ESSI VIVONO

 

Essi vivono (They Live) è un film del 1988 scritto e diretto da John Carpenter.
Tratto dal racconto del 1963 “Alle otto del mattino” (Eight O’Clock in the Morning) di Ray Nelson.

Qualche curiosità di questo grande classico:

– Jay Carr, nella sua critica per il The Boston Globe, scrisse: “Una volta che Carpenter abbia mostrato le visuali che rimandano agli anni ’50, completa con dei paffuti dischi volanti, e faccia il punto che i ricchi siano dei demoni fascisti, Essi vivono inizia a scarseggiare di immaginazione ed inventività. Ma come commedia horror fantascientifica, Essi vivono, con la sua critica verso il mondo, è nella stessa classe di Terminator e RoboCop nonostante l’eroe non detenga dei bicipiti bionici.”

– Il cognome di Frank è un omaggio ad uno dei personaggi di “L’orrore di Dunwich” di H. P. Lovecraft.

– Nella base sotterranea due guardie aliene usano come walkie-talkie un PKE Meter da Ghostbusters – Acchiappafantasmi.

– Il numero 62 del fumetto Dylan Dog intitolato “I vampiri” riprende la trama del film. In questo caso, però, gli “invasori” hanno testa da pipistrello e possono essere visti solo attraverso un siero che dev’essere iniettato nel corpo umano come se fosse una droga.

– Il videogioco Saints Row IV omaggia la lotta tra Nada e Frank (doppiati in lingua originale dagli stessi Roddy Piper e Keith David) e il film con la missione He Lives (“Esso vive”) che consiste nell’aiutare il personaggio di Piper ad assalire uno studio televisivo controllato da alieni.

– La lotta tra Nada e Frank è stata parodiata anche in alcune serie animate, come South Park e Adventure Time.

– Il videogioco The Simpsons: Bart vs. the Space Mutants è un riferimento al film. Bart interpreta Nada, con tanto di occhiali da sole per riconoscere gli alieni.

– Il film può ritenersi fonte d’ispirazione per il racconto breve “La Gente delle Dieci” da Incubi & deliri di Stephen King, nel quale un ristretto gruppo di persone riesce a vedere il vero aspetto di una razza aliena che al resto del mondo appaiono come persone normali. Il finale del racconto, con la lotta nello scantinato, ricalca fedelmente lo svolgimento della parte finale del film.

– Una delle espansioni del gioco di ruolo horror italiano Sine Requie, ambientata negli Stati Uniti, descrive una società apparentemente idilliaca, controllata in realtà da creature non morte che mascherano la loro esistenza ai viventi con un siero: “il butoprofene acilato”. L’intera ambientazione americana è un chiaro omaggio al film, e comprende una società segreta di ribelli chiamata “Gli Occhi Aperti”, in grado di vedere la realtà non-morta per ciò che è.

– I Green Day omaggiano il film nel video musicale del brano Back in the USA.

– Anche gli Anti-Flag citano il film nel video musicale del brano The Disease.

XENOZOIC TALES / CADILLAC AND DINOSAURS

 

Xenozoic Tales, noto anche come Cadillac and Dinosaurs, è un fumetto indipendente americano ideato da Mark Schultz.

Ambientato in un futuro post-apocalittico, esordì nel 1986 all’interno dell’antologia intitolata “Death Rattle” per poi guadagnarsi una propria testata, pubblicata con cadenza irregolare dal 1987 al 1996, per un totale di 14 albi editi dalla Kitchen Sink Press.
Nonostante le poche storie realizzate da Schultz, Xenozoic Tales divenne con gli anni un piccolo fenomeno di culto negli Stati Uniti.
Venne ristampato ciclicamente da Kitchen Sink Press nella sua versione originale, ristampato a colori dalla Marvel Comics (che lo ribattezzò “Cadillac and Dinosaurs”) e poi riproposto anche da Dark Horse Comics, Flesk Publications e Topps Comics.

