LA EXXON VALDEZ IN WATERWORLD

 

*Piccola curiosità su Waterworld*

Durante la lettura del tatuaggio sulla schiena di Enola, il Diacono si avvicina a una fotografia e dice: “Capitano San Joe ci siamo, dopo secoli e secoli di buio”.

Ma chi è San Joe?

Si tratta di Joe Hazelwood, capitano della petroliera Exxon Valdez [che poi si rivelerà essere proprio la stessa del Diacono].

La nave è tristemente famosa per un incidente che provocò una delle più grandi fuoriuscite di petrolio della storia.

Una petroliera immensa: lunga 300 metri e larga 50, il 24 marzo 1989 attraversò lo stretto di Prince William carica di petrolio.
Il comandante chiese al locale comando della guardia costiera di cambiare rotta per evitare alcuni piccoli iceberg ma per una serie di equivoci le manovre furono troppo lente e la nave urtò contro una scogliera disperdendo nell’ambiente circa 42.000 m³ di greggio e inquinando 1.900 km di coste.

La società Exxon fu poi condannata in sede civile e penale per oltre un miliardo di dollari: il maggior risarcimento fino ad allora mai registrato per un disastro industriale.

MARTEDÌ DELLO XENO – I CALAMARI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli alieni a cui certo non mancano i tentacoli, protagonisti di una delle scene più divertenti del film Men In Black (1997).

I Calamari (così chiamati dall’agenzia MIB, il vero nome della specie non lo conosciamo) sono creature extraterrestri che ricordano, per l’appunto, dei cefalopodi.
Sullo schermo, fino a oggi, se ne è visto bene solo un esemplare neonato ma penso si possa assumere con relativa certezza che gli adulti abbiano un aspetto essenzialmente uguale, solo con proporzioni diverse.

Dotati di grande forza fisica, questi alieni hanno una forma solo vagamente antropomorfa: testa e busto sono assimilabili – almeno come collocazione e dimensione – a quelli di un umano, ma al posto degli arti hanno un gran numero di tentacoli, così come sul retro del capo, alcuni più grossi e altri più piccoli.
La pelle è color grigio-marroncina e sul volto spiccano due grossi occhi neri privi di iride.
Non hanno peli sul corpo né naso ma solamente due buchini al centro del volto, sopra una bocca all’apparenza “normale”. Sulla fronte, infine, spuntano due file di piccoli corni.

Nonostante questo, anche se non è ben chiaro come, il loro travestimento risulta convincente e quando si trovano sulla Terra non hanno alcun problema a farsi passare per umani.

MARTEDÌ DELLO XENO – I KAALIUM

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli alieni la cui passione per le costruzioni va ben oltre il lego o il meccano.

I Kaalium sono una specie di cyborg extraterrestri apparsi nel film “Destinazione Terra” (Moontrap), del 1989.

Presumibilmente originari della Luna, sappiamo per certo che vi sono rimasti negli ultimi 14.000 anni, dopo aver annientato gli umani che anticamente abitavano il satellite, forse i loro stessi creatori.
Da allora si sono concentrati sulla costruzione di una grossa navicella con cui raggiungere la Terra, determinati a conquistarla.

Il “pezzo base” di ogni Kaalium è una sorta di uovo rossastro grosso più o meno quanto un’anguria, fatto di un materiale sconosciuto ma molto resistente.
Quando questa parte si apre, ne escono un braccio e due tentacolini metallici. Il primo è in grado di interfacciarsi con qualsiasi sistema (organico o meno) e prenderne il controllo, mentre i secondi vengono usati per costruire un corpo con i materiali che l’alieno ha a disposizione vicino a sé.
Il risultato è spesso un cyborg-accozzaglia di parti organiche e metalliche che il Kaalium continuerà a cercare di migliorare ogni volta che ha la possibilità di acquisire nuovi pezzi. Ma, a prescindere da questo, una volta costruito il corpo, l’uovo (o modulo base, come viene definito di solito) agisce come una testa e lo controlla a piacimento.
Ed è anche l’unico vero punto debole, distruttibile con un colpo di pistola o con un forte urto, mentre il resto del corpo non sembra avvertire alcuna forma di dolore e -compatibilmente con il materiale di cui sono fatti i suoi componenti – è piuttosto resistente.

