IPOTESI SOPRAVVIVENZA

 

Ipotesi sopravvivenza (Threads) è un film per la televisione del 1984, scritto da Barry Hines e diretto da Mick Jackson.
Prodotto in collaborazione tra BBC, Western World Television e Nine Network narra, in uno stile documentaristico, un possibile scenario post bellico a seguito di un conflitto atomico mondiale.

La trama principale riguarda due famiglie di Sheffield che affrontano le loro crisi personali mentre la Guerra Fredda degenera.
Una trama secondaria, che si svolge attorno al Capo Esecutivo del consiglio municipale di Sheffield, illustra i piani che il governo britannico dell’epoca aveva per gestire una situazione di guerra atomica.

«La nostra intenzione nel girare Ipotesi sopravvivenza era d’uscire dalla politica e di mostrare gli effetti che un tale evento avrebbe su tutte e due le parti se i nostri sforzi migliori per impedire una guerra nucleare dovessero fallire.»
Mick Jackson fu scelto perché aveva prodotto nel 1982 il documentario BBC “A Guide to Armageddon”.
Il regista consultò scienziati, psicologi, dottori e specialisti della difesa per una realizzazione più veritiera.
Per rappresentare gli effetti psicologici d’un attacco nucleare, analizzò i comportamenti dei superstiti dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.
Sheffield fu scelta come ambientazione principale a causa della sua politica anti-nucleare.

Fu trasmesso in Italia una sola volta su RAI 1 il 7 agosto 1985, preceduto dal documentario “L’inverno nucleare”, con un’introduzione da parte di Piero Angela.
È stato paragonato a “The Day After – Il giorno dopo”, che mostrò uno scenario analogo negli Stati Uniti.

HARDWARE – METALLO LETALE

 

Hardware – Metallo letale è un film del 1990 diretto da Richard Stanley.

In un futuro non troppo lontano, la Terra è intossicata dall’inquinamento e la popolazione si è imbarbarita in preda a una dilagante anarchia.
Un rigattiere acquista i resti di un robot che un nomade ha rinvenuto nel deserto, per donarli alla fidanzata scultrice.
Questi, però, si rivelano parti di un cyborg militare, M.A.R.K-13, che animato dalla sua capacità di auto-ripararsi, mieterà morte e distruzione.

Il nome del robot è un riferimento al Vangelo secondo Marco. Durante il film, il protagonista ne legge un pezzo e si ferma proprio al capitolo 13. In esso troviamo una frase fondamentale per la storia: «nessuna carne verrà risparmiata» (versetto 20).

Numerose le apparizioni “musicali”:
– Carl McCoy dei Fields of the Nephilim, nel ruolo del nomade.
– Lemmy Kilmister dei Motörhead, nel ruolo del taxista (che ascolta Ace of Spades).
– Iggy Pop nel ruolo del telepredicatore invasato (del quale si sente solo la voce trasmessa dalla stazione radio WAR)
– Gli GWAR che compaiono in TV sotto le note di Stigmata dei Ministry.

Rimangono impressi i colori sabbiosi che suggeriscono un’idea di afa e caldo, oltre che di squallore sociale.
Immagini fotografate a meraviglia; diretto e interpretato con trasporto e ispirazione, dove i pochi mezzi a disposizione si rivelano un’arma poetica efficace.
Il film fu girato in totale autonomia e con un budget limitato ma “è una riprova che il basso budget non sempre significa scarsa qualità”.

LE DERNIER COMBAT

 

“Le Dernier Combat” è un film del 1983.
Primo lungometraggio diretto da Besson che firma anche soggetto e sceneggiatura.

La civiltà è stata distrutta da una catastrofe: degli uomini restano soltanto macerie e un gruppo di sopravvissuti che, incapaci di parlare, si aggirano tra le rovine di Parigi come animali pronti a uccidere.
Le difficili comunicazioni tra individui, infatti, si concludono spesso con un brutale conflitto fisico.

Cupo, desolante scenario di polvere.
Rappresentato in bianco e nero, l’atmosfera assume dei toni malati e rende bene la desolazione che trasuda da un mondo ormai compromesso.

Ringrazio Sasha Alxndr per avermi ricordato questa perla.

SNOWPIERCER

 

“Snowpiercer” è un film del 2013 diretto da Bong Joon-ho.
Durante una nuova era glaciale causata da un esperimento fallito, un gruppo di sopravvissuti viaggia su di un’enorme locomotiva in continuo movimento.
Nei vagoni si sviluppa un microcosmo umano diviso per classi sociali, dove i poveri sono stipati nelle ultime carrozze, vivendo di stenti e fatiche, mentre i ricchi si trovano nei lussuosi vagoni anteriori.
La difficile convivenza porta a inevitabili lotte per la sopravvivenza e ribellioni.
“Chi controlla la locomotiva controlla il mondo, senza quella non siamo niente.”

CURIOSITÀ:

– Il cast è spettacolare: Chris Evans, Tilda Swinton (che ho trovato perfetta), John Hurt, Jamie Bell, Song Kang-ho, Octavia Spencer ed Ed Harris.

