RUST AND DUST

 

“Rust And Dust è un progetto di Gioco di Ruolo dal Vivo a tema Post Apocalittico, ambientato in un lontano futuro in cui l’umanità ha perso il potere della tecnologia e della civiltà e lotta solo per sopravvivere.”

Ma di cosa stiamo parlando?

Il gioco di ruolo dal vivo (abbreviato in GRV, in inglese LARP, Live Action Role-Playing) è una forma di gioco in cui i partecipanti interpretano fisicamente i loro personaggi rappresentandoli in diverse situazioni fittizie.
È una forma quasi teatrale, che si sviluppa tramite l’uso di costumi, equipaggiamento e scenografie a tema con l’ambientazione – sia essa storica o di pura fantasia –
Ogni azione e reazione, viene rappresentata in modo realistico, oppure mimata o raccontata (come succede nel gioco di ruolo da tavolo. Es. Dungeons & Dragons, Project H.O.P.E., Sine Requie).
Si può paragonare questo tipo di attività a una “improvvisazione ludica”: i giocatori/attori hanno un canovaccio, costituito dal background del proprio personaggio, dai suoi obiettivi e dalle sue caratteristiche e lo interpretano al meglio delle loro possibilità.
Il “master” o “narratore’’ dirige il gioco ma, a differenza di un regista teatrale, si limita a osservare, rispondendo alle domande dei giocatori e garantendo lo svolgimento della scena, senza interferire nelle decisioni individuali.
Un’esperienza coinvolgente che ci permette di avere la nostra ”fetta di apocalisse” a portata di mano.

Sono consapevole che questo tipo d’esperienza venga spesso etichettata come ”materiale nerd” o ”cose strane fuori dagli schemi” ma, come giocatrice, vi posso dire che anche i più timidi riescono a trovare il loro spazio senza sentirsi in imbarazzo.
Inoltre, il sito di Rust And Dust (ve lo metto qui, nel caso abbiate voglia di farci un salto www.radlarp.com*) è molto dettagliato e curato.
Mi hanno subito dato l’impressione di persone competenti e disponibili, con cui ci si diverte.

 

*link rimosso perchè non più funzionante

BROKEN AGE

 

Broken Age è un’avventura grafica punta e clicca ideata da Tim Schafer, primo ritorno al genere dopo Grim Fandango del 1998.
Ex membro della Lucas Arts, collabora alla scrittura dei testi di “The Secret of Monkey Island” e del suo seguito, che uscirà nel 1991.
Autore di Brütal Legend, nel 2009.

Universi paralleli, misteri, rompicapi e una trama intensa – fortemente fantascientifica – hanno rotto la barriera del pregiudizio che, all’inizio, mi frenava (la grafica mi era sembrata un po’ troppo “bambinesca”).

Broken Age racconta la storia di due adolescenti con nessuna apparente connessione immediata, che cercano di «rompere la tradizione nelle loro vite».

Vella Tartine vive in un territorio devastato dai Mogs, creature gigantesche che provengono dalla Barriera della Pestilenza.
Per placare la loro fame, ogni 14 anni, giovani ragazze vengono sacrificate durante i numerosi Banchetti delle Fanciulle.

Shay Volta è l’unico passeggero dell’astronave Nostranavis.
Di giorno, l’IA del computer della nave agisce come una figura materna per Shay, occupandosi delle sue «missioni» infantili e noiose routine, impedendogli allo stesso tempo, di conoscere o esplorare qualsiasi cosa più lontana dall’esterno della nave.
Di notte, l’IA agisce come una figura paterna, comprendendo il ragazzo e il suo desiderio d’indipendenza, ma sempre troppo indaffarato per spendere tempo con lui.

LA COSA

 

La Cosa (The Thing) è un film del 1982 diretto da John Carpenter.

Un gruppo di ricercatori in Antartide è alle prese con una forma di vita extraterrestre parassita, precipitata sulla Terra, con la facoltà di assumere le sembianze degli esseri con i quali viene a contatto.

