IL PIANETA DELLE SCIMMIE – DIFFERENZE TRA FILM E LIBRO

 

Il pianeta delle scimmie (Planet of the Apes) è un film di fantascienza del 1968 diretto da Franklin J. Schaffner, basato sull’omonimo romanzo scritto nel 1963 dall’autore francese Pierre Boulle.

La critica l’ha definito così: “La storia si presta a considerazioni moraleggianti sulle conseguenze della cieca violenza del genere umano che non sa gestire il progresso senza autodistruggersi.”

Ci sono notevoli differenze rispetto al romanzo:

– L’inizio della storia nel film è ambientato nel 1972, mentre nel romanzo è ambientato nel 2500.

– Nel romanzo l’eroe è un giornalista francese di nome Ulysse Mérou, mentre nel film diventa un astronauta americano di nome George Taylor.

– Il film è ambientato sulla Terra post-apocalittica del futuro, mentre il romanzo è ambientato su un pianeta diverso, ma simile, chiamato “Soror”.

– Nel film le scimmie parlano perfettamente la lingua degli umani (l’inglese), mentre nel libro la lingua è differente e sconosciuta e il protagonista deve impararla.

– Gli umani della pellicola indossano vestiti primitivi, mentre nel romanzo sono nudi.

– Nel film la tecnologia e molti aspetti della città delle scimmie sono molto più primitivi e sono simili al tardo medioevo, rispetto a quanto descritto da Boulle, dove invece le scimmie avevano raggiunto un livello di tecnologia quasi paragonabile a quello degli esseri umani terrestri, facendo uso di automezzi, velivoli, telefoni, satelliti e vivendo in vere e proprie metropoli moderne del ventesimo secolo (anche se modellate per l’uso scimmiesco).

– Nel libro per un certo periodo il protagonista si integra nella società delle scimmie, nel film invece non si integra mai.

– Il personaggio di Zaius ha un ruolo minore nel romanzo, mentre nel film è l’antagonista principale.

– Nel romanzo il protagonista davanti a un congresso spiega le sue origini e viene riconosciuto per ciò che è venendo liberato, mentre nel film subisce un processo che non volge in suo favore per cui viene aiutato a fuggire da Cornelius e Zira.

– La sorte del protagonista è diversa da romanzo a film: nel libro vive pacificamente con le scimmie fino a quando Nova non è incinta ed è costretto a scappare, nel film fin da subito scappa perché visto come pericolo dalle scimmie.

– Nel romanzo il protagonista scopre gli antichi reperti umani in un centro archeologico, mentre nel film li scopre dentro una grotta.

Anche il finale è molto differente, ma questo lo lascio scoprire a voi.

Fonte: Wiki

QUANTO SIAMO LONTANI DAI CYBORG?

 

Ad appena due settimane dall’annuncio della Cina sullo “sviluppo di un super soldato biologicamente potenziato” la Francia ha dato il via libera allo studio sui “cyborg”.

I francesi cercano di migliorare le capacità “fisiche, cognitive, percettive e psicologiche” dei soldati e, fin qui, niente di nuovo, in realtà.
Le truppe naziste erano imbottite di Pervitin, un’anfetamina sintetica che consentì loro di prendere la Francia in soli tre giorni, senza dormire e senza fermarsi.
Oggi questa forma di “doping” alza semplicemente il tiro, e porta il super soldato sul piano biologico.
Si potrebbe far ricorso non solo alla robotica o alle super divise (come la Ratnik-3 dell’esercito russo) ma addirittura a modifiche del DNA per acquisire maggiore velocità e forza.

Michael Clarke, docente di studi sulla guerra al Kings College di Londra, ne è certo: “Abbiamo raggiunto il punto in cui potremmo potenzialmente manipolare il DNA delle persone per generare in loro forza extra, resistenza e altre cose proprio come facciamo con gli animali. Quello che tutti temono potrebbe accadere tra 30 anni, visti altri 10 anni di sviluppo e sperimentazione”

Qualche esempio di queste tecnologie, giusto per darvi un’idea (alcune ancora in fase di sviluppo o semplici teorie):

– Microchip cerebrali: alla Francia è stata data la possibilità di sviluppare microchip per aumentare le capacità del cervello dei soldati.

– Occhi bionici: in fase di sviluppo a Hong Kong, offre agli utenti la visione a infrarossi e notturna.

