Cliccando qui potete leggere Il mio nuovo articolo per Accademia di Scrittura!
Questa volta dedicato al mondo del librogame (una realtà più viva che mai).
Sono storie immersive, dove il lettore è protagonista della trama 🖊🖊
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I GUERRIERI DEL MIU
Dato che nelle storie della settimana scorsa avevano riscosso un certo successo, come mi avete chiesto in tanti, posto qualche foto migliore e vi racconto qualcosa in più su di loro.
Questa banda di Marine del Caos Distorsori accompagnano la stregona Villanora in battaglia.
Quattro di loro reggono enormi amplificatori (nel gioco usavo il profilo dei fucili sonici) che ritrasmettono i “miu” della loro signora a volume inaudito, mentre uno è equipaggiato con un cannone sonico e regge uno stendardo con la scritta “In miu we trust”.
Il leader dell’unità, invece, porta una coppia di pistole requiem/plasma e una sirena del fato sulla schiena. Oltre a una maschera che ricorda quella di Bane (versione Nolan), personaggio che adoro.
Infine, Villanora la Stregona del Caos, equipaggiata con la classica combo spada psichica e pistola requiem. Accanto a lei un ratto “Stan”, mio famiglio in una campagna di D&D.
Ufficialmente, queste miniature sono un regalo per Natale 2012, una piccola unità per permettermi di unirmi alle partite più veloci.
Però non riesco a farli scendere in battaglia: sono troppo carini.
Per chi se lo stesse domandando: “miu” è il suono che emetto quando rido molto.
L’artista è Daniele. Uno dei Tremendi Dèi del Caos
Nei giochi “a molte scelte”, di solito, rigioco tre volte.
La prima partita è quella ONESTA: faccio ciò che mi sento di fare, insomma, gioco proprio come se fossi la protagonista. A questo giro muore un sacco di gente per colpa di disattenzioni varie e dettagli importanti che ho tralasciato perché troppo impegnata a occuparmi di facezie irrilevanti per la trama ma fondamentali per me.
La seconda è quella BUONA: che più buona non si può. Aiuto tutti, mi sacrifico, spendo ore a salvare chiunque. Insomma, rimedio a tutti gli errori commessi nella prima partita e vedo come sarebbe andata la storia se fosse stata giocata da una persona assennata.
La terza, e ultima, è quella CAOTICA MALVAGIA: quella che mi piace meno ma che, per completezza, voglio sempre provare.
Non per sadismo ma con la curiosità di vedere cosa sarebbe successo se non avessi salvato “tizio” o “caio”. Una specie di “what if?” nel piano della follia del Doctor Strange.
Approfondisco quest’ultimo caso con un aneddoto che mi è servito per la scrittura dell’Età della polvere.
Stavo giocando a Fallout 3 ed era la fatidica terza giocata della “distruzione”.
Mi trovavo alla Torre Tempenny: rifugio per gli abitanti più ricchi della regione.
All’entrata, attaccato al citofono, vedo Roy Phillips, un ghoul che vuole entrare con il suo gruppo nel lussuoso condominio.
Inutile dirlo: lo snobbano perché è povero e cadaverico.
Io, invece, riesco a entrare, parlo con la casta degli spocchiosi e arrivo al loro capo: Allistair Tempenny, un vecchio eccentrico che mi propone di far saltare in aria la cittadina di Megaton. Perché? Il Signor Tempenny ama osservare il panorama – già decadente – dal suo attico e quella cittadina di poracci stona con l’ambiente circostante.
Lo aiuto e così saltano in aria molti cittadini innocenti e la possibilità di interazioni vantaggiose.
Non paga, scendo nelle fogne dove ritrovo Roy Phillips e i suoi allegri amici mostruosi carichi d’odio e rancore. Dico loro come entrare nella Torre attraverso un passaggio segreto.
I ghoul invadono il condominio prendendo il posto dei ricconi.
