FONDAZIONE E IMPERO

 

Fondazione e Impero è un romanzo di fantascienza di Isaac Asimov del 1945, il secondo volume della Trilogia della Fondazione.
Il Mulo (The Mule), seconda parte del romanzo, ha vinto nel 1996 il premio retro Hugo per il miglior romanzo.
Credo che le vicende del “Mulo” siano le mie preferite, in assoluto.
Mi sono resa conto di aver raccolto appunti che riguardavano solo quel personaggio, l’uomo che ha portato il caos nell’ordine istituito dalla Fondazione.

Quindi, ecco l’unico punto che toccherò:

IL MUTANTE
“Ormai avevo sopportato per più di ventidue anni, ora toccava a me. Sareste stati voi adesso a dovermi sopportare.”
“Il Mulo” sta minacciando la quiete della Fondazione, ora ricca e prospera.
Ma che importanza può avere un solo uomo contro un’organizzazione così potente?
Eppure la sua fama cresce.
Si è parlato molto, nei libri precedenti, del piano Hari Seldon.
E ora ci troviamo davanti a un altro punto di svolta: l’ennesima Crisi da scongiurare.
Hari compare come ologramma, imperturbabile, mentre una folla di scienziati lo ascolta pendendo dalle sue labbra.
Per loro statistica e matematica guidano il destino della galassia.
Ma succede qualcosa d’insolito: per la prima volta Hari sbaglia previsione e le cose non vanno secondo i piani.
Immaginatevi la Fondazione spiazzata e confusa.
Padroni della tecnologia e grandi menti in preda al panico.
La strada si è interrotta all’improvviso e, per la prima volta, sono soli, senza una guida.
La storia del ”Mulo” non è solo emozionante per il modo (laterale) in cui viene narrata ma anche per il contesto dentro la quale è ambientata.
In una trama che narra di grandi numeri, dove tutto è così immenso e magnifico da risultare difficile da immaginare, scopriamo che anche la più piccola variabile può modificare il corso degli eventi.
Un antagonista consapevole, intelligente e determinato.
“Il Mulo” è il personaggio che aspettavo.

PRIMA FONDAZIONE

 

Fondazione è un romanzo di fantascienza del 1951 scritto da Isaac Asimov, pubblicato, in Italia, anche con i titoli di Cronache della Galassia e Prima Fondazione.
È il primo libro del Ciclo della Fondazione in ordine di scrittura, anche se non in ordine cronologico.
La storia si suddivide in cinque parti: ognuna, esclusa la prima e la quarta, è caratterizzata da una crisi, denominata Crisi Seldon (i periodi critici previsti dallo scienziato Hari Seldon attraverso la psicostoria).
L’intreccio dei fatti si snoda attraverso duecento anni, dalla nascita, al periodo di maggior splendore per la Fondazione.

Qua sotto la mia piccola analisi:

UNO SGUARDO OLTRE
“Pensiamo che il massimo scopo della scienza sia la classificazione delle scoperte passate. È importante, lo riconosco, ma non si può andare più in là? Noi stiamo retrocedendo e dimenticando, non ve ne accorgete?”
Asimov riprende spesso la tematica della “crescita” come sviluppo sociale e personale.
Chi si adagia, presto o tardi, è destinato a restare indietro.
Una pigrizia che tende a schiacciare chi non vuole impiegare le proprie forze per migliorare se stessi e gli altri.
Penso faccia riferimento a uno spirito “di squadra”.
Leggo del fallimento ogni volta che un personaggio (o un esercito se non addirittura un mondo) pensa solo ai propri interessi tralasciando il bene della comunità.
Indice di uno scrittore che non ha mai smesso di pensare al futuro.

IL POTERE DELLA PAROLA
“Mi sono preso la libertà di registrare tutte le sue affermazioni. Quando Holk, dopo due giorni di duro lavoro, è riuscito a eliminare ogni affermazione priva di significato, le parole incomprensibili, gli aggettivi inutili, in breve tutto ciò che era irrilevante, scoprì che non era rimasto niente. In cinque giorni di discussioni, lord Dorwin non ha detto assolutamente nulla.”
Uno splendido passaggio sulla comunicazione.
Un diplomatico imperiale, ospite a Terminus, stordisce di chiacchiere le più alte cariche della Fondazione.
L’uso della parola per ammaliare e, di fatto, non dire poi niente di davvero utile.
La caratteristica che dovrebbe avere ogni buon mediatore che intende temporeggiare.
In effetti, lord Dorwin è il migliore: si legge per poche pagine ma lascia di stucco.

