LA STORIA DI LUCIUS L’ETERNO [WARHAMMER 40.000 SENZA IMPEGNO EP. 13]

Un viaggio attraverso il tetro e sanguinoso universo di Warhammer 40.000.  Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

In questo video vi racconto la storia di Lucius l’eterno, sadico campione di Slaanesh che torna sempre indietro dalla morte con un simpatico escamotage.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Evolution https://www.bensound.com/

In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos.

IL MICROMETRO DI BELLEZZA

 

Il micrometro di bellezza, noto anche come calibratore di bellezza, è un dispositivo progettato nei primi anni ’30 per aiutare nell’identificazione delle aree del viso di una persona che necessitano di esse nascoste o messe in risalto dal trucco.
Non è un caso, infatti, che tra i suoi inventori sia annoverato anche il famoso estetista Max Factor Senior, fondatore dell’omonima azienda di cosmesi.
Posizionato sopra e intorno alla testa e al viso, il micrometro di bellezza utilizza strisce metalliche flessibili che si allineano con le caratteristiche del viso di una persona.
Le viti che tengono in posizione le strisce consentono ben 325 regolazioni diverse, consentendo all’operatore di effettuare misurazioni con una precisione al millesimo di pollice.

Gli inventori affermarono di cercare in particolare due misurazioni chiave: l’altezza del naso e della fronte, che dovrebbe essere la stessa, e la distanza tra gli occhi, che dovrebbero essere separati tra di loro da uno spazio equivalente alla larghezza di un occhio.

La compagnia Max Factor dichiarò in oltre che il dispositivo permise al fondatore di “comprendere meglio il viso femminile”, anche se l’aspetto decisamente inquietante portò la rivista Wired, anni più tardi, nel 2013, a definirlo “un congegno in stile Arancia Meccanica che mescola frenologia, cosmesi e un’analisi pseudo-scientifica avvizzita” e il Guardian, sulla stessa falsariga, “un aggeggio che sembra uno strumento di tortura”.

Il micrometro di bellezza fu completato nel 1932 ed era principalmente destinato all’uso nell’industria cinematografica. Questo perché si temeva che proiettando in scala larga (come quella del grande schermo di un cinema) il viso di un attore o di un’attrice si mettessero in risalto tutte le sue imperfezioni.
Una volta identificate quelle, sarebbe stato quindi possibile applicare un trucco correttivo.

Per un certo periodo, poi, si provò anche ad impiegarlo nei negozi di bellezza, ma non ottenne mai molto successo.
Strano, con design così accattivante.

Ad oggi si ritiene che ne esista ancora solo un esemplare, esposto all’Hollywood Entertainment Museum. Messo all’asta nel 2009, è stato valutato “solo” tra i 10.000 e i 20.000 dollari.

IL GIGANTE DI FERRO

 

Il gigante di ferro è basato su una storia scritta dal poeta britannico Ted Hughes nel 1968.

Un gigantesco robot metallico cade sulla Terra, in una cittadina del Maine, negli Stati Uniti, nel 1958. Tutti gli abitanti sono terrorizzati tranne un bambino di 9 anni di nome Hogarth che, scavando nell’umanità nel gigante di ferro, salverà i cittadini da paure e pregiudizi.

“Tu sei chi scegli e cerchi di essere” (“You are what you choose to be” nella versione originale) penso sia la frase che rappresenti meglio lo spirito di questa storia.

Ho raccolto qualche curiosità:

– Quando ha iniziato a lavorare al film, Bird stava affrontando la morte di sua sorella, uccisa con un’arma da fuoco dall’ex marito. Il regista scoprì che Ted Hughes scrisse “L’uomo di ferro” per confortare i suoi figli dopo che sua moglie, Sylvia Plath, si era tolta la vita. Queste esperienze costituirono per Bird la base per il suo pitch alla Warner Bros., basato intorno all’idea “che succederebbe se un’arma avesse un’anima e si rifiutasse di essere un’arma?”

– Frank e Ollie, i due uomini sul treno che Kent intervista dopo il deragliamento, sono caricature di due animatori della Disney: Thomas Frank e Ollie Johnston.

