Con calma salgo i piani della grande struttura. Dietro di me, una scia di sangue e bulloni.

Mi trovo davanti a un portellone di sicurezza che conduce all’esterno. Esco.

Vedo una passerella, una guardiola e poi un altro lungo passaggio quasi verticale che mi condurrà in cima alla torre con il logo dell’azienda.
Rimangono due predoni: quello della guardiola lo elimino subito, l’altra se ne sta lassù in cima.

Le punterei un Fat-Man addosso, se ne avessi uno ma devo salire. Non c’è scelta.

La prima rampa, tutto sommato, va bene.
La seconda, no.

Mi guardo in giro e sento le mani sudare, i tasti scivolano via dalle dita. Con una pendenza del 96% e il vuoto che mi circonda, mi chiedo se sia il caso di lasciarmi morire lì.
Se davvero ho voglia di uccidere quella predona che magari, a casa, ha anche una famiglia che la aspetta.

La mia pietà non viene ripagata: vengo colpita a una gamba. Attaccandomi alla ringhiera tentenno in avanti, un passetto alla volta.
Lei mi carica e inizia il combattimento.

Nella ferocia dell’azione rimaniamo buggate tra il giaciglio della tizia e la grata di ferro rugginoso. Iniziamo a vorticare tra il metallo e il vuoto cosmico.

Riprendo il controllo dopo svariati secondi di puro terrore giusto in tempo per lanciarla giù e usare il Pip-Boy che mi permetterà di teletrasportarmi lontano da quel posto oscenamente alto.

La schermata di caricamento termina: sono al sicuro.

Poso il Pip-Boy e vengo mangiata da un Ratto Talpa radioattivo.

MARTEDÌ DELLO XENO – L’IPNOROSPO

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, una creatura di cui parlerò spontaneamente, senza alcuna costrizione.

L’Ipnorospo è un rospo magnifico di grandi proporzioni caratterizzato da occhi oscillanti multicolore.

Non si sa nulla delle sue origini ma emette un piacevole ronzio che ipnotizza qualunque essere vivente, anche una massa, con il minimo sforzo.

Ha vinto un concorso di bellezza per animali e, tutt’oggi, conduce un spettacolo in TV, il cui titolo è “Everybody Loves Hypnotoad”: una ripresa statica dell’Ipnorospo che fissa la telecamera.

“Lode all’Ipnorospo”.

LA STORIA DELLE MASCHERE ANTIGAS

 

L’origine delle prime maschere antigas non è certa ma troviamo un oggetto simile già nell’antichità, nel “Libro dei congegni ingegnosi”, testo risalente all’850 d.C., scritto dai fratelli Banu Musa.
Si trattava di uno strumento idraulico da indossare sul viso per proteggere i lavoratori che si calavano nei pozzi inquinati.

Più famosa, però, è la maschera del Dottor Peste, attribuita a Charles de Lorme.
Il medico curò molti reali europei durante il XVII secolo, inclusi re Luigi XIII e Gastone di Francia, figlio di Maria de’ Medici.
Il lungo naso – simile a un becco – veniva riempito con la teriaca: un composto di oltre 55 erbe, polvere di carne di vipera, cannella, mirra e miele. Tutto per tenere lontano la puzza della peste.

Qualche tempo dopo, nel 1799, il minatore prussiano Alexander von Humboldt propose una maschera dotata di un palloncino-respiratore, per proteggere le vie respiratorie dalle esalazioni provenienti dalla miniera.

L’idea fu ripresa dai fratelli Deane e il 2 luglio 1850 ne depositarono il brevetto.
“Sia noto che Benjamin C. Lane, della città di Cambridge, nella contea di Middlesex, nello stato del Massachusetts, ha inventato un nuovo e utile strumento chiamato ‘salvavita pneumatico di Lane’ con lo scopo di respirare aria pura da una camera d’aria in cui la stessa si sia condensata […] che dà la possibilità di entrare in edifici pieni di fumo o aria avvelenata”.

Le maschere antigas, da allora, si perfezionarono sempre più rivelandosi estremamente utili in campo civile e militare proprio in occasione della Prima Guerra Mondiale.

LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI

 

“La piccola bottega degli orrori” è un film del 1986 di Frank Oz.

È ispirato al musical di Alan Menken e Howard Ashman (basato, a sua volta, sul film di Roger Corman).