UN GRANDE INSEGNAMENTO
“La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.”
Nel libro, ogni azione violenta sfocia sempre nel disastro.
Asimov è un grande sostenitore della ragione, per questo condanna chi non ne fa uso.

FEDE CIECA
“Nella fretta di ottenere la devozione assoluta dei loro popoli, i re dei Quattro Regni accettarono la religione della scienza che li rendeva simili a divinità: religione che rappresentò la loro briglia e la loro sella, perché consegnava la linfa vitale della civiltà, l’energia atomica, nelle mani del clero.”
La Fondazione è scaltra e sa come ottenere ciò che vuole: per questo si serve della Fede.
È una delle prime mosse vincenti quella di sfruttare il potere del misticismo per piegare le persone che hanno paura.
La religione ha spesso dato risposte là dove la ragione non aveva possibilità di agire, in periodi bui di grandi cambiamenti e rivoluzioni.
Comunque sbarcare su un pianeta che usa lance rudimentali sfoggiando degli scudi di forza e disintegratori atomici, in effetti, mette in soggezione.

COMMERCIO
“Nello schema Seldon la religione ha esaurito il suo compito.”
L’essere umano si evolve, cresce e ciò che un secolo prima sembrava “magia” perde forza e quindi credibilità.
La Fondazione capisce che deve cambiare strategia e passa al concreto: i soldi.
Sì, perché nella galassia qualcuno può far vacillare la propria Fede ma quando si parla di arricchirsi nessuno si tira indietro.
Un’altra ottima giocata, sempre descritta sul filo del rasoio.
Asimov è molto abile nel lasciare in sospeso situazioni delicatissime facendoci dubitare sulla buona riuscita dei protagonisti.

CHI COMANDA?
“Ma sul trono si succedevano imperatori deboli, e un imperatore debole significa un viceré forte.”
In politica è tanto importante il leader quanto la scelta dei collaboratori.
Se poi si tratta di uno in particolare, quello più fidato, allora bisogna stare attenti almeno il doppio.
Una lezione che sembra nessuno voglia imparare; né i saggi della Fondazione né gli avversari.
C’è da dire, a loro discolpa, che è difficile prevedere le mosse di un singolo individuo (magari proveniente dall’altro capo dell’Universo).
Intrighi e vendette sono all’ordine del giorno.
Rancori, non ne parliamo.

L’IMPORTANZA DELLO STUDIO
“Conservando il sapere. La somma delle conoscenze umane supera la capacità di ogni singolo individuo, e quelle di migliaia di individui.”
La galassia sta scivolando nel caos.
Società distrutte, scienza spezzettata e persa.
Le persone, con il passare degli anni, non vedranno che una sfaccettatura di tutto ciò che serve sapere quindi saranno inutili e indifesi.
Quindi, collegandoci al punto “Fede Cieca” chi ha in pugno le redini del futuro? I conservatori della conoscenza.

EX MACHINA

 

Ex Machina è un film del 2015 scritto e diretto da Alex Garland, al suo debutto da regista.

Caleb è un giovane programmatore che si aggiudica la possibilità di trascorrere una settimana nella casa in montagna di Nathan Bateman, l’amministratore delegato della società per cui lavora.
L’edificio è un grande laboratorio di ricerca, dove è stata progettata e costruita una macchina umanoide dotata d’intelligenza artificiale: Ava.

Curiosità:

– Realizzato con un budget di 15 milioni di dollari, il film ne ha incassati oltre 36.000.000 in tutto il mondo.

– Le riprese si sono svolte in Norvegia e nei Pinewood Studios di Londra.

– Felicity Jones era stata scelta per il ruolo di Ava ma ha rifiutato in favore della svedese Alicia Vikander.

– Il titolo del film deriva dalla frase latina “Deus ex machina” mutuata dal greco.
Significa letteralmente: “divinità (che scende) dalla macchina”. La frase ha origine dalla tragedia greca: l’attore che interpretava il dio era posizionato su una rudimentale gru in legno, mossa da un sistema di funi e argani, chiamata appunto “mechanè” e veniva calato sulla scena dall’alto, simulando l’intervento di una divinità che scende dal cielo.

– Caleb allude al fatto che solo Dio è in grado di creare una nuova vita e i tre personaggi principali hanno tutti nomi biblici. Ava è una forma di Eva, la prima donna.
Nathan, profeta alla corte di Davide.
Caleb, uno dei dodici uomini inviati da Mosè a esplorare la terra di Canaan.

