QUALCHE CURIOSITÀ SU MIB

 

Era il 3 ottobre del 1997 quando Men in Black approdava nelle sale italiane.

Tutti ricordiamo Tommy Lee Jones e Will Smith nei panni degli agenti K e J.
E il famoso “Edgar abito” che, dopo tanti anni, visita ancora i miei incubi.

Ho raccolto qualche curiosità:

– A Clint Eastwood era stato offerto il ruolo di K ma rifiutò.

– A Quentin Tarantino era stato offerto il ruolo di regista ma rifiutò.

– Nel film ci sono diversi alieni famosi: Danny DeVito, il regista Barry Sonnenfeld, Sylvester Stallone, Dionne Warwick, George Lucas e il produttore esecutivo Steven Spielberg.

– A John Turturro è stato offerto il ruolo di Edgar, ma rifiutò a causa di altri impegni. La parte andò, poi, a Vincent D’Onofrio.

– Linda Fiorentino ha vinto il suo ruolo giocando una partita a poker con il regista.

– Will Smith, dopo aver letto la sceneggiatura, non voleva accettare. Fu la moglie Jada Pinkett Smith a fargli cambiare idea.

– Tommy Lee Jones accettò il ruolo di K dopo la promessa, da parte di Steven Spielberg, di migliorare lo script.

– Gli occhiali da sole utilizzati dai Men in Black sono i Ray-Ban Predator 2. Dopo l’uscita dei film le vendite di questi occhiali sono triplicate, passando da 1,6 milioni a 5 milioni.

– I titoli dei film sono stati progettati dal famoso artista Pablo Ferro. Il celebre disegnatore e regista cubano che nel 1964 aveva disegnato i titoli di testa per Il dottor Stranamore di Stanley Kubrick. Tra i suoi lavori ricordiamo anche Il caso Thomas Crown (1968), Arancia meccanica (1971), Beetlejuice (1988), L.A. Confidential (1997) e Will Hunting – Genio ribelle (1997).

Fonti: Imdb e Cineblog

STAR TREK: LOWER DECKS

 

Star Trek: Lower Decks è una serie televisiva appartenente al franchise di Star Trek.
Composta da dieci episodi, la trovate su Amazon Prime Video.

La serie è ambientata nell’anno 2380, 16 anni dopo l’inizio delle missioni dell’Enterprise D e un anno dopo gli avvenimenti di Star Trek – La nemesi.

Dalla mente creativa di Mike McMahan, – già fra i realizzatori di Rick & Morty – Lower Decks è ambientato nei ranghi più bassi di un’astronave della Flotta Stellare.
La USS Cerritos, infatti, è destinata a operazioni di routine come il “secondo contatto” con nuove specie incontrate dalle altre astronavi dalla Federazione.

Un differente punto di vista che rivela al pubblico “cosa succede” fuori dalla plancia di comando.

McMahan è stato ispirato dalle storie sociali secondarie di The Next Generation ma ha voluto includere anche elementi di fantascienza e commedia pensando che la formula dell’animazione potesse permettere questa miscela di toni diversi.

L’umorismo della serie non vuole “punzecchiare Star Trek” ma omaggiarlo.
Un prodotto adatto ai fan – che ne coglieranno ogni citazione – ma anche a chi si affaccia a questo mondo per la prima volta.

CHRONO TRIGGER [FANTASCIENZA IN POCHI BIT EP. 02]

Una retrospettiva su alcuni dei più classici videogiochi a tema fantascientifico.

In questo video vi parlo un po’ di Chrono Trigger, JRPG sui viaggi nel tempo, originariamente uscito su Super Nintendo, che è un perfetto mix di fantascienza e fantasy.

Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Moose https://www.bensound.com/

Parti di gameplay per gentile concessione del canale TFG.

THE TRUMAN SHOW

 

Realizzato nel 1998 da Peter Weir con protagonista Jim Carrey.

The Truman Show racconta della curiosa vita di Truman Burbank, un uomo qualunque, che vive nella pittoresca città di Seahaven.
Truman non sa che la sua vita, da trent’anni, è costantemente ripresa, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, da un infinito numero di telecamere. La sua esistenza è l’intrattenimento per l’intero pianeta, che si sintonizza, tramite la televisione, per guardare lo show più seguito di tutto i tempi: The Truman Show.

