GHOSTWRITER – COME TROVO LO STILE GIUSTO?

 

I cambi di stile sono l’aspetto più difficile del ghostwriting.
Scrivere bene non basta. Bisogna sapersi adattare e ascoltare tanto.

In questo terzo appuntamento, mi concentrerò su “Come agisce un ghostwriter”.

Prima di tutto è importante sottolineare un concetto: non è necessario conoscere tutto di tutto.
Ci si può specializzare in un determinato settore (secondo me è la scelta ottimale) ma la formazione arriva anche grazie alla varietà.
Affrontare diversi argomenti, spaziare, permette di confrontarsi con diversi target e, quindi, variare il proprio stile.

Siamo tutti d’accordo che non si può scrivere allo stesso modo un articolo di moda per una rivista e un podcast dall’impronta giornalistica/crime. Cambiano la terminologia, il tono, l’atmosfera, tra le altre cose.
La comunicazione, quindi, si deve adattare di conseguenza.

Il ghostwriter è un investigatore. Conosce il cliente, impara la sua gestualità, il suo modo di raccontare, i mezzi che usa per esprimersi e il suo pubblico di riferimento.
Se tiene dei webinar il ghost ci sarà. Se fa delle live lui sarà presente.

Detta così sembra più un tentativo di stalking ma posso garantire che, alla fine, si crea un vero e proprio rapporto di fiducia con il cliente, che è sempre bene rispettare.

MARTEDÌ DELLO XENO – LE MIE VACANZE PENSANDO A MAJIN BU

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO, un aneddoto.

Era il 2007, io e una mia amica guardavamo Dragon Ball. Non c’era un reale interesse, lo seguivamo perché al pomeriggio non davano altro.

Succede che quell’estate decidiamo di fare una lunga vacanza in giro per la Toscana. Tra le tante cose, qualche settimana prima della nostra partenza compare Majin Bu: un alieno pacioso, simpatico, che sembra andare d’accordo con tutti.

Arriva quindi il giorno della partenza, si va in vacanza e per circa un mese non riusciamo a trovare il tempo e i mezzi per seguire la trama. In quella fascia oraria eravamo al mare, in collina o perse per qualche città.
Nonostante ciò Majin Bu è sempre nei nostri pensieri.

Terminato il viaggio, cerchiamo di capire cosa ci siamo perse.
E rimaniamo sconvolte.
Non è successo niente. È ancora lì, bello paciarotto, che ride e scherza come se nulla fosse.
In quel momento abbiamo effettivamente constatato la lentezza storica di Dragon Ball e abbandonato definitivamente la serie.

Ora, se qualcuno ha voglia di spiegarmi che fine ha fatto Majin Bu (perché so che poi diventa cattivo) nei commenti, una specie di versione “Senza Impegno”, mi togliete una curiosità.

(Potrei cercare tutto il resoconto su Internet ma credo che detto da qualcuno che effettivamente ha seguito il suo arco narrativo diventi un po’ più interessante).

UN MILIONE DI ANNI FA

 

“Un milione di anni fa” è un film del 1966, diretto da Don Chaffey. Si tratta di un remake del film “Sul sentiero dei mostri”, del 1940.

Ci troviamo nell’Età della pietra.
Le persone sono divise in due tribù: il Popolo delle Rocce e il Popolo delle Conchiglie.

Conosciamo quindi Tumak, della tribù delle montagne, un ragazzo che viene cacciato dal gruppo perché non in linea con le idee del padre. Il giovane decide di scendere lungo la costa ma lì si scontra con una gigantesca tartaruga marina.
Viene salvato da Loana, una ragazza appartenente al popolo del mare.

Si tratta di una storia d’amore inserita in uno sfondo ostile, di natura crudele e selvaggia.

Il film si affida all’esperienza del produttore cinematografico Ray Harryhausen e alla bellezza di Raquel Welch, il cui poster ritroviamo anche ne “Le ali della libertà” (1994).

Uomini muscolosi e donne avvenenti rilanciano quindi il filone pseudo-fantascientifico delle avventure ambientate in mondi preistorici: tra combattimenti con pterodattili e romantiche love story.

Purtroppo non c’è molto spazio all’approfondimento: il ritratto della vita tribale è davvero semplicistico. I personaggi comunicano tra loro attraverso suoni gutturali e la principale differenza tra i due popoli in conflitto è data dal colore dei capelli e dall’uso delle armi.

GHOSTWRITER – COSA SCRIVO?

 

“Quindi chiunque può scrivere un libro. Basta che ti passo un’idea e poi la sviluppi tu”.
No, non proprio.
Quando ti affidi a un ghostwriter, l’esperto sei tu, sei tu che conosci la tua materia e mi fornisci le fonti.

