SLIPSTREAM

 

Avete mai visto Slipstream?

Si tratta di un film di fantascienza britannico del 1989.
Il regista è Steven Lisberger (già noto a molti per aver creato e diretto “Tron” nel 1982).

La trama è semplice.
Ci troviamo in un futuro non troppo lontano e la Terra è stata devastata dall’inquinamento. In questo scenario quasi post-apocalittico il cacciatore di taglie Matt Owens rapisce un assassino, già catturato da due agenti di polizia, per riscuotere il generoso compenso ma non tutto andrà come aveva previsto.

La pellicola, prodotta da Gary Kurtz (che aveva già collaborato con George Lucas nei primi due film di Star Wars) trova un cast di tutto rispetto: Mark Hamill, Bill Paxton, Bob Peck e Kitty Aldridge ma anche Ben Kingsley, Robbie Coltrane e F. Murray Abraham.

Insomma gli attori c’erano e tutti di grande talento ma nonostante le premesse il film è stato un vero e proprio flop che non ha incontrato i gusti – e forse non ha nemmeno soddisfatto le aspettative – delle persone.

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI ULTRACORPI

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, dei vegetali subdoli.

Gli Ultracorpi (in originale “Body Snatchers”, traducibile come “Ladri di Corpi”) sono una specie aliena parassitica ideata dallo scrittore statunitense Jack Finney.
Antagonisti dell’omonimo romanzo del 1954, arrivato da noi con il titolo “Gli invasati”, hanno avuto anche numerosi adattamenti cinematografici, i più famosi dei quali sono “L’invasione degli ultracorpi” (1956), pellicola culto del genere, e “Terrore dallo spazio profondo” (1978).

Originari di un pianeta ormai consumato delle sue risorse, queste creature si sono evolute nella forma di baccelli in grado di viaggiare nello spazio, sospinte dai venti solari.
Quando atterrano su un pianeta, poi, sostituiscono gli abitanti con copie identiche, complete di ricordi e conoscenze dell’individuo originale ma prive di emozioni.

Nel caso degli umani, questo avviene durante il sonno: il “baccellone” si collega al corpo tramite dei viticci e nel giro di poche ore ne fa crescere un duplicato al suo interno. E, al termine del processo, della persona resta solo un mucchietto di polvere.
Le copie così create sono sterili e vivono circa 5 anni terrestri. Tempo che impiegano per assimilare di nascosto l’intera specie indigena e consumare tutte le risorse del pianeta.

Infine, semplicemente, ripartono alla ricerca di un nuovo mondo da depredare.

Per quanto terribile, va però detto che nel loro operato non c’è alcuna crudeltà. Essendo privi di emozioni, infatti, le loro azioni sono dettate solamente dall’istinto di sopravvivenza.

Ultima curiosità: nel romanzo viene lasciato intendere come le civiltà di Marte e della Luna siano state assimilate e consumate proprio dagli Ultracorpi, prima che questi arrivassero sulla Terra.

PLAN 9 FROM OUTER SPACE

 

“Plan 9 from Outer Space” è un film horror fantascientifico del 1959 scritto e diretto da Edward D. Wood Jr.

Considerato il suo film più famoso, venne ignorato dalla critica fino al 1978, anno della morte del regista, quando i critici Harry Medved e Randy Dreyfuss lo definirono “il peggior film di tutti i tempi”.

In effetti c’è un bel minestrone di roba: dischi volanti, sovrani alieni, onde elettromagnetiche che riportano i morti in vita. E le riprese durarono poco più di una settimana.

Le critiche si concentrarono sugli effetti speciali ridicoli (anche per l’epoca): si possono vedere facilmente i fili che sorreggono i modellini delle astronavi e gli attori che recitano davanti a uno sfondo finto, proiettando su di esso le loro ombre.

Qualificato come “divertente per chi sa apprezzarne lo spudorato dilettantismo, le strampalate scenografie, i dialoghi tremendi, l’assurda logica narrativa”, “un thriller fantascientifico involontariamente comico prodotto dall’anti-genio Ed Wood che viene celebrato solo per la sua sbalorditiva inettitudine” e “così celebre per la sua bruttezza da essere ormai oltre qualunque critica”, oggi sembra sia stato in qualche modo rivalutato.