Ho raccolto qualche curiosità:

– Dietro a ogni nome di The Truman Show c’è sempre un significato: Seahaven, la città artificiale, potrebbe essere tradotta come “Rifugio di mare” o “Posto sicuro”. Anche piazze e strade portano il nome di attori.
Meryl e Marlon, rispettivamente la moglie e il miglior amico di Truman all’interno del reality, sono così chiamati in riferimento a Meryl Streep e Marlon Brando, per sottolineare la finzione.
Christof, il creatore dello show, è un evidente riferimento a Cristo.
Lo stesso Truman Burbank nasce da un gioco di parole fra True (vero) e Man (uomo).

– Sul set era proibito citare le frasi caratteristiche dei personaggi comici interpretati da Carrey nei suoi precedenti film.

– Dennis Hopper fu originariamente scelto per il ruolo di Christof, ma lasciò il film il primo giorno di riprese per divergenze creative. Ed Harris lo sostituì.

– Ed Harris e Jim Carrey non si incontrarono mai durante le riprese. Esattamente come accade nel film.

– Questo è il primo film in cui Carrey recita in un ruolo drammatico. Ne fu subito entusiasta, tanto che, per partecipare si ridusse l’ingaggio da 20 milioni di dollari a 12.
Parlando del film affermò: “È stato uno dei migliori copioni che abbia mai letto”.

– Nella scena in cui Truman – davanti allo specchio – disegna sul vetro una tuta spaziale, è frutto dell’improvvisazione dell’attore.

Fonte: lascimmiapensa

FALLEN ASTRONAUT

 

Fallen Astronaut (“Astronauta Caduto”) è una scultura in alluminio alta 8,5 centimetri che rappresenta la figura stilizzata di un astronauta in tuta spaziale.

Fu posata sulla superficie della Luna durante la missione Apollo 15 e, al momento, è l’unico manufatto artistico che l’uomo abbia mai lasciato su suolo extraterrestre.

La statuetta fu creata dallo scultore belga Paul Van Hoeydonck su commissione dall’astronauta David Scott, con il duplice scopo di commemorare gli astronauti deceduti e celebrare il progresso dell’esplorazione spaziale.
Costruita in alluminio per far fronte a precise esigenze tecniche, la figura non avrebbe dovuto essere identificabile in un sesso preciso né in una precisa etnia. Inoltre, per evitare ogni speculazione commerciale del progetto artistico, sia l’artista che il committente concordarono che l’opera non avrebbe dovuto riportare alcuna firma e che lo stesso nome dello scultore non sarebbe dovuto essere divulgato al pubblico.

Il Fallen Astronaut fu portato sulla Luna nel 1971 dagli astronauti della missione Apollo 15 e venne lasciato sul suolo lunare durante l’ultima delle tre attività extra-veicolari compiute da David Scott e James Irwin.
Prima di abbandonare il rover nella sua sede definitiva, Scott lasciò anche una piccola Bibbia.

Il Fallen Astronaut venne posato circa 6 metri a nord rispetto a dove il rover era stato “parcheggiato”, in un piccolo cratere meteoritico situato nella parte sud occidentale del Mare Imbrium.
Sul suolo, accanto alla scultura, venne posata anche una piccola targa metallica con incisi, in ordine alfabetico, i nomi di 14 astronauti (otto statunitensi e sei sovietici) deceduti in varie missioni spaziali.
Il centro di controllo missione di Houston era all’oscuro delle intenzioni dell’equipaggio dell’Apollo 15.

La breve commemorazione, del tutto informale, era priva di qualsiasi intento politico ma, essendo nel pieno della Guerra Fredda e della corsa allo spazio, assunse rilievo quale gesto di deferenza nei confronti dei colleghi sovietici.

Il pubblico venne a conoscenza della deposizione della statuetta solo dopo il rientro sulla Terra degli astronauti, durante la conferenza stampa post-volo.

Dopo che l’esistenza del Fallen Astronaut divenne pubblica, il National Air and Space Museum di Washington richiese di poterne realizzare una copia da esporre al pubblico.
L’equipaggio fu d’accordo, ma pose la condizione che l’esposizione avvenisse rispettando il buon gusto e senza pubblicità. Nell’aprile 1972 Van Hoeydonck diede quindi al museo una replica della scultura, ancora oggi esposta assieme alla copia della placca con i nomi dei 14 astronauti deceduti.

