IL SIMBOLO DEL CAOS

 

Il Simbolo del Caos ha origine dalle storie del Campione Eterno dello scrittore britannico Michael Moorcock e dal suo multiverso, caratterizzato da una forte dicotomia proprio tra Legge e Caos.

In esse, il Simbolo del Caos è rappresentato da otto frecce disposte a raggiera. Al contrario, il simbolo della Legge è una singola freccia verticale.

Moorcock ha dichiarato di aver concepito questo simbolo negli anni ’60, mentre scriveva le prime storie di Elric di Melniboné.
Successivamente, il logo è stato adottato nel mainstream della cultura pop, comparendo in altri campi come le moderne tradizioni occulte, i giochi di ruolo, cinema e persino i videogiochi.
È anche chiamato le Armi del Caos, le Frecce del Caos, la Stella del Caos, la Croce del Caos, la Stella della Discordia, la Caosfera (quando raffigurata come una sfera tridimensionale) o Simbolo dell’Otto.

“L’origine del simbolo del Caos sono io, seduto al tavolo della cucina, che scarabocchiavo domandandomi come descrivere a Jim Cawthorn (un illustratore con cui l’autore ha collaborato spesso) l’aspetto delle braccia del Caos.” dichiara Moorcock. “Ho disegnato le frecce di un quadrante geografico stilizzato, Nord, Sud, Ovest, Est e poi ho aggiunto altre quattro direzioni. Ed eccolo lì: otto frecce che rappresentano tutte le possibilità, contrapposte ad una freccia singola, che rappresenta la strada della legge. Da allora mi è stato detto che è un antico simbolo del Caos e se è così conferma molte teorie sull’inconscio collettivo. Ma fin dove ricordo io questo simbolo, disegnato da Jim Cawthorn, è apparso per la prima volta su una copertina di Science Fantasy del 1962.”

Curiosità:

– La prima apparizione del simbolo in un gioco di ruolo commerciale fu nel supplemento di Dungeons & Dragons “Dei e Semidei”, che includeva divinità, mostri ed eroi presi dalla saga di Elric creata da Moorcock.

– Il naturale step successivo fu vederla nel gioco di ruolo Stormbringer, edito negli Stati Uniti da Chaosium e ambientato proprio nell’universo di Elric di Melniboné. Nel 1987, il gioco venne distribuito nel Regno Unito dalla Games Workshop.

– Da allora, il simbolo del Caos di Moorcock venne utilizzato con frequenza nella linea di giochi Warhammer e Warhammer 40.000 di Games Workshop, diventandone parte integrante. Questa versione spesso incorpora un anello nel design del logo, molto simile al dharmachakra ad otto raggi.

THE MOON MUSEUM

 

The Moon Museum (letteralmente: Il museo della Luna) è un piccolo wafer di ceramica placcato in iridio sui cui sono stati impressi i disegni miniaturizzati di sei artisti americani.

Andy Warhol disegnò un pene, Robert Rauschenberg una linea retta, Claes Oldenburg una versione stilizzata del viso di Topolino mentre John Chamberlain, Forrest Myers e David Novros rappresentarono delle figure geometriche.

L’opera, di grandezza simile a un microchip (19,05 mm x 12,70 mm x 0,635 mm) fu creata nel 1969 e portata nello spazio a bordo dell’Apollo 12.

CURIOSITÀ SU LO SQUALO

 

Lo Squalo, regia di Steven Spielberg, ha davvero bisogno di presentazioni?

Ho raccolto qualche curiosità:

– Il film è costato 9 milioni di dollari e ne ha incassati 471.

– Tratto dall’omonimo romanzo di Peter Benchley, è ispirato a una storia vera (gli attacchi di squali del Jersey Shore del 1916). L’effetto che il film fece sulle persone, generando una psicosi collettiva verso gli squali, non gli piacque. Benchley decise, quindi, di dedicare il resto della sua vita a proteggerli.
Nei primi anni 2000 scrisse un altro libro sugli squali questa volta, per difenderli.
In un’intervista a National Geographic disse che il più grande equivoco che li riguarda è «la teoria che gli squali prendano di mira gli esseri umani e che siano mangiatori di uomini. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Ogni volta che vediamo la gente in televisione circondata da squali, è sicuro al 99 per cento che gli squali sono stati attirati con un’esca. E si dà una falsa impressione, perché per natura gli squali preferiscono stare lontano dalla gente». Lo scrittore concludeva anche che «se avessi conosciuto allora la vera natura di squali, non avrei scritto il libro».