Ed Wood, tagliato fuori dal mainstream hollywoodiano in quanto non in linea col gusto corrente, ha dovuto sempre arrangiarsi con budget ridicoli e tempi ristrettissimi, questo dobbiamo sempre ricordarlo.

Quindi non fermatevi alle apparenze.
Soprattutto perché in “Plan 9” troviamo anche una delle più toccanti riflessioni sulla decadenza delle icone hollywoodiane: la breve apparizione di Bela Lugosi (l’ultima sugli schermi) che ormai anziano e acciaccato, viene rappresentato dal regista mentre ammira un fiore e con la voce narrante intenta a sottolineare la malinconia di questa situazione.

«Il dolore per la morte di sua moglie divenne un’agonia sempre più grande. La casa che avevano così a lungo condiviso divenne una tomba. Un dolce ricordo della loro vita felice. Il cielo che lei guardava un tempo era ora solo una coperta sul suo corpo morto. I fiori bellissimi che aveva piantato con le sue stesse mani divennero nient’altro che le rose perdute delle sue guance. Confuso per questa grande perdita, il vecchio lasciò quella casa, per non tornare mai».

CURIOSITÀ SU JURASSIC PARK

 

Jurassic Park è un film del 1993 diretto da Steven Spielberg, basato sull’omonimo romanzo scritto da Michael Crichton.

Amato da molti, è considerato il primo film ad alto budget a fare uso di CGI.
Ma è anche elogiato per le recitazioni, la colonna sonora di John Williams e la regia di Spielberg, cose che lo hanno portato a diventare il maggior successo cinematografico dell’anno e il film con maggiori incassi nella storia del cinema (il record verrà battuto qualche anno dopo da Titanic).

Ho trovato qualche curiosità legata proprio al primo capitolo della saga.

– Durante le registrazioni pioveva spesso e il T-Rex meccanico, esposto alla pioggia, non sempre funzionava correttamente perché andava in corto circuito.
La produttrice Kathleen Kennedy, lo ricorda così: “Il T-Rex faceva venire i brividi, a volte. Ci spaventava a morte. Accadeva, per esempio durante la pausa pranzo, che cominciasse a muoversi da solo. All’inizio non sapevamo cosa stesse succedendo, e poi ci siamo resi conto che era a causa della pioggia. Ma ci siamo presi un bello spavento, le prime volte.”

– La Universal si è assicurata i diritti del romanzo ancor prima che venisse pubblicato. L’uscita del libro e del film, tra l’altro, hanno influenzato così tanto l’immaginazione dei lettori e degli spettatori che le iscrizioni alle facoltà di paleontologia, in quegli anni, si moltiplicarono.

– Nel film, l’incontro con il Triceratopo malato termina senza una vera spiegazione del motivo per cui l’animale sia in quelle condizioni. Ma nel romanzo è tutto più chiaro: agli stegosauri (nel libro la specie è questa) mancavano i denti adatti per triturare il cibo e quindi inghiottivano delle pietre che – nel tratto digestivo – macinavano il cibo per favorirne la digestione. Dopo qualche settimana, però, le rocce diventavano troppo lisce per essere ancora utili e l’animale le rigettava.
Nel film, invece, il bestione trova e mangia nuove rocce da utilizzare ma per sbaglio strappa anche qualche bacca di lillà dell’India occidentale. Ellie però cerca tra gli escrementi quando bacche e pietre sono già state rigurgitate e questo spiega perché non ne trova alcuna traccia.

– Ci sono solo quindici minuti di film in cui vediamo effettivamente dei dinosauri. Di questi, nove minuti sono per gli animatroni realizzati da Stan Winston, nei restanti sei, invece, si tratta della CGI della Industrial Light & Magic.

– L’audizione di Ariana Richards (che nel film interpreta Alexis, la nipote di John Hammond) consisteva nel mettersi di fronte a una telecamera e urlare a squarciagola. Steven Spielberg “voleva vedere come l’attrice era capace di mostrare il puro terrore”.
In un’intervista, la Richards ha ricordato poi un aneddoto divertente: “Ho saputo che Steven aveva visto alcuni provini di ragazze, quel giorno, e che il mio nastro fu l’unico che riuscì a svegliare sua moglie, che dormiva accanto a lui sul divano, tanto che si alzò di scatto e andò in corridoio, a controllare se i bambini stessero bene”.