– Il Gigante di Ferro pronuncia nel film esattamente 53 parole.

– La voce del Gigante di Ferro, nella versione originale, è quella di Vin Diesel. Per il ruolo erano stati considerati anche Peter Cullen, Sean Connery, Frank Welker e James Earl Jones. La voce italiana è stata affidata a uno dei doppiatori ufficiali di Vin Diesel: Massimo Corvo.

– Il film è prodotto in Computer Grafica, anche se sembra animato tradizionalmente. Per rendere questo genere d’effetto è stato usato un programma capace di disegnare linee contenenti “copie” delle imperfezioni naturali date dalla mano umana.

– Pete Townshend, chitarrista dei The Who, è uno dei produttori esecutivi del film: all’inizio la pellicola era stata pensata come un musical.

– In Futurama troviamo una parodia del film. Nel 16° della seconda stagione viene immaginata una realtà alternativa dove Bender è alto 50 metri, mentre Fry interpreta il giovane Hogarth.

Fonte: blogscreenweek

BRIAN MAY, ASTROFISICO

 

Alan Stern, responsabile scientifico della missione di New Horizons, ha presentato uno dei collaboratori del team: l’astrofisico – e storico chitarrista dei Queen – Brian May.

May, che ama la scienza fin da piccolo, aveva già conseguito una laurea in matematica e fisica negli anni ’70 all’Imperial College di Londra ma è tornato alla sua vecchia università per il dottorato discutendo una tesi dal titolo “Movimenti della polvere interstellare”.

May ha anche voluto omaggiare le conquiste scientifiche e la curiosità dell’essere umano con il singolo New Horizons in concomitanza con il traguardo della sonda New Horizons. Il veicolo ha sorvolato Ultima Thule, oggetto celeste che orbita nella Fascia di Kuiper, a un miliardo di miglia dal pianeta nano Plutone (un viaggio durato tredici anni e che ha stabilendo il record della distanza più lunga mai raggiunta da un artefatto umano).

Ma già nella canzone ’39 – contenuta nell’album del 1975 A Night At The Opera – si parla di spazio.

Una ballata folk scritta e cantata da Brian May (Freddie Mercury la cantava solo nei live).

La storia racconta del viaggio interplanetario di un gruppo di esploratori alla ricerca di un nuovo pianeta (la Terra è diventata un luogo inospitale).
A causa dell’effetto di dilatazione del tempo, enunciato nella teoria della relatività di Albert Einstein, viaggiano a una velocità vicina a quella della luce e quindi la percezione dello scorrere del tempo è molto diversa rispetto a quella delle persone rimaste sulla Terra.
Al ritorno pensano che sia passato un anno mentre in realtà ne sono passati cento e nonostante portino buone notizie, si accorgono che tutte le persone a cui vogliono bene sono morte ritrovando solo sul viso dei discendenti gli stessi sguardi dei loro cari.

LA CADUTA DEI DANNATI

 

“La caduta dei dannati” 1620 di Peter Paul Rubens.

Un quadro che ritroviamo spesso nella serie televisiva “Dark” e un’opera dai mille significati.

Conservato alla “Alte Pinakothek di Monaco”, l’opera misura 286 per 224 centimetri.

Scelto come emblema esoterico della fiction, ci rimanda subito all’Apocalisse ma per apprezzarne davvero il senso occorre analizzarlo.

Ci troviamo di fronte a una storia violenta. Come segnala la stessa pinacoteca: “non ci sono i beati, gli intercessori, Maria e Giovanni”.
A differenza del Giudizio Universale di Michelangelo, qui, è narrata solo la dannazione.

Nella parte superiore vediamo l’Arcangelo Michele che emana un bagliore accecante mentre i corpi dei dannati, spinti da angeli caduti, cadono nell’abisso.
Al centro figure distorte vengono lacerate dalle bestie e punzecchiate dai diavoli. In basso, altri mostri si riuniscono per divorare quel turbine di carne.
I personaggi sono allegoria dei peccati sia per la loro anatomia sia per le loro posizioni: il leone per l’ira, il serpente che rappresenta orgoglio e invidia e il lupo l’avarizia.