Un’altra peculiarità, che però può essere solo presunta, è il fatto che il modulo base funga anche da fonte di energia perpetua, cosa che permetterebbe al corpo di rimanere attivo a tempo indeterminato.

SEGUGIO DEL GRAAL OSCURO

 

Ecco qui il mio Segugio del Graal Oscuro per Trench Crusade!
Un cagnolino consumato dai parassiti demoniaci che contagia le persone con il suo becco appuntito.

Di solito, lo sapete, non dipingo molto (anche perché non ho grande dimestichezza) ma siccome questo modello mi è stato regalato da Tuomas Pirinen al PLAY: Festival del Gioco, ho fatto un’eccezione.
E mi sono divertita molto, cogliendo l’occasione per sperimentare un po’ con cose che non avevo mai provato!

In questi giorni sto anche leggendo il manuale (l’ambientazione mi piace tantissimo) e presto proverò a fare qualche partita.

Nel frattempo, ringrazio Tuomas per il bellissimo regalo 💣💣

TOKYO JUNGLE

 

Tokyo Jungle è un videogioco di sopravvivenza e azione del 2012, creato da PlayStation C.A.M.P assieme al Crispy’s! Studio e distribuito da Sony Computer Entertainment per PlayStation 3 e, successivamente, portato anche su PS Vita.

Le premesse sono semplici: l’umanità si è estinta all’improvviso, lasciando il pianeta in mano agli animali.
Ora, in una Tokyo riconquistata dalla natura, le strade un tempo gremite di persone sono diventate teatro di feroci scontri fra le diverse specie, ognuna impegnata – a suo modo – nel cercare di sopravvivere e proliferare.

Il giocatore è infatti chiamato ad assumere il controllo di vari animali sia domestici che selvatici, spesso organizzati in branchi (anche interspecie), e assicurarsi di farli provvedere ai loro bisogni primari. Si parte con il volpino di Pomerania e si arriva a leoni, struzzi ed elefanti, passando per galline, coniglietti e gazzelle.
Completando le missioni previste dall’arco narrativo della Modalità Storia, poi, si potrà anche arrivare a scoprire che fine hanno fatto gli esseri umani.

Tokyo Jungle mescola tantissimi generi. Include passaggi stealth, di esplorazione, combattimenti e anche una spiccata componente gestionale, dato che bisogna scegliere con cura dove fare la tana, quali animali includere nel gruppo e quali di loro far riprodurre per portare avanti i tratti genetici più utili.
Va però detto che il gioco è ben lungi dall’essere realistico e non si prende troppo sul serio: non mancano infatti i personaggi strani e fuori contesto, come dinosauri e cani robot, le situazioni bizzarre né la possibilità di personalizzare i personaggi con buffi accessori di moda.

Nonostante le limitazioni della grafica (già poco brillante per l’epoca), gli scenari sono molto suggestivi e discretamente variegati, con quella “vibe” post-apocalittica urbana che piace a me.
Il difetto, stando alle recensioni, si trova in un gameplay che alla lunga diventa ripetitivo, come spesso capita ai giochi open world.

In Europa e America, purtroppo, Tokyo Jungle è uscito solo in versione digitale. Oggi lo si può trovare incluso con l’abbonamento al servizio PlayStation Plus Premium, nel catalogo dei Classici.

ROBOWAR

 

Ho recuperato Robowar (1988), regia di Bruno Mattei.

Questa volta, ci troviamo nelle Filippine.
Omega 1, un robot ancora in fase di sviluppo, sfugge al controllo dei suoi creatori e inizia così la sua furia distruttiva. Quindi Mascher, il suo creatore, mette insieme una squadra di mercenari guidati dal maggiore Murphy Black, per provare a disattivarlo.

Ma cos’è il Robowar? O meglio, chi è?

Allora iniziamo subito con il dire che è un film abbastanza frettoloso, una specie di copia italiana di Predator, Rambo e Robocop fusi insieme. Un mix di tutti i luoghi comuni degli action movie anni Ottanta inseriti un po’ alla rinfusa.
Forse classificabile come b-movie anche se, a essere sincera, credo che si voglia prendere piuttosto sul serio.