PREQUEL E SEQUEL
Nel 2002 è stato sviluppato un videogioco omonimo per PC, PlayStation 2 e Xbox che funge da sequel; nel 2011 è uscito un prequel del film, La cosa, ambientato tre giorni prima degli eventi del film di Carpenter e incentrato sull’equipaggio norvegese che per primo scoprì l’alieno.

Curiosità:

– A differenza di altri suoi film, John Carpenter non compose la colonna sonora, ma affidò il compito a Ennio Morricone, il quale seguì uno stile simile a quello del regista.

– In Italia la pellicola ha avuto un incasso totale pari a 1.714.000.000 di lire e si è classificato al 45º posto tra i primi 100 film di maggior incasso della stagione cinematografica italiana 1982-1983.

– La Cosa è basato sul racconto “Who goes there?” di John W. Campbell.

– Nel 1951 era già uscito “La cosa da un altro mondo” diretto da Howard Hawks, sempre tratto dallo stesso racconto.

– Il cane nel film si chiamava Jed: mezzo lupo e mezzo husky.

– Gli effetti speciali sono stati creati da Rob Bottin, che aveva solo 22 anni.

– La voce femminile sul computer era quella della moglie del regista.

– L’effetto sonoro del vento antartico è stato realizzato registrando il vento del deserto fuori Palm Springs.

– Non ci sono personaggi femminili nel film a eccezione della voce del computer. All’inizio era stata inserita una donna nell’equipaggio ma l’attrice rimase incinta e fu costretta ad abbandonare le riprese. Venne sostituita da un uomo.

– I tentacoli che Clark vede nella gabbia del cane sono fruste manovrate direttamente da Rob Bottin.

– Nick Nolte e Jeff Bridges hanno rifiutato il ruolo di MacReady, parte andata poi a Kurt Russell.

– John Carpenter ha dichiarato che, di tutti i suoi film, questo è il suo preferito.

– Nella scena dell’autopsia sono stato usati veri organi di animali.

– Il film è diventato parte della cultura in Antartide: durante la festa di Midwinter, il 21 giugno, ci si riunisce per vedere La Cosa.

– All’inizio del film si sente una frase in norvegese “Non è un cane, è una specie di Cosa!”

– La reazione di Kurt Russell quando usa il candelotto di dinamite è autentica. Non aveva idea della potenza dell’esplosione che l’ha anche ferito.

fonte: noi degli anni 80/90

IPOTESI SOPRAVVIVENZA

 

Ipotesi sopravvivenza (Threads) è un film per la televisione del 1984, scritto da Barry Hines e diretto da Mick Jackson.
Prodotto in collaborazione tra BBC, Western World Television e Nine Network narra, in uno stile documentaristico, un possibile scenario post bellico a seguito di un conflitto atomico mondiale.

La trama principale riguarda due famiglie di Sheffield che affrontano le loro crisi personali mentre la Guerra Fredda degenera.
Una trama secondaria, che si svolge attorno al Capo Esecutivo del consiglio municipale di Sheffield, illustra i piani che il governo britannico dell’epoca aveva per gestire una situazione di guerra atomica.

«La nostra intenzione nel girare Ipotesi sopravvivenza era d’uscire dalla politica e di mostrare gli effetti che un tale evento avrebbe su tutte e due le parti se i nostri sforzi migliori per impedire una guerra nucleare dovessero fallire.»
Mick Jackson fu scelto perché aveva prodotto nel 1982 il documentario BBC “A Guide to Armageddon”.
Il regista consultò scienziati, psicologi, dottori e specialisti della difesa per una realizzazione più veritiera.
Per rappresentare gli effetti psicologici d’un attacco nucleare, analizzò i comportamenti dei superstiti dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.
Sheffield fu scelta come ambientazione principale a causa della sua politica anti-nucleare.

