THE MIST

 

The Mist è un film horror del 2007 diretto da Frank Darabont.
La pellicola si basa sul racconto “La nebbia” di Stephen King contenuto nella raccolta “Scheletri”.

Siamo nel Maine quando una violenta tempesta si abbatte su una cittadina.
A causa di questo fenomeno, alcuni abitanti restano intrappolati in un supermercato mentre misteriose creature aggressive escono da una strana, fitta, nebbia.

Qualche curiosità.

– Il regista aveva letto il racconto di Stephen King e si era subito dimostrato interessato a ricavarne un film per il suo debutto sullo schermo come regista. Il progetto, però, dovette aspettare: prima girò “Le ali della libertà” e “Il miglio verde”, entrambi basati su racconti di King.

– Il film era stato inizialmente concepito per essere in bianco e nero, una decisione che venne bocciata.

– “La storia non si basa tanto sui mostri all’esterno, ma piuttosto sui “mostri” all’interno, cioè le persone con cui sei bloccato, i tuoi amici e i vicini di casa che crollano sotto pressioni esterne in situazioni estreme”, disse Darabont a proposito di “The Mist”.

– Nel racconto originale, il personaggio di David Drayton, sposato, ha un incontro sessuale con Amanda Dumfries, anch’essa sposata ma Darabont non volle che nel suo film “l’eroe protagonista” restasse coinvolto in una relazione extraconiugale.

– “The Mist” venne girato nella cittadina di Shreveport, in Louisiana.

– Il regista scelse un approccio musicale minimalista in modo da catturare l’atmosfera cupa del film. A tal proposito dichiarò che: “certe volte la musica nei film risulta falsa. Ho sempre pensato che il silenzio fosse più terrorizzante. Abbiamo voluto ridurre al minimo l’accompagnamento musicale per mantenere uno stile documentaristico, da cinema verità”.
Fece un’eccezione per la colonna sonora, con il brano “The Host of Seraphim” dei Dead Can Dance. Un pezzo tetro e spirituale che suona come “un requiem per la razza umana”.

– Nella prima scena del film il quadro che sta dipingendo David è un riferimento alla serie “La Torre Nera” di Stephen King e il pistolero nel quadro è il protagonista Roland Deschain.

LILO & STITCH

 

Lilo & Stitch, è un film Disney del 2002.

La storia è quella del dottor Jumba Jookiba, messo sotto processo dalla Federazione Galattica per “sperimentazione genetica illegale”. La prova è l’Esperimento 626: una creatura aggressiva, quasi indistruttibile e con grandi capacità di apprendimento. Jumba viene imprigionato mentre l’Esperimento 626 deve essere esiliato su un asteroide deserto.
626 riesce a fuggire e dirotta la sua navicella sull’isola di Kauai. Lì incontrerà la piccola Lilo.

“Ohana significa famiglia e famiglia significa che nessuno viene abbandonato. O dimenticato” è la frase che racchiude l’essenza della pellicola.

Ho raccolto qualche curiosità:

– Inizialmente gli autori avevano pensato di ambientare la storia in Kansas, poi si è optato poi per le Hawaii: Lilo & Stitch è il primo film animato ambientato in questo stato.

– Il famoso numero A113 – che compare in molti film Disney – appare diverse volte nel corso della pellicola.

– Nella stanza di Lilo troviamo due riferimenti al franchise: il peluche di Dumbo e il poster di Mulan.

– All’inizio del film il giudice esorta Stitch a dire qualcosa che dimostri la sua bontà: l’alieno risponde leccando la parete di vetro che lo circonda, disegnando con la lingua la D di Disney.

– Il personaggio di Cobra Bubbles nella versione originale è doppiato dall’attore Ving Rhames, che in Pulp Fiction interpreta Marsellus Wallace. L’aspetto, in effetti, lo ricorda molto.