Detto ciò per me non è tutto da buttare: le sparatorie e il trucco sono abbastanza convincenti e ho apprezzato anche la scelta musicale (soprattutto durante le scene d’azione).

Un peccato, perché di Bruno Mattei, avevo apprezzato Virus; pellicola più famosa, ormai un piccolo cult.

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI U.F.O. DI CARS

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli esseri “motorizzati” dell’universo di Cars.

Gli U.F.O. (così chiamati) sono una specie di astronavi senzienti, tecnologicamente molto più avanzate dei veicoli terrestri, che provengono da un pianeta sconosciuto.
Hanno tutte una verniciatura bianca, occhi neri sul vetro della cabina di pilotaggio ed emettono un tenue bagliore bluastro.

Naturalmente in grado di volare, si possono dividere in due categorie: le Navi Madre e le Navicelle.
Le prime sono molto grosse e ospitano al loro interno degli hangar (con tanto di laboratori dove condurre esperimenti sui soggetti rapiti) in cui vivono e operano le seconde, approssimativamente delle dimensioni di una piccola macchina e con i denti sporgenti.
Quando parlano, inoltre, la loro voce risuona quasi robotica, come distorta elettronicamente.

La prima apparizione di questi alieni risale al 2009, nell’episodio “Cricchetto U.F.O.” della seconda stagione della serie Cars Toons, dove il carro attrezzi Cricchetto incontra uno di quelli piccoli e ci fa amicizia.
Quando però il piccolo viene catturato dalle forze governative e condotto al Parcheggio 51 (un dettaglio che mi ha molto fatto ridere, devo essere sincera), il camioncino si precipita in suo soccorso e con una rocambolesca incursione riesce a liberarlo.
I due vengono poi aiutati nella fuga da un’Astronave Madre, che oltre a loro rapisce il povero Saetta McQueen, che – letteralmente – passava di lì per caso.
Dopo un breve giro nello spazio, infine, due auto vengono lasciate andare e riportate a Radiator Springs.

Da allora, nonostante non siano più comparsi né sul grande né sul piccolo schermo, gli U.F.O. si sono visti più volte in altri prodotti del franchise, soprattutto fumetti e videogiochi.

MARTEDÌ DELLO XENO – MARVIN IL MARZIANO

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO un famoso alieno a cartoni animati.

Marvin il Marziano è un personaggio dei Looney Tunes (la nota serie di corti d’animazione prodotta dalla Warner Bros), spesso utilizzato come antagonista di Bugs Bunny e Daffy Duck.

Apparso per la prima volta nel 1948, ha l’aspetto di un piccolo e buffo ometto con una sfera nera come testa. Ha occhi grandi, è privo di bocca (pur potendo parlare) e indossa un elmo e un gonnellino che ricordano quelli dei soldati romani, curiosamente abbinati a un paio di scarpe da ginnastica.

Sempre equipaggiato con gadget e tecnologie avanzatissime, a livello caratteriale si presenta con una certa pacatezza (contrapposta per volere dell’autore, Chuck Jones, all’iracondo Yosemite Sam, altro antagonista di Bugs Bunny) e, con molto pragmatismo e tranquillità nel tono di voce, ordisce e spiega i piani con i quali intende ottenere effetti incredibilmente distruttivi.

Il suo obiettivo principale? Distruggere la Terra, perché da casa sua – il pianeta Marte – gli ostruisce la vista di Venere.

In Space Jam, tra l’altro, fa da arbitro alla partita di basket tra gli alieni e i cartoni Looney Tunes, visto che rientra in entrambe le categorie e questo – in teoria – lo pone in una condizione di neutralità.

Ultima curiosità: il personaggio è rimasto anonimo per molto tempo dopo la sua prima apparizione. Nei cortometraggi dagli anni ’40 agli anni ’70, infatti, il suo nome non viene mai pronunciato. Comincerà a essere chiamato “Marvin il Marziano” solo tra gli anni ’80 e ’90, per ragioni legate al merchandising.

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI ALIENI CIPOLLA

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO degli alieni odorosi apparsi nel manga GANTZ.

Le creature soprannominate “Alieni Cipolla”, di cui non conosciamo il vero nome, sono forme di vita extraterrestri provenienti da un sistema stellare morente non molto distante dalla Terra, pianeta sul quale hanno trovato rifugio.

