LE CARTE DI CREDITO DI EDWARD BELLAMY

 

Nel corso degli anni, è capitato spesso che la fantascienza facesse un po’ da “veggente” e i suoi autori riuscissero a immaginare tecnologie che oggi sono diventate di uso comune.
Tra gli esempi più diffusi troviamo terminali e dispositivi di comunicazione portatili, precursori dei moderni smartphone, il concetto di videochiamata o la ultimamente chiacchieratissima intelligenza artificiale.

Un oggetto di questo tipo a cui si pensa un po’ meno spesso, però, è la carta di credito, che lo scrittore Edward Bellamy – in un certo senso – era riuscito a prevedere fin dal 1888, con oltre sessant’anni d’anticipo rispetto all’introduzione sul mercato dei primi esemplari (avvenuta nel 1950).

Nel suo romanzo “Guardando indietro, 2000-1887”, infatti, Bellamy racconta di un uomo che, addormentato attraverso l’ipnosi, si risveglia oltre un secolo dopo e si ritrova in un’America diventata un’utopia socialista.
E qui, fra tante altre cose, descrive una società priva di denaro contante, dove i pagamenti avvengono attraverso un dispositivo personale e ogni transazione viene processata mediante una sorta di sistema centralizzato.

In realtà Bellamy, più interessato a raccontare dinamiche sociali che altro, non scende mai troppo nel dettaglio nè parla di tessere di plastica con dentro un chip. E, paradossalmente, il sistema da lui descritto ricorda più quello delle carte di debito che di credito.
Ciò nonostante, resta comunque un’intuizione notevole. Un vero e proprio sguardo sul futuro.

MARTEDÌ DELLO XENO – I CALLISTONIANI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli alieni “classici”, nati dalla matita del disegnatore Frank R. Paul, uno dei pionieri delle illustrazioni fantascientifiche.

Apparsi per la prima volta sulla rivista “Amazing Stories” nell’agosto 1940, i Callistoniani sono – come è facile intuire dal nome – gli abitanti di Callisto, la seconda luna più grande tra quelle che orbitano attorno al pianeta Giove.

Alti circa due metri e mezzo, hanno la pelle blu ricoperta di scaglie e due paia di braccia molto lunghe, tentacolari, che terminano con mani a quattro dita.
Le gambe, invece, hanno le stesse articolazioni di quelle umane e terminano con piedi tridattili.
Inoltre testa, petto e schiena sono ricoperti da una folta peluria bianca dall’aria molto soffice che lascia fuori solo gli occhi, il naso, la parte superiore della bocca e un pezzetto della fronte.

Sappiamo inoltre che sono erbivori e che la loro riproduzione avviene tramite la deposizione di uova in sorgenti termali calde. Quando nascono, poi, i loro piccoli assomigliano a grossi girini.

Al di là del loro aspetto torreggiante, comunque, si tratta di una specie pacifica, che vive a stretto contatto con la natura. I loro stessi abiti, per esempio, sono fatti tessendo fibre di origine vegetale.
Anche le loro città sono molto grandi, ricche di spazi verdi e hanno uno stile simile a quello ellenico, con edifici costruiti utilizzando grandi blocchi di pietra il cui spostamento – pare – è facilitato dalla scarsa forza di gravità di Callisto.

I CAVALIERI D’ACCIAIO

 

Per la serie “elementi fantascientifici buttati lì a caso” oggi voglio parlarvi dei Cavalieri d’Acciaio: personaggi apparsi solo nella versione animata dei Cavalieri dello Zodiaco, per un brevissimo arco narrativo.

A differenza degli altri combattenti presenti nell’opera, che – semplificando molto – indossano armature di origine magica e traggono i loro poteri sovraumani da un’energia mistica chiamata Cosmo, i Cavalieri d’Acciaio si portano allo stesso livello grazie ad armature robotiche equipaggiate con vari gadget ipertecnologici.

Elementi in netto contrasto con il tema principale dell’opera, la mitologia, e che per questo molti fan della saga considerano fuori posto, creando una spaccatura netta tra chi li ama e chi invece li detesta, domandandosi come si possa anche solo aver concepito l’idea.

In realtà, la spiegazione è semplice: marketing.
I Cavalieri d’Acciaio furono infatti inseriti nel cartone animato su richiesta della Bandai, che produceva i giocattoli ispirati alla serie. E ovviamente non è un caso che il loro concept includa tutta una serie di elementi che notoriamente piacevano ai bambini dell’epoca, come i robot o il fatto che le armature possano trasformarsi in veicoli.
Il successo commerciale, in effetti, fu enorme.