Fonte: Cinefilos

MARTEDÌ DELLO XENO – I SELENITI

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO una specie di alieni cinematografici.

I Seleniti, gli abitanti della Luna, sono creature umanoidi originarie del nostro satellite.

Alti all’incirca quanto un umano, hanno molti tratti insettoidi: chele al posto delle mani, ocelli al posto degli occhi e una parte o l’intero corpo coperto da un carapace.
Nonostante l’aspetto minaccioso, però, a causa della bassa gravità del loro planetoide, sono fisicamente molto più deboli degli umani.

La loro società, spesso descritta come sofisticata, intelligente ed evoluta, si è sviluppata in enormi gallerie scavate sotto la superficie lunare ed è divisa in caste, un po’ come se fossero delle formiche spaziali.

Molto presenti nei romanzi fantascientifici di fine ottocento e inizio novecento, (H.G. Wells, nel suo romanzo “I primi uomini sulla Luna”, li descrive molto nel dettaglio), la loro incarnazione più famosa è probabilmente quella apparsa in “Viaggio nella Luna” (Le Voyage dans la lune), pellicola del 1902 di Georges Méliès, entrata nell’immaginario collettivo come il primo film di fantascienza della storia.

I Seleniti di Méliès, che si ispira liberamente proprio al testo di Wells e al romanzo “Dalla Terra alla Luna” di Jules Verne, facendo un mix dei due, catturano gli esploratori terrestri arrivati sulla Luna e li conducono al cospetto del loro Re.
Gli umani riescono però a liberarsi, uccidono il sovrano e scappano via, inseguiti dagli alieni, comprensibilmente adirati.
Raggiunta la loro nave-proiettile riescono quindi a “ricadere” sulla Terra, lasciando i Seleniti a bocca asciutta (tranne per uno di loro, che è riuscito ad aggrapparsi alla nave).

Se volete vedere il film, potete farlo cliccando questo link.

LE TRE “VERE” ENTERPISE-D

 

Una delle cose che mi affascina di più dei vecchi film di fantascienza girati prima dell’avvento della CGI è sapere che quelli che sto guardando sullo schermo sono modellini (o, spesso, modelloni) realmente esistenti.
Adoro in particolare i veicoli, soprattutto le astronavi. E quando le vedo sfrecciare sullo schermo, così dettagliate e “reali”, mi viene sempre da pensare a tutto il lavoro che c’è dietro.

Così mi sono andata a informare e, per esempio, ho scoperto che per girare le sequenze nello spazio viste nelle sette stagioni di Star Trek – The Next Generation furono realizzati tre diversi modelli dell’Enterprise D.

Il primo, il più grosso, era lungo 6 piedi (circa 1,80 metri) e fu costruito all’inizio del 1987 dalla Industrial Light & Magic, famosa azienda specializzata in effetti speciali per cinema e televisione.
Dei tre, è l’unico modello che si poteva dividere in sezione a disco e sezione motori. Tuttavia, essendo molto ingombrante e difficile da maneggiare, una volta accumulati un po’ di filmati di repertorio, lo si impiegò di rado.
Venne ripreso anche nel film “Star Trek: Generazioni” (1994), perché la maggior risoluzione della pellicola cinematografica richiedeva che si vedessero bene i dettagli dell’astronave.

Il secondo modello, il più piccolo, era lungo appena 2 piedi (circa 60 cm) e venne costruito assieme al primo.
Serviva per le scene in cui la nave veniva inquadrata da lontano, quindi era molto meno dettagliato. A differenza di quello da 6 piedi, che aveva dentro una lucina per ogni singola finestrella, qui le uniche parti illuminate erano i motori e il deflettore di navigazione.

Infine, un paio d’anni dopo, nel 1989, quando lo show aveva iniziato a ingranare, venne prodotto anche un terzo modello di scala intermedia lungo 4 piedi (circa 1,20 metri).
Questo prendeva “il meglio da entrambi i mondi” e univa le caratteristiche dei due predecessori: era molto più facile da maneggiare rispetto a quello più grosso, ma al contempo abbastanza dettagliato da poter essere usato per le riprese ravvicinate.
La forma del vascello venne anche leggermente ritoccata e resa più tozza, motivo per cui gli addetti ai lavori l’avevano soprannominato “il bulldog”.
A partire da metà della terza stagione, con l’eccezione di qualche riutilizzo occasionale dei filmati di repertorio, tutte le scene dove si vede l’Enterprise sono state girate usando questo modello. E, anni dopo, fu lui a essere modificato nella famosa versione a tre gondole vista nell’episodio finale della serie.

