CURIOSITÀ SU THE WALKING DEAD

 

The Walking Dead è la serie che, nell’ultimo ventennio, ha diffuso il genere zombie-apocalittico su vasta scala.

Ideata dal regista Frank Darabont, la trama è basata sull’omonima serie a fumetti scritta da Robert Kirkman.

Le vicende sono così appassionanti perché la storia è pregna di personaggi che sono entrati nel cuore del pubblico.
I gruppi di sopravvissuti tentano di ricostruire una società alla deriva, costretti a spostarsi alla ricerca di un luogo che possa diventare non solo un rifugio sicuro ma anche il punto di partenza per ricominciare a vivere.

Ho raccolto qualche curiosità.

– La balestra di Daryl è una Horton Scout HD 125. Quest’arma, lunga 85 centimetri, larga 60, dal peso più o meno di 3 chili, ha un costo di circa 230 Euro.

– La HBO ha rifiutato di essere il network di The Walking Dead perché l’aveva giudicata una serie troppo cruda.

– Il personaggio di Michonne, all’inizio, è molto misterioso. La vediamo nascosta da un mantello o nell’ombra. Questo perché l’attrice che avrebbe interpretato il ruolo non era stata ancora ingaggiata.

– Nella versione originale, la parola zombie non viene mai utilizzata. I morti vengono chiamati: walkers (vaganti), herds (mandrie), biters (azzannatori) o undead (i non morti).

– Dudley (il cane con un occhio solo che compare nella serie) ha perso l’occhio salvando il suo padrone da un’aggressione.

– Nelle scene in cui gli zombie azzannano le vittime, in realtà stanno mangiando carne di maiale.

– Esiste una Walker University in cui gli aspiranti zombie vengono selezionati e allenati per deambulare come si deve. Durante le riprese, infatti, gli zombie non devono fare alcun rumore (vengono poi aggiunti in post-produzione). E non possono sbattere le palpebre.

– Nel finale della terza stagione vediamo Shane con un’insolita barba. Questo perché l’attore Jon Bernthal stava girando “The Wolf Of Wall Street” e il contratto gli vietava di tagliarsela.

– Lo scienziato del CDC di Atlanta, Edwin Jenner, si chiama così in onore dello scienziato inglese Edward Jenner, che scoprì il vaccino al virus del vaiolo nel 1790.

– Activision ha prodotto un videogioco incentrato su Daryl Dixon e suo fratello Merle: “Survival Instinct”.

Fonti: Hall of Series, Tv Serial

MARTEDÌ DELLO XENO – I TRIBOLI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO dei piccoli animaletti pucciosi dall’universo di Star Trek.

I triboli (Polygeminus grex) sono piccole forme di vita non intelligente originarie del pianeta Iota Geminorum IV.

Tondi, morbidi e pelosi, se carezzati emettono una sorta di trillo che influenza il sistema nervoso umano, producendo una sensazione di calma e benessere.

E figliano. Tanto.

Per quanto possa sembrare strano, nascono già incinti. E, con a disposizione abbastanza nutrimento, un singolo tribolo può moltiplicarsi a una velocità sconcertante, mettendo al mondo fino a dieci cuccioli ogni dodici ore circa.
Sul loro pianeta natale la loro iper-proliferazione è bilanciata dal fatto che vengono predati da un gran numero di rettili, ma altrove sono una vera minaccia ecologica.

Nonostante ciò, grazie a un siero che ne rallenta il metabolismo, molti umani tengono i triboli come dolci animaletti domestici.

Di tutt’altro avviso sono i Klingon, che trovano il loro verso insopportabile e alla presenza dei quali i triboli si innervosiscono.
Un’antipatia tale da spingerli a eliminare il problema distruggendo Iota Geminorum IV nel tardo XXIII secolo.

MARTEDÌ DELLO XENO – ALF

 

Dopo aver tanto parlato di alieni cattivi che vogliono distruggere l’umanità o dominare la Terra, oggi voglio dedicare il MARTEDÌ DELLO XENO a qualcosa di più leggero.

Chi dunque meglio di Gordon Shumway, meglio noto come ALF (acronimo di “Alien Life Form”), protagonista dell’omonima sit-com degli anni ’80?