Siamo nella New York degli anni sessanta.
Seymour, un timido commesso, porta nel retrobottega del negozio di fiori in cui lavora una piantina carnivora.
In breve tempo, però, il vegetale aumenta di dimensioni rivelandosi una pianta aliena assetata di sangue che ha intenzione di conquistare il mondo con i suoi boccioli.

Ho trovato qualche curiosità.

– Le riprese si svolsero nel set dei Pinewood Studios di Londra, dedicato al produttore Albert R. Broccoli.
All’epoca erano gli studi più grandi del mondo, talmente estesi che era impossibile riscaldarli a dovere. Per alcune scene gli attori dovettero ingoiare dei cubetti di ghiaccio così da evitare che il loro fiato si condensasse.

– Durante la promozione del film, la pianta carnivora – chiamata Audrey II – venne intervistata diverse volte dalla stampa. Ogni volta, però, Audrey finiva col mangiarsi il giornalista di turno.

– “Mean Green Mother From Outer Space” fu il primo brano nominato agli Oscar a contenere un linguaggio scurrile.

– Il film fu candidato all’Oscar per i migliori effetti speciali. Durante le riprese non vennero mai utilizzati schermi blu o verdi.
Audrey II venne costruita in sei varianti a seconda della fase di crescita. Ciascuna delle piante doveva essere pulita, ripitturata e riparata alla fine di ogni giornata di riprese. Un compito che richiedeva moltissimo tempo, a seconda delle dimensioni della pianta.

– Nello script originale, Audrey II divorava i due protagonisti e prendeva il controllo di New York. Il finale, però, venne modificato dopo le reazioni negative del pubblico.

Fonte: film.it

MARTEDÌ DELLO XENO – THE STUFF

 

“Lo state mangiando o è lui a mangiare voi?”

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, un mostro gustoso.

Siamo a Midland, in Georgia, quando due minatori scoprono una strana sostanza cremosa, simile allo yogurt, zampillare dalla terra.

È talmente invitante che non solo l’assaggiano ma decidono anche di metterla sul mercato: un dessert che verrà chiamato “The Stuff”. Dolce, cremoso e con poche calorie.

Questo gelato ha enorme successo in tutta la nazione, un po’ perché è molto buono ma soprattutto perché sembra dare forte assuefazione a chi lo mangia.

Ma lo Stuff, in realtà, nasconde un terribile segreto: è una forma di vita aliena senziente che prende possesso del cervello di chi lo ingerisce (ed è questo il motivo della forte dipendenza).
Come un parassita, si impadronisce del corpo trasformando l’ospite in uno zombie, consumandolo da dentro fino a tramutarlo in un guscio vuoto.

IL PERFEZIONAMENTO DELL’ESSERE UMANO NEL CYBERPUNK

 

Abbandoniamo per un momento le luci al neon del cyberpunk, la pubblicità insistente, l’underground soffocante e i banchetti di cibo thailandese.

C’è un elemento cardine del genere: il perfezionamento dell’essere umano.

Se devo definire un principio che unisce ogni opera situata in un universo cyber è proprio questo: “l’umanità s’è rotta le scatole dell’uomo”.

Non sopporta più le sue fragilità corporee, i limiti invalicabili determinati da una forma composta da ossa e carne in decomposizione. Uno studio che cerca di rimediare alle disfunzionalità di una specie imperfetta e fallibile.

E allora ecco che le mega-corporazioni lottano per ottenere sì, fama e prestigio, ma il loro ultimo scopo è l’immortalità.
Il risultato? Si condannano a una vita grigia, asettica, triste.

L’uomo non è fatto per essere immortale nella carne se non ha elevato il suo spirito.

Per questi motivi seguo il cyberpunk e i suoi continui sviluppi: perché è un genere che odia la decadenza ma al tempo stesso la richiama a sé.

Un controsenso tipico della nostra specie.

Immagine: lemsyeming

MARTEDÌ DELLO XENO – I VEX

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, i nemici della Luce e dell’Oscurità del videogioco Destiny.

Enigmatici e crudeli, i Vex sono unità meccaniche costruite con una lega metallica sconosciuta, simile all’ottone. In loro, però, è presente anche del materiale organico definito Nucleo Mentale.

I Vex sono viaggiatori del tempo.
Architetti delle antiche strutture e interconnessi tra loro da una rete, si muovono all’unisono, con un unico, incomprensibile scopo.