– Il film è basato sulla serie a fumetti francese di fantascienza post apocalittica “Le Transperceneige”.
Nel film l’autore del fumetto, Jean-Marc Rochette, si occupò dei disegni che si vedono esposti nella coda del treno.

– La produzione iniziò il 16 aprile 2012 e le scene vennero girate interamente a Praga, nella Repubblica Ceca.
Le riprese terminarono ufficialmente il 14 luglio 2012, mentre la post-produzione venne avviata in Corea del Sud.

– Tilda Swinton avrebbe interpretato un altro personaggio in Snowpiercer, oltre a quello di Mason, ma tale ruolo è rimasto sconosciuto.

– I “blocchi proteici” di cui si cibano i più poveri sono in realtà assemblaggi di alghe marine, zucchero e gelatina.

– “Snowpiercer” ha ricevuto diversi premi e nomination: ai Movieplayer Awards (2015) per Miglior Film, Miglior Film Sci-fi/Fantasy/Horror, Migliore Realizzazione Tecnica e Migliore Attrice Non Protagonista (Tilda Swinton).
Un premio ai National Board of Review of Motion Pictures Awards (2014) per i “I migliori dieci film indipendenti”
Una Nomination ai Saturn Awards for Science Fiction, Fantasy and Horror Films (2015) come Miglior film d’azione/avventura.
Una Nomination ai Critics’ Choice Movie Awards (2015) per: Migliore scenografia (Ondrej Nekvasil), Miglior attrice non protagonista (Tilda Swinton) e Miglior film di fantascienza/horror.

– La colonna sonora è stata composta da Marco Beltrami.

– Con un budget di 38,2 milioni di dollari, è la produzione coreana più costosa di sempre. Il film ha incassato un totale di 86.598.256 dollari.

MOMENTO SUPERQUARK: LE STRATEGIE

 

Nel contesto del survivalismo esistono due strategie che possono sintetizzarsi con il “bugging in” e il “bugging out”.
Entrambe richiedono addestramento per la sopravvivenza in ambienti naturali, acquisizione di competenze tecniche, pianificazione delle attività e accumulazione dei materiali.
In linea di principio il “bugging in” risponde maggiormente alla mentalità del “prepper” mentre quella del “bugging out” a quella del “survivalista”.
Le tattiche operative sono comunque sovrapponibili.

– Bugging in –
È la strategia che prevede di trincerarsi in casa o in un luogo sicuro appositamente preparato.
In casi estremi sono approntati dei veri e propri bunker.
La tecnica prevede di restare al sicuro fino alla fine della minaccia.
L’implementazione prevede che la struttura sia rifornita d’acqua, viveri e ogni altra cosa potrebbe essere necessaria.

– Bugging out –
Al contrario, questa strategia prevede l’abbandono della propria abitazione per trovare rifugio in un luogo più distante dalla minaccia e quindi più sicuro.
Essendo una tattica, il “bugging out” non è una semplice fuga, richiede pertanto una pianificazione preventiva della destinazione, del percorso e del materiale di supporto da prelevare.
Occorre quindi allestire un ambiente sicuro, come una casa di villeggiatura, di amici o parenti in cui trasferirsi dove devono già essere state predisposte scorte di acqua, viveri e altri generi di prima necessità.
Bisogna poi preparare uno zaino con tutto l’occorrente per sopravvivere: rientra in questa categoria la cosiddetta “72hours bag” raccomandata alla popolazione degli Stati Uniti dalla Federal Emergency Management Agency.
Il nome assegnato allo strumento è da ricollegarsi al tempo (appunto 72 ore) massimo stimabile in cui il kit potrebbe fornire supporto ai cittadini dopo il verificarsi di un evento calamitoso nell’attesa che le strutture di soccorso provvedano a intervenire.

MOMENTO SUPERQUARK: IL SURVIVALISMO

 

Parliamo di survivalismo, cioè il movimento che si prepara per emergenze, future o eventuali.

Gli eventi sono principalmente:
– Catastrofi naturali, crisi planetarie e ingenti cambiamenti climatici (uragani, glaciazioni, terremoti, bufere di neve, tempeste solari, forti temporali)
– Disastri causati dall’uomo (rilascio di agenti radioattivi o nucleari, guerre)
– Crolli della società causati da mancanza di risorse come elettricità, carburante, cibo o acqua
– Crisi finanziarie e collassi economici
– Pandemia globale
– Caos diffuso da qualche inspiegabile o imprevedibile evento apocalittico

Le origini del survivalismo hanno avuto luogo nel Regno Unito e negli Stati Uniti a seguito delle minacce di guerra nucleare.
Basti pensare che tra i programmi promossi dalla difesa civile statunitense durante la guerra fredda vi erano rifugi antiatomici.
Perfino i bambini venivano preparati al peggio con cartoni atti a spiegare come comportarsi in caso di disastro.
Solitamente survivalisti e prepper vengono visti come “parte della stessa categoria” ma esiste qualche differenza:

– Il survivalista ha un approccio più militare per gestire le emergenze. Il suo stile di vita è già improntato molto alla sopravvivenza “post catastrofe” e riflette questo atteggiamento nell’abbigliamento, negli strumenti usati, nelle attività di tutti i giorni. Studia tecniche di sopravvivenza nella natura, si interessa di caccia, pesca ed altri sistemi da adottare in caso di necessità.

