BEAT ‘EM UP

 

Tra gli anni ’80 e i primi 2000, in sala giochi ma anche nelle prime console casalinghe, andavano molto forte i cosiddetti “beat ‘em up”, chiamati anche “picchiaduro a scorrimento”: videogiochi action in cui i protagonisti dovevano attraversare quadri pieni di nemici, suonandole un po’ a chiunque si mettesse sulla loro strada.

Un concetto semplice ma efficace. E se non eri proprio super-scarso, anche solo con qualche monetina, potevi giocare un po’ più a lungo che con giochi di altro genere.
E, almeno in quelli fatti bene, c’era grande attenzione nel proporre scenari e nemici accattivanti (soprattutto i boss di fine livello).

Il genere è stato declinato in ogni possibile variante, includendo anche ambientazioni prese da film, fumetti e cartoni animati.
Quando ero piccola mi ricordo che aveva grande successo il gioco arcade dei Simpson – che era bello lungo, mi sembra – ma anche Golden Axe, quello delle Tartarughe Ninja, X-Men.
I miei preferiti però erano quelli “originali”, soprattutto se ambientati in zone degradate in mano alle gang. E ce n’erano moltissimi: Final Fight, Double Dragon, Streets of Rage.

Ricordo con particolare piacere “Vendetta”, della serie “Crime Fighters”, con un personaggio palesemente uguale a Hulk Hogan tra i protagonisti, e il suo seguito, “Violent Storm”, per altro con ambientazione post-apocalittica.

MARTEDÌ DELLO XENO – IL GAGH

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli alieni appetitosi (per qualcuno).

Il Gagh, talvolta chiamato anche verme-serpente, è un tipo di creatura originaria del pianeta Qo’noS e ingrediente chiave dell’omonimo piatto della cucina klingon.

Di aspetto vermiforme e generalmente lunghi tra i 10 e i 25 centimetri circa, ne esistono moltissime varietà, pare oltre cinquanta, ognuna con caratteristiche diverse.
Alcuni esempi specifici sono il Filden gagh, che si contorce, il Torgud gagh, che si dimena, il Meshta gagh, che salta, il Bithool gagh, che è dotato di zampette o il Wistan gagh, che viene servito immerso nel sangue di targ.

Considerato una vera e propria leccornia – se non altro dai klingon – viene solitamente consumato vivo, ma pare che sia buono anche stufato o servito freddo.
Non va però assolutamente confuso con il Racht, un’altra pietanza molto simile, fatta con vermi-serpente più grossi.

Il gagh è apparso in molti episodi delle diverse serie di Star Trek, spesso utilizzato come espediente per siparietti comici e suscitando reazioni contrastanti nei personaggi. In generale, le persone ne sembrano perlopiù disgustate ma alcuni – per esempio il Capitano Picard, il Comandante Riker o il Dottor Bashir – hanno dimostrato invece di apprezzarne il “gusto esotico”.

Infine, la conservazione sembra essere un problema: il gagh replicato è stato spesso definito “insapore” e quello fresco, per essere conservato vivo, richiede grandi quantità di sangue, presumibilmente come nutrimento.
Sulle navi klingon, poi, a quanto pare, pulire i barili del gagh è considerato uno degli incarichi più sgradevoli.

QUALCHE CURIOSITÀ SU STARFIELD

 

Oggi parliamo di Starfield, videogioco sviluppato da Bethesda Game Studios, pubblicato su PC e Xbox Series X/S nel settembre del 2023.

La trama è semplice, direi che ci troviamo di fronte al classico inizio per i giochi Bethesda: ci ritroviamo coinvolti in uno scavo archeologico che finisce male. Scopriremo il nostro compito una volta risvegliati in infermeria: dobbiamo consegnare un misterioso artefatto alla Constellation (un gruppo di esploratori che indaga la natura di questi oggetti).

Dopo questo breve incipit si è liberi di esplorare i vari sistemi stellari, accettare missioni, fondare avamposti o vagare liberi per la galassia. La sensazione infatti è proprio quella di sentirsi persi di fronte a un universo nuovo e sconosciuto, un po’ come accade nella serie di Fallout, quando si esce dal Vault per la prima volta.

E allora, ecco qualche curiosità interessante sul gioco.