– Le principali ispirazioni cinematografiche del regista sono state “2001: Odissea nello spazio”, “Shining” e “Stati di allucinazione”.

– Garland è stato folgorato dall’idea di Ex Machina a 12 anni, quando i suoi genitori gli hanno regalato il suo primo personal computer.

– Nel 2013, Domhnall Gleeson aveva avuto un volto sintetico nell’episodio “Right Back” (Torna da me) della seconda stagione di Black Mirror.

– Per tutto il film predominano i colori rosso, blu e verde: un chiaro riferimento al modello di colore RGB, utilizzato per visualizzare immagini in sistemi elettronici come i computer.

fonte: Scarlet Boulevard

LE DERNIER COMBAT

 

“Le Dernier Combat” è un film del 1983.
Primo lungometraggio diretto da Besson che firma anche soggetto e sceneggiatura.

La civiltà è stata distrutta da una catastrofe: degli uomini restano soltanto macerie e un gruppo di sopravvissuti che, incapaci di parlare, si aggirano tra le rovine di Parigi come animali pronti a uccidere.
Le difficili comunicazioni tra individui, infatti, si concludono spesso con un brutale conflitto fisico.

Cupo, desolante scenario di polvere.
Rappresentato in bianco e nero, l’atmosfera assume dei toni malati e rende bene la desolazione che trasuda da un mondo ormai compromesso.

Ringrazio Sasha Alxndr per avermi ricordato questa perla.

FONDAZIONE ANNO ZERO

 

Fondazione anno zero è un romanzo di fantascienza di Isaac Asimov pubblicato postumo nel 1993.
È il secondo dei due antefatti al Ciclo della Fondazione.
Formato da cinque parti con lunghi intervalli temporali fra loro, ci troviamo di nuovo Trantor, otto anni dopo gli eventi raccontati nel precedente Preludio alla Fondazione.
Percorriamo l’intera vita di Hari Seldon e gli sviluppi della psicostoria fino all’applicazione pratica negli eventi galattici.
Ogni parte del libro è intitolata a un personaggio, che esce di scena alla conclusione di essa.

Ho preso qualche appunto:

DANZE POLITICHE
“Per Joranum è facile parlare di uguaglianza, perché lui non ha nessuna delle loro responsabilità. Se si trovasse seduto al posto di comando, scoprirebbe che i suoi sforzi verrebbero enormemente diluiti da un impero di venticinque milioni di pianeti.
Ognuno pretende una grande mole di uguaglianza per sé, ma ne riserva una quantità assai minore agli altri.”
Gesti meschini per salire al potere o sapienti raggiri per liberarsi dalla notorietà coreografati come un balletto.
Nulla di tecnico ma solo il susseguirsi degli eventi con le loro naturali conseguenze.
Questi “giochini” li troviamo un po’ per tutto il libro, narrati con l’esperienza stessa dei personaggi e non tramite lunghe e noiose spiegazioni.
Una tecnica che ho pensato di chiamare: “La Semina” (ma esisterà senza dubbio un termine migliore).
Spargere piccoli granelli di un argomento per tutta la trama in modo da diluirlo e renderlo più fruibile.

RIDONO DI ME
“Le loro credenze e i loro miti appaiono ridicoli, umoristici e incredibilmente stupidi alla gente esterna. Un loro colpo di stato per impadronirsi del governo finirebbe soffocato dalle risate.
Essere temuti non è un peso.
Essere disprezzati può risultare certe volte sopportabile, ma essere derisi apertamente è fatale”.
Un punto che si ricollega in parte a ciò che ho detto sopra. Non c’è nulla di peggio, per una persona che aspira a far carriera, dello scherno altrui.
“L’essere presi sul serio” come necessità e il dramma di dover mentire sulle proprie origini come se fossero un peso e una vergogna.

COMMOVENTE
“Hari, se questo può servire ad alleviare il suo dolore, ricordi che suo figlio è morto in difesa della conoscenza. Non è stato per l’impero ma per l’umanità stessa”.
Alcuni passaggi in particolare sono davvero difficili da digerire senza spenderci almeno una lacrima.
Uno tra tutti la solitudine della nipote di Hari, bambina prodigio che teme di essere accantonata dalla famiglia dopo la nascita della sorellina.
E ancora l’amicizia fraterna, le scene di sacrificio e amore.
Il rispetto che diventa ponte dell’unione tra uomo e macchina proprio a fine libro, per dare un’ultima stoccata di malinconia.