Fu trasmesso in Italia una sola volta su RAI 1 il 7 agosto 1985, preceduto dal documentario “L’inverno nucleare”, con un’introduzione da parte di Piero Angela.
È stato paragonato a “The Day After – Il giorno dopo”, che mostrò uno scenario analogo negli Stati Uniti.

HARDWARE – METALLO LETALE

 

Hardware – Metallo letale è un film del 1990 diretto da Richard Stanley.

In un futuro non troppo lontano, la Terra è intossicata dall’inquinamento e la popolazione si è imbarbarita in preda a una dilagante anarchia.
Un rigattiere acquista i resti di un robot che un nomade ha rinvenuto nel deserto, per donarli alla fidanzata scultrice.
Questi, però, si rivelano parti di un cyborg militare, M.A.R.K-13, che animato dalla sua capacità di auto-ripararsi, mieterà morte e distruzione.

Il nome del robot è un riferimento al Vangelo secondo Marco. Durante il film, il protagonista ne legge un pezzo e si ferma proprio al capitolo 13. In esso troviamo una frase fondamentale per la storia: «nessuna carne verrà risparmiata» (versetto 20).

Numerose le apparizioni “musicali”:
– Carl McCoy dei Fields of the Nephilim, nel ruolo del nomade.
– Lemmy Kilmister dei Motörhead, nel ruolo del taxista (che ascolta Ace of Spades).
– Iggy Pop nel ruolo del telepredicatore invasato (del quale si sente solo la voce trasmessa dalla stazione radio WAR)
– Gli GWAR che compaiono in TV sotto le note di Stigmata dei Ministry.

Rimangono impressi i colori sabbiosi che suggeriscono un’idea di afa e caldo, oltre che di squallore sociale.
Immagini fotografate a meraviglia; diretto e interpretato con trasporto e ispirazione, dove i pochi mezzi a disposizione si rivelano un’arma poetica efficace.
Il film fu girato in totale autonomia e con un budget limitato ma “è una riprova che il basso budget non sempre significa scarsa qualità”.

2001 ODISSEA NELLO SPAZIO

 

2001: Odissea nello spazio è un film del 1968 prodotto e diretto da Stanley Kubrick.
Storia fantascientifica ambientata in un vicino futuro, tocca temi come l’identità della natura umana, il suo destino e il ruolo della conoscenza.

Qualche curiosità:

– Secondo molte persone, la sigla del computer di bordo HAL 9000, sarebbe stata ottenuta prendendo l’acronimo IBM, e scegliendo le lettere immediatamente precedenti nell’alfabeto: HAL.
Il co-sceneggiatore Arthur C. Clarke, però, ha sempre smentito questa ipotesi dichiarando che se si fosse accorto in tempo della “coincidenza”, avrebbe cambiato il nome.
In realtà significa: Heuristic Algorithmic.

– Siamo abituati a identificare HAL 9000 con il suo occhio rosso. Ma quella è solo la sua antenna esterna.
Il cuore di HAL è la brain room, grande quanto una stanza.
Grazie alla collaborazione di Eliot Noyes, consulente capo e designer della IBM, Kubrick ne creò una geometrica e trasparente; un ambiente fatto di vetro acrilico, luci e griglie.

– Era Saturno la destinazione iniziale dell’astronave Discovery ma il team degli effetti speciali capì che non era facile realizzarne gli anelli.
Giove fu la scelta definitiva.

– “I modelli di 2001: Odissea nello spazio probabilmente sono quelli che sono stati costruiti con più precisione per un film” ha raccontato il supervisore degli effetti speciali Douglas Trumbull. “Appena il design complessivo di ogni modello è stato completato si cominciò con la costruzione della forma elementare di ogni veicolo aerospaziale, e questo processo durò diversi mesi. Poi ebbe inizio l’arduo compito di decorare e curare nei dettagli ogni modello. Numerose squadre di costruttori di modelli lavorarono ventiquattrore su ventiquattro per produrre il risultato finale”.