MARTEDÌ DELLO XENO – I SULLUSTANI

 

Oggi per il MARTEDÌ DELLO XENO torniamo nell’universo di Guerre Stellari.

I sullustani sono una specie umanoide originaria dell’inospitale pianeta Sullust, un mondo lavico, arido e dall’atmosfera tossica, i cui abitanti vivono in enormi e sofisticate città sotterranee altamente tecnologiche.
L’industria è al centro dell’economia del pianeta, con la mastodontica SoroSuub Corporation che dà lavoro a oltre la metà della popolazione e, di conseguenza, esercita una notevole influenza sul governo planetario.

A livello estetico, i sullustani sono piuttosto simili agli umani. Certo, con l’ovvia eccezione del volto, che presenta grossi occhi scuri e senza iride, due caratteristici lembi di pelle sulle guance e orecchie molto grandi che conferiscono loro un udito molto sensibile.
La carnagione può essere rosa pallido oppure grigiastra. Invece l’altezza, curiosamente, varia di molto tra individui ed è compresa fra il metro e il metro e ottanta.

Come specie, sono famosi in tutta la galassia per il loro straordinario senso dell’orientamento (derivato, si dice, dall’essersi evoluti in un ambiente labirintico come le grotte di Sullust), caratteristica che li rende eccellenti piloti e navigatori.

Il sullustano più noto ai fan della saga è probabilmente Nien Nunb, prima contrabbandiere e poi pilota della Resistenza, apparso per la prima volta ne “Il ritorno dello Jedi” (Episodio VI), alla guida del Millennium Falcon assieme a Lando Calrissian durante la battaglia di Endor.
Il personaggio è poi stato anche ripreso nell’ultima trilogia (Episodi VII, VIII e IX).

QUALCHE CURIOSITÀ SU 1984

 

Tutti conosciamo 1984, il celebre romanzo distopico di George Orwell ma ecco alcune curiosità che ho scoperto, indagando sul testo:

– David Bowie ha scritto una canzone “1984”, ispirata al romanzo. Pubblicata nel 1974 come singolo tratto dall’album Diamond Dogs, gran parte del progetto era stato pensato per un musical basato sul romanzo stesso. Purtroppo però la moglie di Orwell non concesse i diritti, perciò non si realizzò mai.

– La trasposizione cinematografica “Orwell 1984” (con John Hurt) è molto accurata. È uscita nel 1984, rispettando nelle riprese anche i mesi e i luoghi citati da Orwell.

– Esiste un whisky ispirato al romanzo. Orwell scrisse parte del suo capolavoro sull’isola di Jura, in Scozia. Così, una distilleria scozzese, chiamata appunto Jura, ha ideato e prodotto 1,984 bottiglie di “Jura 1984 Vintage”, un whisky dalle vaghe note di caffè.

– Ne “L’uomo che fuggì dal futuro” (THX 1138 – 1970) di George Lucas, vediamo coniugati gli orrori di 1984 con quelli de “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley.

– “Half-Life 2” è ambientato in una città immaginaria, City 17, che presenta molte chiare analogie con il mondo di 1984. La popolazione indossa tute numerate e vive sotto le leggi e il controllo di un leader carismatico. Wallace Breen, infatti, appare alle masse tramite schermi posizionati nelle abitazioni e nelle piazze.

– Nel video game “Remember Me”, ambientato nel 2084, le memorie degli esseri umani sono digitalizzate, memorizzate e interscambiate da una società privata (Memorize), dalla quale i governi ne sfruttano occultamente la tecnologia Sensen per fini politici e militari. La protagonista è parte del movimento sovversivo, equivalente alla Fratellanza del romanzo. Inoltre, La Bastiglia è una prigione che ospita dissidenti e prigionieri politici allo scopo di cancellarne e riprogrammarne la memoria, in parallelo con quanto avviene nel Ministero dell’Amore.

