GANTZ

 

Gantz è un manga scritto e disegnato da Hiroya Oku.

Il primo capitolo è stato pubblicato nel luglio del 2000 sulla rivista Shūeisha Weekly Young Jump, mentre l’ultimo è uscito a maggio 2013.

Sono 383 i capitoli che compongono la storia, in Italia l’opera è stata pubblicata da Planet Manga.

La storia è ambientata nella Tokyo dei giorni nostri e tratta le vicende di un gruppo di persone intrappolate in una specie di gioco violento e mortale, le cui condizioni sono generate da una misteriosa sfera nera: Gantz.

La serie ha avuto un notevole successo, tanto da generare numerosi spin-off, due manga e un paio di film. Fino al 2011 è stato uno dei manga più venduti in Giappone, superando le 16 milioni di copie vendute.

Ammetto che ne sono rimasta affascinata anch’io.

L’ho conosciuto grazie al GDR: un amico aveva scritto una breve campagna di Gantz ambientata in Italia e, per me che non conoscevo il manga, è stato subito amore.

Devo dirlo, l’aspetto che mi è piaciuto di più è: l’idea alla base della storia.
La preferisco allo stile dei disegni e alla trama in sé.

Lo trovo un gioco spietato, una carneficina, ed è interessante vedere le conseguenze di tutta questa cattiveria sulla mente dei personaggi.

MARTEDÌ DELLO XENO – I BAJORIANI

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, i Bajoriani.

Nativi del pianeta Bajor (nel Quadrante Alfa), appaiono per la prima volta in Star Trek – The Next Generation.

Hanno una fisionomia simile a quella dei terrestri ma con qualche differenza: presentano delle grinze sul naso, fra gli occhi, e la gestazione delle donne di Bajor dura cinque mesi, rispetto ai nove umani.

Questo popolo ama la vita semplice e tranquilla. Le case sono piccole e funzionali, di solito situate in prossimità dei campi in cui lavorano e vicino ad una fonte naturale d’acqua.

Il loro punto di forza?
L’agricoltura di cereali come il Botan e la Moreka, che costituiscono gli alimenti principali della loro dieta.

L’invasione dei Cardassiani, però ha modificato gli equilibri.

Durante i 40 anni di occupazione Cardassiana, il suolo Bajoriano ha sofferto dell’intensa attività di scavo delle miniere, con conseguente riduzione delle risorse naturali disponibili e, in ultimo, dell’avvelenamento del terreno operato dagli invasori appena prima di lasciare il pianeta.

Gli scontri con i Cardassiani hanno provocato la morte di milioni di Bajoriani e ha dato vita al movimento della Resistenza Bajoriana.

La loro società è profondamente spirituale e trova conforto nella religione.
Il credo religioso Bajoriano è incentrato nella venerazione dei Profeti, che sono considerati gli Dei protettori e le guide del popolo di Bajor.
La loro sede è chiamata Tempio Celeste e corrisponde al tunnel spaziale Bajoriano.

La Federazione dei Pianeti Uniti considera i Profeti degli alieni extra-dimensionali.

ELYSIUM

 

Elysium è un film distopico del 2013, scritto e diretto da Neill Blomkamp.

Siamo nel 2154 e l’umanità è divisa in due caste: i ricchi, che vivono su un’enorme stazione spaziale chiamata Elysium (orbitante intorno alla Terra) lussuosa e fornita di un perfetto ecosistema terrestre, e i poveri, in grande maggioranza, che vivono su un pianeta Terra ormai in forte degrado.

Il governo di Elysium, per preservare il benessere dei privilegiati, stabilisce leggi sempre più rigide contro l’immigrazione, cercando in tutti i modi di fermare i clandestini che tentano di giungere sulla stazione.

Ho trovato qualche curiosità.

– Blomkamp è sudafricano e, nel corso del film, rende omaggio alla sua patria. L’aereo di Kruger ha una bandiera del Sud Africa su una fiancata. Inoltre, nella versione originale, viene utilizzata la lingua Afrikaans.

– Matt Damon, per prepararsi al ruolo, ha dovuto modificare radicalmente la propria corporatura, sottoponendosi a estenuanti allenamenti in palestra.

– Il personaggio interpretato da Jodie Foster era stato inizialmente concepito come un uomo.

– Le vicende del film sono ambientate nel 2154, lo stesso anno in cui si svolge Avatar.

– Il ruolo del protagonista doveva andare a Ninja – un rapper sudafricano – ma la produzione preferì poi Eminem. Il cantante, però, voleva a tutti i costi che le riprese si svolgessero a Detroit e così è stato scelto Matt Damon.

– Il regista fa spesso riferimento all’apartheid: la ghettizzazione era già ben evidente nel suo precedente film: District 9.

– Blomkamp ha mostrato Damon una graphic novel da lui disegnata nella quale illustrava fin nei minimi dettagli il mondo di Elysium. Vedendo questo, l’attore non ha avuto dubbi e ha accettato il ruolo.

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI ARQUILLIANI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO (eccezionalmente di lunedì per problemi logistici) una razza aliena la cui apparizione lascia piuttosto sorpresi.