LA FINE SI AVVICINA
“Non aveva fondi per proseguire il suo lavoro, niente soldi per individuare altri come Wanda, né per pagare i suoi collaboratori del Progetto Psicostoria a Streeling”.
Più incalzante del volume precedente.
I salti temporali sono notevoli ma chiari: la psicostoria deve essere ultimata prima della morte di Hari.
Per un progetto così ambizioso può bastare una vita intera?

SEMPLICE
“Un fulminatore, nonostante il suo nome, non ‘fulmina’ nel vero senso della parola. Colpisce e vaporizza l’interno del bersaglio e in pratica, provoca un’implosione”.
In molti libri certe descrizioni tendono ad essere troppo prolisse e spiegare un personaggio, quasi come se lo scrittore avesse paura di non essere compreso.
E allora ecco pagine intere di sentimenti spiegati, stanze e dettagli irrilevanti descritti nei minimi dettagli.
In questo caso ci si trova davanti a una scrittura asciutta, senza fronzoli.
Nessuna parola viene lasciata al caso, anche le ripetizioni.

UMANO
“Devi assumere un’espressione divertita. Non puoi riprodurre il suono di una risata, per quanto convincente, con un viso troppo serio. Sorridi leggermente, appena un poco. Incurva verso l’alto gli angoli della bocca”.
L’approccio con gli androidi mostra l’umanità in tutte le sue sfaccettature che sarebbe altrimenti raccontata quasi come un trattato.
Ancora una volta, l’esempio e il vissuto mostrano qualcosa che possiamo capire a fondo solo grazie all’esperienza.

L’UNICO OBBIETTIVO
“Ciò che intendo creare è un’opera completamente autonoma che contenga, nella forma più concisa possibile, le informazioni essenziali di cui l’umanità ha bisogno”.
Un unico grande scopo che supera difficoltà e coinvolge le vite di tante persone che forse non si rendono conto di quanto la situazione sia grave.
Hari porta un enorme peso sulle spalle ma tiene gli occhi sempre puntati sulla meta e non si fa distrarre da nulla.
Quando leggo di lui ricordo sempre una frase del film “Il Quinto Elemento” che diceva: “Il tempo non è importante, solo la vita è importante”.
Voglio immaginare che sia un tributo al Ciclo della Fondazione, senza dubbio lo rappresenta bene.

SNOWPIERCER

 

“Snowpiercer” è un film del 2013 diretto da Bong Joon-ho.
Durante una nuova era glaciale causata da un esperimento fallito, un gruppo di sopravvissuti viaggia su di un’enorme locomotiva in continuo movimento.
Nei vagoni si sviluppa un microcosmo umano diviso per classi sociali, dove i poveri sono stipati nelle ultime carrozze, vivendo di stenti e fatiche, mentre i ricchi si trovano nei lussuosi vagoni anteriori.
La difficile convivenza porta a inevitabili lotte per la sopravvivenza e ribellioni.
“Chi controlla la locomotiva controlla il mondo, senza quella non siamo niente.”

CURIOSITÀ:

– Il cast è spettacolare: Chris Evans, Tilda Swinton (che ho trovato perfetta), John Hurt, Jamie Bell, Song Kang-ho, Octavia Spencer ed Ed Harris.

– Il film è basato sulla serie a fumetti francese di fantascienza post apocalittica “Le Transperceneige”.
Nel film l’autore del fumetto, Jean-Marc Rochette, si occupò dei disegni che si vedono esposti nella coda del treno.

– La produzione iniziò il 16 aprile 2012 e le scene vennero girate interamente a Praga, nella Repubblica Ceca.
Le riprese terminarono ufficialmente il 14 luglio 2012, mentre la post-produzione venne avviata in Corea del Sud.

– Tilda Swinton avrebbe interpretato un altro personaggio in Snowpiercer, oltre a quello di Mason, ma tale ruolo è rimasto sconosciuto.

– I “blocchi proteici” di cui si cibano i più poveri sono in realtà assemblaggi di alghe marine, zucchero e gelatina.