Dalle loro roccaforti su Venere, lanciano ondate di armate contro gli insediamenti umani in un’enigmatica ricerca di dominazione.
Comunicare con loro è impossibile: sono ostili e spietati.

Qua sotto la loro gerarchia.

– Goblin: l’unità di base della rete Vex. Sono piccoli robot che provano a sovrastare l’avversario con la superiorità numerica.

– Minotauri: sono implacabili. Posso essere feriti, mutilati, ma loro continueranno ad avanzare. Colpiscono con una forza mostruosa. La loro struttura spessa è difficile da perforare.

– HobGoblin: i cecchini. Forniti di ottiche migliorate e sensori.

– Idra: una fortezza in “miniatura”. Pur muovendosi lentamente, processa in fretta i dati inviati dagli altri Vex. La sua pesante mobilità è compensata dalle difese impenetrabili e dall’incredibile potenza di fuoco.

– Arpie: la più pericolosa e versatile unità volante Vex. Schierata a stormi durante le ricognizioni.

GEIGER

 

Due amici ☢️Fulvio e Stefania☢️ mi hanno regalato Geiger.

Il fumetto è realizzato da Gary Frank e Geoff Johns, gli autori che avevano già realizzato per DC Comics “Batman: Terra uno” e la serie “Doomsday Clock” (dove si svolge l’incontro tra i personaggi dell’universo DC e quelli di Watchmen).

Questa nuova serie è ambientata in un mondo piagato da un disastro nucleare: una storia di lotta per la sopravvivenza, ma non solo.

Il protagonista è Geiger, conosciuto anche come Joe Glow o Meltdown Man, una creatura che vive nelle terre avvelenate dalle radiazioni, le stesse che l’hanno reso un uomo radioattivo.

Era presente durante lo sgancio delle bombe: in una delle prime scene lo vediamo in una corsa frenetica verso il bunker “della salvezza”: il luogo predisposto per proteggere la sua famiglia dalla devastazione.
Mette al sicuro la moglie e la figlia. Lui, però, resta fuori.

Vediamo il fungo atomico riflettersi nei suoi occhiali: un’immagine che mi ha ricordato i primi minuti di Fallout 4 ma anche, in qualche modo, la nascita del Dottor Manhattan – nel film di Zack Snyder – intrappolato nella stanza del generatore.

Al suo risveglio, Geiger, accetta il suo ruolo: essere il guardiano del bunker, in attesa che l’aria, all’esterno, sia di nuovo adatta alla vita.

Un commovente racconto post-apocalittico, circa duecento pagine di dolore e sofferenza, con tutti gli elementi tipici del genere.
Predoni degenerati e cannibali, malattie, crudeltà e speranze infrante che si mostrano al lettore attraverso la cura dei particolari.

Si ha l’impressione di leggere un film.

MARTEDÌ DELLO XENO – LOBO

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO, un personaggio DC.

Lobo è un cacciatore di taglie sadico e spietato.

Nato sul pianeta Czarnia, uccide il dottore che aveva assistito al parto della madre e manda in manicomio la sua levatrice.

A diciott’anni stermina l’intera razza Czarniana poi viaggia nello spazio alla ricerca di un lavoro finché non trova quello più adatto alle sue capacità: il cacciatore di taglie. È proprio grazie a questo suo impiego che arriva sulla Terra, dove si scontra con la Justice League International.

Lobo antepone la violenza brutale e insensata a tutto il resto.
Il suo nome in dialetto Khundiano sta per “colui che ti divora le budella e ci si diverte”.
Gli unici esseri viventi che Lobo non odia sono i delfini spaziali, per i quali nutre grande affetto.

La sua più grande impresa?
L’uccisione di Babbo Natale per conto del Coniglietto Pasquale (e di tutti i figli illegittimi che aveva seminato nella galassia).

Possiede numerose abilità super-Czarniane tra cui:

– forza, resistenza e velocità sovrumane
– fattore rigenerante
– la capacità di generare un nuovo Lobo a partire da ogni goccia del suo sangue versata
– un’eccezionale maestria nell’uso di qualunque tecnica e arma
– sensi iper-sviluppati
– immortalità: a causa della sua crudeltà è stato bandito dall’inferno

Oltre a questo ha un vasto arsenale che comprende diverse pistole, bombe, sigari esplosivi e la sua arma distintiva: una catena con uncino.

Il suo unico tallone d’Achille è il gas: in diverse occasioni è stato messo fuori combattimento da un’inalazione di gas soporifero.

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