Disperso nello spazio dopo l’esplosione del suo pianeta natale, Melmac, avvenuta per una apocalisse nucleare (anche se lui, ironicamente, dice che tutti gli abitanti hanno acceso l’asciugacapelli nello stesso momento), Alf precipita con la sua astronave sul garage della famiglia Tanner, in California.
Dopo un’iniziale momento di confusione e apprese le torture alle quali l’alieno verrebbe sottoposto se catturato dal governo, i Tanner accettano di dargli rifugio e nasconderlo finché la sua nave non sarà stata riparata, dando inizio ad una bizzarra convivenza.

Fisicamente, Alf si presenta come un umanoide alto meno di un metro, tozzo e ricoperto da una folta pelliccia, con l’eccezione del volto e delle orecchie. Ha occhi neri senza iride, un grosso muso e solamente quattro dita per mano.
Stando a quanto afferma, poi, ha 229 anni e il suo corpo contiene dieci organi, di cui otto sono stomaci.
Caratterialmente si dimostra un bel tipetto: arrogante, disordinato, spesso impaziente e con una spiccata vena sarcastica. Adora mangiare i gatti (che su Melmac, a quanto pare, sono come le mucche) e per questo cerca spesso di catturare il gatto della famiglia Tanner, Lucky, per infilarlo in un panino.

Icona della commedia fantascientifica, oltre alla sit-com, Alf è stato protagonista anche di due serie animate derivate, una serie a fumetti della Marvel Comics, diversi videogiochi e di un film per la TV.

IL TARDIS

 

Il TARDIS (letteralmente “Time And Relative Dimension In Space”) è il prodotto dell’avanzata tecnologia dei Signori del Tempo.
Come tutti sanno è “più grande all’interno”. Questo perché è “dimensionalmente trascendentale”, cioè la parte esterna e quella interna esistono in dimensioni separate.

Ma da dove attinge la sua infinita potenza? Dall’Occhio dell’Armonia, una stella in perenne stato di decadimento.
Quest’energia gli permette di trasportare i suoi occupanti in qualsiasi momento e luogo dell’universo attraversando il Vortice del Tempo, smaterializzandosi e poi materializzandosi a destinazione.

L’imprevedibilità di orientamento a corto raggio del TARDIS (rispetto alle dimensioni dell’universo) è molto spesso uno degli espedienti narrativi che dà inizio alle avventure del Dottore, anche se parte di questa casualità è in realtà intenzionale da parte della nave: il suo scopo è portare il Dottore dove “ha bisogno di andare” al contrario di dove egli “vuole andare”.

Il TARDIS può mimetizzarsi con l’ambiente circostante utilizzando il suo “circuito camaleonte” ma quello della nave presente nella serie (TT Type 40 Mark 1) si è rotto in seguito a una visita alla Londra del 1966, lasciandola bloccata nella forma di una cabina della polizia degli anni ’60.

Ho trovato due curiosità
:
– Da dove deriva il caratteristico e inconfondibile suono del TARDIS? Dalla raschiatura di una chiave sulle corde di un pianoforte. Semplice ma efficace.

– Anche nel nostro cielo viaggia un TARDIS: è un asteroide, il “3325 TARDIS” chiamato così proprio in onore della serie britannica.

MARTEDÌ DELLO XENO – I GOA’ULD

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO parliamo dei Goa’uld, la razza di parassiti principali antagonisti nella serie Stargate SG-1.

Fisicamente molto simili ai serpenti, possono vivere anche all’esterno di un corpo ospite. Proprio per questo possono essere definiti endoparassiti facoltativi.
Tra i loro ospiti preferiti ci sono Umani e Unas, mentre i Jaffa vengono usati come contenitori per incubare la loro fase larvale.

Gli esemplari adulti sono capaci di prendere il controllo totale del corpo dell’ospite; inoltre forniscono a questo una forza sovrumana, una maggior resistenza alle malattie e ai veleni, la capacità di rigenerare le ferite più velocemente e quella di rallentare il processo d’invecchiamento. Quest’ultima caratteristica, insieme all’uso del dispositivo chiamato “sarcofago”, permette a un Goa’uld di occupare lo stesso ospite per diversi millenni.

Sono creature malvage ed egocentriche. Di solito interpretano il ruolo di potenti Signori o divinità, costruendo un culto attorno alla propria figura per poter controllare facilmente i propri possedimenti e armate.
Culto che poi cercano di espandere il più possibile, conquistando ulteriori pianeti dove imporre la loro volontà.
La società Goa’uld è infatti di tipo feudale: il più forte domina il più debole.

