MARTEDÌ DELLO XENO – KOYOKOYO

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO un simpatico alieno proveniente dall’universo di Final Fantasy.

Koyokoyo, talvolta tradotto in occidente come “PuPu”, è una piccola creatura azzurra di forma vagamente antropomorfa, completamente glabra, con due scarabocchi neri al posto degli occhi e una protuberanza sulla testa che ricorda quella di un pesce lanterna.

La sua prima apparizione risale a Final Fantasy VIII, uscito nel 1999, dove è protagonista di una propria sotto-quest.

In certi luoghi specifici della mappa, infatti, si può incappare in uno strano incontro casuale dove, al posto del nemico da combattere, si vede passare il suo disco volante assieme a qualcosa che ha rubato (o rapito) usando una specie di raggio traente.

Dopo aver assistito a quattro incontri ravvicinati di questo tipo (in cui lo si vede trasportare una piramide, un moai, un tipico cerchio nel grano e – la mia preferita – una mucca) si potrà finalmente affrontare l’UFO in battaglia e, una volta sconfitto, lo si vedrà tentare la fuga visibilmente in panne per poi schiantarsi oltre una montagna.

Recandosi sul luogo del maldestro atterraggio partirà un nuovo combattimento, questa volta contro Koyokoyo in persona, che però invece di attaccare chiederà che gli vengano consegnati 5 elisir.
Se accontentato, il piccolo alieno blu ringrazierà il gruppo e se ne andrà tutto contento, lasciandogli in cambio la rarissima carta che lo ritrae.

Vista la sua natura di easter-egg, su di lui non si sa molto altro. Voci di corridoio lo descrivono come alla ricerca di una cura per tutti i mali da riportare sul suo pianeta (ed ecco perché richiederebbe gli elisir).
La curiosa apparizione del personaggio, però, ha riscosso successo tra i giocatori, tanto che da allora è comparso – sempre in ruoli minori – in molti altri capitoli della saga.

VITA DA VAULT – ESPERIMENTO #112

 

Nel quinto episodio di “Vita da Vault”, la rubrica dove scopriamo i terribili esperimenti perpetrati dalla Vault-Tec Corporation, voglio raccontarvi la storia del Vault 112, visitabile in Fallout 3.

Nascosta sotto lo Smith Casey’s garage, a sud ovest di Fort Bannister, nella zona contaminata della Capitale, la struttura fu costruita per ospitare un dispositivo di simulazione virtuale inventato dal Dottor Stanislaus Braun, il quale assunse anche il ruolo di Sovrintendente.

Su carta l’esperimento sembrava allettante: mentre fuori cadevano le bombe, le radiazioni creavano mostruosi insetti giganti e i predoni si davano al saccheggio di quel poco che era rimasto in piedi, gli 85 abitanti avrebbero vissuto in animazione sospesa per un tempo indefinito, al sicuro dietro le porte blindate del Vault, immersi in vari scenari idilliaci generati dalla realtà virtuale.

Purtroppo però una volta dentro la simulazione tutti i partecipanti si trovarono alla mercé del sadico e folle Dottor Braun, che essendo l’unico ad avere il controllo sullo scenario si divertì a “giocare” con loro per oltre duecento anni, dando sfogo a ogni genere di nefandezza pur di combattere la noia.
Tanto, alla fine, gli bastava cancellare la memoria degli interessati, resuscitarli qualora servisse e ricominciare da capo.

Quando, nel gioco, si arriva al Vault 112 si trova attivo lo scenario “Tranquillity Lane”, una simulazione patinata (e in bianco e nero) della vita in un piccolo quartiere residenziale pre-bellico.
Per proseguire con la storia sarà necessario entrarvi e trovare il modo di strappare il controllo a una maligna bambina di nome Betty, alter-ego di Braun, che cercherà di convincerci a compiere le sue stesse atrocità.