– Il prepper, invece, ha come scopo quello di difendere la propria qualità della vita in seguito ad una emergenza. La maggior parte della sua attività si concentra nel “pre-evento” ed ha lo scopo di subire meno privazioni possibili nel “post-evento”. Un prepper non punta solo a saper risolvere un problema, di qualsiasi natura e tipologia possa essere (pratico, manuale, economico, meccanico, elettronico) ma soprattutto punta alla prevenzione. La maggior parte agisce in un contesto familiare, per cui le sue attività sono volte a proteggere e prendersi cura di un piccolo gruppo di persone a cui possono essere affidati compiti e ruoli differenti.

LA STRADA

 

La strada (The Road) è un romanzo post apocalittico dello scrittore statunitense Cormac McCarthy pubblicato nel 2006.
Da esso è stato tratto un film, The Road (2009).
Leggerlo in questo periodo delicato mi ha permesso di apprezzarlo a pieno (complice il fatto che si tratta anche del mio genere preferito).
Siamo molto lontani dallo stile caotico e frenetico di Mad Max.
Niente esplosioni, gente che salta da una macchina all’altra o benzina usata per i lanciafiamme.
Lo definirei: introspettivo e realistico.
Direi intimo.

Un padre e un figlio (entrambi senza nome) percorrono una lunga strada asfaltata verso sud, per sfuggire alla rigidità del clima, alla ricerca di cibo e acqua.
L’umanità è rimasta decimata e ridotta a uno stato di vita primitiva, privata di tutte le risorse energetiche e tecnologiche.
I pochi superstiti vivono nel continuo terrore di imbattersi in altri loro simili, divenuti cannibali o predoni.
La notte è sempre buia e nella pistola solo due colpi.
Possiamo supporre che la catastrofe sia stata generata da una guerra nucleare o dall’impatto di un asteroide: l’intero continente è bruciato mentre una cortina di polveri e cenere seppelliscono ogni cosa.
L’autore resta sempre vago su questo punto, non è importante ai fini della trama.
Un libro che si concentra sulle paure ancestrali dell’uomo ma anche sul concetto di ‘’bontà’’ dove, anche un piccolo gesto, può fare la differenza sulla vita o la morte di un essere umano.

Ho raccolto qualche curiosità che mi hanno aiutato ad apprezzare di più il romanzo:

DONNE
Nell’opera di McCarthy non ci sono personaggi femminili di rilievo. Quando Oprah Winfrey nell’intervista televisiva affronta la questione della femminilità nella sua letteratura, lo scrittore risponde: «Per me le donne sono un mistero».

GRANDI ATTORI
Molti critici hanno elogiato la straordinaria performance di Viggo Mortensen (Aragorn della trilogia del Signore degli Anelli) e del giovane Kodi Smit-McPhee.
Basta osservare alcune immagini per rendersi conto del lavoro di preparazione del personaggio principale.

LUOGHI
Il film è stato girato in luoghi reali, su espressa volontà del regista Hillcoat, contrario a un uso eccessivo della computer grafica.
Alcune scene hanno come sfondo la città di New Orleans ancora devastata dall’uragano Katrina, in altre compare il monte Sant’Elena, un vulcano attivo al centro, nel 1980, di una devastante eruzione.
«Avevo un’idea chiara del mondo da raffigurare – ha spiegato il regista – e per descriverlo servivano luoghi reali».

UNA NUOVA IDEA
Cormac McCarthy ha avuto un figlio in età piuttosto avanzata.
«Avere un figlio in questo momento della mia vita – ha spiegato lo scrittore – è stato particolare: ho potuto concentrarmi molto sulla mia paternità. Le conversazioni avute con John sono alla base di molti dialoghi del libro».
«Mi trovavo a El Paso con John. Una notte lui dormiva e io osservavo fuori dalla finestra: nulla si muoveva, ma percepivo da lontano il passaggio dei treni. Allora ho guardato i fuochi sopra la collina, e ho provato a immaginare come sarebbe stato quel posto dopo cinquanta o cento anni. Ho pensato molto al mio piccolo ragazzo. Scrissi qualche nota pensando al rapporto tra padre e figlio. Dopo qualche anno, in Irlanda, ritirai fuori quelle note e mi accorsi che non si trattava solo di qualche pagina, ma di un potenziale libro: ecco la genesi di The Road».

LA RELIGIONE
La dimensione religiosa è onnipresente nei romanzi di Cormac McCarthy.
Spiega Wielenberg: «Una delle lezioni che possiamo ricavare dal romanzo, che Dio esista o no, è che la cosa che vale di più al mondo è l’amore, e una buona ragione per impegnarsi a essere giusti è che questo è l’unico modo per raggiungere l’amore vero. Il costo dell’immoralità è, in ultima analisi, la solitudine».

Fonte delle curiosità: Ilmiolibro

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