– “Snowpiercer” ha ricevuto diversi premi e nomination: ai Movieplayer Awards (2015) per Miglior Film, Miglior Film Sci-fi/Fantasy/Horror, Migliore Realizzazione Tecnica e Migliore Attrice Non Protagonista (Tilda Swinton).
Un premio ai National Board of Review of Motion Pictures Awards (2014) per i “I migliori dieci film indipendenti”
Una Nomination ai Saturn Awards for Science Fiction, Fantasy and Horror Films (2015) come Miglior film d’azione/avventura.
Una Nomination ai Critics’ Choice Movie Awards (2015) per: Migliore scenografia (Ondrej Nekvasil), Miglior attrice non protagonista (Tilda Swinton) e Miglior film di fantascienza/horror.

– La colonna sonora è stata composta da Marco Beltrami.

– Con un budget di 38,2 milioni di dollari, è la produzione coreana più costosa di sempre. Il film ha incassato un totale di 86.598.256 dollari.

PRELUDIO ALLA FONDAZIONE

 

Preludio alla Fondazione è un romanzo di fantascienza di Isaac Asimov del 1988.
La storia si sviluppa su Trantor, un pianeta dalle dinamiche complesse, formato da strutture e sovrastrutture che si snodano attraverso varie culture.
Seguiamo le vicende di Hari Seldon – matematico – che partecipa ad un congresso scientifico portando una nuova, interessante teoria: la psicostoria.
Sarebbe possibile prevedere il futuro mediante metodi statistici anche se, date le numerose difficoltà pratiche, la teoria risulta inattuabile.
MA
La prospettiva di modificare gli eventi a proprio vantaggio o quantomeno, far credere al popolo di aver questo potere, fa gola tanto all’Imperatore Galattico quanto all’opposizione.
Tutti vogliono Hari Seldon per sé (o, meglio, la psicostoria).
Così ha inizio l’avventura – non desiderata né voluta – di Hari e di quelle persone che, in un modo o nell’altro, entreranno a far parte della sua vita.

Provo a dare “un’opinione schematica” perché scrivere un banale parere sarebbe – per me – impossibile.

RELIGIONE
Hari è un uomo pratico, con una chiave di lettura ben precisa che, pur rispettando le credenze altrui, osserva tutto da un punto di vista oggettivo (tante volte, non cogliendo le sfumature).
“Religione!” sbottò. “Non sappiamo che farcene”.
La ragazza però proseguì: “Abbiamo qualcosa di meglio. Abbiamo la storia”.
Attraverso questa frase capiamo subito l’importanza del vissuto umano.
La storia la costruiamo noi attraverso le scelte, non solo passate ma anche presenti. Solo questa libertà determina chi siamo e ciò che diventeremo.

PARITÀ
“Non sopporto che si insulti e disprezzi un essere umano a causa del presunto gruppo di appartenenza, tanto più se a farlo sono altri esseri umani. Sono certe persone rispettabili che creano i delinquenti che pullulano il mondo.”
Ci troviamo in un universo progredito, vasto ma vincolato ancora da differenze socio-culturali che pesano sulla qualità della vita.
Le lotte e il malcontento si sviluppano in modo latente ma tanto basta per smuovere qualcosa nel sistema e appiccare “la scintilla”.
Ho trovato un’apertura mentale degna, in effetti, del pensiero di Asimov verso ogni tipo di cultura e differenza.
Una critica sociale sulla divisione delle caste e sulla parità dei sessi trattati con forte spirito critico.

ROBOT
“Primo, come ti dicevo, i robot assomigliavano perfettamente agli esseri umani. Secondo, avevano una longevità prolungata, se vogliamo usare quest’espressione.”
“Meglio funzionamento” lo corresse Dors. “Altrimenti comincerai a considerarli completamente umani.”
Non vedevo l’ora di trovarli.
Leggere di androidi scritti da Asimov è come ascoltare musica suonata da Mozart.
C’è una particolare sensibilità su longevità della vita, mente positronica e responsabilità di progettazione che sapevo mi avrebbe soddisfatto.
Negli anni, la “condizione degli androidi” è stata toccata più volte in film, libri e videogiochi ma mai con così tanta delicatezza.

AMBIENTE
“Il declino non ha un andamento rettilineo.”
Problemi ambientali legati al surriscaldamento, il decadimento delle strutture e un più generico adagiarsi politico su “ciò che si ha” piuttosto che guardare al futuro, sono argomenti noiosi da trattare ma non nel contesto della storia.
Asimov inserisce le sue analisi con cura senza tediare il lettore ma dando una spinta al pensiero.