In questo secondo post vi spiego la mia professione, una specie di “Come funziona il ghostwriting, Senza Impegno”.

Dovete sapere che sempre più aziende o professionisti hanno bisogno di qualcuno che organizzi e definisca la loro comunicazione. Magari vogliono far conoscere la propria attività però non hanno molta dimestichezza con la scrittura. Oppure non hanno il tempo materiale per farlo.

E allora meglio passare i contenuti a un ghostwriter.
Alla fine, un testo scritto e strutturato male non porterebbe alcun vantaggio al professionista. Meglio commissionare il lavoro a chi scrive ogni giorno e ha fatto della scrittura un mestiere.

Quindi, di cosa si occupa un ghostwriter?
– Biografie
– Articoli
– Post social
– Manualistica
– Contenuti per podcast o video

E i romanzi?
No, in Italia questo genere di mercato non funziona. Al massimo si possono riscrivere alcuni passaggi che proprio non trovano una forma precisa ma un intero libro proprio no.

PLUTO

 

“Pluto” è un manga di Naoki Urasawa pubblicato, in Italia, dalla Panini Comics.
Il manga è basato sulla serie “Astro Boy”, di Osamu Tezuka e ri-narra, con il suo stile, l’episodio “Il più grande robot del mondo”.

L’opera è stata un successo e ha vinto numerosi premi, incluso il nono Premio culturale Osamu Tezuka e il Seiun Award (come miglior manga).

Si tratta di un thriller fantascientifico, che mostra l’umanità intrinseca all’interno della macchina. Non a caso, il protagonista è Gesicht, un robot detective dell’Europol.

I robot, infatti, possono avere un aspetto umanoide, ma non solo: coltivano aspettative di vita, sono in grado di simulare la maggior parte delle attività umane e sentono l’esigenza di sposarsi e soddisfare i loro impulsi genitoriali.
La loro mente complessa li spinge a porsi domande etiche, perfino a sognare.

Per queste ragioni, la legge tutela i diritti dei cittadini meccanici.
Ma non tutti sono d’accordo.

MARTEDÌ DELLO XENO – I GROMFLAMITI

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, i Gromflamiti: antagonisti ricorrenti della serie “Rick e Morty”.

La loro storia è in gran parte sconosciuta, ma pare che a un certo punto abbiano ottenuto il controllo della Federazione Galattica.

Sono creature insettoidi, con molte caratteristiche simili a mosche e mantidi religiose.
I loro corpi sono di un colore verde opaco, ricoperti da peli e piccole protuberanze.
Il busto è conico, con la testa molto più piccola della parte superiore del corpo, grandi occhi rossi e due piccole antenne che sporgono dalla sommità.
Il loro sangue è blu e sono in grado di riprodursi asessuatamente.

Anche se non sembrano mostrare le emozioni, possono sudare visibilmente in situazioni stressanti.

Hanno almeno due caste che seguono una divisione tra soldati e lavoratori.
Quelli di rango più alto hanno una corporatura massiccia e gobba, ma sono in grado di volare. Si caratterizzano anche per le mandibole simili ad artigli.
I Gromflamiti “civili”, invece, hanno una struttura molto più agile, quasi umanoide.

FALLOUT NEW VEGAS: IL VICE SCERIFFO INCASTRATO

 

Fallout New Vegas mi ha appena regalato delle grandi emozioni.

Sono nella Zona contaminata del Mojave, a Primm.
Ci sono problemi in città: un’evasione di massa dal complesso penitenziario dell’RNC sta disturbando la quiete. Un gruppo di Powder Ganger ha ucciso lo sceriffo e preso il controllo del luogo. Gli abitanti, barricati in un casinò, chiedono il mio aiuto.

Acconsento.
Non per bontà ma perché il vice sceriffo, tale Agente Beagle, è stato catturato dai cattivi e solo lui ha informazioni importanti riguardo l’uomo che sto cercando disperatamente.

Va bene.
Entro subito all’Hotel Bisonte, faccio una mattanza e poco dopo trovo Beagle a terra, legato. Gli chiedo di snocciolare tutte le info ma lui rimanda la discussione a un secondo momento, quando saremo al sicuro.

Sì, mi sembra ragionevole. Lo libero.
Appena si rimette in piedi, Beagle cerca di scappare ma rimane incastrato nel pavimento.
“Ben ti sta, infame. Volevi scappare, eh? E invece sei caduto in un glitch”.

