SPACE VAMPIRES

 

Space vampires è un film del 1985 diretto da Tobe Hooper e tratto dal romanzo di fantascienza “The Space Vampires” di Colin Wilson.

La trama è semplice: una spedizione spaziale anglo americana, a bordo dell’astronave Churchill, giunge verso la Cometa di Halley. Lì la singolare scoperta: una gigantesca astronave extraterrestre celata dalla coda della stessa cometa. All’interno? I corpi di umanoidi perfettamente conservati in bare di cristallo.

Qualche curiosità:

– Il tema musicale del film è stato rielaborato e inserito nella colonna sonora del gioco di ruolo Baldur’s Gate.

– La versione europea inedita originale contiene filmati più violenti ed erotici rispetto a quella americana.

– Mathilda May ha solo sette minuti sullo schermo, quasi tutti completamente nuda.

– Il regista ha quasi perso l’udito durante le riprese nelle gelide brughiere inglesi.

– I manichini usati come corpi sezionati vennero riutilizzati nel film: La mummia (1999).

– Se si osservano con attenzione le medaglie sull’uniforme di Steve Railsback si riesce a capire che il suo personaggio – il colonnello Tom Carlsen – è un veterano della guerra del Vietnam.

– L’acronimo NERVA “Nuclear Motor for Rocket Vehicle Application” rappresenta il dispositivo per la propulsione a reazione dello space-shuttle Churchill.
In realtà NERVA è l’acronimo di “Nuclear Engine for Rocket Vehicle Application”: un programma della commissione per l’energia atomica di Stati Uniti e NASA (ormai concluso dal 1972).

– Colin Wilson, l’autore del libro originale non ha apprezzato il film ma s’è lasciato scappare un commento positivo: “Beh, almeno c’è molto nudo frontale”.

– L’astronave aliena simile a un ombrello è stata modellata su un carciofo.

– Patrick Stewart ha affermato in più interviste che Tobe Hooper è il regista con cui ha preferito lavorare.

Fonte cine blog

CURIOSITÀ SU DEATH STRANDING

 

Death Stranding è un videogioco sviluppato da Kojima Productions con la collaborazione di Guerrilla Games per PlayStation 4, PlayStation 5 e Windows.

Il gioco è ambientato negli ex-Stati Uniti d’America, dopo un evento cataclismatico. Creature misteriose hanno iniziato a vagare per la Terra mentre la società contemporanea ha cessato di esistere.
Il giocatore prenderà il ruolo di Sam Porter Bridges, un corriere che ha come compito la consegna di provviste essenziali alle colonie ormai rimaste isolate e di riconnetterle grazie a una speciale rete di comunicazione.

Qualche curiosità:

– I personaggi Deadman, Heartman e Amelie hanno rispettivamente le fattezze di Guillermo Del Toro, Nicolas Winding Refn e Lindsay Wagner ma non sono interpretati né doppiati da loro stessi.

– Un album contenente brani ispirati al videogioco, intitolato Death Stranding: Timefall, è stato pubblicato dalla RCA Records e dalla Sony Interactive Entertainment il 7 novembre 2019 (con la partecipazione di gruppi musicali come Chvrches, The Neighbourhood, Major Lazer e Bring Me the Horizon).

– Death Stranding vuol dire “arenamento della morte” e si riferisce al fenomeno dello spiaggiamento dei cetacei. In questo caso, in modo simbolico, la deriva della nostra civiltà.

– Se giocato in modalità “Super Facile” il gioco diventerà un film interattivo.

– Le strutture create dagli altri giocatori scompariranno se abbandonate a loro stesse (occorre fare della manutenzione).

– In Horizon: Zero Dawn sono presenti 3 Easter Eggs di Death Stranding: la collana di Sam, la bambola con le sembianze di un neonato e le manette visibili nel primo trailer di DS.

– Conan O’Brien è protagonista di un cameo all’interno del gioco. Lo vediamo mentre regala a Sam Bridges un costume

– completo di cappuccio a forma di lontra – che gli consentirà di rimanere a galla nei fiumi e muoversi più velocemente.

– Il motore grafico di Death Stranding è lo stesso di Horizon: Zero Dawn: il Decima Engine.

– Nel gioco non esiste il “game over”. Se muori durante un combattimento ti ritrovi in un mondo “sottosopra”, in cui devi cercare la strada per tornare nel mondo dei vivi.

Fonte: joker station

IL CAPITANO KIRK VA DAVVERO NELLO SPAZIO!