Nella prima metà degli anni novanta generò anche due videogiochi, un gioco di ruolo, una linea di giocattoli e persino una serie a cartoni animati, trasmessa anche nel nostro paese, su Italia 1, con il titolo “Cadillac e Dinosauri”.

Nell’ambientazione, l’intero pianeta Terra è stato stravolto da inquinamento e disastri naturali di ogni genere e gli umani sono stati costretti a rifugiarsi in città sotterranee dove hanno vissuto per circa 500 anni. Tornati in superficie, hanno scoperto che il mondo era ormai stato reclamato da creature considerate estinte, in particolare dinosauri.
Inizia così l’era “Xenozoica”, dove la tecnologia è estremamente limitata e chi capisce qualcosa di meccanica riceve rispetto ed esercita una certa influenza. Proprio come il protagonista, Jack Tenrec, meccanico specializzato nella riparazione di vecchie auto (in particolare Cadillac), che assieme alla fidanzata Hannah Dundee, scienziata, e al fido allosauro da lui addestrato, Hermes, vive avventure ricche d’azione nel pericoloso mondo del futuro.
Non mancano, ovviamente, fughe in macchina con enormi dinosauri alle calcagna.
Un aneddoto divertente è che, siccome l’umanità non è più in grado di estrarre e raffinare il petrolio, Jack modifica le sue auto per farle funzionare con il guano di dinosauro.

Un’ultima curiosità: il nome “Cadillac” e le fattezze delle automobili presenti nella serie furono utilizzati con il permesso della General Motors, che tuttora detiene i diritti per il titolo “Cadillac and Dinosaurs” e li concesse per la realizzazione dei vari prodotti legati al franchise.

LA SPADA LASER

 

“Il cristallo è il cuore della lama.
Il cuore è il cristallo del Jedi.
Il Jedi è il cristallo della Forza.
La Forza è la lama del cuore.
Tutti sono interconnessi:
Il cristallo, la lama, il Jedi.
Tu sei uno.”

– Rito della costruzione della Spada laser –

Le spade laser sono composte da un corto tubo metallico che emette un fascio di anti-protoni puri. Sono alimentate da una cella di potenza e da un convogliatore di energia formato da un circuito e da un cristallo Kyber, che si trova solo in natura sul pianeta Ilum. Prima dell’anno 1.000 BBY (Before Battle of Yavin) i Jedi estraevano i cristalli sul pianeta Russan.
I cristalli Kyber si trovano anche sulla luna Jedha e sul pianeta gassoso di Yavin (da cui si creano lame dal colore verde).
I Sith, invece, usano cristalli sintetici che generano una lama rossa.

Altre parti necessarie per creare una spada laser includono circuiti di modulazione e una matrice di emissione.
Quando viene premuto il pulsante d’attivazione, la cella interna d’alimentazione crea energia fotoelettrica e la lama viene focalizzata attraverso il cristallo. Il pulsante di attivazione innesca anche una colonna di cariche positive generata da un pacchetto di energia ad anti-protoni, di una lunghezza fissata, che vengono trattenuti da un campo energetico di contenimento per mezzo di cariche negative.
Il processo è completamente auto-rigenerativo.

Spade Laser modulari (a lunghezza variabile come quella di Darth Vader), a doppia lama (come quella di Bastila o Darth Maul) o con più cristalli separati all’interno sono variazioni nel processo di costruzione. Ci sono Spade laser appositamente progettate che possono persino utilizzare cristalli instabili, come la spada di Kylo Ren, che presenta due prese d’aria rivolte lateralmente progettate per deviare l’energia in eccesso dal cristallo e mantenere stabile la spada laser.
Miti e leggende vogliono che la spada laser sia alimentata dalla connessione dello Jedi con la Forza ma in realtà essa è necessaria solo al fine della sua costruzione: una volta che tutti i pezzi sono assemblati, lo Jedi usa la Forza per fonderli ad un livello molecolare, ottenendo un’efficienza senza pari.