– Quando Lilo sceglie Stitch come suo nuovo animale domestico al canile, la bambina e la sorella Nani aspettano che venga preparato il documento per la vendita. Sul foglio troviamo un ringraziamento allo staff della Disney che ha lavorato al film. C’è anche la firma di Susan Hegarty, voce originale di Lilo.

– Disney ha realizzato diversi trailer in cui Stitch si intromette e rovina “scene simbolo” dei precedenti cartoni: travolge Ariel mentre sta cantando sullo scoglio, fa crollare il lampadario su Belle e la Bestia, è al posto di Simba nella scena con la scimmia Rafiki e convince Jasmine a salire sulla sua astronave lasciando Aladdin da solo.

JUMANJI

 

È Natale, quindi voglio condividere con voi uno dei film che vedevo spesso in questo periodo – pur non essendo un vero e proprio cult natalizio –

Jumanji è un film del 1995 diretto da Joe Johnston.

La sceneggiatura è tratta dall’omonimo albo illustrato per bambini, scritto da Chris Van Allsburg nel lontano 1981.
Nel 2005 è stato realizzato un sequel ambientato nello stesso universo, intitolato Zathura – Un’avventura spaziale, basato su un racconto dello stesso Allsburg.
E sulla scia del successo è stata prodotta una serie televisiva d’animazione, trasmessa tra il 1996 e il 1999, e due sequel intitolati Jumanji – Benvenuti nella giungla (2017) e Jumanji: The Next Level (2019).

«Un gioco che sa trasportar chi questo mondo vuol lasciar.»

Qualche curiosità per tenervi compagnia in questa giornata di pandori e/o panettoni.

– La TriStar Pictures accettò di finanziare il film a una condizione: Robin Williams doveva interpretare il ruolo principale.

– Gli effetti speciali furono realizzati combinando tecniche tradizionali, come pupazzi e animatronica, con innovativi effetti speciali digitali curati dalla Industrial Light & Magic.

– Chris Van Allsburg affermò di apprezzare il lavoro svolto, nonostante le modifiche rispetto al libro, dichiarando che “il film è fedele nel riprodurre il caos che deriva dall’avere un animale della giungla in casa”.

– Qual è il reale significato del termine Jumanji? Chris Van Allsburg ha spiegato che questa è una parola Zulu che si può tradurre con “molti effetti”, e fa riferimento alle “strabilianti conseguenze del gioco” menzionate anche nel film.

– Scarlett Johansson partecipò ai provini per interpretare Judy Shepherd ma la produzione preferì puntare su Kirsten Dunst.

– Il gioco di Jumanji è diventato così famoso nel corso degli anni che una replica è stata venduta, nel 2014, a quasi 61mila dollari.

– In Jumanji, Judy Shepherd ha 12 anni mentre Peter è il fratello minore. I due giovani attori, in realtà, hanno la stessa età.

– Jonathan Hyde ha ricoperto un doppio ruolo: è stato sia Samuel Parrish che Van Pelt.

– La produzione del film è costata complessivamente 65 milioni di dollari. Un investimento recuperato dal momento che ne ha incassati 262 milioni in tutto il mondo.

fonte: fanpage

GLI EFFETTI SPECIALI DI TRON

 

TRON, del 1982, è un affascinante tentativo di esplorazione artistica.

Lisberger ha dichiarato di aver avuto l’ispirazione artistica osservando il videogioco “Pong”.
Il regista era convinto che una rappresentazione in computer graphics “potesse essere molto adatta a portare sul grande schermo le visuali tipiche dei videogiochi e dei calcolatori.”

Solo una minima parte degli effetti speciali è realizzata in CGI.

Si è fatto uso del “matte painting” per la circuiteria incandescente sui costumi; una tecnica che comparve per la prima volta nel film “Missions of California” del 1907 e che consiste nel sovrapporre delle lastre trasparenti – sui cui sono stati disegnati a mano paesaggi o scenari – sulla pellicola.

I computer dell’epoca erano in grado di generare solo immagini statiche e non animazioni: le coordinate di ripresa della sequenza delle lightcycle sono state inserite a mano per ogni singolo fotogramma.

