MARTEDÌ DELLO XENO – KANG E KODOS

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, una coppia d’alieni d’animazione.

Kang e Kodos compaiono nella serie “I Simpson”, durante gli episodi speciali di Halloween.

Provengono da Rigel VII, un pianeta roccioso orbitante intorno a Rigel. La loro lingua è il Rigelliano che – per qualche assurda coincidenza – è identica a quella parlata dai Simpson.

Sono verdi, con un grande occhio.
Hanno una bocca larga, piena di denti aguzzi, ricoperta da una bava appiccicosa.
Non hanno braccia né gambe ma una serie di tentacoli che utilizzano per spostarsi e afferrare oggetti.

Kang e Kodos sono di sesso femminile.
L’informazione è confermata anche da Al Jean, (produttore della serie) il quale ha affermato che le due aliene sono proprio una coppia di fede “Quantum Presbiteriana”.

La loro presenza vuol essere un omaggio alle creature extraterrestri che comparivano nei film di fantascienza degli anni cinquanta.

Lo scopo di Kang e Kodos, infatti, è la costruzione di un Impero Galattico, con a capo Rigel VII, partendo dalla conquista della Terra.

QUALCHE CURIOSITÀ SU BUZZ LIGHTYEAR

 

“Lightyear – La vera storia di Buzz” è il un film d’animazione che porta sullo schermo le origini di Buzz Lightyear, uno dei personaggi più amati della serie Toy Story.

Ho cercato qualche curiosità legata al famoso “space ranger” e ne ho trovate alcune davvero interessanti.

– Il design del costume è basato sugli astronauti dell’Apollo 11: caschi a bolla, tute bianche ed elmetti trasparenti.

– Il personaggio doveva chiamarsi “Luna Larry” ma i produttori lo trovavano troppo strano.
Alla fine si è deciso per Lightyear.
Il nome è un tributo a Buzz Aldrin (l’astronauta non ha preso alcuna percentuale) che ha persino portato un Buzz Lightyear giocattolo a una delle sue comparse alla NASA per dimostrare il suo legame con il personaggio.

– Nell’universo di Toy Story Zurg è il nemico giurato dell’Alleanza Galattica.
La relazione con Buzz è semplice: il primo è il cattivo, il secondo l’eroe ma nel film questa dinamica si approfondisce.
In Toy Story 2, però, Zurg afferma di essere il padre di Buzz (un riferimento scherzoso a Star Wars).

Forse una delle citazioni più famose del franchise, “verso l’infinito e oltre” ha avuto origine dal libro “To Infinity and Beyond” scritto da Eli Maor nel 1991.

– Buzz è apparso anche nel cartone animato del 2003 “Alla ricerca di Nemo” come uno dei giocattoli nella sala d’attesa del dentista.

– Nel giugno 2008 un pupazzo di Buzz Lightyear è davvero andato nello spazio.
Inviato alla Stazione Spaziale Internazionale, rimase in orbita per 467 giorni.
Ci arrivò grazie a una partnership educativa tra Disney e NASA, che, insieme alla spedizione spaziale, includeva giochi, concorsi e riprese video di Buzz che fluttuava nello spazio.
Oggi si può visitare al National Air and Space Museum di Washington, DC.

QUALE SCENARIO POST-APOCALITTICO È IL PIÙ REALISTICO?

 

Quale scenario post-apocalittico è il più realistico?

Me lo sono chiesta più volte, alla ricerca di pro e contro di ogni possibile “ambientazione” e penso d’essere arrivata a una conclusione.

Per molto tempo ho pensato a uno scenario simile a quello della saga di Fallout.
Poi ho capito che questa era una visione fin troppo ottimistica.

La verità è che credo finiremmo in un mondo molto simile a quello raccontato da Cormac McCarthy nel suo famoso libro “The Road”.

È un romanzo così pieno di dolore e perdita.
L’ho riletto solo un paio di volte.