MATEMATICA
“Se si fa un’analisi della psicostoria e si comunicano i risultati al pubblico, il complesso di sentimenti e reazioni dell’umanità subisce una distorsione immediata. E l’analisi, basata sui sentimenti e sulle reazioni che si verificano senza conoscerne il futuro, perde qualsiasi valore. È chiaro?”
Grande amore di Hari e Asimov, troviamo un lessico impegnativo ma mai sfiancante (e la mia media matematica non ha mai superato il 5).
Sempre pronto a dare una spiegazione chiara a concetti difficili da raccontare, figuriamoci se letti.
Il professore che tutti vorrebbero.

PROSPETTIVA
“Com’è dannosa la specializzazione eccessiva. Recide la conoscenza in mille punti e lascia aperte le ferite.”
Secondo me il punto più importante del libro e la chiave che porterà Hari al successo.
Vedere non basta.
Bisogna imparare a osservare per trovare nuovi spunti e punti di vista.

CURIOSITÀ
“Una cosa del tutto accidentale poteva trasformarsi in tradizione e diventare inviolabile, o quasi”. Seldon si domandò se fosse una legge della psicostoria.
Mi ricollego al punto sopra, per concludere, dicendo che vivere senza la voglia di imparare e scoprire equivale a sprecarsi.
Meglio scontrarsi con idee opposte piuttosto che non avere nulla di cui parlare.

APOCALYPSE (CON BRUCE WILLIS)

 

Chi se lo ricorda?
Apocalypse è un videogioco del 1998, sviluppato da Neversoft e pubblicato da Activision esclusivamente per PlayStation.
Il gioco è uno sparatutto in terza persona con grafica in 3D.

Un ex-scienziato che si fa chiamare “Il Reverendo”, dopo aver conquistato un enorme potere politico ed ecclesiastico, sale ai piani alti del governo e diventa il braccio destro del Presidente degli Stati Uniti d’America.
Con una folta schiera di seguaci, la sua parola diventa legge ma il potere non gli basta più, e ritenendo l’umanità troppo corrotta, decide a provocare il Giorno del giudizio.
Per portare a termine il piano, utilizzando le sue grandi conoscenze mediche e scientifiche, “Il Reverendo” crea geneticamente i Cavalieri dell’Apocalisse: Morte, Peste, Guerra e Fame.

Il gioco presenta un gameplay molto semplice e intuitivo.

Menzione speciale ai livelli:
Prigione – “Ed egli ti farà prigioniero e ti condannerà a morte, per mettere alla prova il tuo coraggio”
Fogne – “E sarai condannato all’esilio e destinato a vagabondare sottoterra”
Città – “E sarai considerato come uno straniero nella tua città e disprezzato dai tuoi vicini”
Morte – “I vecchi amici ti tradiranno e l’ombra della morte cadrà su di te”
Tetti – “E il giusto fuggirà in fretta, per paura che i suoi nemici lo circondino”
Cimitero – “E il sentiero che porta al santuario ti condurrà nella valle dei morti”
Peste – “E saranno colpiti dalla peste che divorerà i loro corpi”
Fabbrica di armi – “Segui la spada della violenza fino a raggiungere il fuoco nel quale fu forgiata”
Guerra – “Egli giudica con equità e pieno d’ira crea la guerra”
Casa Bianca – “E il cavaliere impose loro un re, in un palazzo di pietra”
Fame – “Un falso profeta dovrà patire gli stenti della fame e un’apocalisse si abbatterà sulla Terra”

E qualche curiosità:

– Inizialmente gli sviluppatori avevano pensato di dare al personaggio di Bruce Willis un ruolo da “spalla” ma poi convennero che i giocatori avrebbero preferito controllare proprio lui piuttosto che “parlarci” quindi si è deciso di renderlo protagonista.

– Nella versione americana, la cantante Poe, oltre che come interprete della Peste, è accreditata anche nella colonna sonora con una cover del suo brano Control.

– Nella colonna sonora è stata inclusa anche la canzone “War?” dei System of a Down.

– Nel gioco sono presenti alcuni maxi-schermi, in cui vengono proiettate versioni editate dei video musicali delle canzoni presenti nella colonna sonora del gioco.

ROBOCOP

 

RoboCop è un film del 1987 diretto da Paul Verhoeven, con protagonista Peter Weller.
Ambientata in un prossimo futuro distopico e violento.
Molto violento.

Nel 2014 è uscita la versione “Unrated Director’s Cut” in DVD e Blu-Ray contenente il film originale con le scene più crude.