Alcuni, opponendosi a questa filosofia, hanno formato il gruppo clandestino dei Tok’ra, che invece di dominarli preferisce vivere in armonia con i propri ospiti (rigorosamente volontari).

Una grande minaccia per un Goa’uld sono anche i propri figli, i quali di solito aspirano ad ereditare potere del padre.

CURIOSITÀ SU DARK

 

Dark, conosciuta anche come “I segreti di Winden”, è una serie televisiva tedesca del 2017 creata da Baran bo Odar e Jantje Friese.

Kahnwald, Nielsen, Doppler e Tiedemann: tutto ruota attorno a questi quattro nuclei familiari.

La trama intricata ha, in realtà, un incipit semplice.

Un ragazzo scompare nella misteriosa cittadina di Winden. La polizia inizia le indagini ma strani fenomeni si susseguono: vicende che ricordano un’altra sparizione avvenuta 33 anni prima, quando Mads Nielsen svanì nel nulla a soli 13 anni.

L’intreccio della prima stagione si svolge su tre piani temporali principali: 1953, 1986 e 2019.
Nella seconda stagione le vicende si estendono anche nel 1921 e nel 2052, mentre nella terza giungono fino al 1888.

Ho trovato qualche curiosità ma attenzione agli spoiler.

– Nell’arco temporale del 1986 compare la barretta di cioccolato “Raiders”. La merendina esiste davvero e oggi la conosciamo come “Twix”.

– Lo slogan preferito del giovane Ulrich è “No Future”: famosa parte del testo “God Save the Queen” dei Sex Pistols è anche il simbolo della vita di Ulrich stesso. L’uomo cerca di cambiare il suo futuro condannando, invece, la propria vita.

– Il mito di Teseo e Arianna e la sua simbologia vengono spesso tirati in causa nel corso della serie.
È la recita messa in scena a Winden durante la prima stagione, dove Martha declama il suo monologo.
La storia di Jonas e Martha richiama quella di Teseo e Arianna e il labirinto stesso si può associare sia alla caverna dentro cui si perdono molti personaggi (anche in senso astratto, perché il Tempo è intricato come una matassa).
Parlando di fili, Jonas si orienta nella grotta utilizzando una corda rossa e suo padre, Mikkel, si suicida proprio come il Egeo.
“Mino Tauros”, infine, è l’editore del libro più importante della serie.

– A tal proposito, il nonno di Charlotte e autore di “Un viaggio attraverso il Tempo” ha un nome piuttosto particolare: H.G. Tannhaus. Le due sigle appuntate si riferiscono forse a H.G. Wells, autore de “La Macchina del Tempo”. Il cognome, invece, richiama il poeta medievale tedesco omonimo.
C’è un ulteriore riferimento al Portale di Tannhäuser presente in Blade Runner e citato da Roy Batty: “Ho visto i raggi C scintillare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser”.

– I richiami biblici non potevano mancare.
Il nome Jonas rimanda al profeta Jonah, mentre Mikkel all’arcangelo Michele.
Un altro elemento è il numero 33 (che si ripete ciclicamente nei viaggi nel tempo).
È l’età di Gesù nella Bibbia quando muore e risorge, mentre Jonas riferisce a Tannhaus che l’anticristo avrebbe iniziato il suo regno alla stessa età.
Troviamo un interessante parallelismo anche nel quadro “La caduta dei dannati” di Pieter Paul Rubens: il dipinto che Adam ammira più volte.

I SEGRETI DI TWIN PEAKS

 

“I segreti di Twin Peaks” è una serie televisiva (composta da tre stagioni e dal film “Fuoco cammina con me”) ideata da David Lynch e Mark Frost.

Ambientata nella fittizia Twin Peaks, l’apparente tranquillità cittadina viene turbata dal ritrovamento del cadavere di Laura Palmer, figlia unica del noto avvocato Leland Palmer, nonché una delle ragazze più popolari della città.

Solo attraverso le indagini della polizia locale e dell’agente speciale dell’FBI Dale Cooper affiorerà il lato oscuro del luogo e dei suoi singolari abitanti.

Grazie al distacco stilistico rispetto ai programmi dell’epoca, la serie divenne presto un cult e anche a distanza di decenni, è ancora considerata una delle più influenti nella storia della fiction televisiva.