Non viene mai specificata la catastrofe che ha piagato “The Road” ma è chiaro che qualcosa sia andato terribilmente storto.

Il mondo sta morendo.

Sì, ci sono alcune bande di cannibali ma nessuna vera riorganizzazione.
La disperazione spinge le persone ad agire nel modo più bestiale solo per soddisfare i loro bisogni primari mentre le radiazioni li consumano.
I rari incontri sono guidati da un senso di paura e forte diffidenza.

Anche l’intero ecosistema è provato: pochi animali, vegetazione scarsa e meteo del tutto instabile.

I personaggi principali, poi, non sono mercenari armati e muscolosi.
È la storia di un padre e un figlio: due persone deboli, malate e affamate.
In un passaggio, l’uomo ricorda di come la sua compagna avrebbe voluto usare la pistola per mettere fine alle loro esistenze senza speranza.

Lo so, questo è molto deprimente ma se si dovesse verificare una catastrofe mondiale, è probabile che diventeremmo dei fragili vagabondi piuttosto che eroi alla ricerca di redenzione.

Immagine: alexandreev on DeviantArt

MARTEDÌ DELLO XENO – I VULCANIANI

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, vi porto “Lunga vita e prosperità”.

I Vulcaniani sono una specie aliena umanoide dell’universo di Star Trek.
Vengono dal pianeta Vulcano e sono la prima specie extraterrestre incontrata dagli Umani.

Caratterizzati da un forte senso della ragione e della logica – ottenuto tramite una totale repressione delle emozioni – un tempo erano una razza molto violenta e passionale.
Con il crescere del loro livello tecnologico, raggiunsero il punto in cui questa loro natura violenta li portò sull’orlo dell’estinzione.

A prima vista sono molto simili agli Umani, tranne per le sopracciglia dritte e ben curate e le orecchie a punta.

L’anatomia dei Vulcaniani, invece, è molto particolare.
Il loro cuore si trova al posto del fegato e batte centinaia di volte al minuto, il sangue è a base di rame, di colore verde. Il sistema respiratorio di un Vulcaniano è molto efficiente, adatto ad estrarre l’ossigeno dalla sottile atmosfera di Vulcano.

Possono sopravvivere a lungo senza cibo e sonno. Sono più forti e reattivi rispetto agli Umani inoltre invecchiano molto lentamente.
In media vivono duecentocinquanta anni o anche di più.

Il governo Vulcaniano è basato su una democrazia rappresentativa, in cui gli individui avanzano secondo dei principi meritocratici. In generale, sono una specie non violenta ma sanno utilizzare differenti tipologie di armi e praticano arti marziali chiamate Tal-Shaya e Suus Mahna.

La famosa presa Vulcaniana, ad esempio, si esegue applicando una pressione vicino alla base del collo, sulla spalla, cosa che interrompe l’afflusso di sangue al cervello causando un immediato svenimento.

I Vulcaniani hanno anche abilità telepatiche, come la fusione mentale. Anche se è necessario molto allenamento possono leggere la mente senza bisogno del contatto fisico.

Sì ma in una società tanto logica come ci si riproduce?

Periodicamente subiscono un’irresistibile spinta all’accoppiamento, nota come Pon Farr. Gli adulti vengono colpiti da uno squilibrio neurochimico che li porta ad una sorta di follia.
Una frenesia che può essere fermata in tre modi:
– trovare un partner;
– eseguire un combattimento rituale detto Kal-if-fee;
– meditare tanto e bene.

Una curiosità legata al loro saluto: ideato da Leonard Nimoy, l’attore dice di essersi ispirato alla tradizione ebraica.
Nimoy era un cohen, discendente maschio di Aronne, tribù sacerdotale ebraica.
Il saluto Vulcaniano deriva proprio dal gesto che compiono i cohanim durante la celebrazione della festività di Yamim Noraim.