Il British Museum conserva un disegno preparatorio di The Fall of the Damned – così il titolo dell’opera per gli anglofoni – dove la fusione tra umani e demoni è ancora più chiara, implacabile.

Un quadro che non trasmette speranze né redenzione.

Fonte: l’intellettuale dissidente.

LE SALAMANDRE [WARHAMMER 40.000 SENZA IMPEGNO EP. 12]

Un viaggio attraverso il tetro e sanguinoso universo di Warhammer 40.000. Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

In questo video vi parlo un po’ delle Salamandre, i più patatosi tra tutti gli Space Marine, e vi racconto la storia del ritrovamento di Vulkan, il loro primarca.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Evolution https://www.bensound.com/

In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos.

DOVE L’ARTE RICOSTRUISCE IL TEMPO

 

È un ologramma?

No, è l’opera straordinaria di Edoardo Tresoldi, uno scultore italiano.

Specializzato nella creazione di installazioni ambientali in rete metallica ha raggiunto notorietà internazionale grazie alla sua opera di ricostruzione della Basilica paleocristiana di Siponto.
Nel 2017 è stato inserito da Forbes nella lista dei più importanti artisti under-30 europei.

Le sue prime opere sono figure umane realizzate in rete metallica, tecnica che l’artista ha imparato durante l’attività come scenografo.

Nel 2013, in occasione della seconda edizione del Mura Mura Festival di Pizzo Calabro, ha realizzato una delle sue prime sculture nella piazza principale della città, un uomo su un piccolo promontorio osserva e contempla il mare, soprannominato il “Collezionista di Venti”.

Nel 2014, in occasione del Festival Oltre il Muro di Sapri realizza la scultura Site-Specific Pensieri (Thinkings).

Nel 2016 la Soprintendenza archeologica della Puglia gli affida un progetto di valorizzazione e conservazione della Basilica paleocristiana di Siponto.
Tresoldi realizza una ricostruzione dell’antica basilica paleocristiana utilizzando 500 metri quadrati di rete elettrosaldata zincata alta 14 metri e pesante 7 tonnellate.
L’opera, intitolata “Dove l’arte ricostruisce il tempo”, ha avuto ampio risalto internazionale incrementando notevolmente l’afflusso di turisti nel Parco Archeologico e ricevendo diversi riconoscimenti a livello nazionale.

FROSTPUNK

 

Frostpunk è un videogioco di sopravvivenza gestionale sviluppato e pubblicato da 11 bit studios.

Inizialmente rilasciato per Microsoft Windows nell’aprile 2018 è stato poi reso disponibile per PlayStation 4 e Xbox One nell’ottobre 2019.

Il giocatore, noto come “il Capitano”, inizia con un piccolo gruppo di sopravvissuti composto da lavoratori, ingegneri e bambini con piccoli depositi di provviste con cui costruire una città.
Raccogliendo risorse dovrà mantenere la sua società calda e sana in mezzo a temperature costantemente in variazione.
Nella maggior parte degli scenari – ad eccezione di On the Edge – l’intera città è costruita attorno a un generatore a vapore dipendente dal carbone.
Lo sviluppo tecnologico è un’altra caratteristica del gioco: costruire un’officina efficiente consentirà al giocatore di rendere la città più isolata dalle temperature rigide.

Il gioco è stato pubblicato con tre scenari, ciascuno con sfondi e trame diversi; se ne aggiungono altri tre come DLC, uno gratuito per tutti i giocatori e due come parte del Season Pass.
Una patch successiva introduce la modalità Endless, che evita gli elementi narrativi per concentrarsi sulla sopravvivenza il più a lungo possibile durante la resistenza alle tempeste intermedie.

Inoltre è stato venduto tramite Kickstarter il gioco da tavolo progettato da Jakub Wiśniewski e Glass Cannon Unplugged basato sull’omonimo videogioco.