LE ARMATURE TERMINATOR: LENTE MA VIOLENTE

 

Con l’annuncio dei nuovi modelli, uscito a braccetto con quello della nuova edizione di Warhammer 40.000, ultimamente si sta parlando un sacco degli Space Marine in armatura Terminator.

Personalmente sono contenta di veder tornare sotto i riflettori un grande classico dell’ambientazione e, siccome me l’avete chiesto in tanti, ho pensato di cogliere l’occasione per raccontarvi qualcosa di più su di loro.

Sviluppate nel corso della Grande Crociata e disponibili in vari modelli, queste massicce armature potenziate sono il meglio del meglio che l’Imperium ha da offrire sul fronte della protezione personale.
Composte da vari strati di plastacciaio e ceramite montati su un esoscheletro di adamantio, possono infatti resistere anche agli attacchi più devastanti (qualcuno dice persino al calpestamento di un titano o del corteo di giganti capitanato da Eren Jaeger) riportando solo qualche graffio superficiale.

Potenziano anche di parecchio la forza di chi le indossa, permettendogli di impugnare armi molto pesanti senza il minimo sforzo e di menare manrovesci che stenderebbero un autobus.

Visto il peso pachidermico, però, tutti questi vantaggi vanno a discapito dell’agilità, cosa che le rende la perfetta incarnazione del concetto di “lento ma violento”.

Si tratta comunque di equipaggiamento raro: ogni armatura Terminator è una vera e propria reliquia, conservata e mantenuta con cura in attesa che venga il momento di impiegarla.
Tra gli Space Marine, l’onore di poterle indossare è riservato solo ai veterani (di solito provenienti dalla Prima Compagnia del Capitolo) che più si sono distinti in battaglia per coraggio e onore.

LIVE – ARMILLA MECCANICA – INTERVISTA A FABIO CARTA

Una chiacchierata preserale in compagnia di Fabio Carta, autore di “Armilla Meccanica – Nel cielo“, il primo capitolo di una serie di romanzi fantascientifici edita da Inspired Digital Publishing.

Una storia che ci trasporta fino a un futuro ipertecnologico ma distopico, in cui una grave crisi economica chiamata chain-crack ha turbato l’equilibrio dell’intera galassia e favorito l’ascesa al potere del tirannico Meklord e delle sue armate meccaniche.

Insieme abbiamo parlato dell’opera e delle fonti che l’hanno ispirata, della scelta di pubblicare solo in digitale, ma anche di letteratura e fantascienza nel nostro paese.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – New Dawn

I FIGLI DELL’IMPERATORE [WARHAMMER 40.000 SENZA IMPEGNO EP. 38]

Un viaggio attraverso il tetro e sanguinoso universo di Warhammer 40.000. Spiegazione semplice, da raccontare anche alla nonna.

Oggi vi parlo dei Figli dell’Imperatore, la legione di Space Marine del Caos devota al dio Slaanesh, e di Fulgrim, il loro primarca.

Musica di sottofondo: Benjamin Tissot (Bensound) – Evolution

In collaborazione con la pagina Facebook de I Tremendi Dèi del Caos

LIVE LIBROGIOCO – L’ISOLA MALEDETTA (PARTE 4)

Quarto appuntamento con il librogioco “L’Isola Maledetta“, scritto da Fabio Passamonti, edito da Serpentarium e ambientato nel mondo fantasy de L’Ultima Torcia.

Come sempre ho letto per voi le parti narrative e, attraverso la chat, abbiamo deciso insieme come far proseguire la storia.

Durante la scorsa sessione, purtroppo, Daga Vermiglia (il Ninja) è stato inghiottito da una creatura extra-dimensionale e ha lasciato per sempre il mondo dei vivi.
Per questo motivo, questa volta abbiamo ricominciato dall’ultimo checkpoint nei panni di Daga Bordeaux, suo cugino di secondo grado, che di mestiere fa il mago.