Ho raccolto qualche curiosità:

– La musica usata per il trailer cinematografico era quella di Terminator: entrambi i film sono prodotti dalla Orion.

– In fase di pre-produzione si pensò di far interpretare RoboCop ad Arnold Schwarzenegger ma la sua stazza non era facile da infilare in una corazza.
Alla fine si scelse Peter Weller, dalla corporatura più esile e, secondo Verhoeven, dotato della parte inferiore del volto giusta.

– Il regista fece indossare a Kurtwood Smith occhiali con montatura a giorno per dargli un’immagine simile a quella del nazista Heinrich Himmler.

– La CPU di RoboCop gira su MS-DOS, come possiamo notare da quel “command.com”.

– Sei tra i protagonisti di RoboCop sono apparsi in film o telefilm di Star Trek: Peter Weller in Enterprise, Ronny Cox (Dick Jones) in Star Trek: The Next Generation, Kurtwood Smith (Clarence Boddicker) in Rotta verso l’ignoto, Star Trek: Deep Space Nine e Star Trek: Voyager, Ray Wise (Leon Nash) in Star Trek: The Next Generation e Star Trek: Voyager, Miguel Ferrer (Bob Morton) in Star Trek III – Alla ricerca di Spock, Robert DoQui (sergente Warren Reed), infine, era Doggra in Star Trek: Deep Space Nine.

– La scena del sindaco e dei membri della giunta tenuti in ostaggio ricalcava un celebre fatto di cronaca di nove anni prima, quando un ex consigliere comunale della città di San Francisco, Dan White, licenziatosi per il salario molto basso e vistosi rifiutare in seguito la sua richiesta di essere riassunto, uccise il sindaco Moscone (cui è dedicato oggi il Moscone Center di San Francisco) e il consigliere Harvey.
Nel film il rapitore sta mangiando dei Twinkies perché la difesa di Dan White cercò di dimostrare, durante il processo, come il passaggio da un’alimentazione sana al junk-food avesse influito sul comportamento dell’uomo. Da allora, ogni volta che in mancanza di meglio un avvocato americano tira fuori una teoria campata per aria per difendere il proprio assistito, si parla di “Twinkie Defense”.

– La pistola che RoboCop fa roteare come Clint Eastwood è una Beretta M93R modificata per dotarla di una canna notevolmente più lunga.

– Il cassiere della stazione di servizio porta gli occhiali e legge un libro di geometria: è un omaggio di Verhoeven a se stesso in quanto ex studente di matematica in Olanda.

– Il film ha fruito di due sequel, un remake, una serie tv live-action, due serie tv d’animazione, 6 videogames e 4 serie a fumetti.

– Peter Weller non riusciva ad entrare nell’auto della polizia a causa del costume troppo ingombrante. La maggior parte delle riprese lo mostrano che sta uscendo dalla macchina o si prepara ad entrarvi.
Il costume, inoltre, era così caldo e pesante che si è deciso di installare un condizionatore d’aria all’interno di esso.

– Paul Verhoeven e l’esperto di effetti speciali Rob Bottin si sono scontrati ripetutamente prima e durante le riprese sul design e il make-up del personaggio RoboCop. La scena che creò più discussioni fu quella in cui Murphy si toglie il casco. Bottin voleva che venisse girata in penombra, temendo che la luce diretta avrebbe rivelato troppo degli effetti di make-up. Verhoeven voleva che venisse girata nel modo più luminoso possibile, affermando che il direttore della fotografia Jost Vacano avrebbe sopperito ad eventuali problemi. Verhoeven la girò a modo suo e Bottin rifiutò di parlargli ulteriormente per il resto della produzione. Tuttavia alla prima del film entrambi erano così impressionati dal risultato della scena che si perdonarono all’istante. Bottin, che aveva persino promesso di non lavorare più con il regista, accettò con entusiasmo l’offerta al successivo progetto: Atto di forza (1990).

– Poiché le mani del costume di RoboCop erano in gommapiuma, le chiavi dell’auto continuavano a rimbalzare dalla mano di Peter Weller ogni volta che tentava di prenderle al volo. La produzione ha realizzato 50 ciak e speso un giorno intero prima di ottenere la ripresa giusta.

– Lo sceneggiatore Edward Neumeier si avvicinò all’idea per RoboCop dopo aver visitato il set di Blade Runner (1982).

– Nel negozio di liquori oltre ad Iron Man (1966) è visibile anche il fumetto “ROM” della Marvel la cui trama coinvolge un eroe che sacrifica il suo corpo umano trasferendo la sua mente in un robot per salvare il suo popolo.