QUANDO JABBA ERA UN UMANO

 

George Lucas non ha sempre pensato a Jabba nella sua forma lumacosa. Il concept iniziale del personaggio assomigliava, addirittura, a quello di uno Wookie.

Jabba, però, è stato anche umano.

Nell’estate del 1976, Lucas stava girando ai Pinewood Studios: la scena era quella del dialogo tra Han Solo e Jabba (quando il gangster gli ricorda del suo debito) ma questa non fu inserita nel montaggio finale.
E proprio in quell’occasione Jabba venne interpretato dall’attore Declan Mulholland.

Lucas voleva rimpiazzarlo nella fase di post produzione ma per problemi di tempo & budget la scena venne accantonata e tagliata.

Il 1997 è l’anno del ripescaggio.
Lucas ora ha più soldini e comincia a modificare le sue pellicole.

Mulholland venne rimpiazzato da una prima versione di Jabba in CGI e i suoi dialoghi in inglese sostituiti con huttese.
Seguirà poi un ulteriore restyling, nel 2004.

Una piccola curiosità: durante la scena originale girata nel ’76 Harrison Ford cammina dietro Mulholland ma, in fase di rielaborazione, questo particolare risultava incoerente a causa della lunga coda di Jabba.
La questione è stata risolta così: Han gli calpesta la coda, facendo sobbalzare l’Hutt dal dolore.

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI YAUTJA

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO, “el diablo que hace trofeos de los hombres”.

Gli Yautja – conosciuti anche come Predator – sono una specie aliena nota in tutta la galassia.

Di forma umanoide sono alti circa due metri.
Hanno quattro protuberanze poste intorno alla bocca, unite su ciascun lato del volto da una membrana di pelle. Il loro sangue è bioluminescente, di un color verde acceso.
Comunicano tramite vocalizzi che ricordano dei ruggiti, ringhi e ticchettii.

Sono molto resistenti e forti: con i loro artigli riescono a disossare altre creature con estrema facilità, spaccare il cemento o sfondare paratie metalliche.
Inoltre, sono molto agili, degli esperti arrampicatori.

Questa razza dedita alla caccia vanta un arsenale molto vasto: lance telescopiche, archi, shuriken, dischi affilati, lancia reti, spade, fruste ricavate da code di Xenomorfi, lame retrattili, cannoni al plasma ed esplosivi.

Indossano una maschera che gli permette di vedere lo spettro degli raggi infrarossi e ultravioletti e utilizzano armature metalliche estremamente resistenti, dotate di meccanismi elettronici in grado di renderli invisibili.

Il loro tipico bracciale, poi, può detonare con estrema potenza distruttiva.
Questa mossa “suicida” deriva da un rigido codice d’onore: in caso di sconfitta, l’esplosione del bracciale elimina non solo il corpo, quindi il disonore subito, ma anche ogni traccia della loro tecnologia.

La società degli Yautja è basata su un modello tribale e fortemente gerarchico che prevede dei riti di passaggio durante i quali i giovani devono dimostrare di possedere le caratteristiche di un guerriero.
Il rispetto verso un degno avversario è un punto fondamentale della loro educazione: uno Yautja potrebbe decidere di risparmiare la vita del nemico, se lo ritiene opportuno, e offrirgli un premio che ritiene molto significativo.

VIAGGIO NELLO SPAZIO: L’IGNOTO CI ATTRAE (ACCADEMIA DI SCRITTURA)

 

“Lo spazio è vasto. Ma proprio vasto. Non riuscireste mai a credere quanto enormemente incredibilmente spaventosamente vasto esso sia. Voglio dire, magari voi pensate che andare fino alla vostra farmacia sia un bel tratto di strada, ma quel tratto di strada è una bazzecola in confronto allo spazio.”

Oggi condivido con voi il mio articolo per Accademia di Scrittura.

Perché lo spazio – e se siete qui, su questa pagina, l’avete capito – mi ha sempre affascinata.

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