La situazione sembra finalmente stabile ma, in un impeto di spavalderia, litigo pesantemente con uno di loro e l’intera Torre mi vuole uccidere. Io, però, sono più forte e li abbatto.
Infastidita dal massiccio spreco di risorse, decido di cambiare zona.
La mia fama, però, è ormai nota a tutti. Un susseguirsi di eventi mi porta a seminare morte e distruzione pure a nord, est e ovest.
Poi, all’improvviso, ero sola.
Zero munizioni o PNG con cui parlare.
Senza scopo.
E, sull’onda di quell’emozione terribile, ho concepito uno dei personaggi del mio libro (poi mi direte voi chi).
Solo che, nella mia Devastazione, non basta regalare dell’acqua al barbone fuori Megaton per riequilibrare il karma.
Una chiacchierata preserale in compagnia di Luigi Fumo, segretario della ASD Angeli del Silenzio.
Insieme abbiamo parlato del softair in generale e di tutto quello che circonda questo sport, oltre che delle attività dell’associazione.
Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO dei piccoli animaletti pucciosi dall’universo di Star Trek.
I triboli (Polygeminus grex) sono piccole forme di vita non intelligente originarie del pianeta Iota Geminorum IV.
Tondi, morbidi e pelosi, se carezzati emettono una sorta di trillo che influenza il sistema nervoso umano, producendo una sensazione di calma e benessere.
E figliano. Tanto.
Per quanto possa sembrare strano, nascono già incinti. E, con a disposizione abbastanza nutrimento, un singolo tribolo può moltiplicarsi a una velocità sconcertante, mettendo al mondo fino a dieci cuccioli ogni dodici ore circa.
Sul loro pianeta natale la loro iper-proliferazione è bilanciata dal fatto che vengono predati da un gran numero di rettili, ma altrove sono una vera minaccia ecologica.
Nonostante ciò, grazie a un siero che ne rallenta il metabolismo, molti umani tengono i triboli come dolci animaletti domestici.
Di tutt’altro avviso sono i Klingon, che trovano il loro verso insopportabile e alla presenza dei quali i triboli si innervosiscono.
Un’antipatia tale da spingerli a eliminare il problema distruggendo Iota Geminorum IV nel tardo XXIII secolo.
Una chiacchierata preserale in compagnia di Andrea Marchini, autore del romanzo fantasy-steampunk-postapocalittico “Sciacalli”.
Insieme abbiamo parlato del suo scritto e delle fonti che l’hanno ispirato, ma anche di giochi di ruolo e da tavolo in quel di Como, promossi dalla ludoteca Inn of the Last Home.
“Search and Destroy” di Atsushi Kaneko: un’opera in tre volumi, adattamento in chiave sci-fi di “Dororo”, il classico di Osamu Tezuka.
Edito in Italia da J-Pop Manga, ho ricevuto il box da collezione (grazie Fulvio e Stefania ❤) che contiene tutti e tre i volumi.
La storia è distopica, crudele, votata alla violenza e alla guerra.
L’autore svela l’ipocrisia culturale e le discriminazioni di cui sono capaci gli “Hyu” (gli esseri umani) nei confronti dei “Creet” (creature con innesti cibernetici) riprendendo tematiche tipiche di grandi classici della fantascienza.
Non è una lettura “per tutti i giorni”.
L’atmosfera è, senza dubbio, sci-fi con molte componenti noir: giochi di luce e ombre che raccontano episodi di prostituzione, blasfemia e corruzione.
Punto di forza: l’estetica della città di Hachisuka, un piccolo gioiello. Le tavole rappresentano alla perfezione architetture, statue e iconografie che rievocano quelle dei regimi totalitari del Novecento creando un contrasto netto tra la rabbia individuale e una società fredda e distaccata.
(Immagine: la foto è la mia)
Un viaggio attraverso il tetro e sanguinoso universo di Warhammer 40.000. Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.
Oggi vi parlo un po’ del capitolo delle Furie Bianche e di Jaghatai Khan, il loro Primarca.
Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Evolution https://www.bensound.com/
In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos
Dopo aver tanto parlato di alieni cattivi che vogliono distruggere l’umanità o dominare la Terra, oggi voglio dedicare il MARTEDÌ DELLO XENO a qualcosa di più leggero.
Chi dunque meglio di Gordon Shumway, meglio noto come ALF (acronimo di “Alien Life Form”), protagonista dell’omonima sit-com degli anni ’80?
Disperso nello spazio dopo l’esplosione del suo pianeta natale, Melmac, avvenuta per una apocalisse nucleare (anche se lui, ironicamente, dice che tutti gli abitanti hanno acceso l’asciugacapelli nello stesso momento), Alf precipita con la sua astronave sul garage della famiglia Tanner, in California.
Dopo un’iniziale momento di confusione e apprese le torture alle quali l’alieno verrebbe sottoposto se catturato dal governo, i Tanner accettano di dargli rifugio e nasconderlo finché la sua nave non sarà stata riparata, dando inizio ad una bizzarra convivenza.
Fisicamente, Alf si presenta come un umanoide alto meno di un metro, tozzo e ricoperto da una folta pelliccia, con l’eccezione del volto e delle orecchie. Ha occhi neri senza iride, un grosso muso e solamente quattro dita per mano.
Stando a quanto afferma, poi, ha 229 anni e il suo corpo contiene dieci organi, di cui otto sono stomaci.
Caratterialmente si dimostra un bel tipetto: arrogante, disordinato, spesso impaziente e con una spiccata vena sarcastica. Adora mangiare i gatti (che su Melmac, a quanto pare, sono come le mucche) e per questo cerca spesso di catturare il gatto della famiglia Tanner, Lucky, per infilarlo in un panino.
Icona della commedia fantascientifica, oltre alla sit-com, Alf è stato protagonista anche di due serie animate derivate, una serie a fumetti della Marvel Comics, diversi videogiochi e di un film per la TV.
L’antagonista è il malvagio della storia.
E perché?
Poniti subito questa domanda quando pensi alla nemesi della tua opera.
Tanto nella letteratura quanto nei GDR, il cattivo non può essere solo la minaccia da scongiurare.
L’antagonista ha un ruolo narrativo molto importante: quello di mostrare all’eroe un’idea differente del mondo.
Che sia un singolo malvagio o una serie di nemici che si susseguono durante la storia, il concetto generale rimane lo stesso.
1. L’antagonista ha ragione
“Il cattivo della mia storia è cattivo perché mi serve un cattivo”.
Se vuoi renderlo credibile devi essere l’avvocato dell’antagonista, il migliore amico.
Anzi, di più.
Impara a vedere la realtà attraverso i suoi occhi.
In fondo potrebbe avere un obiettivo nobile o un’idea che, per quanto spietata, salverebbe delle vite.
Magari compie delle scelte che gli infliggono sofferenza ma il suo non è sempre e per forza un “male necessario”.
L’esperienza l’ha educato a essere così.
2. Gli antagonisti non reagiscono ma agiscono
Protagonista e antagonista sono personaggi: vivono, provano emozioni, ottengono successi, falliscono.
Entrambi attraversano il “viaggio dell’eroe” ma la nemesi è partita prima. Lui ha già affrontato delle sfide, o perché no, continua ad affrontarne.
Eroi e nemici percorrono strade che si intersecano ed è lì che accade il confronto.
3. Evita i cliché
Il cattivo non deve essere la caricatura di se stesso.
“Un signore del male seduto sul trono d’ossa accarezza il suo gatto posseduto bevendo caffè senza zucchero in attesa che l’eroe venga a bussargli il portone del castello nero.”
Se si arriccia la punta dei baffi e ha una risata tetra ho disegnato il quadro completo.
Da evitare anche i titoli come: l’Oscuro, il Malefico, il Crudele.
I soprannomi vanno bene e sono pure evocativi ma può capitare che il tuo antagonista voglia essere un po’ più discreto.
Immagine: Roman Ankenbrandt, Pinterest