– I tutorial invitano il giocatore a usare al viaggio rapido per gli spostamenti ma pare che si possano trascorrere ore e ore del proprio tempo a percorrere le distanze tra un pianeta e l’altro. L’ha fatto Alanah Pearce, sviluppatrice di Sony Santa Monica che, nel corso di una sua diretta Twitch, ha viaggiato ininterrottamente per sette ore raggiungendo un pianeta senza usare spostamenti rapidi.

– I pianeti esplorabili liberamente in Starfield sono tantissimi, ma i punti d’interesse sulla loro superficie non sono molti e questo ha innescato una serie di polemiche. Ashley Cheng, Managing Director di Bethesda ha risposto dicendo che “la volontà degli sviluppatori non è mai stata quella di creare una sorta di Disney World dello spazio, ma di fare in modo che il giocatore si sentisse una piccola goccia di fronte alla vastità sterminata del cosmo”.

– Come ogni gioco Bethesda, anche Starfield è stato riempito di riferimenti più o meno velati. Uno di quelli più famosi riguarda Skyrim: più nello specifico, il meme della freccia nel ginocchio.

– In Starfield troviamo un toccante omaggio a un grande appassionato del progetto Bethesda. Si tratta di Alex Hay, videogiocatore venuto a mancare lo scorso 16 maggio 2023. Prima di morire aveva dedicato gran parte del suo tempo a sviluppare una community, condividendo anche emozioni e preoccupazioni per via della concreta possibilità di morire prima che il titolo giungesse sugli scaffali. Purtroppo così è stato e Bethesda, per onorare il fan, ha inserito un messaggio nel gioco: “A tutti i miei amici e compagni esploratori, sarò sempre con voi, là fuori tra le stelle. Con affetto, Alex Hay”.

SEAQUEST DSV

 

Conoscete SeaQuest DSV, arrivato nel nostro paese come “SeaQuest – Odissea negli abissi”?

È un telefilm prodotto per la NBC dal 1993 al 1996, per un totale di tre stagioni, che va a inserirsi in quel filone “alla Star Trek” riportato in auge negli anni ’90 dal grande successo di The Next Generation.

SeaQuest però fu tutt’altro che fortunato. Anzi, i continui litigi fra produttori, membri del cast e funzionari della rete (che proprio non riuscivano a trovare un accordo anche solo su cosa fare del telefilm stesso) portarono a continue riscritture, cambi di personale, di attori e di posizionamento nel palinsesto che, alla fine – perdonatemi la battuta – lo fecero colare a picco.

E dire che le potenzialità c’erano: invece di “spararci nello spazio” come molte altre, la serie si distingueva per concentrarsi sull’esplorazione degli abissi del nostro pianeta, altrettanto sconosciuti. Il tutto ambientato in un futuro prossimo (il 2018) dove l’umanità ha esaurito tutte le risorse di superficie e, tra uno sconvolgimento geopolitico e un altro, è stata costretta a intraprendere la colonizzazione sottomarina per andare a intaccare quelle sommerse.

In questo scenario si muove l’avanzatissimo super-sottomarino SeaQuest DSV 4600, guardiano degli abissi e impegnato, di episodio in episodio, in missioni di esplorazione, diplomatiche, prevenzione di disastri ecologici e di respingimento degli attacchi portati avanti da nazioni ostili.
Senza però dimenticarsi di lasciare il giusto spazio allo sviluppo delle relazioni tra i membri dell’equipaggio (che include persino un delfino di nome Darwin, in grado di comunicare con gli umani grazie a un particolare dispositivo).

Nonostante le difficoltà di cui vi parlavo prima, comunque, la prima stagione ottenne un discreto successo di pubblico, anche grazie al fatto che si incentrava perlopiù su avventure verosimili dallo sfondo scientifico ed ecologista.

Con la seconda, invece, entrarono in campo cose fantascientifiche e altre più “strane”, come alieni, ingegneria genetica, poteri paranormali, mostri giganti (tra cui un coccodrillo preistorico, un verme sputafuoco, piante assassine e – direttamente dal Warp – un antico demone). Più l’elemento che è universalmente riconosciuto come la dinamite di una serie TV, delicato e instabile, da usare con estrema cura e parsimonia: i viaggi nel tempo.

La terza stagione, che iniziò con un salto in avanti di 10 anni e un cambio del Capitano, puntò infine a toni più oscuri, intrigo politico e battaglie. Ma questo non fu sufficiente a salvarla dalla cancellazione, tra l’altro avvenuta a metà, senza che la storia avesse un vero epilogo.

MARTEDÌ DELLO XENO – I GIOIELLI VIVENTI DI ARPHAL

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli alieni decorativi.