Fonti: The Clone Wars, Rogue One – a Star Wars Story, Wookipedia, Starwars.com
Immagine: Miriam M.

QUELLA VOLTA CHE QUANTUM LEAP CI MOSTRÒ IL 1999

“Quantum Leap” è una serie televisiva di fantascienza del 1989 diventata cult. Essa racconta le avventure dello scienziato Sam Beckett che, per aver collaudato troppo presto un macchinario di sua invenzione, viaggia nel tempo senza controllo, “scambiandosi” casualmente (o quasi) con persone di altre epoche. Suo unico accompagnatore è l’ologramma del Colonnello Albert “Al” Calavicci, migliore amico e unico punto di contatto che Sam ha con la sua epoca, il 1999.

Nonostante l’elemento fantascientifico sia presente in maniera costante all’interno della serie (viaggio nel tempo, ologrammi, super-computer), esso rimane comunque in sottofondo, dato che gli episodi sono sempre ambientati in epoche passate (indicativamente tra gli anni ’50 e ’90). Molto, molto, raramente viene mostrato il presente e quando ciò avviene la cosa resta circoscritta all’interno della base militare segreta che ospita il progetto Quantum Leap.

C’è però un’eccezione. Nell’episodio 5 della stagione 5, “Salto nel Crimine”, in cui Sam si scambia in uno psicopatico omicida, a noi pubblico viene mostrato, per la prima e unica volta all’interno della serie, un piccolissimo stralcio di quella che è la vita quotidiana nel 1999.
In breve: il criminale che ha occupato il posto di Sam riesce ad evadere dalla base segreta e, mentre Al si mette sulle sue tracce per catturarlo, egli raggiunge la città vicina, adesca una prostituta (truccata in maniera eccentrica e con indosso quelle che sono letteralmente delle lucine di Natale) con lo scopo di ucciderla e si fa condurre a casa sua.
A causa del budget probabilmente piuttosto ristretto, le location sono abbastanza limitate, ma a loro modo affascinanti.
Vediamo l’interno dell’auto di Al, in realtà piuttosto normale, ma che si rivela dotata di interessanti optional come un computer di bordo (con cui il Colonnello parla), un lettore di dischi e la possibilità di utilizzare il parabrezza anteriore come schermo.
Poi la scena si sposta in una strada in stile retrofuturistico, illuminata da molti neon e sul sottofondo della quale è possibile scorgere alti palazzi in penombra. Più un divertente cartello che ricorda che il parcheggio è riservato ai veicoli elettromagnetici.
Infine, un appartamento (o una stanza del bordello, forse), in cui lo stile cambia in futuristico. Anche qui spiccano neon di vari colori, suppellettili metallici dalle forme bizzarre e un letto/divano con sopra una coperta argentata.

Insomma, una interpretazione molto “classica”, oggi quasi al limite del cliché. Ma che, se pensiamo all’anno in cui è stato girato l’episodio (il 1992), acquista un fascino tutto particolare e mostra come all’epoca si poteva immaginare l’immediato futuro.

Qua sopra trovate una piccola galleria con alcuni screenshot che ho fatto dell’episodio.

QUALCHE CURIOSITà SU GOOGLE

 

Google, il motore di ricerca più famoso ed utilizzato del web è nato il 27 settembre 1997 dall’idea di due studenti dell’Università di Stanford, in California: Larry Page e Sergey Brin.
A 24 anni dalla sua nascita possiamo affermare senza dubbio che il motore di ricerca ha cambiato profondamente il nostro modo di usare e di navigare in Internet.

Conosciamolo meglio:

– Il Copyright di Google, posizionato nel footer, è stato inserito dopo i primi test condotti sugli utenti. Le persone restavano sedute davanti allo schermo, immobili, a causa della semplicità della pagina. Quanto i tester chiesero spiegazioni la riposta fu: “Stiamo aspettando il resto della pagina”.

– Quando Google introdusse il correttore ortografico nella search bar con il messaggio “Forse cercavi…” il traffico del motore di ricerca raddoppiò immediatamente.

