Curiosità in pillole a tema Warhammer 40.000.
Oggi scopriamo come fanno le navi imperiali a viaggiare attraverso il warp e quali rischi corrono.
In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos
Curiosità in pillole a tema Warhammer 40.000.
Oggi scopriamo come fanno le navi imperiali a viaggiare attraverso il warp e quali rischi corrono.
In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos
Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO, “el diablo que hace trofeos de los hombres”.
Gli Yautja – conosciuti anche come Predator – sono una specie aliena nota in tutta la galassia.
Di forma umanoide sono alti circa due metri.
Hanno quattro protuberanze poste intorno alla bocca, unite su ciascun lato del volto da una membrana di pelle. Il loro sangue è bioluminescente, di un color verde acceso.
Comunicano tramite vocalizzi che ricordano dei ruggiti, ringhi e ticchettii.
Sono molto resistenti e forti: con i loro artigli riescono a disossare altre creature con estrema facilità, spaccare il cemento o sfondare paratie metalliche.
Inoltre, sono molto agili, degli esperti arrampicatori.
Questa razza dedita alla caccia vanta un arsenale molto vasto: lance telescopiche, archi, shuriken, dischi affilati, lancia reti, spade, fruste ricavate da code di Xenomorfi, lame retrattili, cannoni al plasma ed esplosivi.
Indossano una maschera che gli permette di vedere lo spettro degli raggi infrarossi e ultravioletti e utilizzano armature metalliche estremamente resistenti, dotate di meccanismi elettronici in grado di renderli invisibili.
Il loro tipico bracciale, poi, può detonare con estrema potenza distruttiva.
Questa mossa “suicida” deriva da un rigido codice d’onore: in caso di sconfitta, l’esplosione del bracciale elimina non solo il corpo, quindi il disonore subito, ma anche ogni traccia della loro tecnologia.
La società degli Yautja è basata su un modello tribale e fortemente gerarchico che prevede dei riti di passaggio durante i quali i giovani devono dimostrare di possedere le caratteristiche di un guerriero.
Il rispetto verso un degno avversario è un punto fondamentale della loro educazione: uno Yautja potrebbe decidere di risparmiare la vita del nemico, se lo ritiene opportuno, e offrirgli un premio che ritiene molto significativo.
“Lo spazio è vasto. Ma proprio vasto. Non riuscireste mai a credere quanto enormemente incredibilmente spaventosamente vasto esso sia. Voglio dire, magari voi pensate che andare fino alla vostra farmacia sia un bel tratto di strada, ma quel tratto di strada è una bazzecola in confronto allo spazio.”
Oggi condivido con voi il mio articolo per Accademia di Scrittura.
Perché lo spazio – e se siete qui, su questa pagina, l’avete capito – mi ha sempre affascinata.
Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO dei parassiti alieni in grado di controllare i corpi altrui come se fossero marionette.
Grosse all’incirca quanto un pugno, le lumache cerebrali hanno l’aspetto di una massa gelatinosa semi-trasparente di colore verde con un paio di sottili antenne e un singolo occhio.
Quando si attaccano alla testa di qualcuno prendono subito il controllo del suo corpo, lasciando l’ospite incapace di ribellarsi ma cosciente di ciò che gli succede attorno.
Volendo possono anche parlare attraverso la sua bocca, ma tendono a farlo con tono monotono e riferendosi a sé stessi in terza persona.
Il loro scopo è quello diffondere quante più possibili lumache cerebrali nell’universo, idealmente cercando di prenderne il controllo.
Sulla Terra hanno persino fondato un partito politico.
Per fortuna non sono molto intelligenti e, oltre a questo, nemmeno così pericolose, dato che è sufficiente staccare la lumaca dalla testa dell’ospite per farlo tornare subito alla normalità.
Un altro buon rimedio è quello di utilizzare uno shampoo all’aglio.
Haivii mi ha sorpresa.
Ci siamo scambiate i libri, io e Maria Cristina Benfenati, collega autrice e compagna di stand Edikit, al Salone del Libro di Torino.
E devo dire che ho fatto un’ottima scelta.
La sinossi – che riporto – mi aveva intrigato fin da subito.
“Quando Levi, una sottostimata giornalista, viene incaricata di intervistare una ragazza in stato confusionale, non può immaginare che la sua vita da quel momento cambierà per sempre.
La sconosciuta le dice infatti di essere una venusiana e di avere preso possesso del corpo di Olivia Favre; qualcosa nel viaggio spaziale però è andato storto e l’aliena non ricorda neanche il perché sia sulla Terra. In un mondo devastato dai cambiamenti climatici, con l’umanità costretta a vivere in grandi megalopoli protette da enormi cupole e sempre più incattivita verso le minoranze, Levi si ritroverà suo malgrado a dover aiutare Olivia e a lottare con tutta se stessa per la sua libertà e per i diritti del popolo intero.”
Scrivere di fantascienza non è semplice: si è alla costante ricerca di originalità, in un panorama già pregno di opere innovative e capolavori del genere.
Haivii, però, è davvero ben scritto.
Inoltre è attuale, coerente e ben costruito.
La narrazione procede scorrevole – nonostante vengano trattate tematiche difficili da digerire – e, per una prima opera, è un’operazione degna di nota.
L’autrice parla di crisi climatica, discriminazione, ascesa di forze politiche violente e pericolose, in un futuro distopico che sembra quasi realtà.
È la sensibilità nell’affrontare argomenti così “pesanti” che mi ha portato a leggerlo con calma e bene, sottolineando alcuni passaggi che mi sono proprio piaciuti molto.
Senza dubbio, una trama riflessiva e profonda che accompagna il lettore ben oltre il tempo della lettura.
