LE FURIE BIANCHE [WARHAMMER 40.000 SENZA IMPEGNO EP. 23]

Un viaggio attraverso il tetro e sanguinoso universo di Warhammer 40.000. Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

Oggi vi parlo un po’ del capitolo delle Furie Bianche e di Jaghatai Khan, il loro Primarca.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Evolution https://www.bensound.com/

In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos

MARTEDÌ DELLO XENO – ALF

 

Dopo aver tanto parlato di alieni cattivi che vogliono distruggere l’umanità o dominare la Terra, oggi voglio dedicare il MARTEDÌ DELLO XENO a qualcosa di più leggero.

Chi dunque meglio di Gordon Shumway, meglio noto come ALF (acronimo di “Alien Life Form”), protagonista dell’omonima sit-com degli anni ’80?

Disperso nello spazio dopo l’esplosione del suo pianeta natale, Melmac, avvenuta per una apocalisse nucleare (anche se lui, ironicamente, dice che tutti gli abitanti hanno acceso l’asciugacapelli nello stesso momento), Alf precipita con la sua astronave sul garage della famiglia Tanner, in California.
Dopo un’iniziale momento di confusione e apprese le torture alle quali l’alieno verrebbe sottoposto se catturato dal governo, i Tanner accettano di dargli rifugio e nasconderlo finché la sua nave non sarà stata riparata, dando inizio ad una bizzarra convivenza.

Fisicamente, Alf si presenta come un umanoide alto meno di un metro, tozzo e ricoperto da una folta pelliccia, con l’eccezione del volto e delle orecchie. Ha occhi neri senza iride, un grosso muso e solamente quattro dita per mano.
Stando a quanto afferma, poi, ha 229 anni e il suo corpo contiene dieci organi, di cui otto sono stomaci.
Caratterialmente si dimostra un bel tipetto: arrogante, disordinato, spesso impaziente e con una spiccata vena sarcastica. Adora mangiare i gatti (che su Melmac, a quanto pare, sono come le mucche) e per questo cerca spesso di catturare il gatto della famiglia Tanner, Lucky, per infilarlo in un panino.

Icona della commedia fantascientifica, oltre alla sit-com, Alf è stato protagonista anche di due serie animate derivate, una serie a fumetti della Marvel Comics, diversi videogiochi e di un film per la TV.

UN CATTIVO DA AMARE

 

L’antagonista è il malvagio della storia.
E perché?
Poniti subito questa domanda quando pensi alla nemesi della tua opera.

Tanto nella letteratura quanto nei GDR, il cattivo non può essere solo la minaccia da scongiurare.
L’antagonista ha un ruolo narrativo molto importante: quello di mostrare all’eroe un’idea differente del mondo.
Che sia un singolo malvagio o una serie di nemici che si susseguono durante la storia, il concetto generale rimane lo stesso.

1. L’antagonista ha ragione

“Il cattivo della mia storia è cattivo perché mi serve un cattivo”.
Se vuoi renderlo credibile devi essere l’avvocato dell’antagonista, il migliore amico.
Anzi, di più.
Impara a vedere la realtà attraverso i suoi occhi.
In fondo potrebbe avere un obiettivo nobile o un’idea che, per quanto spietata, salverebbe delle vite.
Magari compie delle scelte che gli infliggono sofferenza ma il suo non è sempre e per forza un “male necessario”.
L’esperienza l’ha educato a essere così.

2. Gli antagonisti non reagiscono ma agiscono

Protagonista e antagonista sono personaggi: vivono, provano emozioni, ottengono successi, falliscono.
Entrambi attraversano il “viaggio dell’eroe” ma la nemesi è partita prima. Lui ha già affrontato delle sfide, o perché no, continua ad affrontarne.
Eroi e nemici percorrono strade che si intersecano ed è lì che accade il confronto.

3. Evita i cliché

Il cattivo non deve essere la caricatura di se stesso.
“Un signore del male seduto sul trono d’ossa accarezza il suo gatto posseduto bevendo caffè senza zucchero in attesa che l’eroe venga a bussargli il portone del castello nero.”
Se si arriccia la punta dei baffi e ha una risata tetra ho disegnato il quadro completo.

Da evitare anche i titoli come: l’Oscuro, il Malefico, il Crudele.
I soprannomi vanno bene e sono pure evocativi ma può capitare che il tuo antagonista voglia essere un po’ più discreto.

Immagine: Roman Ankenbrandt, Pinterest

MARTEDÌ DELLO XENO – GLI ARACNIDI

 

Oggi, al MARTEDÌ DELLO XENO, parliamo di alieni con cui è difficile trattare.