– Lo Squalo è il primo blockbuster del cinema contemporaneo ed è anche il primo film campione d’incassi estivo: prima era impensabile che un film nuovo uscisse in concomitanza con la stagione delle vacanze.

– Ma gli squali sono davvero così pericolosi? Sul sito dell’Università della Florida che monitora gli attacchi di squali all’uomo in tutto il mondo si legge che dei “presunti” 130 episodi di interazione tra uomo e squalo che si sono verificati in tutto il mondo nel 2014, solo 72 sono attacchi “non provocati”, ovvero incidenti in cui lo squalo attacca le persone senza che venga provocato nel suo habitat. Degli altri 58, 33 attacchi sono stati “provocati”, e gli altri sono attacchi a barche e vari incidenti marini. E solo 10 sono stati mortali.

– L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha condotto studi sugli squali e ha scoperto che il 30% delle specie sono sotto minaccia o a rischio estinzione. Il Pew Environment Group lavora per creare santuari per lo squalo, dove non possa essere pescato a Palau, alle Maldive, alle Bahamas e in Honduras. Ogni anno si calcola che vengano uccisi 100 milioni di squali, anche a causa della crescente popolarità culinaria della zuppa di pinne di squalo.

– Uno degli elementi che contribuì al successo del film fu la colonna sonora di John Williams: un motivetto composto dall’alternanza di due sole note, mi e fa.

– Gli effetti speciali costavano troppo: questo spiega perché lo squalo, nella prima ora e venti di film, non si vede mai interamente: i tre squali meccanici del film non funzionavano alla perfezione. Uno si era addirittura inabissato.

Fonte: Focus

ASCESA E CADUTA DELL’IMPERO ELDAR [WARHAMMER 40.000 SENZA IMPEGNO EP. 11]

Un viaggio attraverso il tetro e sanguinoso universo di Warhammer 40.000. Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

In questo video vi racconto la storia degli Eldar, della caduta del loro impero e di come oggi siano divisi tra Asuryani, Drukhari (Eldar Oscuri), Esoditi e Arlecchini.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Evolution https://www.bensound.com/

In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos.

CHIACCHIERHAMMER LIVE – INTERVISTA A THOMAS D’AMICO (ORCO NERO STUDIO)

Una serata in compagnia di Thomas D’Amico, fondatore dello studio di pittura Orco Nero.

Con lui, hobbista di vecchia data, ho parlato un po’ di come Warhammer (sia Fantasy che 40.000) si è evoluto nel corso degli anni e di come funziona uno studio di pittura professionale. Ma anche di come il brand Orco Nero sia diventato una importante realtà nel mercato ludico nostrano.

L’INFLUENZA DI HUGH KEAYS-BYRNE SUL POST APOCALITTICO

 

A qualche mese sua scomparsa, sento sia arrivato il momento di parlarne.
Non si tratta di un post “informativo” con una lista dei suoi molteplici successi e traguardi (per quello c’è già la Wiki).

Voglio parlarne in confidenza, raccontarvi di quanto la sua influenza sia stata importante per me.

L’universo post-apocalittico (o post-atomico) fa ancora parte di quel genere poco conosciuto e apprezzato dal grande pubblico.
Poche persone riescono a sporcarsi di sabbia e ruggine. In effetti, questo, è un genere “sporco”, crudele.
Ma anche gli anni bui del Medioevo e quelli delle Guerre Mondiali. Molto altro ancora, a dire la verità. In genere, quando si deve compiere qualche turpe nefandezza, l’uomo si trova sempre in prima linea.

E allora perché il post apocalittico viene discusso meno? Perché viene valutato sempre con sufficienza?