– Super udito: tra i sistemi USA di comunicazione e protezione tattica ci sono auricolari intelligenti che aumentano l’udito dei soldati in modo quasi sovrumano.

– Impianti medici: la DARPA, il braccio di ricerca del Pentagono, sta sviluppando impianti cyborg per monitorare l’efficienza del combattimento.

– Esoscheletri: L’esercito americano ha testato un esoscheletro che può essere attaccato alle gambe dei super soldati e aumentare la loro produttività fino a 27 volte.

– Immunità al dolore: da anni l’iniziativa Persistence in Combat della DARPA mira a consentire ai soldati, tra le altre cose, di sopprimere il dolore per 30 giorni.

Tuttavia esistono delle limitazioni a questo, problemi di natura etica: i militari non possono utilizzare tecnologie che interferiscano con l’umanità fondamentale di un soldato. Il libero arbitrio deve (teoricamente) essere sempre mantenuto.
La Cina però sembra non porsi questo problema affermando qualcosa di spaventoso: “Non ci sono confini etici alla ricerca del potere da parte di Pechino”.

Fonte: FuturoProssimo

MA COME PARLANO I SURVIVALISTI?

 

Ma come parlano i Survivalisti?

Con curiosi acronimi che ho scoperto da molto poco.
Erano tutti in inglese, alcune traduzioni sono un po’ riadattate, altre sono più efficaci in lingua originale.

Li condivido con voi, potrebbero sempre tornare utili:

– Strategia Alpha: la pratica di mettere da parte beni di consumo extra da barattare in un mondo post-catastrofe.

– Ballistic Wampum (Wampum balistico?): come sopra, solo con le munizioni.

– BOB (Bug-Out Bag/Borsa di Partenza): una sacca che contiene tutto il necessario per lasciare la propria abitazione e non farvi più ritorno. Di solito per recarsi nella casa adibita a rifugio sicuro.

– BOL (Bug-out location): rifugio sicuro e attrezzato.

– BOV (Bug-out vehicle): il mezzo adibito per raggiungere in fretta la BOL.

– EDC (Everyday carry/Trasporto giornaliero): l’insieme di oggetti che una persona porta sempre con sé e che potrebbe tornare utile in caso di disastro. Può anche riferirsi semplicemente a una pistola per autodifesa o un kit di sopravvivenza tascabile.

– EOTW: acronimo di “End Of The World”/Fine del Mondo.

– EROL (Excessive Rule Of Law/Regolamentazione eccessiva della legge): descrive una situazione in cui il governo diventa oppressivo e usa i suoi poteri/leggi per controllare i cittadini.

– G.O.O.D. (Get out of Dodge): scappare dalle aree urbane in caso di disastro.

– I.N.C.H. Pack (I’m Never Coming Home Pack): simile alla Bug-Out Bag. È una sacca che contiene tutto il necessario per vivere nei boschi senza mai tornare alla società, uno zaino carico di tutto l’equipaggiamento necessario per svolgere qualunque compito nella natura selvaggia. La preparazione richiede competenza e una accurata selezione dell’equipaggiamento perché una persona non può trascinarsi dietro un peso eccessivo. Per esempio, invece di trasportare cibo, uno potrebbe portare con sé dei semi, trappole di metallo, un arco, rocchetti di filo e altro materiale per pescare.

– Pollyanna o Polly: qualcuno che nega le conseguenze che potrebbero essere causate dall’avvento di un disastro su larga scala.

– SHTF (Shit Hits The Fan): letteralmente “La merda colpisce il ventilatore”. Significa: una situazione d’emergenza, che deve essere risolta nel minor tempo possibile se si vuole sopravvivere.

– TEOTWAWK (The End Of The World As We Know It/La fine del Mondo così come lo conosciamo): l’espressione è in uso fin dai primi anni ’60.

– WROL (Without rule of law): una società senza leggi.

– YOYO (You’e On Your Own): letteralmente: ”sei rimasto da solo”.

– Zombie: sopravvissuti accidentali, impreparati ad un disastro e che tentano di rubarti la roba.

fan art: Isaac Everett

I BURAKUMIN E ODDWORLD

 

Oddworld (dall’inglese odd world, che si può tradurre come “mondo strano”) è una serie di videogiochi ideata dal team di sviluppo Oddworld Inhabitants, fondato nel 1994 da Sherry McKenna e Lorne Lanning.

Un gioco meraviglioso che nasconde una curiosità interessante.