Un po’ meno quello tra il pubblico, cosa che portò il team creativo di produttori – a seguito di innumerevoli discussioni, si dice – a farli uscire di scena dopo soli 14 episodi, tra l’altro senza nemmeno fornire grandi spiegazioni.

Io, se devo essere sincera, nemmeno me li ricordavo. Ho riscoperto la loro esistenza per caso, chiacchierando con un amico, qualche giorno fa.
E voi, cosa ne pensate? Siete tra quelli a cui piacevano oppure “toglierli di mezzo” è stata la scelta giusta?

MARTEDÌ DELLO XENO – I NETTUNIANI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli alieni multitasking per natura, provenienti dall’universo di Futurama.

I Nettuniani sono una specie umanoide originaria del pianeta Nettuno, nel nostro sistema solare, ma che nel corso dei secoli si è diffusa per tutta la galassia.
Sulla Terra, per esempio, sono così tanti che hanno un intero quartiere tutto loro: Little Neptune, a New New York, famoso per ospitare decine di ottimi ristoranti.

La cucina è infatti uno dei loro talenti più noti (promosso anche dal famoso chef Elzar, apparso in molti episodi della serie) ma, in generale, grazie al fatto di avere quattro braccia, sono naturalmente portati per qualsiasi lavoro che richieda destrezza manuale e una grande coordinazione.
Oltre a questo, rimanendo sull’estetica, hanno la pelle viola e il naso porcino. Per corporatura, poi, sono assimilabili agli umani.

A voler essere precisi, sono nettuniani anche gli “elfi” che creano i giocattoli per Babbo Nasale, che tra altro ha la sua fortezza proprio su Nettuno. Solo che a causa delle condizioni precarie in cui sono costretti a vivere per paura del robot e alla conseguente malnutrizione, questi risultano di taglia molto più ridotta.

CURIOSITÀ SU BEETLEJUICE

 

“Beetlejuice” è un film del 1988 diretto da Tim Burton, ora molto discusso per il sequel “Beetlejuice Beetlejuice” (appena uscito al cinema).

La pellicola è stata un vero successo: ha incassato 74,2 milioni di dollari da un budget di 15 milioni, e si è aggiudicata l’Oscar per il miglior trucco nel 1989.

Ma quali altre curiosità nasconde questo primo capitolo?

– La Warner Bros. non era molto convinta del titolo del film e voleva chiamarlo “House Ghost”. Per provocazione, Burton suggerì allora il titolo improbabile “Scared Shitless” quindi, alla fine, venne lasciato il titolo originario.

– Robin Williams, Christopher Lloyd, Jim Carrey, Tim Curry, Jack Nicholson e Bill Murray furono considerati per interpretare Beetlejuice. Tim Burton pensò anche a Schwarzenegger, che però era impegnato sul set de L’implacabile.

– Tutte le persone che vediamo nella sala d’aspetto e negli uffici dell’aldilà hanno un evidente richiamo visivo al modo in cui sono morte. I Maitlands, però, (che sono morti annegati) non sono bagnati. Tim Burton pensava che tenere gli attori inzuppati per tutto il tempo delle riprese avrebbe arrecato loro troppo disagio.

– Quando Adam e Barbara sono in ufficio, una voce dall’altoparlante annuncia: “il volo 409 è in arrivo al Gate 3”. Chiaro riferimento al volo United Airlines 409 che, nella realtà, si schiantò contro una montagna nel Wyoming il 6 ottobre 1955, uccidendo tutti i passeggeri e l’equipaggio a bordo.

– Beetlejuice è stato il primo DVD spedito dalla nascente Netflix, che all’epoca li noleggiava per posta.

– Il film è ambientato nella immaginaria contea di Winter River, nel Connecticut, ma in realtà tutte le scene all’aperto sono state girate a East Corinth, un paese nella contea di Corinth, nel Vermont. La casa dei Maitland però è stata costruita solo per le riprese e demolita subito dopo.

MARTEDÌ DELLO XENO – I FIX-IT

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli alieni meccanici dal cuore buono, protagonisti di “Miracolo sull’ottava strada”, film del 1987 per la regia di Matthew Robins.

I Fix-It, come vengono chiamati nella versione originale della pellicola, sono piccole creature discoidali simili a robottini volanti, la cui provenienza è ignota.
L’aspetto è differente per ognuno ma tra gli elementi comuni troviamo un grosso paio di occhi luminescenti – a dirla tutta particolarmente espressivi – e varie appendici, spesso retrattili o addirittura nascondibili dietro qualche pannello, che terminano con manine, piccole tenaglie o altri gadget.
Accessori utili, perché come suggerisce il loro nome, questi piccoletti amano e sono bravissimi a riparare qualsiasi tipo di oggetto.

