BIO MENACE [FANTASCIENZA IN POCHI BIT EP. 05]

Una retrospettiva su alcuni dei più classici videogiochi a tema fantascientifico.

In questo video vi parlo di Bio Menace, un platform sparatutto divertente, colorato e pieno di mostri mutanti, in cui i baffi fanno la differenza.

Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Moose
https://www.bensound.com/

Parti di gameplay per gentile concessione dei seguenti canali:
Dosgamert e Waffles

THE MIST

 

The Mist è un film horror del 2007 diretto da Frank Darabont.
La pellicola si basa sul racconto “La nebbia” di Stephen King contenuto nella raccolta “Scheletri”.

Siamo nel Maine quando una violenta tempesta si abbatte su una cittadina.
A causa di questo fenomeno, alcuni abitanti restano intrappolati in un supermercato mentre misteriose creature aggressive escono da una strana, fitta, nebbia.

Qualche curiosità.

– Il regista aveva letto il racconto di Stephen King e si era subito dimostrato interessato a ricavarne un film per il suo debutto sullo schermo come regista. Il progetto, però, dovette aspettare: prima girò “Le ali della libertà” e “Il miglio verde”, entrambi basati su racconti di King.

– Il film era stato inizialmente concepito per essere in bianco e nero, una decisione che venne bocciata.

– “La storia non si basa tanto sui mostri all’esterno, ma piuttosto sui “mostri” all’interno, cioè le persone con cui sei bloccato, i tuoi amici e i vicini di casa che crollano sotto pressioni esterne in situazioni estreme”, disse Darabont a proposito di “The Mist”.

– Nel racconto originale, il personaggio di David Drayton, sposato, ha un incontro sessuale con Amanda Dumfries, anch’essa sposata ma Darabont non volle che nel suo film “l’eroe protagonista” restasse coinvolto in una relazione extraconiugale.

– “The Mist” venne girato nella cittadina di Shreveport, in Louisiana.

– Il regista scelse un approccio musicale minimalista in modo da catturare l’atmosfera cupa del film. A tal proposito dichiarò che: “certe volte la musica nei film risulta falsa. Ho sempre pensato che il silenzio fosse più terrorizzante. Abbiamo voluto ridurre al minimo l’accompagnamento musicale per mantenere uno stile documentaristico, da cinema verità”.
Fece un’eccezione per la colonna sonora, con il brano “The Host of Seraphim” dei Dead Can Dance. Un pezzo tetro e spirituale che suona come “un requiem per la razza umana”.

– Nella prima scena del film il quadro che sta dipingendo David è un riferimento alla serie “La Torre Nera” di Stephen King e il pistolero nel quadro è il protagonista Roland Deschain.

LE BOLLE DI MELVIN SOKOLSKY

 

Melvin Sokolsky muove i primi passi nel mondo della fotografia fashion entrando all’età di 21 anni nello staff di Harpers’ Bazaar.
Negli anni ’60 collabora con prestigiosi magazine – Esquire, Newsweek, New York Times Magazine -, affinando la propria tecnica fotografica sperimentale.

Uno dei risultati più evidenti è la serie Bubble, realizzata nel 1963.
L’idea è surreale e sfida le convenzioni estetiche della fotografia di moda classica.
La protagonista è una modella – Simone d’Ailleincourt – chiusa in una bolla trasparente che volteggia leggera nel cielo di Parigi.
“Un sottile cavo aereo tiene la bolla. La quantità di ritocco è molto, molto piccola” – aggiunge – “la composizione, il concetto e la ragazza è ciò che è importante. L’unica cosa che può aiutarti è una buona idea”.

Sokolsky attribuisce le sue idee surrealiste a Dalì – che una volta incontrò Melvin nel suo studio –
“Se guardi il suo dipinto ti imbatterai in una coppia nuda in una bolla. Quell’immagine è rimasta con me fin dall’infanzia”.