Le curiosità sono davvero moltissime (ho fatto una selezione) e alcune contengono qualche spoiler ma nemmeno qui troverete la risposta alla madre di tutte le domande: “Chi ha ucciso Laura Palmer?”

– La foto di Laura – quella che appare nei titoli finali di ogni episodio – è una foto vera dell’attrice Sheryl Lee (la sera del ballo di fine anno).

– Nell’idea originaria di Lynch, Sheryl Lee avrebbe dovuto girare solo un paio di scene da utilizzare come flashback sui fatti antecedenti la morte del personaggio di Laura ma, dopo averne notato la bravura, decise di affidarle il ruolo di Madeleine Ferguson (la cugina di Laura).

– Frank Silva (Bob) era arredatore e assistente alla scenografia ma dopo essere apparso casualmente in alcune scene venne scritturato per interpretare il ruolo di uno dei cattivi più famosi e inquietanti di sempre.

– Per il tema principale di Twin Peaks, il compositore Angelo Badalamenti ha impiegato solo 20 minuti.
David Lynch gli chiese di comporre immaginando le sue parole: “Siamo in un bosco scuro ora e c’è un vento leggero che soffia tra gli alberi di sicomoro e c’è la luna fuori. E c’è qualche voce di animali in sottofondo e puoi sentire il bubolare di un gufo. Sei in questo bosco oscuro, fammi semplicemente entrare in questa bellissima oscurità con questo vento leggero.”
Una volta terminato, Badalamenti chiese a Lynch del tempo per sviluppare meglio il tema, ma la sua risposta fu: “Don’t change a single note. I see Twin Peaks.”

– La relazione tra Dale Cooper e Audrey Horne fu concepita come storyline a lungo termine ma fu interrotta su richiesta dello stesso attore Kyle MacLachlan perché considerava scarsamente credibile una storia d’amore nata fra un agente integerrimo come Dale una giovanissima ragazza minorenne.
Questa spiegazione fu contestata da molti, dal momento che Audrey affermava di essere all’ultimo anno di liceo.
Dopo anni è emersa la triste verità: Lara Flynn Boyle (Donna Hayward) era, all’epoca delle riprese, la compagna di MacLachlan.
L’attrice non andava d’accordo con la Fenn e, proprio per questo, proibì al suo ragazzo di girare scene romantiche che prevedessero un ravvicinato contatto fisico proprio con lei.

– Tra i fan della serie più celebri: la Regina Elisabetta, Mikhail Gorbaciov, Quentin Tarantino e J.J. Abrams.

– Per intensificare la sensazione di inquietudine, Lynch chiese agli attori della Loggia di recitare le loro battute al contrario. Le registrazioni sarebbero state poi invertite in post-produzione in modo da rendere le frasi comprensibili ma conservando comunque quella strana pronuncia angosciante.

– Per evitare che ci fossero fughe di notizie, furono girate due diverse versioni dell’omicidio di Madeleine Ferguson per mano di Bob.
Nella prima, lo spirito demoniaco aveva posseduto Benjamin Horne.
Nella seconda, il colpevole era il padre di Laura, Leland Palmer.
Nemmeno gli attori coinvolti erano certi della verità, e quando Ray Wise (Leland) seppe che il colpevole era proprio il suo personaggio ne rimase sconvolto.

– Lynch cercò di mantenere un alone di mistero continuo tra i membri del cast che, infatti, hanno raccontato di aver ricevuto solo le proprie battute e mai quelle degli altri.

– L’albergo di Twin Peaks esiste davvero e si chiama Salish Lodge. Si trova nello stato di Washington ed è possibile alloggiarvi.

– Il motivo geometrico del pavimento presente nella Loggia Nera si ritrova in “Eraserhead” e nel tappeto di Leland Palmer – nel primo episodio –

– David Lynch ha scelto Miguel Ferrer per il ruolo dell’agente dell’FBI Rosenfield dopo averlo visto recitare in Robocop.

– Il Dr. Jacoby è un personaggio ispirato all’etnobotanico Terrence McKenna. I due hanno in comune: aspetto, stili di vita e carriere.

– Dalla serie furono tratti diversi libri tra cui “Il diario segreto di Laura Palmer” che uscì fra la prima e la seconda stagione e venne scritto proprio dalla figlia del regista, Jennifer Lynch.