Ecco un breve riassunto della storia fin’ora:

Scampati agli orrori della Tomba Dimenticata, siamo stati ingaggiati per accompagnare due studiosi, Katrina Linkenstein e Linno Lafaiette, sulla misteriosa e sinistra “Isola Maledetta” comparsa da poco nel Mare dei Sospiri.
Dopo aver scoperto ed eliminato alcuni cultisti fanatici che volevano attentare alle nostre vite, quindi, abbiamo trovato una nave e siamo salpati alla volta dell’isola, ignorando bellamente le voci dei pescatori terrorizzati che riferivano di orribili avvistamenti attorno ad essa.
Grazie alle nostre mirabili conoscenze astronomiche e matematiche (oltre che all’uso della calcolatrice), poi, siamo anche riusciti a tracciare quella che sembra una rotta valida.

Sarà così? Quali insidie ci attendono nascoste sotto il pelo dell’acqua?

Se siete curiosi quanto me, accendete una torcia, fate attenzione a non bagnarla e unitevi alla spedizione!

Musica di sottofondo: Underbelly & Ty Mayer – Medieval Astrology

MARTEDÌ DELLO XENO – LAMÙ

 

Oggi al MARTEDÌ DELLO XENO, un’aliena che, con il suo famoso bikini tigrato, ha rubato il cuore di intere generazioni.

Lamù, il cui nome originale è “Lum”, è un’extraterrestre proveniente dal pianeta Oniboshi, protagonista dell’omonimo manga di Rumiko Takahashi, poi trasposto anche su molti altri media.

Alta e formosa, descritta come molto bella, ha un aspetto simile a quello di una normale ragazza umana, non fosse per alcuni tratti distintivi della sua specie come le orecchie a punta, i canini aguzzi e un piccolo paio di corna affusolate sulla testa.
Ciò che più di tutto tradisce la sua natura aliena, però, sono di sicuro i folti capelli iridescenti, che nella versione animata (quella più conosciuta) sono stati cambiati in un color verde marino per semplificare il lavoro ai disegnatori.

Tra le sue capacità troviamo quella di volare e di generare elettricità, oltre che una buona resistenza fisica e una notevole intelligenza.
Conosce anche molto bene l’avanzatissima tecnologia del suo popolo e spesso costruisce sofisticati marchingegni per perseguire i suoi scopi.

A livello caratteriale, Lamù è allegra e solare, talvolta un po’ dispettosa, ma anche piuttosto ingenua quando si tratta di usi e costumi terrestri, cosa che dà spesso origine a fraintendimenti ed equivoci che finiscono regolarmente in una baraonda.
Inoltre è anche estremamente gelosa.

Giunta sulla Terra assieme al resto della sua specie con intenti di conquista (che poi non avviene per una serie di bizzarre circostanze), la ragazza ha accettato l’involontaria proposta di matrimonio dello sfortunato studente liceale Ataru Moroboshi e si è trasferita a vivere da lui, portando scompiglio nella sua vita.

Piccola curiosità: il personaggio è dichiaratamente ispirato alla idol Agnes Lum, molto popolare in Giappone tra gli anni 70 e 80.

VITA DA VAULT – ESPERIMENTO #77

 

Oggi, nel quarto episodio di “Vita da Vault”, scopriamo il Vault 77, apparso in “One Man, one Army”, il webcomic ufficiale di Fallout 3, scritto da Jerry Holkins e illustrato da Mike Krahulik, con la collaborazione di Emil Pagliarulo, capo designer del gioco.

Le strisce raccontano del rapporto tra l’unico abitante del Vault 77 e la sua cassa di pupazzi. Una storia di lenta discesa nella follia.