600 coordinate per 4 secondi di film circa.

Un’altra tecnica utilizzata fu la “backlight animation”, in cui ogni fotogramma viene fatto attraversare da una luce filtrata, in modo da creare dei vibranti effetti di luce colorata.

Un lavoro ingegnoso che, anche a distanza di anni, regala molte emozioni.

BATTAGLIA PER LA TERRA

 

Battaglia per la Terra è un film del 2000 diretto da Roger Christian e liberamente tratto dall’omonimo romanzo scritto da L. Ron Hubbard nel 1982.

“Nel 3000 la Terra è ormai da mille anni sotto il dominio di un bellicoso popolo alieno, gli Psychlo alla cui guida vi è lo spietato Terl, capo della sicurezza planetaria. I pochi uomini rimasti, regrediti alla preistoria, sono costretti alla schiavitù estraendo minerali per conto degli invasori”.

La critica e il pubblico non hanno gradito quasi nulla, rendendo il film uno dei più grandi fallimenti cinematografici della storia.

– Costato 75 milioni di dollari – più altri 20 per promozione e marketing – ne ha incassati $29,725,663 in tutto il mondo.

– Tra il 2001 e il 2010 ha vinto NOVE Razzie Awards: peggior film, peggior regista, peggior sceneggiatura, peggior attore protagonista, peggior attore non protagonista, peggior attrice non protagonista, peggior coppia sullo schermo, peggior film drammatico degli ultimi 25 anni e peggior film del decennio.

– Su Rotten Tomatoes ha totalizzato il 3% di recensioni positive con un punteggio pari a 2,80 su 10 sulla base di 153 recensioni. La maggior parte dei commenti dicono che sia: “brutto, esagerato, recitato male. Battaglia per la Terra è una follia fantascientifica mal concepita e pessima in maniera aggressiva”.

– Il critico cinematografico Roger Ebert ha assegnato al film mezza stella su quattro, paragonandolo a: “un viaggio in autobus con qualcuno che non si lava da mesi. Non è solo brutto, è sgradevole in maniera ostile”.

– Il giornalista Jonathan Ross commentò: “Tutto fa schifo in Battaglia per la Terra. Tutto. La musica esagerata, i set inverosimili, i dialoghi terribili, la recitazione enfatica, gli effetti speciali schifosi, l’inizio, il mezzo e soprattutto la fine”.

– Il Providence Journal ha criticato la scelta insolita dei colori presenti nel film: “I colori primari di Battaglia per la Terra sono il blu e il grigio, rendendo il film ancora più miserevole. Ogni volta che la scena si sposta alla luce del sole lo schermo diventa giallognolo, come se qualcuno avesse urinato sulla pellicola. Il che, a dirla tutta, non è una brutta idea”.

– Nel 2010 la rivista Empire lo ha classificato in seconda posizione nella lista dei 50 film peggiori di sempre votati dai lettori, dietro solo a Batman & Robin di Joel Schumacher.

Ho quasi paura a chiederlo ma… a voi è piaciuto? A me un po’ sì.

BRAZIL

 

– Allora, che regalo vorresti per Natale?
– Voglio una carta di credito.

Brazil è un film del 1985 diretto da Terry Gilliam.
Ambientato in un mondo distopico, la burocrazia ha preso il sopravvento in ogni attività dell’uomo.

Non c’è spazio per sognare: il cinismo ha vinto.
È il secondo film della “trilogia dell’immaginazione”, che si completa con “I banditi del tempo” (1981) e “Le avventure del barone di Munchausen” (1988).

Il protagonista è Sam Lowry, impiegato nel Ministero dell’Informazione.
L’uomo ha frequenti sogni a occhi aperti, dove vede se stesso indossare un’armatura alata e salvare una ragazza misteriosa.
A Sam viene dato l’incarico di correggere un errore di stampa di un file causato da un insetto incastrato in una stampante. Purtroppo l’errore ha già causato l’arresto, il processo e la morte accidentale di un certo Archibald Buttle, catturato al posto del reale ricercato, il terrorista Archibald “Harry” Tuttle.
Ma è quando Sam va a visitare la vedova del signor Buttle che tutto prende una piega surreale: e lì vede una ragazza identica alla fanciulla del suo sogno.