– La scena preferita dell’agente Cooper, secondo Kyle MacLachlan, è quella in cui cerca di indovinare quale persona è coinvolta nell’assassinio, tirando dei sassi a una bottiglia. L’attore ha raccontato di aver ripetuto l’esperimento poi con i nomi del cast.

fonti: Hall of series e CG Entertainment

ZAFFIRO E ACCIAIO

 

“Zaffiro e Acciaio” è una serie televisiva creata da Peter J. Hammond e prodotta dal network inglese ATV.

Concepita come risposta alla ben più famosa “Doctor Who” della BBC, racconta le avventure dei due “agenti interdimensionali” Zaffiro (Joanna Lumley) e Acciaio (David McCallum), impegnati a preservare l’integrità dello spazio-tempo.

Andò in onda per quattro stagioni, dal 1979 al 1982, e vennero prodotti un totale di 34 episodi, suddivisi in 6 cicli, ognuno corrispondente a un “incarico” assegnato alla coppia.

Le trame delle varie avventure hanno sempre un taglio criptico e finiscono con il lasciare lo spettatore con più domande che risposte. Questo crea un’atmosfera sovrannaturale che mescola in egual misura elementi tipici delle storie di fantasmi con la fantascienza.
Molto poco viene spiegato dell’ambientazione stessa: ciò che si intuisce è che l’universo è in pericolo e gli unici che possono salvarlo sono “personificazioni degli elementi atomici”, ciascuno con una precisa personalità e poteri sovraumani affini alla propria composizione atomica.

Negli episodi non vi sono viaggi nel tempo in senso stretto, ma piuttosto fenomeni spaventosi dovuti alla presenza di un anacronismo (di solito un oggetto molto vecchio posto in un contesto moderno).
Zaffiro e Acciaio sono quindi incaricati di indagare rimettere le cose a posto.

E proprio il tempo è l’elemento più particolare dell’ambientazione: viene visto come un’entità malevola e descritto come un corridoio che avvolge e attraversa ogni cosa. Non si può entrare nel tempo, ma a volte è lui che può entrare – o meglio, precipitare – nel nostro mondo.
Normalmente è imbrigliato in una specie di labirinto, ma in particolari occasioni si creano alcune falle dalle quali possono uscire pericolose entità che normalmente sono bloccate all’inizio e alla fine del tempo, che noi esseri umani percepiamo come “fantasmi”.

Non viene mai spiegato quale sia la forza per la quale i due protagonisti lavorano, ma si intuisce essere un qualche genere di entità cosmica o dimensionale preposta a mantenere l’equilibrio nello scorrere del tempo.

In generale, comunque, la serie ha un taglio volutamente progressista: il passato deve essere lasciato andare, altrimenti qualcosa di malvagio potrà entrare nel nostro mondo attraverso di esso.

La sigla recitava quest’introduzione:

“Tutte le anomalie verranno regolate dalle forze che controllano ogni dimensione.
Dovunque ci sia vita non verranno usati elementi transuranici pesanti.
Sono disponibili pesi atomici medi: Oro, Piombo, Rame, Giaietto, Diamante, Radio, Zaffiro, Argento e Acciaio.
Sono stati assegnati Zaffiro e Acciaio.”

AI CONFINI DELLA REALTÀ

 

“C’è una quinta dimensione oltre a quelle che l’uomo già conosce; è senza limiti come l’infinito e senza tempo come l’eternità; è la regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere: è la regione dell’immaginazione, una regione che potrebbe trovarsi Ai confini della realtà”.

Ai confini della realtà (The Twilight Zone) è una serie televisiva trasmessa in diversi periodi dalla televisione americana.

La serie classica, creata da Rod Serling e che vide tra gli sceneggiatori Richard Matheson, Charles Beaumont e Ray Bradbury, andò in onda dal 1959 al 1964, un primo reboot fu trasmesso dal 1985 al 1989, e un secondo è andato in onda tra il 2002 e il 2003. Un terzo reboot della saga è stato trasmesso nel 2019.

La serie si focalizza su storie che narrano delle vite di persone normali che vengono radicalmente cambiate dall’incontro con l'”ignoto”, uno squarcio nella realtà che rende credibile l’impossibile.

Ho raccolto qualche curiosità.