I Gioielli Viventi di Arphal, talvolta chiamati anche solo “Pietre Viventi”, sono forme di vita cristalline non senzienti che si attaccano alla pelle di altre creature.

Originarie – lo dice il nome stesso – del pianeta Arphal, hanno forma e dimensione varia. E grazie alle loro caratteristiche vengono utilizzati come gioielli, talvolta persino per creare bellissime composizioni, e godono di grande popolarità.
Indossarli è infatti generalmente considerato segno di buon gusto, anche se – va detto – non tutti si sentono a proprio agio all’idea di avere un altro essere vivente appiccicato addosso.

In ogni caso, non è infrequente trovarli in vendita nei mercati alieni, per esempio quello fornitissimo del pianeta Syrte, Capitale dell’Impero dei Mille Pianeti, così come ci viene mostrato nell’omonimo fumetto della serie “Valérian e Laureline agenti spazio-temporali”, del 1971, da cui ho preso l’immagine per questo articolo.

Voi li indossereste?

MARTEDÌ DELLO XENO – I GASTEROPODI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO delle creature provenienti dall’universo del Doctor Who.

I Gasteropodi (nome probabilmente “rubato” alla classe di molluschi realmente esistenti) sono una specie aliena che prolifera conquistando pianeti per consumarne le risorse vegetali.

Hanno una società di stampo monarchico e l’aspetto di lumaconi spaziali alti all’incirca quanto un uomo, privi di gambe e dotati solo di un paio di braccine tozze.
La pelle è grigio-verdastra e rugosa, ricoperta di scaglie in alcuni punti, come le mani e il volto. Quest’ultimo incorniciato in una sorta di maschera con accavallamenti dove dovrebbe trovarsi il naso e dotato di due paia di occhi: i primi al loro posto nel centro del viso e altri due all’estremità di grosse antenne che spuntano dalla fronte.
Sotto la maschera di scaglie dovrebbe poi trovarsi una bocca ma, onestamente, è difficile dirlo con certezza.
Infine, dove passano, lasciano dietro di sé una scia di bavetta appiccicosa.

Al di là dell’aspetto fisico un po’ paciarone, sono molto pericolosi: possono infatti emettere raggi d’energia dagli occhi e sono dotati di grandi poteri telepatici, tanto da poter tenere in scacco persino un Signore del Tempo. E li usano per sottomettere le specie originarie dei pianeti che conquistano, così da farsi servire e riverire mentre ne consumano l’intera flora.

Intanto, tra un’insalata e l’altra, depongono centinaia di migliaia di uova sul mondo preso di mira e, quando le sue risorse sono esaurite, ne orchestrano l’esplosione, così da “spararle” letteralmente nello spazio, dirette verso un nuovo posto da infestare.

I gasteropodi sono apparsi nell’episodio 7 della 21^ stagione (o 136^ in totale) del telefilm, andato in onda nel marzo del 1984 e intitolato “The Twin Dilemma”. Il primo in cui appare il Sesto Dottore e da molti considerato tra i peggiori di sempre per via delle pessime scrittura e regia, degne – secondo la critica – “appena di un film di serie B”.

QUALCHE CURIOSITÀ SU SQUID GAME

 

In attesa della seconda stagione della serie coreana Squid Game (che avevo visto con molta curiosità), ecco alcuni particolari che forse vi erano sfuggiti.

– Tradotta in inglese come Honeycomb, la caramella di zucchero presente nel terzo episodio si chiama Ppopgi o Dalgona. Diventata particolarmente famosa in corea perché se si riesce a ritagliare perfettamente la forma impressa nella caramella, se ne ottiene una seconda gratuitamente.

– Nel quinto episodio, secondo la traduzione inglese, Sang-woo dice ad Ali di chiamarlo col suo nome, e non “signore”. Ma in lingua originale Sang-woo dice ad Ali che può chiamarlo “hyun”, che significa “fratello maggiore” o comunque “un amico molto intimo”.

– Nei primi episodi di Squid Game, vediamo alcuni indizi dei giochi successivi proprio sotto i nostri occhi. O meglio, sui muri dietro i letti dei protagonisti. Noi li scopriamo chiaramente solo verso la fine, quando ci sono poche brande rimaste, ma prestando attenzione si vede qualche traccia qua e là anche prima che i letti si riducano drasticamente.