Ho raccolto qualche curiosità che potrebbe interessarvi.

– Il titolo iniziale doveva essere 1984 ½, un mix di metafora orwelliana e fantasia felliniana.
Altri titoli presi in considerazione furono: The Ministry of Torture, How I Learned to Live with the System – So Far e So That’s Why the Bourgeoisie Sucks.

– La Universal rifiutò di far uscire il film considerandolo “non commerciabile e troppo eccentrico per il mercato americano” e pretese che Gilliam lo accorciasse dai 142′ originari a 125′. Alla fine si arrivò a un accordo: l’edizione americana è di 11′ minuti in meno rispetto a quella europea.
Il braccio di ferro coinvolse anche il finale.
Esiste infatti un montaggio alternativo di Brazil che corrisponde alle richieste dei produttori; ma Gilliam minacciò di disconoscere il film e ottenne l’ultima parola sul final cut.

– Nonostante due nomination agli Oscar per scenografia e sceneggiatura, il film non riuscì nemmeno a recuperare i costi produttivi.

– Robert De Niro avrebbe voluto il ruolo di Jack, che era però stato promesso a Michael Palin. Dato che De Niro desiderava comunque partecipare al film, il regista Terry Gilliam gli affidò la parte di Tuttle.

– Il titolo finale viene dal brano Aquarela do Brasil (1939) di Ary Barroso. Il pezzo fu scelto da Gilliam per la dissonanza che si crea tra il suo tono dolce e nostalgico e le atmosfere cupe e stranianti del film.

– Lo scrittore di fantascienza Harlan Ellison definì Brazil «il miglior film di fantascienza mai realizzato».

Fonte: Il Davinotti e Movieplayer

CURIOSITÀ SU ARNOLD SCHWARZENEGGER

 

Arnold Schwarzenegger è stato uno degli attori protagonisti della mia infanzia.

Lo si vedeva dappertutto: in film action, commedie, drammatici. E come Mr. Freeze nel Batman più capezzoluto di sempre.

A 74 anni, Arnold è ancora uno degli attori più amati dal pubblico e continua a far parlare di sé.

Di solito lo faccio per i film ma, questa volta, ho voluto dedicargli un intero post.
Ecco perché ho raccolto una serie di curiosità sulla sua vita.

– Arnold è stato 7 volte Mister Olympia e 5 volte Mr. Universo.
All’apice della sua forma fisica, vantava le seguenti misure: altezza 188 cm, braccio: 55.8 cm, petto: 145 cm, vita: 86 cm, coscia: 72 cm, polpaccio: 51 cm, peso: 113 kg.
Il suo soprannome, però, è la parte più bella: la “Quercia Austriaca”.

– A Thal, nella sua casa natale, è stato istituito un museo dedicato a lui.
Si raccolgono cimeli e trofei ma anche pezzi da collezione unici della sua carriera cinematografica.
È lì che troviamo la Harley Davidson usata per le riprese di Terminator 2: uno tra gli oggetti esposti più degni di nota.

– “I’ll be back”, è una delle frasi iconiche di Terminator. Nella sua semplicità, è diventata così famosa che l’American Film Institute l’ha inserita al 37° posto delle cento migliori citazioni nella storia del cinema.

– Il primo film interpretato da Arnold è stato “Ercole a New York”, del 1969.
Non tutti sanno, però, che a causa del suo cognome impronunciabile, lo vediamo comparire nei crediti finali come “Arnold Strong”.

– È stato protagonista di 3 videoclip musicali:
“You could be mine” dei Gun’n’Roses, “Say it isn’t so” dei Bon Jovi, “Big Gun” degli AC/DC.
Quest’ultima canzone venne composta per il film “Last Action Hero” e fu lo stesso Schwarzenegger a contattare la band perché scrivesse il pezzo.