Perché spaventa.
Perché non è ciò che siamo stati ma è l’idea di ciò che potremmo essere in futuro.
Il post apocalittico ci sbatte le conseguenze delle nostre azioni dritte in faccia. Mostra il volto di un mondo in dis-equilibrio. Palese.
E mostra solitudine, violenza e bestialità.

Penso che ci siano due persone che, più di chiunque altro, hanno saputo rappresentare queste emozioni al cinema.

George Miller: la mente.
E Hugh Keays-Byrne: l’esecutore.

Perché se Miller l’ha pensato, Hugh l’ha fatto.
Attraverso i suoi personaggi sopra le righe, disturbanti, intensi, ho potuto sfiorare un assaggio di quel futuro.
E averne paura.

SUPERHUMAN SAMURAI SYBER-SQUAD

 

Superhuman Samurai Syber Squad (spesso abbreviato con l’acronimo SSSS) è una serie televisiva statunitense prodotta da Tsuburaya Productions, Ultracom Inc. e DIC Entertainment nel 1994. Distribuita da All American Television, arrivò in Italia l’anno successivo, su rete Mediaset, seguendo la scia del successo dei ben più famosi Power Rangers.

La serie racconta le avventure di Sam Collins, uno studente delle scuole superiori che, assieme ai suoi amici Sydney, Tanker e Amp Ere, entra nella rete per combattere i mega-virus sguinzagliati dalla malvagia intelligenza artificiale Kilokahn e impedire che affliggano il mondo reale.
Come usava molto allora, si tratta di un adattamento “occidentalizzato” di una serie super sentai giapponese, in questo caso Denkō chōjin Gridman. Tutte le scene ambientate fuori dal cyberspazio sono state infatti rigirate con attori americani e in set che rappresentassero un ambiente occidentale, così da rendere più facile l’immedesimazione del (giovanissimo) pubblico nei vari personaggi.

Tutto ha inizio con un sovraccarico della rete elettrica grazie al quale Kilokahn (abbreviazione di “Kilometric Knowledge-base Animate Human Nullity”), una intelligenza artificiale sviluppata a scopo militare, guadagna la libertà e si disperde nel cyberspazio.
Pregno di odio per la razza umana, alla quale si riferisce come “polpette” (in originale “meat-things”), Kilokhan, auto-elettosi signore del mondo digitale, mette a punto un piano per espandere il suo dominio e infettare i più importanti sistemi informatici con dei mega-virus, portando così il caos nel mondo materiale.
Per la creazione di questi mega-virus (che nonostante siano dei veri e propri mostri digitali sono impersonati da attori in costume), Kilokahn decide di dare vita ai disegni di Malcolm Frink, compagno di scuola e (invidioso) rivale in amore di Sam.
Quello che i due non sanno è che, mentre sta provando con il suo gruppo, anche Sam viene raggiunto dal già menzionato sovraccarico attraverso il jack della sua chitarra elettrica e risucchiato nel cyberspazio. Dopo pochi istanti, il ragazzo torna però nel mondo reale, portando con sé un misterioso dispositivo legato al polso. Ed è proprio grazie a quello che lui, e il resto della sua band, acquisiscono la capacità di entrare a piacere nella rete per contrastare i piani di Kilokahn.

Essendo una serie pensata per i più piccoli, i toni restano sempre leggeri e la caratterizzazione dei personaggi è poco approfondita, al servizio della trama. Abbondano, poi, sketch comici e vari elementi stereotipici degli anni ’90.
In particolare, colpisce il fatto che gli scontri si svolgano in una non meglio approfondita realtà virtuale (che include perlopiù la rete telefonica e internet, ma talvolta anche elettrodomestici di uso comune) in grado di influenzare il mondo reale anche in maniera grave (ad esempio creando il caos nel traffico aereo, cancellando file nei terminali della polizia, interrompendo telecomunicazioni, etc.).

Qualche curiosità:

– Nella versione originale, a dare voce al cattivissimo Kilokahn è niente meno che Tim Curry.

