I FANTASTICI CLAIM DEI FILM ANNI ’70/’80/’90

 

“Dio è morto. L’Inferno esiste ancora.”

Ora, io ho sicuramente una vena nostalgica, lo ammetto, ma sono davvero innamorata dei claim che venivano messi (a volte a caso) sulle locandine dei film fra gli anni ’70 e ’90, l’epoca d’oro del genere action/trash.

Cose tipo il “Parte uomo. Parte macchina. Tutto poliziotto.” di RoboCop (1987, regia di Paul Verhoeven) o il “La guerra era la sua professione… questa volta non è guerra ma qualcosa di peggio!” per Predator (sempre 1987, regia di John McTiernan).

Insomma: frasi brevi, spesso ricolme di testosterone o semplicemente un po’ goffe. Ma che con quattro parole ti gettavano in faccia tutto quello che dovevi sapere sul film. Per come la vedo io, una vera e propria arte nell’arte!

Foto: particolare della locandina del film “Crime Zone” (1988, regia di Luis Llosa)

LA STATUA DELLA LIBERTÀ DISTRUTTA: ICONA DEL POST-APOCALITTICO

 

Tra i più classici elementi visivi del genere post-apocalittico ce n’è uno iconico quanto la sabbia, la ruggine e la lotta per la benzina: i resti semidistrutti della Statua della Libertà.

Se ci penso, il primo ricordo è di quando ero bambina, nella sigla iniziale di Ken il Guerriero. Ma poi mi vengono in mente anche diversi film, come “Il Pianeta delle Scimmie” o “1997: Fuga da New York” (dove tra l’altro, ironicamente, la testa troncata della statua è ben visibile nella locandina ma assente nella pellicola, dove il monumento viene invece mostrato ancora integro).

Povera Statua della Libertà, perché le vogliamo così male?

MEL GIBSON PARRUCCHIERE DI SÉ STESSO

 

Una curiosità divertente sul secondo film di Mad Max (arrivato da noi come “Interceptor – Il guerriero della strada”) è che per tutto il periodo delle riprese Mel Gibson si è tagliato i capelli da solo.

Questo perché – come dichiarato dal regista George Miller in un’intervista – voleva che Max avesse un aspetto molto più trasandato rispetto al primo capitolo, per rappresentare in maniera chiara e diretta il fatto di essere sopravvissuto a lungo da solo nelle terre desolate.

Un dettaglio semplice, se ci si pensa, ma che colpisce nel segno.
Per lo stesso motivo, Gibson strappò anche una manica dalla sua giacca di scena, andando a creare il look iconico che oggi tutti conosciamo.

MARTEDÌ DELLO XENO – LA CREATURA DI TITAN FIND

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO un alieno che meriterebbe di finire dritto nella prossima serata Serpentrash.

Chiaramente “molto ispirato” ai ben più noti Xenomorfi della saga di Alien, quest’essere è apparso come antagonista nel film “Titan Find” (chiamato anche “Creature”), uscito nel 1985 e arrivato in Italia solo in videocassetta e solo qualche anno dopo, nel 1988, col titolo “Creature – Il mistero della prima luna”.

E per non contraddire il titolo, infatti, nella pellicola viene chiamato semplicemente “la creatura”.

A livello estetico si presenta ben più alto e grosso di un essere umano, con tratti vagamente rettiliani come la pelle a scaglie, la lunga coda che usa per mantenersi in equilibrio e il muso allungato dalla cui bocca spuntano molti denti aguzzi.
Il collo, poi, può distendersi quasi quanto la coda, così come dalla schiena possono protendersi anche dei tentacoli.
Infine, il lucertolone è tutto ricoperto da una sorta di esoscheletro scuro e molto resistente.

Come se ciò non bastasse, la creatura ha anche la capacità di “infettare” i corpi delle vittime con dei parassiti che li resuscitano come delle specie di zombie sotto il suo controllo. Espediente che usa in maniera subdola, per attirare altri possibili bersagli, cosa che denota anche una certa intelligenza predatoria.

Sulle sue origini, invece, si sa poco e niente: nel film viene trovata in stato di ibernazione dentro a un laboratorio alieno costruito da un’altra specie su Titano, la luna di Saturno, forse migliaia di anni prima.
Inutile dire che gli astronauti giunti sul posto la risvegliano per sbaglio, dando inizio ai guai.

MARTEDÌ DELLO XENO – I KINGON

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, degli alieni di cui ho scoperto l’esistenza da poco, ma che mi hanno fatta ridere così tanto da volerne parlare subito in questa rubrica.