– La navicella guidata da Bowman, l’unico astronauta superstite, avanza in quello che fu paragonato come un trip lisergico.
La tecnica di questa scena è una scoperta fototecnica della metà degli anni Sessanta, la solarizzazione cromatica: un effetto fotografico che si basa sulla sovraesposizione, creando una parziale inversione dell’immagine.

– Kubrick respingeva l’idea di scrivere 2001 sotto la forma convenzionale di una sceneggiatura cinematografica, «la forma meno propizia alla comunicazione che sia mai stata inventata», affermava.

– Alla fine dell’aprile 1965, Kubrick avviò la produzione del film.
Il primo passo fu accantonare il titolo pensato inizialmente: Journey Beyond the Stars.
Annunciò alla stampa mondiale che si sarebbe chiamato 2001: Odissea nello spazio e chiese espressamente che lo si pronunciasse «two thousand and one» e non, come consentito nell’uso inglese, «twenty zero one», che a lui suonava male.

– La pubblicità e la “comunicazione” di 2001, al momento dell’uscita, misero l’accento sulla cura per la precisione scientifica e futurologica.
Si trattava infatti di raggiungere un pubblico più ampio di quello dei cultori di fantascienza, cercando di lottare contro la reputazione di puerilità attribuita al genere.
In un’intervista rivelò «I film di fantascienza sono sempre stati sinonimo di mostri e di sessualità, noi abbiamo cercato un altro approccio».
In quanto genere popolare, la fantascienza pre-2001 è associata, di fatto, alla sessualità: ragazze ingenue in abbigliamento succinto o donne molto sexy al cospetto di mostri che le rapiscono. Non è un caso se in 2001 la presenza delle donne è ridotta a qualche figura marginale.

– Fellini espresse per telegramma emozione ed entusiasmo dopo la visione della pellicola.

– John Lennon dichiarò di rivedere il film ogni settimana.

– Un giornalista di «Playboy» chiese a Kubrick se avesse mai preso l’LSD. Il regista rispose che la droga non è fatta per l’artista, perché crea uno stato di soddisfazione a priori, uccide lo spirito critico e fa sembrare tutto bello e interessante.

– Durante le riprese del film, Kubrick manovrò in prima persona la pesante telecamera Mitchell 65mm e lo fece in due occasioni.
La prima, quando gli astronauti scendono nello scavo dove trovano il monolito e la macchina da presa li segue letteralmente, come fosse uno di loro.
La seconda, durante il percorso di Bowman verso i circuiti della memoria di HAL.

– Durante la scrittura del soggetto con Clarke, Kubrick aveva ascoltato spesso i Carmina Burana di Carl Orff.
Contattò il vecchio compositore tedesco per avere una musica originale, ma quest’ultimo declinò a causa della sua età avanzata.

– Il primo aprile del 1968, la MGM organizzò l’anteprima del film a New York a cui Kubrick assistette per osservare la reazione dei critici. Il regista aveva attraversato l’Atlantico in nave, al bordo della quale si era fatto installare una sala di montaggio. Ritoccò il film perfino durante l’attracco.
Assistere alla prima gli servì per capire dove poter migliorare: il 3 aprile tagliò 17 minuti alla versione originale di 156, per un totale circa di 30 tagli singoli.

– David Bowie dichiarò che per scrivere Space Oddity si ispirò al film, smentendo la credenza che fosse stata ideata in onore del lancio dell’Apollo 11 nel 1969.

– Nel 1976 la Marvel Comics decise di adattare il film nell’omonimo fumetto affidando il lavoro a Jack Kirby. L’opera, capolavoro indiscusso del fumettista, riscosse un successo tale, da indurre la casa editrice a continuarne la pubblicazione con episodi mensili che dal film originale mantenevano solo una vaga ispirazione.

Fonti: movieplayer.it / bloglindau.it
Fan art by musiriam

INTERSTELLAR

 

Interstellar è un film del 2014 diretto da Christopher Nolan.