– Grazie a un meticoloso riciclo di alcune sequenze vennero realizzati ben 53 episodi di Superhuman Samurai. Questa pratica non era affatto rara, all’epoca. Tant’è che alcuni altri show dello stesso tipo (ad esempio VR Troopers), nell’adattarsi al pubblico occidentale, attingevano le loro sequenze anche da più serie giapponesi diverse tra loro.

– La serie inizialmente doveva intitolarsi “Power Boy”, ma la produzione decise di cambiare il titolo per evitare confusione (ed eventuali problemi legali) con i Power Rangers della Saban Entertainment.

– Alcuni elementi della serie vennero ripresi nell’adattamento anime dell’originale Gridman, intitolato “SSSS.Gridman” e prodotto nel 2018. Le quattro S in testa al titolo, infatti, sono un esplicito riferimento a Superhuman Samurai Syber-Squad.

– Il personaggio di Amp Ere, presentato come il classico “tipo strambo” e chiave di molti sketch basati sulla comicità dell’assurdo (ad esempio girare in muta da sub per il campus scolastico, con tanto di maschera e boccaglio), è in realtà un alieno. La cosa viene scoperta nell’episodio 40, quando il personaggio rivela, attraverso una lettera di addio, di aver lasciato la Terra per far ritorno al suo pianeta natale. Verrà sostituito nella squadra dal surfista Lucky London.

ANNA

 

La miniserie televisiva italiana del 2021 creata da Niccolò Ammaniti è composta da sei puntate ed è basata sull’omonimo romanzo del 2015 dell’autore.

Un’epidemia causata da un virus proveniente dal Belgio, ha provocato la morte di tutti gli adulti. Solo i bambini ne sono immuni, fino al raggiungimento della pubertà.

Anna è una ragazzina tredicenne che, dopo la morte della madre, cerca di proteggere in ogni modo il fratellino Astor.

Ho raccolto qualche curiosità:

– Il cast di Anna – fatta esclusione per Elena Lietti e Roberta Mattei, Nicola Nocella e Sara Ciocca – è composto da esordienti.

– Perché i ragazzi chiamano il virus la: “Rossa”? Perché il contagio si manifesta con un insieme di macchie rosse, prima sul corpo e poi sul viso.

– Sia il romanzo che la serie sono stati concepiti anni, nel primo caso, e mesi prima, nel secondo, rispetto alla paura e alle restrizioni globali causate dalla pandemia da Covid-19. “La gestazione di Anna è iniziata molto tempo prima del Coronavirus. Avevo lavorato molto sulla malattia di Anna dal punto di vista dermatologico, che per fortuna con il Covid non c’entra, quindi ho fatto fatica a vedere delle cose in comune tra i due virus”, dice Ammaniti durante un’intervista.

– La colonna sonora di Anna è stata composta da Rauelsson, musicista spagnolo. Dopo aver iniziato la carriera come cantautore folk, Rauelsson si è dedicato al minimalismo, all’elettronica e alla musica ambient.
Ma in Anna ci sono tantissimi brani d’autore. La canzone della sigla che apre ogni episodio è Settembre, pezzo di Cristina Donà tratto dal disco La quinta stagione del 2007. Nel corso della storia, poi, troviamo brani di Loredana Bertè, Mia Martini, Ornella Vanoni, Frank Sinatra, i Mercury Rev e gli Alphaville.

– La serie è stata girata completamente in Sicilia. Le location includono Bagheria, Palermo, Messina, Porto Empedocle, la valle del Belice e le zone limitrofe di Santa Teresa di Riva, Gibellina, Salemi e Santa Ninfa. Un “tempismo” perfetto: le riprese della serie sono cominciate nel settembre del 2019, sei mesi prima dello scoppio della pandemia, quella vera.

Fonte: popcorntv

I NECRON [WARHAMMER 40.000 SENZA IMPEGNO EP. 10]

Un viaggio attraverso il tetro e sanguinoso universo di Warhammer 40.000. Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

Oggi vi racconto la storia dei Necron, una razza xeno di androidi immortali.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Evolution https://www.bensound.com/

In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos.

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