 

Oggi il capitano Kirk andrà davvero nello spazio!

William Shatner (90 anni) sarà in orbita con la New Shepard di Bezos.

Insieme a lui si imbarcheranno il vicepresidente di Blue Origin per le missioni e le operazioni di volo Audrey Powers e i co-fondatori di Planet Labs e Medidata, Chris Boshuizen e Glen de Vries.

Per la società di Bezos si tratterà del secondo volo nello spazio sui tre previsti per il 2021.

“Ho sentito parlare dello spazio per molto tempo e ora colgo l’occasione per vederlo con i miei occhi. Che miracolo”, ha detto Shatner.
La tratta sarà “breve” ma gli permetterà di superare la linea di Karman (100 km sopra il livello del mare), ossia la frontiera dello spazio secondo le convenzioni internazionali.

LETTERATURA CHE HA PREVISTO IL FUTURO

 

Si parla spesso di “previsioni” del futuro nel cinema o nelle serie TV (soprattutto nei Simpson) ma anche nella letteratura si trovano esempi di innovazioni predette con largo anticipo.

– La prima transazione effettuata tramite carta di credito risale al 1950 (negli Usa). Ma Edward Bellamy ne aveva già parlato nel suo romanzo “Guardando indietro”, pubblicato nel 1888.

– George Orwell, nel suo 1984, ha parlato del terribile “Grande Fratello” anticipando lo spionaggio governativo di massa sulla popolazione civile. Il libro è del 1949: ben 64 anni prima dello scandalo dell’NSA.

– A H.G. Wells, sono state attribuite diverse intuizioni del futuro come la bomba atomica (circa 30 anni prima della sua realizzazione) o la comune segreteria telefonica. O ancora, nel “Risveglio del dormiente”, del 1899, dove descrive le porte scorrevoli 61 anni prima della loro creazione.

– Nella raccolta di racconti Ralph 124C 41+ di Hugo Gernsback, del 1911, troviamo una serie di invenzioni che ora sono di utilizzo comune: videocellulari, stoffa artificiale ed energia solare.

– Nel 1950 Ray Bradbury pubblicò Fahrenheit 451 dove descrive un paio di cuffiette radio che si inseriscono all’interno dell’orecchio e che a molte persone ricordano gli auricolari dell’iPod.

– In Guida galattica per gli autostoppisti (1979) di Douglas Adam troviamo, per la prima volta, il concetto di traduzione vocale in tempo reale. Nel 2014, 34 anni dopo, Google ha aggiornato la sua app traduttore per includere questa funzione.

– Il Neuromante di William Gibson è una miniera di previsioni azzeccate. Dal cyberspazio agli hacker, fino ai Google Glass.

Fonte: Focus
Immagine: Spoon Graphic

DUNE (2021, DENIS VILLENEUVE)

 

“È un libro che si occupa di politica, religione, ecologia, spiritualità – e con tantissimi personaggi: è per questo che è così difficile.”

Con queste parole Denis Villeneuve parla del suo Dune.
Il celebre romanzo di Frank Herbert del 1965 è un’epica storia fantascientifica già rappresentata da David Lynch nel 1984.
Un’opera a cui sono particolarmente affezionata.

Il regista canadese ha dichiarato che vorrebbe realizzare una trilogia e non fermarsi ai primi due film che coprono solo il primo libro (e come dargli torto).
Sono andata al cinema con molte aspettative – e da lettrice dell’intero ciclo – posso affermare che l’adattamento di Villeneuve è una fedele trasposizione del romanzo (pur operando tagli drastici).

Fare una lista del “cosa manca e cosa no” sarebbe riduttivo, per questo ho deciso di stilare dei punti in base a ciò che mi è piaciuto e cosa invece, mi ha dato modo di pensare.

Non ci saranno spoiler sostanziali, nulla che vi rovini la visione.

– La colonna sonora. Hans Zimmer poteva deludermi? No. Le musiche accompagnano le scene rendendo l’esperienza intensa. Mi sento di consigliarvi una traccia in particolare: “Bene Gesserit”. Noterete come i suoni non compongano una “canzone” ma piuttosto vadano a formare l’atmosfera.

– Le Bene Gesserit. Chi ha letto la mia opinione riguardo il libro (di molti, molti mesi fa) sa che sono la “fazione” che preferisco. Loro e la Casata Harkonnen. Devo dire che entrambe le fazioni mi hanno dato delle buone sensazioni. Per questioni logistiche/di trama vengono mostrate poche volte sullo schermo ma sono momenti ben studiati dove traspare parte della loro essenza.