– In pochi usano l’opzione “mi sento fortunato” tuttavia la prova di un’eventuale rimozione non è stata gradita dagli utenti.

– Google ha il network di traduttori più grande al mondo.

– La parola Google è stato un errore di spelling durante la registrazione. In origine doveva chiamarsi “Googol”.

– Prima del lancio ufficiale di Gmail, è stato effettuato un test durato ben due anni.

– Google ha stimato che una pubblicità sulla sua Home Page potrebbe costare circa 10 milioni di dollari.

– Il primo Doodle risale al 30 Agosto 1998.

– Tra le 80 lingue disponibili nella Home di Google c’è anche il Klingon, la lingua di Star Trek.

– Per ridurre a zero l’impatto ambientale, Google si serve di capre nel suo quartier generale: simpatiche sostitute del tagliaerba.

– Nel 1997 Yahoo! rinunciò alla possibilità di acquistare Google per la cifra “irrisoria” di 1 milione di dollari. Oggi Google vale oltre 200 miliardi di dollari.

– Il primo tweet di Google è stato “I’m 01100110 01100101 01100101 01101100 01101001 01101110 01100111 00100000 01101100 01110101 01100011 01101011 01111001 00001010”: “mi sento fortunato” in codice binario.

– Google ha oltre 1 milione di server, circa il 2% del numero totale di server presenti al mondo. Ogni giorno i server di Google elaborano oltre un miliardo di richieste.

– Il 99% dei guadagni di Google deriva dalla pubblicità.

DUE MINUTI D’ODIO

 

I due minuti d’odio sono una pratica collettiva esercitata dal governo del Grande Fratello nel romanzo 1984 di George Orwell.

Quest’abitudine collettiva viene attuata sui posti di lavoro, negli incontri di partito e ovunque sia possibile. Al segnale emesso da altoparlanti ci si riunisce “spontaneamente” davanti a un teleschermo che proietta immagini del nemico supremo della patria Oceania – Emmanuel Goldstein – e da scene di guerra e sequenze studiate per coinvolgere psicologicamente gli spettatori, accompagnate da suoni e rumori fastidiosi.

Dopo pochi secondi il pubblico inizia a dare in escandescenze e a inveire contro “Goldstein” o contro lo schieramento con cui ci si trova in guerra in quel momento e arriva a lanciare oggetti contro il teleschermo, imprecando colti da implacabile furore, sotto lo stretto controllo di incaricati del partito.
Chiunque manifesti segnali di eterodossia, o perfino micro-espressioni facciali non consone al contesto, viene considerato come un possibile traditore.

Questo meccanismo rappresenta una valvola di sfogo dell’aggressività dei cittadini e un modo per individuare un capro espiatorio da demonizzare addossandogli la colpa delle difficoltà della vita quotidiana.

Fonte: Wiki
Immagine: Orwell 1984 (Nineteen Eighty-Four), film del 1984 diretto da Michael Radford.

ROBOT CITY

 

Robot City è un’avventura grafica sviluppata da Brooklyn Multimedia e pubblicata da Byron Preiss Multimedia alla fine del 1995.

Il gioco ripercorre in maniera piuttosto fedele le vicende raccontate nell’omonima serie di romanzi, nei quali altri autori, con l’autorizzazione di Isaac Asimov stesso, hanno ampliato e approfondito i concetti presentati nel Ciclo dei Robot. In particolare, le tre leggi della robotica e l’interazione uomo-robot.

Protagonista delle vicende è Derec, un uomo che si risveglia privo di memoria su un asteroide ghiacciato. Senza avere idea di chi sia o perché si trovi lì, dopo varie peripezie egli raggiunge una città-pianeta differente da tutto quello che, seppur vagamente, comincia a ricordare: Robot City, la città abitata da soli robot.
Qui incontra Katherine, una persona che, pur restia a rivelargliele, sembra avere informazioni sul suo passato. Insieme, i due dovranno chiarire quale sia stato loro ruolo nell’omicidio di un altro essere umano la cui identità è sconosciuta ai robot della città.