– V for Vendetta, graphic novel di Alan Moore e David Lloyd, è chiaramente ispirata a 1984. La società distopica è strutturata in modo molto simile a quella del romanzo di Orwell e i cittadini di una Londra sono soggetti a continui condizionamenti audiovisivi da parte dei tiranni che governano.
Nel film omonimo nel 2005, tra l’altro, vediamo John Hurt nel ruolo del dittatore Adam Sutler (l’attore era stato già interprete di Winston Smith, nell’adattamento cinematografico del libro).

– Nel 1984 Apple presentò al pubblico il nuovo “Macintosh” attraverso uno spot pubblicitario, girato dal regista Ridley Scott.
Nel video, veniva sfruttata la metafora di un regime dittatoriale (il riferimento era l’IBM), mentre Apple voleva proporsi come figura anticonformista.
Lo spot diceva: «Il 24 gennaio Apple Computer presenterà il Macintosh. E vedrete perché il 1984 non sarà come 1984.»

fonte: solo libri

MARTEDÌ DELLO XENO – EGO

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, un pianeta.

Ego è un personaggio dei fumetti Marvel Comics, ideato da Stan Lee e Jack Kirby.
La sua prima apparizione è avvenuta in The Mighty Thor (Vol. 1) n. 132, nell’ottobre del 1966.

Nasce nella Galassia Nera (una porzione di spazio sconosciuta ai terrestri) formandosi da polveri e gas cosmici, in seguito sviluppa anche coscienza e intelligenza.
Si può definire come uno degli Antichi dell’Universo.

Ego fu scoperto dai Rigelliani, ma distrusse le loro navi prima che il segreto venisse divulgato. Dopo molte ere, decise infine di iniziare a colonizzare, creando umanoidi dalla sua sostanza e spedendoli a conquistare altri pianeti.

Il suo diametro è di circa 6.700 km e, ovviamente, ha un controllo totale sulla sua intera massa. È in grado di usare la sua stessa sostanza per creare tentacoli e sensori organici. Può manipolare la sua superficie per far apparire un volto gigantesco, essere inospitale o creare un clima paradisiaco così da indurre i viaggiatori a stabilirsi sulla sua superficie. Per poi assorbirli.

Possiede molti organi interni paragonabili a quelli di un organismo umanoide: tunnel/arterie, percorsi da magma/sangue, un sistema linfatico di petrolio grezzo e un enorme organo simile a un cervello.

(Ego appare come antagonista principale nel film “Guardiani della Galassia Vol. 2”, interpretato da Kurt Russell. In questa versione è il padre di Star-Lord).

MARTEDÌ DELLO XENO – JAR JAR BINKS

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, uno dei personaggi più detestati della Saga di Star Wars.

Jar Jar Binks compare per la prima volta nel film “La minaccia fantasma”, il primo della trilogia prequel.

Durante il Blocco di Naboo, il Maestro Jedi Qui-Gon Jinn salvò accidentalmente la pelle di Jar Jar e il gungan gli giurò un debito di vita (cosa che gli impose di stare al suo fianco fino alla morte) e agì come guida per lui e il suo allievo Obi-Wan Kenobi, accompagnandoli anche durante la successiva fuga verso Tatooine.

Dapprima esiliato dai suoi simili a causa della sua goffaggine, Jar Jar diventò poi Generale della Grande Armata Gungan nella battaglia di Naboo e in seguito rappresentante del suo popolo nel Senato galattico.

Come tutti i gungan (umanoidi anfibi originari del pianeta Naboo) parla con un accento caratteristico ed è in grado di vivere sia a terra che sott’acqua. Ha inoltre una lunga lingua che usa per afferrare il cibo e altri oggetti.
Nonostante non sia un abile combattente, si rivela coraggioso e affidabile anche nelle circostanze più difficili. Oltre a essere un eccellente nuotatore, Binks è anche bravo a comunicare con gli animali, sia terrestri che acquatici.

Devo però citare una strana teoria che lo riguarda.
Verso la fine di ottobre del 2015, un utente di reddit con il nickname di “Lumpawarroo” ha pubblicato una speculazione secondo il quale Binks sarebbe stato inizialmente progettato per essere uno dei principali antagonisti della serie (e un collaboratore di Palpatine), salvo poi essere tolto dal ruolo di cattivo e venire sostituito dal Conte Dooku.

Questa fan art seria, invece, è di Kevin Cassidy.

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