Estremamente ghiotti di cipolle verdi (giustamente), come aspetto e proporzioni sono piuttosto simili agli esseri umani, ma la loro pelle è color verde pallido mentre i capelli di un verde più scuro.
Ci surclassano invece come forza e resistenza, cosa che permette loro di incassare grandi urti, resistere anche a ferite molto gravi e compiere balzi prodigiosi, probabilmente perché abituati a una gravità maggiore rispetto a quella terrestre.
Le loro mani sono poi dotate di lunghi artigli retrattili, taglienti come rasoi e, inoltre, se si trovano in situazioni di stress, secernono una sostanza vischiosa dall’odore molto forte.

Nonostante queste caratteristiche, non sono ostili con gli esseri umani a prescindere. Anzi, si dimostrano socievoli, cercano di evitare lo scontro e sembrano essersi integrati piuttosto bene nella nostra società.
Quando vengono attaccati, però possono reagire con incredibile furia, dimostrandosi avversari temibili.

Si tratta dei primi alieni che compaiono nel fumetto, nonché i primi bersagli che la Sfera Nera assegna al gruppo di protagonisti. La missione, però, si rivelerà più difficile (e drammatica) del previsto.

TENET

 

Parliamo di Tenet (2020), film scritto e diretto da Christopher Nolan.

Una storia sicuramente molto intricata, la cui sceneggiatura ha richiesto cinque anni di lavoro, dopo un’iniziale elaborazione durata più di un decennio.

Rinviato tre volte a causa della pandemia, Tenet è uscito nell’agosto del 2020: la prima grande produzione hollywoodiana a essere distribuita nelle sale cinematografiche dopo le chiusure forzate delle attività, arrivando a incassare oltre 360 milioni di dollari in tutto il mondo.

Ecco alcune curiosità interessanti.

– Il titolo e i diversi nomi di personaggi, luoghi e organizzazioni citati nel film sono ispirati all’enigmatica iscrizione palindroma del quadrato del Sator. E la parola “Tenet”, anch’essa palindroma, il cui significato riconduce alla “dottrina, dogma”, contiene un doppio riferimento al dieci, numero che è saliente nel finale.

– La storia è stata tenuta quanto più possibile segreta perfino agli attori: Michael Caine, le cui scene sono state girate in un solo giorno, ha ricevuto esclusivamente le pagine con i suoi dialoghi, senza ulteriori spiegazioni.

– Le riprese principali del film hanno coinvolto quasi tutto il mondo: Danimarca, Estonia, India, Italia, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti d’America.

– Tenet non è stato girato in digitale ma con le cineprese Arriflex e IMAX, in formato 65mm.

– La colonna sonora non è firmata da Hans Zimmer (già impegnato su Top Gun: Maverick e sul Dune di Villeneuve) ma da Ludwig Göransson che, all’epoca, aveva appena vinto il Premio Oscar per il suo lavoro su Black Panther. L’esperienza, come ha dichiarato lo stesso Göransson fu molto difficile: “la conclusione della colonna sonora durante la pandemia è stata un’esperienza molto diversa. Siamo stati fortunati ad aver potuto utilizzare le registrazioni di una prima sessione orchestrale a Los Angeles, ma non abbiamo potuto portare a termine le nostre previsioni di altre due settimane di grandi sessioni musicali. Così abbiamo deciso di completarle registrando tutti i musicisti separatamente nelle loro case, un processo che sembrava più facile di quanto non fosse”.

– Una delle sequenze più impegnative è stata l’elaborata rapina che si svolge sulla Laagna Tee: un’autostrada trafficata nel centro di Tallinn. Il produttore esecutivo Thomas Hayslip ha spiegato: “stavamo chiudendo 8 chilometri di un’autostrada a sei corsie nel mezzo di una delle aree più densamente popolate dell’Estonia. Sì, è stato difficile”.

– La sequenza di Eagle Mountain ha coinvolto l’intera squadra di stuntman e centinaia di comparse. Date le esigenze di regia sono state chiamate persone con una certa tempra fisica e mentale, soprattutto ex soldati. Era necessario indossare la tenuta militare con tutto l’equipaggiamento per 10 ore al giorno, nel caldo afoso del deserto. Una condizione particolarmente sfiancante per molti.

Close