– “Non devo avere paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Lascerò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Solo io ci sarò.” La scena della prova di Paul Atreides è quella meglio riuscita. La tensione attraversava lo schermo.

– La caduta di Atreides. Un momento tragico che chiudeva la prima parte del libro. Un fatto che a Paul veniva anticipato già nelle prime pagine del romanzo, quando la Reverenda Bene-Gesserit gli diceva che per lui c’era speranza ma per suo padre non ce n’era nessuna. Era un salire di tensione che ho sentito mancare nel film – credo proprio per la mancanza di tempo –

– La politica e l’intrigo. Era difficile rendere quest’aspetto della storia e infatti i tagli più significativi riguardano “la ricerca della spia” e “la cena diplomatica tra casa Atreides e la nobiltà di Arrakis.” Non è stato possibile vedere il fragile rapporto di grandi potenze che giocano tra loro in modo sottile, senza mai scadere nel confronto diretto. Una Guerra Fredda spaziale. Tagliare questi passaggi rende la vicenda più fruibile ma toglie spessore a diversi personaggi come il Duca, il dottor Chen, il maestro delle armi Gurney Halleck e soprattutto il mentat Thufir Hawat.

Il mio consiglio è questo: andate a vederlo al cinema. Penso sia stato concepito proprio per essere apprezzato in tutta la sua maestosità.

HEAVY METAL

 

Heavy Metal è un film del 1981, diretto da Gerald Potterton.

Prende il suo nome da un’omonima rivista statunitense a fumetti degli anni settanta, i cui disegni hanno un tratto aggressivo e realistico.
Sono evidenti i richiami che spaziano dal “pulp” al “fantasy”: un genere che ispirò, negli anni successivi, molte copertine di dischi hard rock/heavy metal.
Il film è composto da nove episodi – ognuno pensato da un autore differente – e ogni storia è ambientata in un’epoca storica ben precisa.
Il “filo conduttore” è il Loc-Nar: un misterioso oggetto sferico, quinta essenza di tutti i mali e portatore di morte.

Mi è piaciuto particolarmente un episodio: “B17”.
Periodo storico: Seconda Guerra Mondiale.
Un bombardiere americano B-17, in missione sul Pacifico, viene colpito dalla contraerea.
Il co-pilota si rende conto che il resto dell’equipaggio è rimasto ucciso quando nota la luce verde del Loc-Nar seguire il velivolo per poi avvolgere col suo flusso malefico i cadaveri che resuscitano come famelici zombie.
Una puntata adrenalinica, spaventosa, con un finale tragico.

Qualche curiosità.

– Il film usa la tecnica dell’animazione del rotoscopio. Questo processo consiste nel riprendere modelli e attori per poi ricalcare – disegnando a mano – la scena ripresa su pellicola.

– La ripresa della casa che esplode verso la fine del film doveva essere originariamente animata ma la mancanza di tempo lo ha impedito. Questa è l’unica sequenza non animata del film.

– Esiste un sequel, prodotto nel 2000 dal titolo “Heavy Metal 2000”.

– L’illustratore fantasy Chris Achilléos ha progettato e dipinto immagine del poster promozionale: la protagonista Taarna sul suo destriero.

– L’episodio con gli zombi B-17 fu realizzato a fumetti negli anni ’70 da Dan O’Bannon (il futuro ideatore del soggetto per il film Alien!) e aveva per protagonisti dei Gremlins al post degli zombie.

– Per delle scene di nudità, violenza e horror la pellicola fu distribuita con il divieto ai minori di anni 14.

La colonna sonora, ovviamente, merita una menzione.

Scritta e diretta per orchestra da Elmer Bernstein, include le seguenti canzoni:

Heavy Metal – Sammy Hagar
Heartbeat – Jerry Riggs
Working in the Coal Mine – Devo
Veteran of the Psychic Wars – Blue Öyster Cult
Reach Out – Cheap Trick
Heavy Metal (Takin’ a Ride) – Don Felder
True Companion – Donald Fagen
Crazy (A Suitable Case for Treatment) – Nazareth
Radar Rider – Jerry Riggs
Open Arms – Journey
Queen Bee – Grand Funk Railroad
I Must Be Dreamin’ – Cheap Trick
The Mob Rules – Black Sabbath
All of You – Don Felder
Prefabricated – Trust
Blue Lamp – Stevie Nicks

Vi lascio anche i titoli delle puntante, nel caso in cui vogliate recuperarle:

#01: “Soft Landing”
#02: “Grimaldi”
#03: “Harry Canyon”
#04: “Den”
#05: “Captain Sternn”
#06: “B17”
#07: “So Beautiful & So Dangerous”
#08: “Taarna”
#09: “Epilogo”

fonte: Wiki

LA DELOREAN DMC-12

 

La DeLorean, grazie a Ritorno al Futuro, è diventata una delle automobili sportive più famose al mondo.