LILO & STITCH

 

Lilo & Stitch, è un film Disney del 2002.

La storia è quella del dottor Jumba Jookiba, messo sotto processo dalla Federazione Galattica per “sperimentazione genetica illegale”. La prova è l’Esperimento 626: una creatura aggressiva, quasi indistruttibile e con grandi capacità di apprendimento. Jumba viene imprigionato mentre l’Esperimento 626 deve essere esiliato su un asteroide deserto.
626 riesce a fuggire e dirotta la sua navicella sull’isola di Kauai. Lì incontrerà la piccola Lilo.

“Ohana significa famiglia e famiglia significa che nessuno viene abbandonato. O dimenticato” è la frase che racchiude l’essenza della pellicola.

Ho raccolto qualche curiosità:

– Inizialmente gli autori avevano pensato di ambientare la storia in Kansas, poi si è optato poi per le Hawaii: Lilo & Stitch è il primo film animato ambientato in questo stato.

– Il famoso numero A113 – che compare in molti film Disney – appare diverse volte nel corso della pellicola.

– Nella stanza di Lilo troviamo due riferimenti al franchise: il peluche di Dumbo e il poster di Mulan.

– All’inizio del film il giudice esorta Stitch a dire qualcosa che dimostri la sua bontà: l’alieno risponde leccando la parete di vetro che lo circonda, disegnando con la lingua la D di Disney.

– Il personaggio di Cobra Bubbles nella versione originale è doppiato dall’attore Ving Rhames, che in Pulp Fiction interpreta Marsellus Wallace. L’aspetto, in effetti, lo ricorda molto.

– Quando Lilo sceglie Stitch come suo nuovo animale domestico al canile, la bambina e la sorella Nani aspettano che venga preparato il documento per la vendita. Sul foglio troviamo un ringraziamento allo staff della Disney che ha lavorato al film. C’è anche la firma di Susan Hegarty, voce originale di Lilo.

– Disney ha realizzato diversi trailer in cui Stitch si intromette e rovina “scene simbolo” dei precedenti cartoni: travolge Ariel mentre sta cantando sullo scoglio, fa crollare il lampadario su Belle e la Bestia, è al posto di Simba nella scena con la scimmia Rafiki e convince Jasmine a salire sulla sua astronave lasciando Aladdin da solo.

JUMANJI

 

È Natale, quindi voglio condividere con voi uno dei film che vedevo spesso in questo periodo – pur non essendo un vero e proprio cult natalizio –

Jumanji è un film del 1995 diretto da Joe Johnston.

La sceneggiatura è tratta dall’omonimo albo illustrato per bambini, scritto da Chris Van Allsburg nel lontano 1981.
Nel 2005 è stato realizzato un sequel ambientato nello stesso universo, intitolato Zathura – Un’avventura spaziale, basato su un racconto dello stesso Allsburg.
E sulla scia del successo è stata prodotta una serie televisiva d’animazione, trasmessa tra il 1996 e il 1999, e due sequel intitolati Jumanji – Benvenuti nella giungla (2017) e Jumanji: The Next Level (2019).

«Un gioco che sa trasportar chi questo mondo vuol lasciar.»

Qualche curiosità per tenervi compagnia in questa giornata di pandori e/o panettoni.

– La TriStar Pictures accettò di finanziare il film a una condizione: Robin Williams doveva interpretare il ruolo principale.

– Gli effetti speciali furono realizzati combinando tecniche tradizionali, come pupazzi e animatronica, con innovativi effetti speciali digitali curati dalla Industrial Light & Magic.

– Chris Van Allsburg affermò di apprezzare il lavoro svolto, nonostante le modifiche rispetto al libro, dichiarando che “il film è fedele nel riprodurre il caos che deriva dall’avere un animale della giungla in casa”.