I Kingon sono creature ibride ottenute dall’incrocio di una femmina klingon e un Re di qualche tipo (presumibilmente umano).
A livello estetico si presentano praticamente come i klingon veri: alti, possenti, con la carnagione bronzea e le tipiche creste sulla fronte. In più, però, indossano una corona.

Della loro civiltà invece non si sa nulla, solo che sono disposti a tutto – anche agli escamotage più subdoli – pur di mettere le mani sui bicchieri collezionabili di Star Trek della Burger King.

I kingon sono infatti protagonisti della campagna promozionale messa in atto dalla famosa catena di fast-food per il mercato americano nel 2009, in occasione dell’uscita del film “Star Trek” di J. J. Abrams.
Per questo sono apparsi in diversi spot televisivi deliziosamente trash, ed era anche stato aperto un apposito sito web intitolato “Kingon Defense Academy”, dove veniva insegnato come difendere i propri bicchieri dai loro attacchi.
Oggi purtroppo quest’ultimo è stato dismesso ma fortunatamente (?) i preziosi insegnamenti sono ancora reperibili sul canale YouTube, di cui vi lascio il link.

(Se vi interessa, comunque, si trovano facilmente anche molti degli spot mandati in onda in televisione.)

Ma perché i kingon volevano a tutti i costi questi bicchieri?
A quanto pare, perchè contenevano cristalli di dilitio, un minerale raro e prezioso, essenziale per far funzionare i motori a curvatura delle astronavi.

SERPENTRASH: FILM DALL’OLTREGUSTO – PARTE 2 (feat. Serpentarium)

Ieri sera, sul canale YouTube di Serpentarium, seconda parte della classifica Serpentrash: io e Matteo “Curte” Cortini vi abbiamo raccontato i film trash che ci sono piaciuti di più, quelli che DOVETE assolutamente vedere da soli o in compagnia del vostro peggior nemico!

(Come sempre, se avete altri titoli da suggerire, scriveteceli nei commenti del video che proveremo a recuperarli!)

LE FIGURINE DI MARS ATTACKS

 

Quando si parla di “Mars Attacks!”, di solito, la prima cosa che viene in mente è il film del 1996 per la regia di Tim Burton. Ma sapevate che in realtà il franchise è molto più vecchio?

Tutto è cominciato con una serie di figurine uscita in America nel 1962, pubblicata dalla Topps attraverso la sussidiaria Bubbles Inc.
Ai tempi venivano vendute in pacchetti da cinque (contenenti anche delle gomme da masticare) e, accompagnando le immagini con brevi paragrafi di testo, raccontavano la storia dell’invasione della Terra da parte di cattivissimi marziani.

Visti i toni delle illustrazioni, spesso molto violente, le carte divennero subito molto popolari tra i bambini. Un po’ meno, invece, tra i genitori… e infatti le proteste non tardarono ad arrivare, cosa che costrinse l’azienda a ritirarle dal mercato.
Troppo tardi, però: ormai il mito era nato.

Infatti quelle figurine divennero (e sono tutt’ora) ricercatissime dai collezionisti.
E, a partire dalla metà dagli anni ottanta, non solo sono state ristampate più volte ma l’universo di Mars Attacks è stato via via espanso con nuove serie di carte collezionabili, fumetti, giocattoli e altro merchandise, oltre al film di cui accennavo all’inizio.

La prima serie però, quella “classica”, resta sempre la preferita dal pubblico, forse anche un po’ aiutata dall’involontaria pubblicità generata delle polemiche di allora, oltre che dal fattore nostaglia.
E in effetti anche io le trovo molto affascinanti.

Se per caso volete guardarle anche voi – un po’ come se fossero una sorta di graphic novel – ho trovato un album su Flickr che le raccoglie tutte. Vi lascio qui il link.

SERPENTRASH: FILM DALL’OLTREGUSTO – PARTE 1 (feat. Serpentarium)

Ieri sera, sul canale YouTube di Serpentarium, io e Matteo “Curte” Cortini abbiamo parlato dei B-Movie che abbiamo visto insieme ultimamente.

Film di nicchia con effetti speciali discutibili, recitazione pessima e personaggi sconclusionati, da proporre ai vostri peggiori nemici o da vedere se siete semplicemente un po’ masochisti.

(Se invece volete farvi una cultura vera, vi consiglio le live “Una Serata da Serpentarium” con Fabio Passamonti e Leonardo “Moro” Moretti.)

MARTEDÌ DELLO XENO – IL PESCE DI BABELE

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, una creatura piccola e brutta ma estremamente utile, proveniente dall’universo narrativo della Guida Galattica per Autostoppisti creato da Douglas Adams.