Sempre nel 1972, a maggio, Scott venne a sapere che l’artista belga stava progettando di realizzare diverse repliche della statuetta per commercializzarle. Ritenendo che questa iniziativa sarebbe stata una violazione dello spirito del loro accordo, l’astronauta contattò lo scultore tentando di persuaderlo a rinunciare.
Delle cinquanta copie realizzate della statua, una sola venne venduta dalla galleria Richard Foncke di Gand, in Belgio. Una seconda venne invece prestata al palazzo del Parlamento fiammingo.
Ad oggi, assieme a quella del National Air and Space Museum, queste sono le uniche copie in circolazione, dato che Van Hoeydonck tenne le altre per sé.

L’UOMO MECCANICO

 

L’uomo meccanico è un film muto del 1921 scritto, diretto e interpretato dal comico francese André Deed, noto in Italia con il nome d’arte di Cretinetti.

Poiché Il mostro di Frankenstein del 1920 è andato perduto, L’uomo meccanico è il primo film di fantascienza prodotto in Italia ancora esistente.

La trama è semplice ma – per i tempi – davvero innovativa:

Uno scienziato riesce a costruire un meccanismo a forma di un uomo che può essere comandato a distanza da una macchina.
L’uomo meccanico possiede velocità e forza superiori a quelle umane. Lo scienziato è però ucciso da una banda di criminali, guidata da Margherita Donadieff (Mado), che vuole ottenere le istruzioni per la costruzione dell’uomo meccanico.
I criminali vengono catturati prima che essi siano in grado di riceverle e sono giudicati e condannati.
Con uno stratagemma, Mado riesce a sfuggire dal carcere e rapisce Elena D’Ara, la nipote dello scienziato per costringerla a darle le istruzioni per costruire un altro automa meccanico.

«Il film, praticamente sconosciuto […], nel contrapporre in una lotta senza quartiere un mostro buono ad un mostro cattivo anticipa alcuni dei temi più ricorrenti nella produzione dell’horror e della fantascienza cinematografica: la sequenza in cui l’uomo meccanico sfonda una porta corazzata e attraverso lo squarcio protende la mano per sbloccare il paletto che la chiude dall’interno riapparirà, sostanzialmente identica, oltre 60 anni più tardi in Terminator.»

IL SIMBOLO DEL CAOS

 

Il Simbolo del Caos ha origine dalle storie del Campione Eterno dello scrittore britannico Michael Moorcock e dal suo multiverso, caratterizzato da una forte dicotomia proprio tra Legge e Caos.

In esse, il Simbolo del Caos è rappresentato da otto frecce disposte a raggiera. Al contrario, il simbolo della Legge è una singola freccia verticale.

Moorcock ha dichiarato di aver concepito questo simbolo negli anni ’60, mentre scriveva le prime storie di Elric di Melniboné.
Successivamente, il logo è stato adottato nel mainstream della cultura pop, comparendo in altri campi come le moderne tradizioni occulte, i giochi di ruolo, cinema e persino i videogiochi.
È anche chiamato le Armi del Caos, le Frecce del Caos, la Stella del Caos, la Croce del Caos, la Stella della Discordia, la Caosfera (quando raffigurata come una sfera tridimensionale) o Simbolo dell’Otto.

“L’origine del simbolo del Caos sono io, seduto al tavolo della cucina, che scarabocchiavo domandandomi come descrivere a Jim Cawthorn (un illustratore con cui l’autore ha collaborato spesso) l’aspetto delle braccia del Caos.” dichiara Moorcock. “Ho disegnato le frecce di un quadrante geografico stilizzato, Nord, Sud, Ovest, Est e poi ho aggiunto altre quattro direzioni. Ed eccolo lì: otto frecce che rappresentano tutte le possibilità, contrapposte ad una freccia singola, che rappresenta la strada della legge. Da allora mi è stato detto che è un antico simbolo del Caos e se è così conferma molte teorie sull’inconscio collettivo. Ma fin dove ricordo io questo simbolo, disegnato da Jim Cawthorn, è apparso per la prima volta su una copertina di Science Fantasy del 1962.”