– Restando su “Last Action Hero”, Jack Slater, (interpretato da Arnold), pronuncia il nome dell’attore in maniera errata.
Lo chiama, infatti, Arnold Braunschweiger (tra l’altro, Braunschweiger, è un tipico brühwurst austriaco, un composto di maiale, manzo, bacon e sale).

– Il soprannome di Schwarzy, come Governatore dello Stato della California, fu “The Governator”: un termine che giocava sull’unione di Governor e Terminator.
Nel 2011 “The Governator” rischiava di diventare una serie di cartoni animati oltre che un albo a fumetti sotto la supervisione di Stan Lee.
Pochi mesi dopo l’annuncio, però, il progetto venne fermato a causa dello scandalo relativo all’infedeltà matrimoniale dell’attore.

– Per girare Conan il Barbaro, Arnold ha seguito corsi di combattimento con armi, corsi di arti marziali e corsi di equitazione. Si è allenato con una spada di 5 kg due ore al giorno per tre mesi.
E, per concludere, i capelli lunghi di Conan, sono i suoi. Iniziò a farseli crescere 3 anni prima, in previsione delle riprese.

fonte: nerdburger

UN “RIPASSONE” SU INDIANA JONES

 

Nel 2023 uscirà il quinto capitolo della saga di Indiana Jones.

Non faccio previsioni ma sicuramente – a causa dell’effetto nostalgico, lo ammetto, – andrò a vederlo al cinema.

Nel frattempo ho raccolto qualche curiosità.
Così, per fare un ripassone generale.

– Il nome completo di Indiana Jones è: Henry Walton Jones Jr.
Viene detto nel primo episodio della serie TV “Le avventure del giovane Indiana Jones”.
Il soprannome “Indiana”, invece, gli è stato affibbiato dal padre ed è un omaggio al cane dell’archeologo.
George Lucas, in realtà, voleva chiamare il personaggio “Indiana Smith” (in onore del SUO cane) ma Spielberg giudicò il nome “troppo generico” e lo sostituì con Jones.

– Lucas voleva Tom Selleck come Indiana Jones.
Il regista aveva già lavorato con Harrison Ford in American Graffiti e nei primi Star Wars quindi voleva evitare di scritturare sempre la stessa persona. Selleck però era già sotto contratto per Magnum P.I. e fu costretto a rinunciare.

– Nel 2008 Ford fu eletto membro della “Board of Directors dell’Archaeological Institute of America” per aver contribuito a un boom di iscrizioni alle facoltà di archeologia.

– Spielberg ha usato ottomila serpenti veri per “I predatori dell’arca perduta”, veri insetti ne “Il tempio maledetto” e veri topi per le catacombe di “L’ultima crociata”.
Per riuscire a superare il disgusto di blatte e ragni che continuavano a infilarsi sotto i suoi vestiti, Kate Capshaw ha dovuto prendere diversi valium.

– Nel Pozzo delle Anime, su una colonna, c’è un geroglifico spaziale: le sagome di R2-D2 e C-3PO.

– Ne “Il tempio maledetto” la scena di apertura è ambientata in un locale di nome “Obi Wan”.

– Il famoso “cervello di scimmia semifreddo” è composto da crema pasticciera e sciroppo di lamponi.

– Durante le riprese in Tunisia (scelta per rappresentare l’Egitto perché più economica) tutti gli interpreti e i tecnici dovettero fare i conti con gli effetti collaterali della cucina locale.
La scena in cui Indiana Jones spara al guerriero (durante il duello) non era prevista dal copione. Harrison Ford, anche lui vittima di un’intossicazione alimentare, doveva andare al bagno ogni dieci minuti. Per accorciare i tempi tirò fuori l’arma e sparò. Spielberg amò così tanto l’effetto comico e inaspettato da tenere la scena nel montaggio finale.