La modalità di gioco ricalca quella del ben più famoso “Myst” (uscito un paio di anni prima) e vede il giocatore esplorare Robot City attraverso una visuale in prima persona, raccogliendo indizi e risolvendo enigmi di varia natura. Anche l’interazione con i personaggi che popolano la città è fondamentale e, rispetto a Myst, è stato implementato un sistema di dialoghi piuttosto complesso e molto articolato. Un’altra cosa molto divertente, classico enigma “nascosto” proprio nei dialoghi, è la possibilità di usare le tre leggi della robotica a nostro vantaggio. Ad esempio:
Un robot guardiano ci impedisce l’accesso a una determinata stanza poiché gli è stato ordinato di farlo (seconda legge della robotica). Se gli diciamo che l’assassino ci sta inseguendo, tuttavia, lui ci farà entrare, perché non può permettere che subiamo danno a causa del suo mancato intervento (prima legge della robotica, che ha priorità sulla seconda).

Il gioco, poi, conduce a finali diversi a seconda delle scelte compiute dal giocatore.

ARMAGEDDON – GIUDIZIO FINALE

 

“Armageddon – Giudizio finale” è un film del 1998 diretto da Michael Bay.
L’abbiamo visto tutti: il giusto compromesso tra azione/fantascienza/amore.

Ho raccolto qualche curiosità:

– Durante le riprese il cast e la troupe hanno lavorato con delle attrezzature molto costose. Sembra, infatti, che il loro valore si aggirasse intorno ai diciannove miliardi di dollari, considerando anche la presenza di una vera piattaforma petrolifera e di una vera navetta spaziale.

– Lo script originale era molto diverso. A differenza della sceneggiatura utilizzata, pare che quella originale non includesse la sottotrama romantica tra A.J. (Ben Affleck) e Grace (Liv Tyler), e che si concentrasse di più sul personaggio di Truman.

– Alcuni dei veicoli spaziali e degli oggetti utilizzati nelle riprese sono esposti al pubblico nei Disney Studios di Disneyland Paris. Questi oggetti accompagnano l’Armageddon Special Effects Ride.

– Il film cerca di inserire nella sua narrazione le tematiche a cui lo stesso titolo fa riferimento, cioè il giudizio finale, la fine del costante scontro tra bene e male. A ciò si aggiunge l’unione di diverse identità atte al sacrificio e alla salvezza, al voler combattere il disastro annunciato.

– Sebbene all’inizio I Don’t Want to Miss a Thing non fosse pensato per gli Aerosmith, alla fine lo incisero loro, riuscendo a garantirsi un enorme successo. È proprio grazie a questa canzone, poi inclusa in Armageddon, che il gruppo è riuscito a farsi strada tra le nuove generazioni.

– Stando alle dichiarazioni di Steve Buscemi, sembra che l’attore abbia accolto il suo personaggio di Rockhound come un geologo eroico, accogliendolo con entusiasmo e desiderando che subisse dei cambiamenti rispetto al basso profilo che gli era stato dato. L’attore ha notato che, dopo essere stato ingaggiato, le caratteristiche squilibrate del personaggio erano state riscritte nella sceneggiatura.

– Pare che tra Bruce Willis e Michael Bay non ci sia stato un bel rapporto. Lo stesso attore, infatti, ha dichiarato che non gli è importato nulla dello stile del regista e che si sarebbe rifiutato di lavorare ancora con lui.

– Sembra che Billy Bob Thornton, mentre stava cercando di ricostruire il background del suo personaggio, abbia pensato che egli fosse sulla buona strada per unirsi alla NASA come astronauta. In passato, però, il suo personaggio avrebbe sofferto di danni dovuti alle paralisi dei nervi, tanto da riuscire a diventare solo un amministratore. Adorando l’idea, Bay decise di creare una scena in cui veniva mostrato un tutore sulla gamba di Truman.