Il Pesce di Babele è un parassita extraterrestre di colore giallo acceso, originario di chissà quale mondo ma ormai ampiamente diffuso in tutto l’universo.
Come forma ricorda un po’ una sanguisuga e viene spesso definito “traduttore universale biologico”, perché quella è – essenzialmente – la sua funzione. Si nutre infatti dell’energia cerebrale del suo ospite e delle persone che gli stanno attorno, assorbendo le frequenze inconsce per poi espellerle direttamente nel cervello sotto forma di una matrice telepatica che le decodifica.

Spiegato in maniera più semplice, vuol dire che infilarsene uno nell’orecchio permette di comprendere istantaneamente qualsiasi linguaggio si senta.

Anche se indubbiamente apprezzata per la sua indubbia utilità, la piccola creatura non è però esente da alcuni aspetti negativi. Per esempio, avendo di fatto rimosso le barriere linguistiche tra le diverse specie e culture, è considerata in assoluto la cosa che ha causato più conflitti in tutta la storia della creazione.
Secondo una certa filosofia, poi, sarebbe anche al centro di una complessa teoria che negherebbe l’esistenza di Dio.

In ogni caso, nella realtà, il Pesce di Babele è sicuramente una delle creazioni più famose di Adams. Non solo appare in ogni “incarnazione” (libri, film, telefilm) della Guida, ma è anche stato ripreso, citato e omaggiato in tantissime altre opere.

MARTEDÌ DELLO XENO – I KILLER KLOWN

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, gli alieni protagonisti di un film cult del genere horror: “Killer Klowns from Outer Space”, del 1988, e – ho scoperto cercando materiale per questo articolo – di un videogioco uscito pochi mesi fa.

I Clown Spaziali, spesso chiamati semplicemente “klown”, sono extraterrestri di cui non si conosce l’origine, giunti sulla Terra per dare la caccia agli umani e potersene nutrire.
Cosa che fanno con particolare divertimento, sadismo e malvagità, di solito ingannando le vittime con piccoli spettacoli o trucchetti di magia che li fanno sembrare innocui, così da potersi avvicinare indisturbati e colpire a tradimento.

Il loro aspetto, poi, è (sorprendentemente) d’aiuto in questo, visto che a una prima occhiata sembrano dei semplici clown, anche se dai tratti distorti e spaventosi.
La loro pelle è infatti di una tonalità bianca simile al cerone teatrale, con tanto di trucco e decorazioni di scena in vari colori sgargianti, così come i capelli e, ovviamente, i vestiti.
Le bocche, invece, sono insolitamente larghe e costellate di denti aguzzi, mentre la stazza e la forma del corpo variano molto da individuo a individuo, fino anche a superare i 3 metri d’altezza. Tutti, però, hanno quattro dita per mano.
E, cosa ben più importante, un grosso naso rosso tondo. Che è anche il loro unico punto debole: se colpito, anche da un danno modesto, scoppia come un palloncino, portando l’intero corpo del klown a cristallizzarsi in pochi secondi e poi esplodere a sua volta.
Nient’altro, dai proiettili ai forti urti, sembra riuscire a danneggiarli o anche solo a far provare loro dolore.

Oltre a questa incredibile resistenza, tra le loro capacità rilevanti troviamo una grande forza fisica e, ben più strane, quella di manipolare le ombre cinesi e farle interagire con il mondo materiale, dare vita agli animali fatti con i palloncini, staccarsi le mani (che ricrescono dopo poco) e replicare le voci altrui.
In compenso, però, sono particolarmente lenti e goffi nei movimenti.

Della loro biologia invece non sappiamo quasi nulla, se non che la specie è divisa tra maschi e femmine (quest’ultime apparentemente usate solo per la riproduzione) e che i piccoli hanno la forma di mostruose larve con la faccia da clown.

Infine, anche la loro tecnologia richiama fortemente il tema circense, spesso con aspetti comici, quasi grotteschi.
L’astronave vista nel film, per esempio, ha praticamente la forma di un tendone da circo. E anche le armi utilizzate per dare la caccia agli umani, bene o male, puntano in quella direzione: cannoni spara-larve, fiori a spruzzo e torte di panna caricate ad acido, ma anche pistole sparabolle o che – stranissimo – emettono un raggio che avvolge il bersaglio in una crisalide di zucchero filato.
Una volta rinchiuso lì, il malcapitato verrà lentamente disciolto fino a diventare una brodaglia che i klown, poi, berranno con una scherzosa cannuccia.

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