In un futuro non precisato, un drastico cambiamento climatico colpisce duramente l’agricoltura.
Il granturco è l’unica coltivazione ancora in grado di crescere e un gruppo di scienziati è intenzionato ad attraversare lo spazio per trovare nuovi luoghi in grado di ospitare la vita umana.

Qualche curiosità:

– Nolan ha scritto la sceneggiatura con suo fratello Jonathan, che per primo sviluppò il film nel 2007.

– Ha vinto l’Oscar per i migliori effetti speciali nel 2015 e ha ricevuto altre quattro candidature (miglior colonna sonora, miglior montaggio sonoro, miglior sonoro e miglior scenografia).

– Il consulente alle riprese era Kip Thorne, scienziato che avrebbe vinto il Nobel qualche anno dopo.
È stato lui a calcolare il buco nero e il warmhole, rendendolo poi “reale” con un software appositamente creato per lui.

– Nolan ha evitato, ogni volta che gli è stato possibile, di ricreare ambienti e situazioni con la CGI.
Ha fatto piantare i campi di mais dove lavorava Cooper con il suo trattore e ha creato appositamente anche le nubi di sabbia che rendevano la vita impossibile sulla Terra.

Per farlo, si è ispirato a The Dust Bowl, documentario del 2012 che narra della terribile piaga delle nubi di sabbia e polvere che colpirono le lande del nord degli Stati Uniti negli anni ’30, in piena Grande Depressione: da questo documentario sono tratte anche interviste originali dell’epoca.

– Anne Hathaway ha passato un momento drammatico sul set: mentre era immersa in acqua con la sua tuta da astronauta ha iniziato a sentire i primi sintomi dell’ipotermia.
Ha cercato di resistere per portare a termine il lavoro ma è stata “salvata” giusto in tempo dai membri della troupe.

– La colonna sonora di Hans Zimmer (nominata agli Oscar) nasconde un Easter Egg nel brano Mountains, scoperto da un utente di Reddit.
Ogni 60 secondi del brano si sentono 48 “click”, quindi l’intervallo tra un “click” e l’altro è di 1,25 secondi: basandosi sul fatto che nel film si dice che “ogni ora su Miller è di circa 7 anni sulla Terra” e che ci sono 3600 secondi in un’ora e 221.000.000 secondi in 7 anni, dato un fattore di conversione 221.000.000 / 3600 otteniamo che sulla Terra passano 61400 secondi ogni secondo speso su Miller, il pianeta acquatico. Moltiplicando questo numero per l’intervallo tra ogni “click” si ottiene che ognuno di questi click è un’intera giornata terrestre.

– Proprio come Inception, il film precedente di Nolan, Interstellar è una parola vera. È l’aggettivo che descrive un viaggio tra le stelle.

– Hans Zimmer è stato invitato a scrivere un brano musicale per realizzare una scena breve in cui un genitore parla del suo bambino. Solo poi gli sono stati rivelati i piani per Interstellar e Zimmer ha basato la colonna sonora del film partendo da quell’unico pezzo.

UNA STORIA VERA

 

Il genere fantascientifico e il suo sviluppo appartengono a un periodo abbastanza recente.
Ma è più antico quello che da molti è considerato il primo romanzo di fantascienza.
“Una storia vera” è un’opera in due libri del siro Luciano di Samosata, uno dei romanzi più fantasiosi della letteratura greca.
Scritto in forma autobiografica, l’intento era anche parodistico: Luciano voleva fare satira nei confronti degli autori che citavano come reali le fonti che narravano di eventi mitici o fantastici, come – tra le altre – le opere di Omero.
Per questo, i personaggi di “Una Storia Vera” sono esagerati quasi al ridicolo.
Si precisa, all’inizio dell’opera, che la storia racconta “cose che non ho visto, né vissuto, né sentito raccontare da nessun altro; cose che non esistono e che non potrebbero mai esistere. Quindi i lettori non devono credere a una parola di quello che dico”.
Contiene elementi come il viaggio nello spazio e sulla luna (ed è la prima a farlo), l’incontro con forme di vita aliene, la guerra e l’imperialismo interplanetario, l’atmosfera artificiale, altri mondi che obbediscono a differenti leggi della fisica, creature prodotte dalla tecnologia umana.
L’autore descrive il suo viaggio, insieme a 50 compagni, oltre le Colonne d’Ercole dove l’equipaggio è colto da una tempesta che conduce la nave su un’isola misteriosa con fiumi di vino ed esseri semi-umani.
Sollevati in aria da un tifone, arrivano sulla luna, descritta come “una terra vasta come un’isola, splendente e sferica e illuminata da una grande luce”.
Luciano e i compagni vengono catturati da ippogrifi e portati dal re Endimione, in guerra contro il re del sole Fetonte, nella contesa sulla colonizzazione di Vespero, Venere.
Curiosi gli scontri tra guerrieri armati di funghi come scudi e gambi di asparagi come lance o altri che cavalcano gigantesche pulci.