– La NASA, per la prima volta nella sua storia, ha collaborato attivamente alla realizzazione del film, consentendo riprese all’interno della propria sede, in particolare nella piscina dove avviene l’addestramento degli astronauti e sulla piattaforma di lancio dismessa dopo la tragedia dell’Apollo. Nonostante la collaborazione dell’ente aerospaziale, comunque, si possono riscontrare numerosi errori scientifici.

– In una scena durante il controllo fisico e psicologico dei trivellatori che parteciperanno alla missione, un tizio sta tenendo in mano una grossa siringa di fronte a Ken Hudson Campbell il quale dice all’uomo: “Quello che cos’è? Se provi a infilarmi quell’ago te lo pianto nel cuore. Hai visto Pulp Fiction?”. Bruce Willis e Steve Buscemi hanno recitato in Pulp Fiction.

– Steve Buscemi cavalca la bomba atomica come il maggiore Kong nel film di Stanley Kubrick Il dottor Stranamore.

– La sequenza della camminata in slowmotion dei protagonisti, prima di partire per la missione, è un chiaro riferimento al film Uomini veri.

fonti: noideglianni80/90 e cinefilos

L’EQUAZIONE DI DRAKE

 

L’equazione di Drake è una formula matematica finalizzata a stimare il numero di civiltà extraterrestri esistenti nella Via Lattea in grado di comunicare.
Teorizzata dall’astronomo Frank Drake (Chicago 1930), uno dei fondatori del SETI.

Così si presenta l’equazione:
N= R* x fp x ne x fl x fi x fe x L

Dove:
N è il numero di civiltà extraterrestri presenti nella nostra galassia con cui si potrebbe comunicare.
R* è il tasso annuo di formazione di nuove stelle.
fp è il numero di stelle che possiedono pianeti.
ne è il numero medio di pianeti per sistema stellare in grado di ospitare la vita.
fl è il numero di pianeti con cui si è sviluppata la vita.
fi è il numero di pianeti fl in cui si è sviluppata la vita intelligente.
fc è il numero di società extraterrestri in grado di comunicare.
L è la stima della durata di queste civiltà.

Come si intuisce l’equazione è meramente teorica benché si sia tentato di risolverla dando valori medi, probabili e teorici.
I valori proposti da Drake fecero risultare che N è pari a 10. Successivamente in molti proposero variazioni sul valore di uno o più fattori in base a studi più specifici o stime derivate da considerazioni sulla vita sulla Terra, cosicché il valore N varia dai 600.000 a 0,0000001.

Proprio sui suoi tentativi di risoluzione vengono mosse le critiche più aspre, partendo dal presupposto che i dati non sono verificabili, troppo generici o che ignorano altri fattori chiave (come influenza esterna di altre specie senzienti, la colonizzazione di altri pianeti o la nascita di diverse civiltà intelligenti sullo stesso pianeta in ere differenti).
Altre critiche vengono rivolte alla natura antropocentrica dell’equazione, considerando solo i pianeti con parametri simili alla Terra come adatti alla formazione della vita ed escludendo la possibilità di formazione di vita intelligente su pianeti gioviani, ad esempio.
Nonostante la variabilità dei suoi fattori, però, il valore teorico dell’equazione di Drake diede dignità al programma SETI ed è alla base di tutti i tentativi fatti dall’umanità di comunicare con specie aliene presenti nella nostra galassia, come la targa sui Pioneer 10 e 11 e il messaggio di Arecibo.

LA MACCHINA DEL TEMPO

 

Questo post contiene qualche spoiler ma, essendo un’opera del 1895, mi prendo la libertà di parlarne un po’ più liberamente.

La macchina del Tempo è un romanzo di H.G. Wells nonché una delle prime storie ad aver portato nella fantascienza il concetto di viaggio nel tempo basato su un mezzo meccanico.
Anche se il libro è uno dei più famosi e innovativi dello scrittore, trae spunto da un’altra opera di Wells: Gli argonauti del tempo.