La cosa più particolare, però, è che sono esseri auto-replicanti: dopo aver assorbito una gran quantità di energia elettrica, componenti metalliche ed elettroniche, infatti, la “femmina” dà alla luce altri membri della specie, dischi più piccoli che – almeno nelle fasi iniziali della loro vita – camminano su sottili gambettine meccaniche.

E questo è più o meno tutto quello che si sa su di loro, dato che il film si concentra molto di più sul raccontare una favola fantascientifica che sul darci informazioni su questa specie.
Possiamo però di sicuro dire che vanno a collocarsi in quel filone di “fantascienza spielbergiana” (che non a caso è produttore del film) dove gli alieni non sono dipinti come invasori ma, in qualche modo, come figure positive.

C’è solo un dubbio che mi resta: ricordo di aver visto il film da bambina ma cercando online non sono riuscita a trovare il termine con cui i Fix-It sono stati adattati in lingua italiana. A sentimento mi verrebbe da tradurli come “Riparatori”, ma non ho trovato conferme.
Qualcuno se lo ricorda?

MARTEDÌ DELLO XENO – I TROLLAN

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO approfondiamo la specie a cui appartiene Orko, uno dei personaggi più amati del franchise dei Dominatori dell’Universo.

I Trollan sono creature aliene provenienti dal pianeta Trolla, situato in una dimensione parallela rispetto a Eternia, il pianeta d’origine di He-Man.
Qui le cose sono molto diverse da quelle a cui siamo abituati, spesso “al contrario”: i pesci volano, gli alberi crescono verso il basso mettendo radici nell’aria e, in generale, le leggi della fisica, della natura e della magia funzionano in maniera strana (motivo per cui, tra l’altro, su Eternia gli incantesimi di Orko sono piuttosto inaffidabili).

A livello estetico, i Trollan hanno l’aspetto di piccoli umanoidi con la pelle azzurra, orecchie a punta e occhi molto grandi, perlopiù con la sclera gialla. Hanno solo quattro dita su mani e piedi, e le gambe molto corte rispetto alle braccia.
Questo perché, grazie alla loro innata padronanza della magia, fin da quando sono piccoli preferiscono svolazzare in giro invece che camminare.
Per il resto, la loro biologia è incomprensibile sia attraverso la scienza che con mezzi magici, tanto che nella serie si sono visti più volte computer o artefatti andare in tilt cercando di dar loro un senso.

Anche la loro società è abbastanza particolare, poiché il prestigio di un individuo all’interno di essa sembra basarsi sul suo potere magico. Come siano distribuiti i titoli formali, per altro spesso molto eccentrici, non è però ben chiaro.
Tuttavia, quello più ambito è far parte del Consiglio Cremisi, un gruppo composto dai maghi più anziani e potenti che si occupa di mantenere l’equilibrio tra le energie magiche di tutto il pianeta.

Fra i Trollan, poi, mostrare il volto a qualcuno è segno di grande intimità. Ecco perché tutti vanno in giro indossando cappelli a tesa larga e sciarpe che lo tengano sempre ben nascosto.

Ultima curiosità: il personaggio di Orko era assente nelle prime incarnazioni dei Dominatori dell’Universo – giocattoli e fumetti – e venne aggiunto solo nella serie animata del 1983, come spalla comica.
Diventò però ben presto uno dei preferiti dal pubblico, cosa che lo portò ad avere finalmente una sua action figure e convinse gli autori ad approfondire il suo background e, di conseguenza, quello della sua specie.

MARTEDÌ DELLO XENO – I JIXEN

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli alieni tartarugosi provenienti dall’universo del Doctor Who, apparsi nella serie spin-off “K-9”.

I Jixen sono una specie originaria di un pianeta di cui non conosciamo il nome ma solo che è stato distrutto durante la pluricentenaria guerra contro i Meron, i loro nemici giurati.

Alti all’incirca quanto un uomo, hanno l’aspetto di testuggini antropomorfe, con grossi occhi azzurri luminescenti, un solido guscio e vari spuntoni su tutto il corpo. La pelle è grigia e spessa mentre gli arti sono tozzi, cosa che li rende piuttosto goffi nei movimenti.
Guardandoli, anche per via della qualità dei costumi, è difficile non pensare alle Tartarughe Ninja dei film live-action anni ’90 o ad alcuni nemici di Godzilla, non sembra anche a voi?