Li scopriamo per la prima volta in Men In Black (1997, regia di Barry Sonnenfeld).

Gli arquilliani sono piccoli esseri antropomorfi alti circa 10 centimetri, completamente glabri e con la pelle color verde pallido.
La loro testa è molto grande rispetto al resto del corpo che, in proporzione, presenta anche arti più allungati rispetto agli esseri umani.

Per camuffarsi in mezzo a noi, gli arquilliani “indossano” delle eso-tute che riproducono le nostre fattezze, manovrate attraverso una serie di complessi comandi e interfacce localizzate nella testa, che funge da vera e propria cabina di pilotaggio.

Come dice il nome stesso, sono originari del pianeta Arquillia, ma poco altro si conosce della loro società.
Sono annoverati tra le specie culturalmente e tecnologicamente avanzate. Inoltre, la presenza di una famiglia reale (citata nel film), suggerisce che abbiano una forma di governo monarchica.

È anche nota una accesa faida con i Fmeks, un’altra razza aliena di taglia minuscola.

Un’ultima curiosità: nell’universo di MIB, John Lennon e Martin Luther King erano entrambi arquilliani.

LA MIA EMPATIA PER GLI ANDROIDI

 

È più forte di me.

Ogni volta che riprendo in mano “Detroit Become Human” vorrei scegliere strade differenti e optare per nuove alternative di trama.

Ma non ci riesco.

Mi sono affezionata a Connor – il detective androide inviato dalla CyberLife – e, ogni volta, lo umanizzo all’estremo.

Nulla di strano in realtà.
L’ho fatto anche con Data (Star Trek – The Next Generation), R. Daneel Olivaw (Abissi d’Acciaio – Isaac Asimov), Nick Valentine (Fallout 4) e il T-800 (Terminator).

E dopo l’ennesima partita UGUALE alle precedenti mi sono chiesta: perché mi affeziono così tanto a questi benedetti androidi?

Dunque, diciamo che la dinamica “robot che sviluppano una propria identità” mi affascina.
È sempre interessante osservare l’asticella del concetto di anima alzarsi e trovare nuove definizioni.

E fin qui penso che molti saranno d’accordo con me. È tipo il perno attorno al quale gira tutto il filone cyberpunk/futuristico.

Però, nel mio caso, penso che ci sia di mezzo anche una buona dose d’empatia nei confronti degli androidi.
Non tanto per l’atteggiamento – mi reputo una persona piuttosto espansiva e socievole – ma per il contenuto.

Faccio davvero tanta fatica a svelarmi, temo sempre di essere fraintesa o, peggio, di risultare fastidiosa.
E quando mi lascio andare sento in testa una specie di “ALLARME DEVIANZA” che mi avvisa di rimettermi subito in carreggiata e tentare un rassicurante rapporto conviviale ma non troppo invadente.

Insomma mi auto-regolo così da una vita e, forse, quando vedo un androide sullo schermo lo costringo a sviluppare e mostrare i propri sentimenti senza lasciarsi bloccare dalle paure che avrei se fossi al suo posto.

Sì, deve essere l’empatia.

Però, sono sincera, con Borg e Necron non ci farei amicizia.

QUALCHE CURIOSITÀ SU TREMORS

 

Tremors: tutti l’abbiamo visto almeno una volta.

Film del 1990 diretto da Ron Underwood con Kevin Bacon e Fred Ward nei panni di due tuttofare che vivono in una cittadina sperduta nel deserto del Nevada.
Decisi a lasciarla per sempre iniziano a viaggiare ma, presto, incappano in alcune creature sotterranee simili a grossi vermi che stanno mietendo vittime in tutta la contea.

Tremors è un film accattivante, un cult che fonde bene horror e commedia e un tributo ai film di mostri anni ’50.
Per questo motivo piace così tanto.

Ecco qualche curiosità.

– È il primo film diretto dal regista.

– L’idea è stata concepita da Steven Seth Wilson e Brent Maddock. Solo in seguito condivisero l’idea con l’amico Ron Underwood (all’epoca regista di documentari per il National Geographic).

– La troupe degli effetti speciali voleva mettere un guscio esterno al Graboid (il vermone) che si poteva ritrarre all’occorrenza tuttavia, molti membri della produzione, trovarono quell’immagine troppo “fallica” quindi si optò per dei piccoli vermi aggiuntivi che fuoriuscivano dalla bocca del mostro.

– Kevin Bacon ha definito le riprese di Tremors come “il periodo più divertente su un set di tutta la mia carriera”.

– Il film è stato girato a Lone Pine, in California. Al termine delle riprese, il set originale è stato completamente demolito.

– I titoli di lavorazione alternativi erano “Beneath Perfection”, “Dead Silence” e “Land Sharks”.

– Brent Maddock ha detto che, mentre scriveva la sceneggiatura, immaginava che Burt e Heather fossero interpretati da Chuck Norris e Linda Hamilton.