– Qual è il reale significato del termine Jumanji? Chris Van Allsburg ha spiegato che questa è una parola Zulu che si può tradurre con “molti effetti”, e fa riferimento alle “strabilianti conseguenze del gioco” menzionate anche nel film.

– Scarlett Johansson partecipò ai provini per interpretare Judy Shepherd ma la produzione preferì puntare su Kirsten Dunst.

– Il gioco di Jumanji è diventato così famoso nel corso degli anni che una replica è stata venduta, nel 2014, a quasi 61mila dollari.

– In Jumanji, Judy Shepherd ha 12 anni mentre Peter è il fratello minore. I due giovani attori, in realtà, hanno la stessa età.

– Jonathan Hyde ha ricoperto un doppio ruolo: è stato sia Samuel Parrish che Van Pelt.

– La produzione del film è costata complessivamente 65 milioni di dollari. Un investimento recuperato dal momento che ne ha incassati 262 milioni in tutto il mondo.

fonte: fanpage

L’ETÀ DELLA POLVERE – INTERVISTA A BAR BALICCO 71

Questa mattina sono stata ospite di Radio Lecco FM nella trasmissione Bar Balicco 71 per un’intervista su L’età della polvere – Il Nero e il Giallo.

Abbiamo parlato del romanzo, di scrittura e post-apocalittico in generale.
Ringrazio Fabio e Andrea per il tempo che mi hanno dedicato. Chiacchierare con loro è stato un vero piacere.

I LUPI SIDERALI [WARHAMMER 40.000 SENZA IMPEGNO EP. 19]

Un viaggio attraverso il tetro e sanguinoso universo di Warhammer 40.000. Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

Oggi vi racconto qualcosa dei Lupi Siderali, i più feroci tra gli Space Marine, e sul loro Primarca, Leman Russ.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Evolution https://www.bensound.com/

In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos

GLI EFFETTI SPECIALI DI TRON

 

TRON, del 1982, è un affascinante tentativo di esplorazione artistica.

Lisberger ha dichiarato di aver avuto l’ispirazione artistica osservando il videogioco “Pong”.
Il regista era convinto che una rappresentazione in computer graphics “potesse essere molto adatta a portare sul grande schermo le visuali tipiche dei videogiochi e dei calcolatori.”

Solo una minima parte degli effetti speciali è realizzata in CGI.

Si è fatto uso del “matte painting” per la circuiteria incandescente sui costumi; una tecnica che comparve per la prima volta nel film “Missions of California” del 1907 e che consiste nel sovrapporre delle lastre trasparenti – sui cui sono stati disegnati a mano paesaggi o scenari – sulla pellicola.

I computer dell’epoca erano in grado di generare solo immagini statiche e non animazioni: le coordinate di ripresa della sequenza delle lightcycle sono state inserite a mano per ogni singolo fotogramma.

600 coordinate per 4 secondi di film circa.

Un’altra tecnica utilizzata fu la “backlight animation”, in cui ogni fotogramma viene fatto attraversare da una luce filtrata, in modo da creare dei vibranti effetti di luce colorata.

Un lavoro ingegnoso che, anche a distanza di anni, regala molte emozioni.

L’ARTE SECONDO L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

 

Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

Non lo so.
Ma questa – e molte altre – sono le opere “impressioniste” realizzate dall’intelligenza artificiale di Google.
Una specie di rappresentazione visiva di ciò che viene analizzato dal software di Big G.

Google mostra al software milioni di immagini modificando man mano i parametri fino a quando l’intelligenza artificiale riesce a fornire la classificazione richiesta.

Le opere vengono generate attraverso un processo definito “Inceptionism”: in pratica, una fotografia viene inserita nel sistema ed elaborata.
Durante questa procedura il computer genera un’idea di quelli che secondo lui sono gli oggetti contenuti all’interno di una scena, dando vita alle immagini oniriche che caratterizzano i “sogni” dell’IA di Google.

fonte: tech fanpage

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