EX MACHINA

 

Ex Machina è un film del 2015 scritto e diretto da Alex Garland, al suo debutto da regista.

Caleb è un giovane programmatore che si aggiudica la possibilità di trascorrere una settimana nella casa in montagna di Nathan Bateman, l’amministratore delegato della società per cui lavora.
L’edificio è un grande laboratorio di ricerca, dove è stata progettata e costruita una macchina umanoide dotata d’intelligenza artificiale: Ava.

Curiosità:

– Realizzato con un budget di 15 milioni di dollari, il film ne ha incassati oltre 36.000.000 in tutto il mondo.

– Le riprese si sono svolte in Norvegia e nei Pinewood Studios di Londra.

– Felicity Jones era stata scelta per il ruolo di Ava ma ha rifiutato in favore della svedese Alicia Vikander.

– Il titolo del film deriva dalla frase latina “Deus ex machina” mutuata dal greco.
Significa letteralmente: “divinità (che scende) dalla macchina”. La frase ha origine dalla tragedia greca: l’attore che interpretava il dio era posizionato su una rudimentale gru in legno, mossa da un sistema di funi e argani, chiamata appunto “mechanè” e veniva calato sulla scena dall’alto, simulando l’intervento di una divinità che scende dal cielo.

– Caleb allude al fatto che solo Dio è in grado di creare una nuova vita e i tre personaggi principali hanno tutti nomi biblici. Ava è una forma di Eva, la prima donna.
Nathan, profeta alla corte di Davide.
Caleb, uno dei dodici uomini inviati da Mosè a esplorare la terra di Canaan.

– Le principali ispirazioni cinematografiche del regista sono state “2001: Odissea nello spazio”, “Shining” e “Stati di allucinazione”.

– Garland è stato folgorato dall’idea di Ex Machina a 12 anni, quando i suoi genitori gli hanno regalato il suo primo personal computer.

– Nel 2013, Domhnall Gleeson aveva avuto un volto sintetico nell’episodio “Right Back” (Torna da me) della seconda stagione di Black Mirror.

– Per tutto il film predominano i colori rosso, blu e verde: un chiaro riferimento al modello di colore RGB, utilizzato per visualizzare immagini in sistemi elettronici come i computer.

fonte: Scarlet Boulevard

LE DERNIER COMBAT

 

“Le Dernier Combat” è un film del 1983.
Primo lungometraggio diretto da Besson che firma anche soggetto e sceneggiatura.

La civiltà è stata distrutta da una catastrofe: degli uomini restano soltanto macerie e un gruppo di sopravvissuti che, incapaci di parlare, si aggirano tra le rovine di Parigi come animali pronti a uccidere.
Le difficili comunicazioni tra individui, infatti, si concludono spesso con un brutale conflitto fisico.

Cupo, desolante scenario di polvere.
Rappresentato in bianco e nero, l’atmosfera assume dei toni malati e rende bene la desolazione che trasuda da un mondo ormai compromesso.

Ringrazio Sasha Alxndr per avermi ricordato questa perla.

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