– All’inizio del film, mentre Val e Earl stanno montando il recinto di filo spinato, Kevin Bacon manca il chiodo otto volte prima di colpirlo. Questa gag è stata un’idea spontanea dell’attore e la reazione di Fred Ward è assolutamente genuina.

– I Graboid sono stati progettati dalla Amalgamated Dynamics: gli stessi di Alien 3, Alien: Resurrection, Starship Troopers e Mortal Kombat.

– Il film, costato 11 milioni, ne aveva incassati appena 16. Lo scarso successo al botteghino è stato riscattato con le home-video e i noleggi VHS. Alla fine ha triplicato i profitti.

Fonti: monstermovieitalia, cineblog

LUNEDÌ DELLO XENO – I NECROMORFI

 

Slitta di un giorno il MARTEDÌ DELLO XENO che, eccezionalmente per oggi e la prossima settimana, sarà un LUNEDÌ DELLO XENO.

E allora scopriamo i principali antagonisti della saga videoludica “Dead Space”.

“Necromorfo” deriva dalle parole greche “Necros-νεκρός” che significa “cadavere” o “morto” e “Morph-μορφή” cioè “forma”: letteralmente “forma morta”.

Sono il risultato di un’infezione aliena che attacca l’organismo convertendolo in tessuto necromorfico e rianimando il corpo ospite.
Il patogeno deve essere inserito in un cadavere che, una volta infettato, impiega una manciata di secondi per “risvegliarsi”.

Si tratta di un virus dinamico, che si adatta in base alle esigenze.

A livello biologico, i Necromorfi non hanno bisogno di cibo, acqua o riposo.
Sono molto aggressivi, attaccano qualsiasi essere a vista con l’unico scopo di diffondere l’infezione il più rapidamente possibile.

Nonostante siano creature semplici, a volte, mostrano segni di pianificazione, tattica e comportamento cooperativo.
Ciò richiede un certo grado di pensiero strategico e un’intelligenza individuale basica.

Un Necromorfo non impegnato nella caccia potrebbe vagare passivamente, senza una meta reale, in attesa della prossima preda.

SCARAFAGGI vs. ESPLOSIONI NUCLEARI

 

Quando si parla di guerre nucleari, bombe atomiche e scenari radioattivi apocalittici, molti sono d’accordo: gli scarafaggi sarebbero l’unica specie in grado di sopravvivere.

È davvero così?

Specifichiamo subito una cosa: quando dico “sopravvivere a una bomba nucleare” non intendo “sopravvivere alla detonazione”.
Se uno scarafaggio si trovasse nei pressi dell’esplosione verrebbe polverizzato e basta (come qualsiasi altra forma di vita).

Piuttosto si parla di resistere alle radiazioni successive allo sgancio.

Gli scarafaggi sgambettano sulla Terra da 320 milioni di anni, quindi hanno saputo adattarsi ai cambiamenti in più di un’occasione.

Se proprio devono scegliere preferiscono habitat tropicali ma se la cavano bene anche nelle distese aride e in quelle artiche. Sono capaci di vivere mesi senza cibo, alcune specie stanno senza ossigeno fino a 45 minuti e non hanno grossi problemi nemmeno con la decapitazione.

Quindi è vero: possono resistere a dosi elevate di radiazioni.
Ma non sono i soli.

Altri “campioni di sopravvivenza” sono i tardigradi che resistono a:

– cinque anni in condizioni di totale disidratazione;
– temperature estreme (per pochi minuti a 150 °C e per parecchi giorni a −200 °C);
– alti livelli di radiazione;
– raggi UV-A (e alcuni tipi perfino ai raggi UV-B).

E nel vuoto dello spazio (quindi a radiazioni molto superiori rispetto a quelle terrestri).

Fonti: Focus, National Geographic

L’OROLOGIO DELL’APOCALISSE

 

L’orologio dell’apocalisse è un’iniziativa ideata nel 1947 dagli scienziati della rivista “Bulletin of the Atomic Scientists” dell’Università di Chicago.

Si tratta di un orologio metaforico che misura quanto l’umanità sia vicina a un’ipotetica fine del mondo.
La mezzanotte simboleggia l’apocalisse mentre i minuti precedenti rappresentano la distanza ipotetica dall’evento catastrofico.

Al momento della sua creazione, durante la guerra fredda, l’orologio fu impostato alle ore 23:53 e, da allora, le lancette sono state spostate 22 volte.
La massima vicinanza alla mezzanotte è stata raggiunta nel 2020: 100 secondi netti.

Inizialmente pensato per un disastro nucleare, con la fine della guerra fredda e la dissoluzione della cortina di ferro i conflitti nucleari non furono più considerati come la sola minaccia per il futuro dell’umanità.
A partire dal 2007, infatti, lo spostamento delle lancette è condizionato anche dai pericoli derivati dai cambiamenti climatici, dall’effetto serra e dall’inquinamento.

Ma quando viene aggiornato?

Non è regolato in tempo reale rispetto agli eventi del momento; la decisione viene effettuata dallo Science and Security Board del Bulletin of the Atomic Scientists una volta all’anno, tra la metà e la fine di gennaio.

Immagine: Watchmen – Zack Snyder

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