– Le tre prime direttive di RoboCop («Ordine pubblico totale», «Proteggere gli innocenti», «Far rispettare la legge») ricordano le tre leggi della robotica di Isaac Asimov.

– L’ingresso dell’edificio della OCP nel film è in realtà l’ingresso anteriore del municipio di Dallas.

V PER VENDETTA

 

V per Vendetta è un film del 2005 diretto da James McTeigue. Il film è tratto dal romanzo a fumetti “V for Vendetta”, scritto da Alan Moore e illustrato da David Lloyd, prodotto e adattato per il grande schermo da Andy e Larry Wachowski.
La storia è ambientata in un Regno Unito distopico, divenuto una società totalitaria governata da un regime repressivo simile a quello del romanzo 1984 di George Orwell, guidato dall’Alto Cancelliere Adam Sutler.
Vi si oppone un misterioso individuo, V, un rivoluzionario con il volto coperto da una maschera di Guy Fawkes.

Qua sotto qualche curiosità:

NUOVO TAGLIO
Natalie Portman ha raccontato che rasarsi a zero era una cosa che sognava di fare da anni.

SECURITY
Per girare la scena dell’esplosione, nei pressi della Houses of Parliament di Londra, non fu affatto facile.
La produzione ottenne il permesso di girare solo tra la mezzanotte e le 4:30 del mattino e potevano bloccare il traffico nei paraggi soltanto per quattro minuti alla volta.
Per la parte con i due carri armati, la sicurezza fu massima: i mezzi erano veri e ogni notte, prima di trasportarli per le riprese, ogni carro veniva ispezionato dal personale di sicurezza del governo per assicurarsi che gli armamenti non funzionassero e non fossero stati alterati in alcun modo.

HUGO WEAVING
L’attore era già noto alle sorelle Wachowski per l’intepretazione dell’agente Smith nella trilogia di Matrix.
Il ruolo di V, tuttavia, non fu da subito suo: il primo attore che interpretò il personaggio fu James Purefoy, che abbandonò il set dopo quattro settimane perché aveva difficoltà nel recitare con la maschera.
In quanto produttrici le Wachowski suggerirono l’attore come rimpiazzo: dopo aver tentato di registrare la sua performance con dei normali microfoni o con un microfono posto all’interno della maschera, si optò per il ridoppiaggio.
Hugo Weaving recitò sul set e poi in post-produzione andò a doppiare la totalità delle battute di V (anche nelle scene in cui sotto la maschera al posto suo c’era James Purefoy).

FUOCO
Per la scena in cui V emerge da Larkhill venne coinvolto Chad Stahelski, già stunt di Keanu Reeves in Matrix e futuro regista della saga di John Wick.
Stahelski ha attraversato il fuoco indossando solo uno speciale gel resistente e un perizoma.
La sua temperatura corporea doveva essere abbassata prima di girare la scena e “fortunatamente” la notte delle riprese c’erano appena tre gradi sotto lo zero.

CHE PAZIENZA
Per formare il domino vennero usate 22.000 tesserine e oltre 200 ore di lavoro.

COMPLOTTO
Poco prima che arrivi l’armata di V, si vede il Big Ben che sta per segnare le 11:05.
Le lancette dell’orologio formano la lettera V, ma non c’è solo quel dettaglio:

– Novembre è l’undicesimo mese dell’anno, quindi secondo la maniera statunitense di scrivere le date, 11:05 sta per 5 Novembre.
– Quando V si presenta a Evey per la prima volta dice 55 volte la lettera V (nel discorso in lingua originale).
– 5 in numeri romani si scrive V.
– Guardando con attenzione la lettera V è dappertutto: sui muri, per terra, formata da cose e persone; regista, sceneggiatori e scenografi si sono divertiti a disseminarla lungo tutta la pellicola.
– Anche il nome della co-protagonista nasconde un ennesimo gioco di parole. Il personaggio di Natalie Portman si chiama Evey. Quando la conosce per la prima volta, V le dice subito che “non gioca a dadi e non crede alle coincidenze”: questo perché il nome di Evey è creato apposta per avere ancora dei riferimenti alla lettera V:
E – è la quinta lettera dell’alfabeto, e abbiamo visto che in numeri romani equivale a V
V – simboleggia il numero 5
E – vedi sopra
Y – la venticinquesima lettera dell’alfabeto: 25 (cinque per cinque)

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