– Steven Spielberg ha dichiarato di non amare particolarmente “Il tempio maledetto”, ma ne serba comunque un ricordo positivo perché, durante le riprese, conobbe la sua seconda moglie: Kate Capshaw.

– Tra le varie fonti di ispirazione per Lucas e Spielberg, c’erano anche i fumetti Disney scritti e disegnati da Carl Barks (che rendeva Paperino e i nipoti protagonisti di incredibili avventure).

– La celebre scena del primo film – dove la scimmia fa il saluto nazista – richiese cinquanta ciak prima che l’animale muovesse il braccio nel modo giusto.

– Spielberg, da grande fan della saga di James Bond, rende decise di rendere omaggio alla spia inglese scritturando Sean Connery per la parte di Henry Jones Sr., (anche se la differenza d’età tra Ford e Connery era di appena 12 anni).

fonti: deejay, esquire, movieplayer

iOTA

 

È il bardo più estremo del cinema.

Sean Hape, meglio conosciuto come iOTA, è il musicista e attore australiano che si nasconde dietro la maschera di Doof Warrior: il mostruoso chitarrista cieco di Mad Max – Fury Road.

Pur avendo un ruolo marginale – e nessuna battuta sullo schermo – è diventato da subito un’icona cult grazie alla sua chitarra elettrica/lanciafiamme e al fatto di essere stato appeso ai cavi di un maxi veicolo/palco (lanciato a più di 70 km/h) circondato da amplificatori Marshall.

iOTA è un performer di talento che, prima di lavorare per Miller, si era fatto apprezzare in ambito teatrale ricevendo alcuni prestigiosi premi grazie alla performance in “The Rocky Horror Show”.

Il regista George Miller lo ha dotato di un proprio background – come ogni altro personaggio del film – con una storia che vale la pena scoprire.

Fonte: No Spoiler
Immagine: The Conversation

CONSTANTINE

 

L’ho rivisto proprio qualche giorno fa e volevo condividerlo con voi.

Constantine è un film del 2005 diretto da Francis Lawrence basato sulla serie di fumetti Hellblazer della Vertigo – etichetta della DC Comics –

Il personaggio di John Constantine fu creato da Alan Moore, John Totleben e Stephen Bissette nel 1985 e ha fatto il suo esordio nella seconda serie del fumetto horror Swamp Thing.

È un uomo complesso con una personalità eccentrica ma riservata: magistralmente interpretato da Keanu Reeves.

Ho raccolto qualche curiosità:

– La battuta di Costantine in cui dice che “non vuole che Angela sia un altro fantasma che lo segue in giro” è un riferimento ai fumetti dove il personaggio viene perseguitato da fantasmi di persone morte a causa sua.

– La “Lancia del Destino” è la stessa che viene utilizzata in Hellboy.

– Le “Granate Sacre” erano ornamenti natalizi pieni d’acqua.

– La bandiera nazista usata per avvolgere la “Lancia del destino” è stata distrutta dopo le riprese, per evitare che cadesse nelle mani di fan troppo esaltati.

– Quando la ragazza posseduta striscia sul soffitto all’inizio del film dice “Papatayin natin sila!”
La traduzione, dal filippino all’italiano è: “li uccideremo tutti!”

– Constantine ama l'”Ardbeg”, un whisky scozzese con un potente aroma affumicato.

– Le sigarette che Constantine fuma nel film sono vere sigarette cinesi ma il pacchetto che si vede nella pellicola è un design speciale realizzato per il film.

– Sul cofano posteriore del taxi di Chase, appare il numero 333, da sempre considerato un numero divino, spesso associato agli angeli custodi.

– Quante sigarette fuma Constantine durante tutto il film? Tredici.
Un numero che non è stato scelto a caso, perché in alcuni paesi e tradizioni viene considerato un numero sfortunato.

– Per creare l’Inferno, il regista Francis Lawrence ha preso ispirazione da vecchi filmati di test nucleari, concentrandosi in particolare sull’onda d’urto subito dopo l’esplosione.

fonte:cineblog
immagine: pinterest

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