Fonte: Wiki

BRAVESTARR

 

BraveStarr è una serie a cartoni animati del 1987 prodotta dalla Filmation (la stessa casa produttrice di He-Man, She-Ra e gli originali Ghostbusters) a seguito dell’omonima linea di giocattoli rilasciata l’anno precedente dalla Mattel.

Ideata da Donald Kushner e Peter Locke accosta elementi come “cowboy contro i banditi” ad alieni, astronavi e tecnologia futuristica. Un tipico esempio di genere space western.

La serie è ambientata in un non meglio specificato XXIII secolo, su un pianeta di frontiera chiamato New Texas, distante 600 parsec dalla Terra.
L’economia del posto gira quasi esclusivamente attorno all’esportazione del Kerium, un prezioso minerale che può essere usato come fonte di energia.
A causa della natura inospitale del pianeta, però, i pochi insediamenti civilizzati sono molto distanti tra di loro e il deserto che li separa offre facile rifugio a numerosi malintenzionati.
A mantenere l’ordine in queste terre selvagge è lo Sceriffo Marhshall Bravestarr, un umano di origine nativo-americana in grado di richiamare a se l’antico potere degli Spiriti Animali.
Assieme a lui, il bellicoso ma fedele compagno/cavalcatura Trenta-Trenta, ultimo di una antica razza di cavalli cyborg chiamati Equestroidi, il buffo Vice-Sceriffo Fuzz, la giudice Joy B. Mc Bride e Sha-Man, saggio sciamano del pianeta e guida spirituale di Bravestarr.
Nemico giurato dello Sceriffo è invece Tex Hex, una sorta di cowboy-bandito-zombie dalla pelle violacea e dai grossi baffi bianchi, eletto proprio campione dall’antica entità malvagia Stampede.

Come molti altri cartoni prodotti dalla Filmation e pensati per un pubblico molto giovane, gli episodi di BraveStarr presentano trame semplici. In ogni episodio gli eroi affrontano il classico “problema del giorno”, risolto il quale tutto ritorna ad uno status quo preciso e immutabile.
Al termine di ogni puntata, poi, è presente un breve epilogo con una morale positiva.

Ecco qualche curiosità:

– In Italia, la serie arrivò nel 1988, trasmessa da Italia Uno. Negli anni successivi, venne replicata su Italia 7 Gold e sul canale satellitare Cultoon.

– Dei 65 episodi originali, per il pubblico italiano ne vennero adattati e tradotti solamente 58. Ad oggi non sono note le motivazioni di questa scelta.

– Il primo personaggio di BraveStarr a vedere la luce fu Tex Hex, originariamente concepito come uno dei tanti scagnozzi di Malefix, principale antagonista dei Ghostbusters (un’altra famosa serie della Filmation). Il produttore Lou Scheimer trovò il personaggio così convincente che decise di non includerlo nei Ghostbusters ma bensì di sviluppargli attorno un universo western fantascientifico.

– L’equestroide Trenta-Trenta impugna una futuristica spingarda ad energia che chiama Sarah-Jane e per la quale nutre un amore viscerale.

– Nei progetti originali di Filmation, la serie doveva essere preceduta da un lungometraggio che ne introducesse il setting e presentasse i personaggi principali. A causa di alcuni problemi di produzione e alcune pressioni da parte della Mattel, quest’ultimo, pur essendo un prequel, venne invece rilasciato nel 1988, dopo la conclusione della serie.
La cosa generò un po’ di confusione e malcontento nei fan, soprattutto quando si scoprì che il bacio tra Bravestarr e la Giudice Mc Bride, a lungo agognato nel corso della serie, era in realtà già avvenuto prima della stessa, poiché presente nel film.
In Italia, la pellicola è tutt’oggi inedita.

– Un videogioco di tipo sparatutto a scorrimento tratto dalla serie venne rilasciato nel 1988 per Commodore 64, Amstrad CPC e ZX Spectrum.

– Dalla serie vennero tratti anche alcuni albi a fumetti, editi dalla casa editrice Blackthorne Publishing per il mercato americano. In Italia, invece, vennero pubblicati altri fumetti di BraveStarr, disegnati su licenza da autori nostrani, sul mensile Magic Boy, edito da Mattel.

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