Un altro punto in comune con le tartarughe è la longevità: i Jixen vivono infatti circa 800 anni. Oltre a questo, hanno anche la capacità di emettere stridii molto acuti che usano sia come attacco che, all’occorrenza, come metodo per orientarsi.
Non solo, sono anche predatori instancabili e possono sputare contro i propri avversari una sorta di muco che poi gli permette di seguirli anche a grande distanza, senza mai interrompere la caccia.

Della loro cultura, invece, sappiamo pochissimo, solo che sono organizzati in una struttura sociale basata sulla collettività e, per questo, non hanno nomi propri.
In compenso, pare che nella galassia siano famosi per il loro senso dell’umorismo.

In qualunque caso, la loro società deve essere molto complessa, visto che in uno dei fumetti tratti dalla serie, quando il cane robot K-9 viene fatto prigioniero da un’altra specie aliena, per prendere tempo si mette a spiegare loro il complesso sistema usato dai Jixen per fare la dichiarazione dei redditi.

VIRTUAVERSE

 

Oggi parliamo di VirtuaVerse, avventura grafica cyberpunk del 2020 in pixel-art, sviluppata da Theta Division.

Ci troviamo in un futuro non troppo lontano, in cui la maggior parte della popolazione si è fatta impiantare dei chip per vivere in una sorta di realtà virtuale continuamente ottimizzata in base alle proprie esigenze.

Il giocatore vestirà i panni di Nathan, un ragazzo che, una mattina, si sveglia e scopre che la sua fidanzata Jay è misteriosamente scomparsa, lasciando un messaggio sullo specchio del bagno. Una ricerca che ci condurrà a esplorare questo mondo decadente, freddo e sporco.

Un “punta e clicca” con un’interfaccia intuitiva ma dagli enigmi tutto sommato complessi, che richiedono una certa soglia dell’attenzione. Se giocato in modo superficiale e frettoloso, sarà difficile trovare la soluzione per proseguire con la trama.

Graficamente è curatissimo: molto fluo e cupo. Il risultato visivo è piacevole e suggestivo, ti viene voglia di screenshottare quasi tutto. È evidente che gli sviluppatori sappiano di cosa stanno parlando perché tutto ci ricollega agli elementi tipici del cyberpunk, a cominciare dalla pioggia incessante e dai neon.
Questo è sia un punto di forza ma – per alcuni – potrebbe anche essere una debolezza: VirtuaVerse infatti si aggrappa moltissimo alle strutture retrowave del passato donandoci una versione nostalgica e non totalmente innovativa del futuro (ma io trovo che in questo caso sia giusto così).

Un grandissimo punto di forza, per me, è la colonna sonora spettacolare: il gioco è edito da Blood Music che è anche un’etichetta discografica legata all’ambiente synthwave. E si sente. Le tracce accompagnano alla perfezione l’avventura, senza mai stufare o risultare ripetitive ma anzi, sono gradevoli da ascoltare anche al di fuori del gioco.

MARTEDÌ DELLO XENO – LE LASAGNE SPAZIALI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli alieni appetitosi, questa volta per davvero.

Le Lasagne Spaziali sono creature extraterrestri provenienti dal pianeta Parma, apparse in diversi episodi del cartone animato “The Garfield Show” e in uno dei videogiochi tratti dalla serie, “La Minaccia della Lasagna Spaziale”, uscito nel 2010 per la Wii.

Il vero nome della specie è in realtà sconosciuto, ma il modo in cui vengono chiamate dice tutto: si tratta infatti di lasagne dotate di caratteristiche antropomorfe, come gambe, braccia, occhi e bocca. Qualcuna, poi, ha anche dei baffetti e dei “capelli” fatti da quello che sembra basilico.
Il dettaglio che più mi ha fatta ridere, però, è che più sono in alto nella scala gerarchica (e anziani, con tutta probabilità) e più hanno strati.

La loro società è infatti chiaramente divisa in caste e governata da un Re, con una spiccata impronta militarista. Il loro scopo infatti sembra essere l’espansione del loro regno, motivo per cui sono intenzionati a conquistare, tra gli altri pianeti, anche la Terra.
I loro piani vengono però sempre in qualche modo fermati dal gatto Garfield grazie al suo insaziabile – e ben noto – appetito proprio per le lasagne. Motivo per cui queste creature lo considerano un vero e proprio mostro e ne sono terrorizzate.

Curiosamente, la loro tecnologia ricorda sempre in qualche modo degli utensili da cucina. Per esempio, i loro soldati imbracciano delle forchette come arma, mentre le loro astronavi hanno l’aspetto di forni e pentole a pressione.

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