La trama la conosciamo tutti, ne scrivo una traccia solo per rinfrescarci la memoria.
Nell’Inghilterra di fine Ottocento, un eccentrico scienziato e inventore, grande conoscitore di fisica e meccanica, racconta ai suoi più stretti amici di aver trovato il modo di viaggiare nel tempo, ma non viene creduto.
Pochi giorni dopo, durante una cena, il protagonista ricompare in uno stato terrificante: oltre al colorito pallido e all’espressione sconvolta tutto il suo corpo è ricoperto di ferite e cicatrici e i suoi abiti sono sporchi e distrutti.
Egli racconta di aver costruito un mezzo in quarzo e avorio capace di viaggiare avanti e indietro nel tempo, ma non nello spazio, e di aver navigato lungo la corrente del tempo fino a raggiungere l’anno 802.701.
La storia non è altro che il racconto di questa grande avventura, delle civiltà conosciute e del destino dell’umanità.
Difficile dare un’opinione su un’opera tanto recensita, analizzata, vista e rivista ma provo comunque a dare un mio contributo.

IL VIAGGIATORE
Ci viene presentato come un eccentrico ricco signore al quale importa poco dell’opinione altrui e, in effetti, non potrebbe essere altrimenti.
Il Viaggiatore è il protagonista e principale voce narrante ma rimarrà sempre avvolto da un velo di mistero che ci accompagnerà per tutta la storia.
Perché ha costruito la macchina? Cosa l’ha spinto a intraprendere questa ricerca?
Alla fine sono domande che il lettore nemmeno si pone. Il ritmo incalzante si basa sugli eventi raccontati e non vuole dibattere su altro.
Mi è piaciuto come il Viaggiatore dubiti delle sue stesse percezioni mettendosi sempre in dubbio; smentendosi e rivalutando costantemente le sue tesi.
Non è un eroe, piuttosto un uomo allo sbaraglio consapevole dei suoi limiti – s’è lanciato nel futuro privo di equipaggiamento e ignaro di cosa avrebbe trovato – ma sa adattarsi e trovare soluzioni.
Direi quasi che, a eccezione della mente brillante creatrice di macchine del tempo, il Viaggiatore è il classico esploratore spinto da una fame insaziabile di curiosità quasi infantile e sognatrice – nel senso buono del termine –

I MORLOCK
Nel futuro, il Viaggiatore non trova esattamente quello che si sarebbe aspettato ma, tutto sommato, non incontra grandi difficoltà in quello che sembra essere il “paradiso dell’utopia” degli Eloi.
Questo, fino alla scoperta dei Morlock.
Sono state fatte moltissime analisi sulle similitudini esistenti tra Morlock/Classe Operaia e Eloi/Classe Borghese che riflettono la società britannica dell’epoca vittoriana.
Gli Eloi sono creature a cui non manca nulla: vivono in superficie una vita agiata, accuditi come bestie in una fattoria.
I Morlock, al contrario, occupano le viscere della Terra come veri e propri mostri. Il loro è un riscatto sulla classe borghese che, impietrita dalla paura e incapace di difendersi, non può far altro che soccombere.
Queste differenze esistono non solo a livello sociale ma anche sul piano biologico: Eloi e Morlock sono, a tutti gli effetti, due specie molto differenti a causa dell’ambiente in cui vivono.
Quello che vedo è un problema ben radicato e tremendamente inquietante di stasi dell’umanità.
Il divario tra ricchezza e povertà, secondo il libro, non solo è rimasto intatto nei secoli ma, addirittura, è peggiorato a tal punto da dividere l’umanità in predatori e prede.

Per la prima volta, la decadenza di Asimov, mi sembra un quadro quasi ottimista.

Piccola curiosità.
Alla trama del romanzo sono direttamente ispirate due opere cinematografiche:
L’uomo che visse nel futuro (The Time Machine, 1960) per la regia di George Pal
The Time Machine (2002) di Simon Wells, remake del film del 1960

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