– Il primo episodio della serie è famoso per il crudele “un,due,tre,stella (o stai là)!”
Ma il nome coreano di questo popolare gioco è letteralmente tradotto in inglese come “il fiore mugunghwa è sbocciato”, ed è quello che dice la bambola gigante prima di girare la testa. Il fiore mugunghwa, tra l’altro, è il fiore nazionale della Corea.

BLACK MARROW

 

Eccomi con un breve post dedicato a Black Marrow!

Fumetto di Pastaacolazione, lo trovate sul sito di Hollow Press.
È una storia autoconclusiva che ho letto e riletto diverse volte; ci tenevo a formulare una “recensione” il più accurata possibile perché mi è davvero piaciuta moltissimo.

La voce narrante del Necromante sarà la nostra unica guida tra queste pagine ricche di colori, sfumature e dettagli. La troveremo sempre in prima persona: scelta particolarmente azzeccata perché è un po’ come se il lettore riuscisse a spiare quel protagonista misterioso, abominevole e corroso dall’ossessione.

Scopriamo un lungo e violento rituale che mi ha suggerito – da amante del 40K – quella sensazione angosciante, malata e sporca tipica di Nurgle.

Certamente ci troviamo di fronte a una storia Dark Fantasy di grande impatto – emotivo e visivo – curatissima in ogni dettaglio che si prende a forza tutto lo spazio necessario sul foglio. Infatti le tavole strabordano fuori dagli spazi, creano cornici o interagiscono attivamente con la storia generando nel lettore una totale immersione (molto coerente con il concetto stesso della trama).

Davvero complimenti all’autore, super-consigliato!

THE BLACK HOLE

 

The Black Hole è un film di fantascienza del 1979 diretto da Gary Nelson per Walt Disney.

Molti lo conoscono come “la risposta della Disney a Guerre Stellari” (anche se ora questa definizione fa un po’ ridere) ma il film fu la pellicola più costosa mai prodotta dalla Disney a quell’epoca e tra l’altro ottenne due candidature ai premi Oscar del 1979.

E vi ricordate il robot calcolatore V.I.N.CENT.?
Il suo nome è l’acronimo di Vital Information Necessary CENTralized.
Si muoveva fluttuando in aria ma in realtà aveva anche dei “piedi” magnetici che utilizzava per spostarsi sugli scafi esterni delle navi. Inoltre aveva una grande quantità di accessori: cannoni laser, cavi d’aggancio, tenaglie estendibili e un trapano.

In più, snocciolava sempre qualche perla di saggezza popolare.
La sua frase migliore, per me, è: “ci sono piloti vecchi e piloti audaci, ma assai pochi piloti vecchi e audaci”.

MARTEDÌ DELLO XENO – I CAVALLI-DRAGO

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO un extraterrestre che ha gioco facile nell’incastrarsi dritto fra i sogni d’infanzia di chiunque.

I Cavalli-Drago (in originale “Dragon Horse”, come vengono chiamati dal protagonista), sono una specie animale originaria del pianeta Sagar, apparsi nel cartone animato “Blackstar”, prodotto dalla Filmation nel 1981.

Si tratta, come indica chiaramente il nome, di grossi rettili delle dimensioni approssimative di un cavallo terrestre, con le sceglie verdi, quattro zampe tridattili, una lunga coda carnosa e grosse ali membranacee che consentono loro di volare.
Una cresta risale poi lungo il collo fino a fermarsi in mezzo a due piccole corna, mentre gli occhi sono gialli con l’iride a taglio e la bocca dotata di una lunga fila di denti aguzzi.
Come tutti i draghi che si rispettino, infine, hanno la capacità di sputare fuoco.

Chi da piccolo non ha sognato di cavalcare qualcosa di simile, almeno una volta?

Nonostante l’aspetto minaccioso e le notevoli capacità offensive, si tratta comunque di creature piuttosto docili e molto intelligenti.
Quello che più ci è dato vedere all’interno della serie, Warlock, la fedele cavalcatura di Blackstar, si dimostra infatti sempre molto leale nei confronti del suo padrone, a cui è molto affezionato.

Ultima curiosità: in perfetto stile Filmation, le animazioni dei Cavalli-Drago sono state successivamente riciclate dallo studio per i Takdryl, altre cavalcature apparse nella ben più fortunata serie “He-Man e i Dominatori dell’Universo”, uscita un paio d’anni dopo.
L’unica differenza tra le due è il colore: verde per i Cavalli-Drago e rosso per i Takdryl.

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