Ormai entrata nell’immaginario collettivo grazie a Marty McFly e Doc Brown.

Ma qual è la sua storia?

– L’idea di usare la DeLorean venne a Robert Zemeckis e Bob Gale. Gli sceneggiatori stavano cercando un’auto dal design futuristico, che potesse essere scambiata per un’astronave.

– In tutta la trilogia sono state utilizzate sette DeLorean, una delle quali ricostruita in fibra di vetro per le scene dell’auto volante. Alla fine delle riprese, quattro sono state distrutte/smontate, due sono – ancora oggi – esposte agli Universal Studios Hollywood e Universal Studios Japan e una è nelle mani di un collezionista privato.

– All’epoca delle riprese del film, la DeLorean Motor Cars era già fallita. A nulla servì la pubblicità globale fatta alla DMC-12, unico modello prodotto dalla Casa americana in circa 9.000 esemplari.

– La macchina del tempo inventata da “Doc” deve raggiungere le 88 miglia orarie (141,62 km/h) per poter funzionare: infatti, le scene dall’interno della DeLorean ci mostrano il “fondo scala” del tachimetro a 95 miglia. In realtà, per rispettare le leggi USA dell’epoca, tutte le DMC-12 avevano il tachimetro con limite a 85 mph. Le auto del film, quindi, sono modificate.

– Prima delle riprese gli sceneggiatori avevano pensato a una macchina del tempo ricavata da un frigorifero ma si optò per l’auto per timore che i bambini potessero emulare le scene chiudendosi nei frigoriferi.

– Mr. Fusion, il dispositivo di alimentazione della DeLorean del futuro – quello che utilizza spazzatura per ottenere energia – è, in realtà, la parte superiore del macinacaffè elettrico Krups Coffina.

fonte: wiki e motori.it

ZAFFIRO E ACCIAIO

 

“Zaffiro e Acciaio” è una serie televisiva creata da Peter J. Hammond e prodotta dal network inglese ATV.

Concepita come risposta alla ben più famosa “Doctor Who” della BBC, racconta le avventure dei due “agenti interdimensionali” Zaffiro (Joanna Lumley) e Acciaio (David McCallum), impegnati a preservare l’integrità dello spazio-tempo.

Andò in onda per quattro stagioni, dal 1979 al 1982, e vennero prodotti un totale di 34 episodi, suddivisi in 6 cicli, ognuno corrispondente a un “incarico” assegnato alla coppia.

Le trame delle varie avventure hanno sempre un taglio criptico e finiscono con il lasciare lo spettatore con più domande che risposte. Questo crea un’atmosfera sovrannaturale che mescola in egual misura elementi tipici delle storie di fantasmi con la fantascienza.
Molto poco viene spiegato dell’ambientazione stessa: ciò che si intuisce è che l’universo è in pericolo e gli unici che possono salvarlo sono “personificazioni degli elementi atomici”, ciascuno con una precisa personalità e poteri sovraumani affini alla propria composizione atomica.

Negli episodi non vi sono viaggi nel tempo in senso stretto, ma piuttosto fenomeni spaventosi dovuti alla presenza di un anacronismo (di solito un oggetto molto vecchio posto in un contesto moderno).
Zaffiro e Acciaio sono quindi incaricati di indagare rimettere le cose a posto.

E proprio il tempo è l’elemento più particolare dell’ambientazione: viene visto come un’entità malevola e descritto come un corridoio che avvolge e attraversa ogni cosa. Non si può entrare nel tempo, ma a volte è lui che può entrare – o meglio, precipitare – nel nostro mondo.
Normalmente è imbrigliato in una specie di labirinto, ma in particolari occasioni si creano alcune falle dalle quali possono uscire pericolose entità che normalmente sono bloccate all’inizio e alla fine del tempo, che noi esseri umani percepiamo come “fantasmi”.

Non viene mai spiegato quale sia la forza per la quale i due protagonisti lavorano, ma si intuisce essere un qualche genere di entità cosmica o dimensionale preposta a mantenere l’equilibrio nello scorrere del tempo.