L’uomo, dopo aver scoperto d’essere da solo all’interno della struttura, prima va nel panico, poi cade in una profonda depressione e, nel tempo, sviluppa una personalità multipla associata ai suoi unici compagni: i pupazzi.
Uscito dal Vault, dopo varie peripezie, viene catturato dagli schiavisti. E mentre questi discutono se rivenderlo o semplicemente mangiarlo, l’abitante cerca di avvertirli di come il pupazzo che viaggiava con lui sia “pazzo” e che abbia già ucciso.
Avvertimenti che non sortiscono altro effetto se non suscitare l’ilarità degli schiavisti, ovviamente.

Quella sera stessa, però, uno di quelli che doveva sorvegliare il prigioniero, raggiunge i compagni farneticando di come il pupazzo abbia ucciso gli altri e stia arrivando per lui.

La striscia finale mostra l’Abitante del Vault 77, da solo con il pupazzo, vicino a un tumulo di schiavisti morti, coperto di sangue.
Intanto il narratore (esterno) conviene che l’esperimento nel Vault sia stato un fallimento, ma ricorda al lettore che, in fondo, “i Vault non sono stati fatti per salvare qualcuno”.

Piccola curiosità: nella Caserma degli Schiavisti a Paradise Falls, una location visitabile nel gioco, si possono trovare una Tuta del Vault 77 e un olonastro intitolato “Brucia questa maledetta tuta!” come easter egg.
Il contenuto del nastro è spaventoso: “Te l’ho già detto, non so da dove viene. Ma spaventa i ragazzi. Solo… sbarazzati di quella maledetta cosa. Non è una buona idea tenerla in giro. Forse è… sua. Magari sta tornando per prenderla. Capito?”

EDITOR – LA QUOTAZIONE

 

Ultimo appuntamento con i post dedicati al mio lavoro di editor.

Oggi parliamo di soldini.
Argomento poco elegante, vero, ma non voglio prendervi in giro: questa è una parte che ha il suo peso.

C’è chi stabilisce un tariffario in base alle cartelle, alla lunghezza del testo o magari al numero di caratteri.
Tutte opzioni valide e rispettabili ma poco praticabili (per me).

Vi faccio un paio di esempi.
Un autore mi propone un romanzo fantasy di 450 pagine. Lo leggo e mi accorgo che c’è qualche refuso, magari alcuni passaggi da risistemare ma tutto il resto funziona bene.
Un altro autore, invece, mi manda un giallo di 100 pagine senza una struttura precisa, con una sintassi discutibile e personaggi stereotipati e incoerenti.
A questo punto è chiaro che il romanzo giallo, anche se più corto rispetto al fantasy, mi toglierà molto più tempo e risorse.

La quotazione quindi è variabile ma va stabilita sempre prima dell’inizio dei lavori, dopo la scheda di valutazione, in modo da dare all’autore la trasparenza che merita.

SUPER SENTIERI

 

Il crossover tra la famosa soap opera Sentieri e Marvel Comics è una realtà.
Pensavo d’essermelo immaginato ma, dopo un po’ di ricerche, ho scoperto d’avere ancora una discreta memoria.

Lo scrittore James Andrew McCann, collezionista di fumetti e appassionato di soap, seguì per diverse settimane le vicende di Sentieri, trovando particolarmente interessanti i personaggi di Harley Cooper (Beth Ehlers) e Gus Aitoro (Ricky Paull Goldin) e preparò una sceneggiatura. Una volta ultimata la sottopose a David Kreizman (sceneggiatore capo di Sentieri) che la approvò immediatamente.

Il crossover è suddiviso in due parti: in quella televisiva, Harley acquisisce dei superpoteri, impara a gestirli e li usa per fare del bene alla comunità di Springfield, diventando la loro Luce Guida (tra l’altro il titolo originale di Sentieri è The Guiding Light).
La seconda parte è quella a fumetti ed è sempre ambientata a Springfield.
Qui vediamo i Vendicatori che arrivano in città per capire se “The Guiding Light” sia un’eroina buona o faccia parte della schiera dei cattivi.

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