Dopo un breve ma intenso momento di soddisfazione, provo a liberarlo.
Cioè, ci tento in tutti i modi ma niente: mezzo busto è fissato a terra.
Gli parlo ma lui non sente ragioni. È come Artax, della Storia Infinita. Solo che lui mi guarda sorridente, perso in una palude di anomalie non calcolate dal gioco stesso.

D’accordo. Esco e poi rientro all’Hotel ma lui è ancora lì.
Stavolta le gambe sono al piano di sopra e pendono dal soffitto.
Sì, la situazione è peggiorata.

L’ultimo salvataggio risale a prima dello scontro ma non posso andarmene da lì senza le mie informazioni.
Quindi torno indietro nel tempo, rifaccio una mattanza e ri-arrivo nella stanza dell’Agente ma lui è scomparso.
Non c’è.

E così per i successivi quattro massacri e relativi caricamenti.

GHOSTWRITER – IL MIO RUOLO

 

Sono una ghostwriter.
E adesso vi racconto come funziona il mio lavoro.
In modo easy, molto semplice.

Per tutto febbraio – una volta a settimana – proverò a spiegarvi questa professione e dipanare tutti i sospetti legati a un’attività ancora avvolta nel mistero.

Dunque, la ghostwriter è una professionista che scrive per altre persone.
Parlo con il committente dell’argomento da trattare, definiamo l’obiettivo, inquadro il suo stile e mi metto a totale disposizione per rendere la sua comunicazione efficace. E una volta che il testo è pronto e il cliente è soddisfatto, il mio lavoro è finito.

Ecco la parte che sconvolge molte persone.
Non firmo l’opera, non sono citata, non appaio da nessuna parte.
Come Milord: tiro su il mantello e via.

Il ghostwriting non si sposa bene con l’egocentrismo: quando sei portatore della voce altrui ne hai piena responsabilità e questo è il privilegio più grande di tutti. (Anche se, nella storia, ci sono stati dei casi in cui il ghostwriter è stato citato nel colophon del libro).

Sicuramente servono almeno due caratteristiche – oltre lo scrivere bene –: flessibilità e tanta discrezione.

GLI HAIKU

 

Cos’è un Haiku?

È un componimento poetico breve, di origine giapponese, una poesia dalle dimensioni di un respiro.

Le sue origini risalgono al XVII secolo e, anche se non sono certe, si pensa che formassero la prima strofa di una “poesia a catena”, cioè un componimento scritto a più mani.

La forma italiana di un Haiku utilizza una struttura di 3 versi, rispettivamente di 5, 7 e infine ancora 5 sillabe, per un totale di 17 sillabe.
Di solito, il primo verso definisce il contesto tramite un riferimento stagionale, il Kigo o “parola della stagione”, necessario per dare al componimento il contesto temporale in cui si svolge.

Per quanto gli Haiku siano brevi, scriverne uno non è così facile: serve un’attenzione particolare nella scelta delle parole, devono richiamare alla mente precise percezioni.
Alcuni Haiku hanno richiesto mesi di ragionamenti e rivisitazioni prima di trovare la loro forma finale.

Un famoso esempio di Haiku, è il componimento che Ben Hascom dedica a Beverly Marsh, nel libro “IT” di Stephen King.

“Your hair is winter fire,
January embers,
My heart burns there, too.”

Tradotto così.

“Brace di Inverno.
I capelli tuoi.
Dove il mio cuore brucia.”

LUNA ZERO DUE

 

“Luna zero due” è un film di fantascienza del 1969 diretto da Roy Ward Baker.
Distribuito tre mesi dopo l’allunaggio, venne definito come “il primo western lunare” ma non riuscì proprio a convincere il pubblico.

La storia si svolge nel 2021: durante la colonizzazione della Luna.
Bill e Dan si dedicano al recupero di satelliti fuori uso ed è proprio durante una missione che i due atterrano a Luna City, una città sulla Luna. Lì incontrano J.J. Hubbard, un ricchissimo uomo d’affari che li incarica di catturare un asteroide molto prezioso, del tutto composto da zaffiro.

Un film che non vuole prendersi sul serio ma che presenta comunque un paio di chicche: dagli effetti visivi ideati da Les Bowie (artista veterano che lavorò a numerose produzioni britanniche di fantascienza) alla progettazione degli ambienti.
Infatti, se la navicella Luna 02 viene descritta nel film come “abbastanza vecchia” (perché ispirata ai modelli Apollo della NASA), tutta la tecnologia che troviamo sulla Luna è molto più moderna e di design.

Un esempio? La famosa Sedia Palla ideata nel 1966 dal designer finlandese Eero Aarnio (un’ispirazione che troviamo anche in “Man In Black”).

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