In generale, comunque, la serie ha un taglio volutamente progressista: il passato deve essere lasciato andare, altrimenti qualcosa di malvagio potrà entrare nel nostro mondo attraverso di esso.

La sigla recitava quest’introduzione:

“Tutte le anomalie verranno regolate dalle forze che controllano ogni dimensione.
Dovunque ci sia vita non verranno usati elementi transuranici pesanti.
Sono disponibili pesi atomici medi: Oro, Piombo, Rame, Giaietto, Diamante, Radio, Zaffiro, Argento e Acciaio.
Sono stati assegnati Zaffiro e Acciaio.”

AI CONFINI DELLA REALTÀ

 

“C’è una quinta dimensione oltre a quelle che l’uomo già conosce; è senza limiti come l’infinito e senza tempo come l’eternità; è la regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere: è la regione dell’immaginazione, una regione che potrebbe trovarsi Ai confini della realtà”.

Ai confini della realtà (The Twilight Zone) è una serie televisiva trasmessa in diversi periodi dalla televisione americana.

La serie classica, creata da Rod Serling e che vide tra gli sceneggiatori Richard Matheson, Charles Beaumont e Ray Bradbury, andò in onda dal 1959 al 1964, un primo reboot fu trasmesso dal 1985 al 1989, e un secondo è andato in onda tra il 2002 e il 2003. Un terzo reboot della saga è stato trasmesso nel 2019.

La serie si focalizza su storie che narrano delle vite di persone normali che vengono radicalmente cambiate dall’incontro con l'”ignoto”, uno squarcio nella realtà che rende credibile l’impossibile.

Ho raccolto qualche curiosità.

– La serie non aveva un cast fisso, a eccezione di Rod Serling che come presentatore e voce narrante compare in tutti i 156 episodi.

– Il titolo originale della serie, The Twilight Zone, “La zona del crepuscolo”, è un termine col quale U.S. Air Force indica il momento in cui, durante la fase di atterraggio di un aereo, la linea dell’orizzonte scompare sotto il velivolo per un breve istante, lasciando – per un attimo – il pilota senza riferimenti.

– Twilight Zone è anche un brano musicale degli Iron Maiden tratto dall’album Killers.

– Lo show televisivo “Avanzi” prodotto dalla Rai aveva, nelle sue rubriche, uno spazio chiamato “Ai confini della decenza” in cui si parlava di strani eventi e ingiustizie nell’Italia degli anni 90. Un uomo abbastanza simile a Rod Serling introduceva gli episodi e, alla fine, partiva la musica della sigla iniziale seguita da un commento. “Incredibile, eppure reale; assurdo eppure possibile. Come definireste un fatto del genere nel vostro mondo? Qui da noi preferiamo chiamare questa zona… Ai confini della decenza!”

– In Ace Ventura: missione Africa c’è un omaggio alla serie, quando Jim Carrey dice di aver visto un mostro sull’ala dell’aereo, come nell’episodio classico “Incubo a 20.000 piedi”.

– Nel film Jumanji, Alan Parrish si riferisce agli eventi paradossali che stanno avvenendo in città dicendo “Sembra una puntata di Ai confini della realtà”.

– I Simpson hanno reso vari omaggi alla serie, soprattutto negli episodi speciali di Halloween, “La paura fa novanta”.

– Johnny Bravo si è trovato in tre episodi del suo cartone animato nella “Zona dove le cose normali non accadono molto spesso.”

– Nel suo saggio sull’orrore Danse macabre, Stephen King dedica un’intera sezione a parlare della prima serie di “Ai confini della realtà”.
“Di tutti i programmi di ispirazione drammatica mai trasmessi nelle Tv americane, è sicuramente quello che si presta con maggiore difficoltà a una classificazione. Non era un western o un poliziesco (anche se certi episodi erano girati nel West o trattavano di guardie e ladri); non era fantascienza (anche se la guida televisiva lo considerava tale); non era commedia (eppure certi episodi erano divertenti); non trattava dell’occulto (anche se c’erano spesso storie dell’occulto, girate nel singolare modo proprio del programma), non era una trasmissione sul soprannaturale.”

– Nel videogioco Alan Wake vi si potranno accendere dei televisori sparsi in vari livelli dove in onda sarà trasmessa una serie tv chiamata “Night Springs”.

– Il numero sette della serie regolare di Dylan Dog si intitola “La Zona del Crepuscolo”, traduzione letterale del nome della serie televisiva.

fonte: Wiki

Close