Curiosità:

– La prima apparizione del simbolo in un gioco di ruolo commerciale fu nel supplemento di Dungeons & Dragons “Dei e Semidei”, che includeva divinità, mostri ed eroi presi dalla saga di Elric creata da Moorcock.

– Il naturale step successivo fu vederla nel gioco di ruolo Stormbringer, edito negli Stati Uniti da Chaosium e ambientato proprio nell’universo di Elric di Melniboné. Nel 1987, il gioco venne distribuito nel Regno Unito dalla Games Workshop.

– Da allora, il simbolo del Caos di Moorcock venne utilizzato con frequenza nella linea di giochi Warhammer e Warhammer 40.000 di Games Workshop, diventandone parte integrante. Questa versione spesso incorpora un anello nel design del logo, molto simile al dharmachakra ad otto raggi.

THE MOON MUSEUM

 

The Moon Museum (letteralmente: Il museo della Luna) è un piccolo wafer di ceramica placcato in iridio sui cui sono stati impressi i disegni miniaturizzati di sei artisti americani.

Andy Warhol disegnò un pene, Robert Rauschenberg una linea retta, Claes Oldenburg una versione stilizzata del viso di Topolino mentre John Chamberlain, Forrest Myers e David Novros rappresentarono delle figure geometriche.

L’opera, di grandezza simile a un microchip (19,05 mm x 12,70 mm x 0,635 mm) fu creata nel 1969 e portata nello spazio a bordo dell’Apollo 12.

CURIOSITÀ SU LO SQUALO

 

Lo Squalo, regia di Steven Spielberg, ha davvero bisogno di presentazioni?

Ho raccolto qualche curiosità:

– Il film è costato 9 milioni di dollari e ne ha incassati 471.

– Tratto dall’omonimo romanzo di Peter Benchley, è ispirato a una storia vera (gli attacchi di squali del Jersey Shore del 1916). L’effetto che il film fece sulle persone, generando una psicosi collettiva verso gli squali, non gli piacque. Benchley decise, quindi, di dedicare il resto della sua vita a proteggerli.
Nei primi anni 2000 scrisse un altro libro sugli squali questa volta, per difenderli.
In un’intervista a National Geographic disse che il più grande equivoco che li riguarda è «la teoria che gli squali prendano di mira gli esseri umani e che siano mangiatori di uomini. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Ogni volta che vediamo la gente in televisione circondata da squali, è sicuro al 99 per cento che gli squali sono stati attirati con un’esca. E si dà una falsa impressione, perché per natura gli squali preferiscono stare lontano dalla gente». Lo scrittore concludeva anche che «se avessi conosciuto allora la vera natura di squali, non avrei scritto il libro».

– Lo Squalo è il primo blockbuster del cinema contemporaneo ed è anche il primo film campione d’incassi estivo: prima era impensabile che un film nuovo uscisse in concomitanza con la stagione delle vacanze.

– Ma gli squali sono davvero così pericolosi? Sul sito dell’Università della Florida che monitora gli attacchi di squali all’uomo in tutto il mondo si legge che dei “presunti” 130 episodi di interazione tra uomo e squalo che si sono verificati in tutto il mondo nel 2014, solo 72 sono attacchi “non provocati”, ovvero incidenti in cui lo squalo attacca le persone senza che venga provocato nel suo habitat. Degli altri 58, 33 attacchi sono stati “provocati”, e gli altri sono attacchi a barche e vari incidenti marini. E solo 10 sono stati mortali.

– L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha condotto studi sugli squali e ha scoperto che il 30% delle specie sono sotto minaccia o a rischio estinzione. Il Pew Environment Group lavora per creare santuari per lo squalo, dove non possa essere pescato a Palau, alle Maldive, alle Bahamas e in Honduras. Ogni anno si calcola che vengano uccisi 100 milioni di squali, anche a causa della crescente popolarità culinaria della zuppa di pinne di squalo.

– Uno degli elementi che contribuì al successo del film fu la colonna sonora di John Williams: un motivetto composto dall’alternanza di due sole note, mi e fa.

– Gli effetti speciali costavano troppo: questo spiega perché lo squalo, nella prima ora e venti di film, non si vede mai interamente: i tre squali meccanici del film non funzionavano alla perfezione. Uno si era addirittura inabissato.

Fonte: Focus

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