Originari del pianeta desertico Klendathu, gli Aracnidi sfidano la Fanteria dello Spazio guidata da Johnny Rico.

Nei vari film della serie Starship Troopers se ne vedono di diversa forma e dimensione.

Potremmo suddividerli in categorie:

– Il Tanker: nero, corazzato, imponente. Spara un liquido infiammabile.
– Hopper: guerriero con le ali, più vulnerabile della sua controparte terrena.
– Plasma: il nome deriva da un getto al plasma caricato nel loro enorme addome e rilasciato in orbita, abbastanza potente da distruggere un’intera nave spaziale.
– Scorpion: invulnerabile ai colpi di arma da fuoco di piccolo calibro. Attacca sparando getti di plasma dalla coda.
– Bombardier: una palla vivente che si autodistrugge quando viene aperta.
– Control: grandi quanto una mano umana, si attaccano alla spina dorsale della loro preda guadagnandone il controllo.
– Chariot: lavoratori e trasportatori.
– Brain: sono i leader. Hanno l’abilità di produrre un suono così forte da far esplodere i vasi sanguigni umani. Sono inoltre dotati della capacità di raggiungere il cervello delle creature che attaccano (tramite una proboscide proveniente dalla bocca), rubandone le conoscenze intellettuali e risucchiandone la materia grigia.
– Queen: nessuno ne ha mai vista una ma è parte indispensabile della gerarchia interna. Depone uova.
– God: la creatura più grande e terrificante dell’universo di Starship Troopers. Può appropriarsi di un pianeta diventando parte della sua struttura interna.

Fonte: monstermovieitalia

IL TARDIS

 

Il TARDIS (letteralmente “Time And Relative Dimension In Space”) è il prodotto dell’avanzata tecnologia dei Signori del Tempo.
Come tutti sanno è “più grande all’interno”. Questo perché è “dimensionalmente trascendentale”, cioè la parte esterna e quella interna esistono in dimensioni separate.

Ma da dove attinge la sua infinita potenza? Dall’Occhio dell’Armonia, una stella in perenne stato di decadimento.
Quest’energia gli permette di trasportare i suoi occupanti in qualsiasi momento e luogo dell’universo attraversando il Vortice del Tempo, smaterializzandosi e poi materializzandosi a destinazione.

L’imprevedibilità di orientamento a corto raggio del TARDIS (rispetto alle dimensioni dell’universo) è molto spesso uno degli espedienti narrativi che dà inizio alle avventure del Dottore, anche se parte di questa casualità è in realtà intenzionale da parte della nave: il suo scopo è portare il Dottore dove “ha bisogno di andare” al contrario di dove egli “vuole andare”.

Il TARDIS può mimetizzarsi con l’ambiente circostante utilizzando il suo “circuito camaleonte” ma quello della nave presente nella serie (TT Type 40 Mark 1) si è rotto in seguito a una visita alla Londra del 1966, lasciandola bloccata nella forma di una cabina della polizia degli anni ’60.

Ho trovato due curiosità
:
– Da dove deriva il caratteristico e inconfondibile suono del TARDIS? Dalla raschiatura di una chiave sulle corde di un pianoforte. Semplice ma efficace.

– Anche nel nostro cielo viaggia un TARDIS: è un asteroide, il “3325 TARDIS” chiamato così proprio in onore della serie britannica.

IL MOMENTO DELL’EROE

 

Il gioco di ruolo ci insegna molto sulla creazione e l’approfondimento dei protagonisti di un’opera, detti anche PG.
Attraverso il GDR è possibile testare in prima persona il concept pensato per vedere quali aspetti funzionano e gli elementi che, invece, vanno rivisti e corretti.

Ma come creare un personaggio profondo, originale e ben inserito nella trama?
Curando il suo passato.

Il background è la storia del personaggio. Le origini.
Parti da una breve idea centrale e riassumila in poche righe.
Segna gli avvenimenti importanti del suo passato, quelli che gli hanno lasciato addosso un segno positivo o negativo.

LA MOTIVAZIONE

Il tuo PG deve avere una forte motivazione che lo spinge ad agire.
Non deve essere per forza un fanatico. Anzi, qualche volta il personaggio stesso fatica a riconoscere le ragioni per cui “agisce così”.
Può essere un codice morale, un principio a cui è ancorato ma anche un’emozione cardine.
Stai plasmando la sua anima e devi averla ben chiara in testa.

I DIFETTI

La perfezione appartiene al divino.
Sicuro?
Pensa cosa sarebbe la mitologia greca senza sentimenti come “gelosia”, “rabbia”, “invidia” o “possesso”.
Sono i difetti e le debolezze a far entrare un personaggio in empatia con il pubblico.
Tifiamo il protagonista quando giunge al suo obiettivo nonostante le difficoltà che ha affrontato.
Assegna debolezze fisiche o caratteriali ai tuoi PG per dare spessore alla loro vita.