– La serie non aveva un cast fisso, a eccezione di Rod Serling che come presentatore e voce narrante compare in tutti i 156 episodi.

– Il titolo originale della serie, The Twilight Zone, “La zona del crepuscolo”, è un termine col quale U.S. Air Force indica il momento in cui, durante la fase di atterraggio di un aereo, la linea dell’orizzonte scompare sotto il velivolo per un breve istante, lasciando – per un attimo – il pilota senza riferimenti.

– Twilight Zone è anche un brano musicale degli Iron Maiden tratto dall’album Killers.

– Lo show televisivo “Avanzi” prodotto dalla Rai aveva, nelle sue rubriche, uno spazio chiamato “Ai confini della decenza” in cui si parlava di strani eventi e ingiustizie nell’Italia degli anni 90. Un uomo abbastanza simile a Rod Serling introduceva gli episodi e, alla fine, partiva la musica della sigla iniziale seguita da un commento. “Incredibile, eppure reale; assurdo eppure possibile. Come definireste un fatto del genere nel vostro mondo? Qui da noi preferiamo chiamare questa zona… Ai confini della decenza!”

– In Ace Ventura: missione Africa c’è un omaggio alla serie, quando Jim Carrey dice di aver visto un mostro sull’ala dell’aereo, come nell’episodio classico “Incubo a 20.000 piedi”.

– Nel film Jumanji, Alan Parrish si riferisce agli eventi paradossali che stanno avvenendo in città dicendo “Sembra una puntata di Ai confini della realtà”.

– I Simpson hanno reso vari omaggi alla serie, soprattutto negli episodi speciali di Halloween, “La paura fa novanta”.

– Johnny Bravo si è trovato in tre episodi del suo cartone animato nella “Zona dove le cose normali non accadono molto spesso.”

– Nel suo saggio sull’orrore Danse macabre, Stephen King dedica un’intera sezione a parlare della prima serie di “Ai confini della realtà”.
“Di tutti i programmi di ispirazione drammatica mai trasmessi nelle Tv americane, è sicuramente quello che si presta con maggiore difficoltà a una classificazione. Non era un western o un poliziesco (anche se certi episodi erano girati nel West o trattavano di guardie e ladri); non era fantascienza (anche se la guida televisiva lo considerava tale); non era commedia (eppure certi episodi erano divertenti); non trattava dell’occulto (anche se c’erano spesso storie dell’occulto, girate nel singolare modo proprio del programma), non era una trasmissione sul soprannaturale.”

– Nel videogioco Alan Wake vi si potranno accendere dei televisori sparsi in vari livelli dove in onda sarà trasmessa una serie tv chiamata “Night Springs”.

– Il numero sette della serie regolare di Dylan Dog si intitola “La Zona del Crepuscolo”, traduzione letterale del nome della serie televisiva.

fonte: Wiki

LA CADUTA DEI DANNATI

 

“La caduta dei dannati” 1620 di Peter Paul Rubens.

Un quadro che ritroviamo spesso nella serie televisiva “Dark” e un’opera dai mille significati.

Conservato alla “Alte Pinakothek di Monaco”, l’opera misura 286 per 224 centimetri.

Scelto come emblema esoterico della fiction, ci rimanda subito all’Apocalisse ma per apprezzarne davvero il senso occorre analizzarlo.

Ci troviamo di fronte a una storia violenta. Come segnala la stessa pinacoteca: “non ci sono i beati, gli intercessori, Maria e Giovanni”.
A differenza del Giudizio Universale di Michelangelo, qui, è narrata solo la dannazione.

Nella parte superiore vediamo l’Arcangelo Michele che emana un bagliore accecante mentre i corpi dei dannati, spinti da angeli caduti, cadono nell’abisso.
Al centro figure distorte vengono lacerate dalle bestie e punzecchiate dai diavoli. In basso, altri mostri si riuniscono per divorare quel turbine di carne.
I personaggi sono allegoria dei peccati sia per la loro anatomia sia per le loro posizioni: il leone per l’ira, il serpente che rappresenta orgoglio e invidia e il lupo l’avarizia.

Il British Museum conserva un disegno preparatorio di The Fall of the Damned – così il titolo dell’opera per gli anglofoni – dove la fusione tra umani e demoni è ancora più chiara, implacabile.

Un quadro che non trasmette speranze né redenzione.

Fonte: l’intellettuale dissidente.

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