(foto: l’ho scattata stamattina)
Oggi vi parlo de L’ultima Bomba, un GDR che mescola il post-apocalittico con il fantasy e una buona dose di tamarraggine.
Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – High Octane
https://www.bensound.com/
Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO delle creature bestiali di cui non si conosce il nome, apparse nella commedia action-fantascientifica del 2011 “Attack the Block – Invasione Aliena”, scritta e diretta da Joe Cornish.
La miglior definizione che viene data di questi esseri è, cito testualmente, “gorilla-lupi alieni figli di p*ttana” e, per quanto volgare, è piuttosto calzante.
Nei maschi della specie, infatti, il folto pelo nero, la taglia e il peso sembrano corrispondere proprio a quelli dei gorilla. Però, a differenza dei primati nostrani, gli alieni hanno grossi artigli, la testa più incassata nel busto e una grossa bocca da cui fanno capolino delle inquietanti zanne bioluminescenti.
Sono invece privi di occhi, ma si muovono (e cacciano) senza problemi grazie a un finissimo senso dell’olfatto e a un sistema di ecolocalizzazione.
Le femmine, di cui sappiamo meno, sono invece più piccole e glabre.
Sarà proprio una di queste, precipitata sulla Terra su un meteorite, a dare inizio a una serie di eventi che causeranno non pochi problemi in un piccolo quartiere della periferia sud-ovest di Londra.
Post apocalittico e punk: una relazione che ci accompagna da sempre.
“È vestito con pelle, borchie e ha una cresta colorata?
Allora è molto probabile che quello sia il cattivo dell’opera”.
Ma come è nato questo connubio?
Dobbiamo tornare agli anni ’60: momento di svolta per il mercato musicale, alla costante ricerca di nuovi talenti: i musicisti hanno una forte necessità di far sentire la propria voce e questo garantisce loro forza e purezza espressiva.
Il senso di ribellione e il disprezzo per tutto ciò che è mainstream si espande negli anni ’70: Ramones, Sex Pistols, Clash (solo per citarne alcuni) dominano la scena.
La musica inneggia alla disubbidienza e sbeffeggia ogni forma d’autorità. Combatte contro il sistema.
Lo stile punk si trasforma in un fenomeno dilagante e, paradossalmente, diventa moda.
Il suo stile viene anche rielaborato da sottoculture come rocker, biker e skinhead.
E proprio in questi anni arriva il punk cinematografico di Jubilee di Derek Jarman (un film surreale, dai tratti distopici). Un’apocalisse moderna con una sensazione di oppressione socio-politica che spingeva i punk alla rivolta.
Però è con Interceptor – Il guerriero della strada e Mad Max – Oltre la sfera del tuono, che si delinea meglio questa dinamica.
L’esperta costumista Norma Moriceau, incaricata di definire lo stile dei personaggi, aveva già lavorato sul set di “La grande truffa del rock’n’roll” (documentario che narrava la nascita, l’ascesa e il declino dei Sex Pistols).
La Moriceau, in accordo con Miller, decide quindi di fondere il post-apocalittico con l’ultimo decennio della sottocultura rock.
Uno stile che persiste ancora oggi.
Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, degli alieni misteriosi.
Tutto parte da una serie di cerchi nel grano.
Gli alieni di Signs, creati da M. Night Shyamalan, sono sempre fuoricampo.
Le figure si intravedono ma non vengono mai messe a fuoco.
Non sappiamo quale sia la loro provenienza né il loro habitat naturale ma hanno un fisico molto atletico, profondi occhi neri e artigli affilati.
La loro pelle cambia colore, permettendo così un’efficace mimetizzazione (tra l’altro, non indossano indumenti).
Ma ecco la vera particolarità: espellono gas dai polsi però sono vulnerabili all’acqua.
Questa caratteristica ha portato gli spettatori a farsi una domanda logica: perché, se sei allergico all’acqua, vieni proprio sulla Terra?
L’obiettivo di questi alieni non si sa ma, su di loro, ci sono le teorie più disparate.
– Diabolici scienziati che vogliono raccogliere umani per studiarli.
– Angeli dello spazio, “presenze” che ci supportano rimanendo sempre “nell’ombra”.
– Galeotti pericolosi: la Terra è talmente inospitale per questa razza, che la società aliena dell’universo di Signs la sta usando come una specie di enorme prigione per i loro criminali.
Stamattina mi sono ricordata di “Freejack – In fuga nel futuro”.
Film del 1992, è ispirato al romanzo “Immortality”, di Robert Sheckley.
La trama mi è sempre piaciuta.
Siamo nel 1991 quando Alex si schianta in auto. Il suo corpo, però, svanisce nel nulla qualche secondo prima dell’impatto, rapito da una squadra di uomini del futuro, che lo trasportano nel lontano 2009.
Ci ritroviamo quindi in una New York non troppo distopica e dominata dal crimine, in cui gli abitanti sono alle prese con miseria e inquinamento.
Alex riesce a scappare dai suoi inseguitori e scopre di essere un “freejack”, cioè un corpo catturato nel passato con lo scopo di diventare un nuovo “contenitore” per le menti di ricchi potenti alla costante ricerca dell’immortalità.
Ecco, per onestà devo dire che la versione originale ebbe un esito disastroso durante la visione di prova.
Talmente pessima che il produttore fu costretto a rigirare circa il 40% del film.
E, comunque, non riscosse molto successo.
Il vero punto di forza è il cast: Anthony Hopkins, Jonathan Banks, Rene Russo e un inaspettato Mick Jagger, leader dei Rolling Stones, nel ruolo di un cacciatore di corpi.