LA COERENZA

Prendi tutto quel che hai deciso finora e usalo per stabilire i pensieri del tuo PG, l’aspetto fisico, il suo modo di parlare.
Ricorda: il personaggio deve sempre essere coerente con i propri principi ma anche con l’ambientazione.
Ogni scelta deve trovare un senso altrimenti c’è il rischio di lasciare il lettore spiacevolmente interdetto.

SCATENA LA SCINTILLA

A questo punto il tuo personaggio ha un passato, dei tratti distintivi e uno scopo.
In quest’ultima fase, devi dargli vita: è ora di farlo nascere.
Delinea l’ultima parte di vita che ha trascorso e domandati cosa l’abbia spinto “all’avventura”.
Sta fuggendo da qualcosa o da qualcuno? È alla ricerca di un oggetto? Di se stesso?
Tratteggia le ragioni che l’hanno spinto fuori dal suo mondo ordinario e preparati ad accompagnarlo lungo tutto il cammino.

Immagine: fantlab Pinterest

MARTEDÌ DELLO XENO – I GOA’ULD

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO parliamo dei Goa’uld, la razza di parassiti principali antagonisti nella serie Stargate SG-1.

Fisicamente molto simili ai serpenti, possono vivere anche all’esterno di un corpo ospite. Proprio per questo possono essere definiti endoparassiti facoltativi.
Tra i loro ospiti preferiti ci sono Umani e Unas, mentre i Jaffa vengono usati come contenitori per incubare la loro fase larvale.

Gli esemplari adulti sono capaci di prendere il controllo totale del corpo dell’ospite; inoltre forniscono a questo una forza sovrumana, una maggior resistenza alle malattie e ai veleni, la capacità di rigenerare le ferite più velocemente e quella di rallentare il processo d’invecchiamento. Quest’ultima caratteristica, insieme all’uso del dispositivo chiamato “sarcofago”, permette a un Goa’uld di occupare lo stesso ospite per diversi millenni.

Sono creature malvage ed egocentriche. Di solito interpretano il ruolo di potenti Signori o divinità, costruendo un culto attorno alla propria figura per poter controllare facilmente i propri possedimenti e armate.
Culto che poi cercano di espandere il più possibile, conquistando ulteriori pianeti dove imporre la loro volontà.
La società Goa’uld è infatti di tipo feudale: il più forte domina il più debole.

Alcuni, opponendosi a questa filosofia, hanno formato il gruppo clandestino dei Tok’ra, che invece di dominarli preferisce vivere in armonia con i propri ospiti (rigorosamente volontari).

Una grande minaccia per un Goa’uld sono anche i propri figli, i quali di solito aspirano ad ereditare potere del padre.

CHI POPOLA IL TUO MONDO?

 

GDR e scrittura hanno un altro punto d’incontro: i PNG.
Acronimo di “personaggi non-giocanti”, gli scrittori li conoscono con il nome di “personaggi secondari”.
Sono entità che rendono vivo il contesto in cui si svolge l’avventura e hanno personalità e obiettivi: proprio come i protagonisti.

“Eh, ma non è che posso approfondire ogni singolo personaggio della mia storia.”
Vero. Non serve un lavoro capillare, ma uno mirato.
Bastano pochi elementi per rendere un PNG efficace e funzionale.

Crearti un’immagine mentale del soggetto.
Appunta i suoi tratti salienti: sono sufficienti un sostantivo e un aggettivo per rendere l’idea del tipo di personalità che vuoi ricreare.
Come ti immagini un “cavaliere ubriacone”?
Ha i capelli unti, disordinati? Le guance rosse?
Attenzione perché “l’aspetto” non riguarda solo i particolari che coinvolgono la vista, ma anche quelli che implicano gli altri sensi.
“Il cavaliere ubriacone” avrà un alito pungente (olfatto) o sbiascicherà i concetti che vuole esprimere (udito).

Visualizza una giornata “tipo” del tuo PNG.

Il “cosa fa” è sempre dettato dal suo scopo primario mentre il “come lo fa” dipende dalla sua personalità.

Non dimenticarti di pensare alla funzione di un personaggio secondario all’interno dello scenario.

“La sua assenza stravolgerebbe la trama?” Se la risposta è sì, allora ti trovi davanti a un comprimario e in quel caso ti dovrai soffermare per un ulteriore approfondimento.

Un PNG ben inserito e coerente nelle azioni, ti fornirà senza dubbio molti spunti.

Immagine: Kimetsu Pinterest

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