Il design originale dei Mudokon (la razza di Abe, oppressa dai Glukkon) li raffigurava con quattro dita per mano.
Ma causa di un problema di differenza culturale con il Giappone – che coinvolge i Burakumin – si dovettero affrontare delle modifiche e nei giochi “Abe’s Exoddus” e “Munch’s Oddysee” i Mudokon vennero raffigurati con sole tre dita.

I Burakumin erano macellai, becchini, conciatori di pelli: svolgevano professioni ritenute sporche. Persino la fabbricazione dei sandali in paglia e degli zoccoli (che era loro monopolio) veniva guardata con disprezzo.
Per deriderli, si mostrava loro la mano con il pollice piegato e le quattro dita distese, in quanto era diceria diffusa che questi emarginati nascessero con il pollice mancante.

E fu fino all’uscita della versione rimasterizzata in HD di “Oddworld: Munch’s Oddysee” che le quattro dita non fecero ritorno.

JIUZHANG, IL COMPUTER QUANTISTICO CINESE

 

A poco più di un anno di distanza dagli Stati Uniti, anche la Cina conquista la cosiddetta “supremazia quantistica”.
Il suo nuovo computer quantistico Jiuzhang, basato sulle particelle di luce (fotoni), può eseguire in soli 200 secondi un calcolo così complesso che a un computer tradizionale richiederebbe 600 milioni di anni.
Un traguardo storico.

“Si tratta dell’inizio di una nuova era computazionale”, commenta Fabio Sciarrino, docente di informazione e computazione quantistica della Sapienza di Roma. “Il raggiungimento della supremazia quantistica, che oggi preferiamo definire “vantaggio quantistico”, dimostra che a livello di hardware abbiamo raggiunto il pieno controllo della tecnologia per risolvere problemi altrimenti impossibili”.

I primi a riuscirci (nel 2019) sono stati i ricercatori di Google, che su Nature hanno dimostrato come il loro computer quantistico Sycamore fosse in grado di risolvere in poco più di tre minuti un’operazione che a un computer tradizionale avrebbe richiesto 10.000 anni: merito di un processore con 53 qubit.

Jiuzhang sembra essere una macchina più veloce di Sycamore, se confrontata con i computer tradizionali ma a differenza della macchina di Google, quella cinese non è programmabile per risolvere problemi diversi.

Nessun computer, secondo il gruppo di ricercatori, può eseguire la medesima operazione in un lasso di tempo ragionevole ed è improbabile che questo divario sia colmato con il miglioramento degli algoritmi o degli hardware classici.
Il gruppo ha affermato che il nuovo prototipo elabora 10 miliardi di volte più velocemente del computer quantistico a 53 qubit sviluppato da Google.

“Il vantaggio quantistico è come una soglia”, ha spiegato il professor Lu Chaoyang, docente presso la University of Science & Technology of China. “Significa che, quando la capacità di un nuovo prototipo di computer quantistico supera quella del più potente computer tradizionale esistente nella gestione di un particolare compito, dimostra che probabilmente si potrà compiere progressi in molte altre aree”.
La svolta è il risultato di 20 anni di sforzi da parte della squadra di Pan, che ha superato diversi importanti ostacoli tecnologici, compreso l’uso di una sorgente di fotoni di alta qualità.
“Ad esempio, per noi è facile bere un sorso d’acqua quando vogliamo ma è difficile riuscire a berne solo una molecola alla volta”, ha spiegato Pan. “Una sorgente di fotoni di alta qualità deve ‘rilasciare’ un solo fotone alla volta e ciascun fotone deve essere esattamente uguale, il che rappresenta una vera sfida”.

Jiuzhang si è dimostrato essere un “campione” soltanto “in una singola area” di lavoro ma secondo il gruppo di ricerca la sua capacità di supercomputer ha un potenziale di applicazione in vari campi come la teoria dei grafi, l’apprendimento automatico e la chimica.

E mentre i colossi della tecnologia si scontrano, il mio computer impiega ore intere per aggiornarsi.

fonte: La Stampa

IL PIEDE D’ELEFANTE

 

ll 26 aprile 1986, durante un test “di sicurezza” al reattore n.4 della centrale nucleare di Chernobyl, si verificò un improvviso e incontrollabile aumento della potenza del nocciolo che provocò una catastrofe ambientale senza precedenti.

La pressione del vapore surriscaldato fece saltare il coperchio del reattore (pesante oltre 1000 tonnellate) innescando un terribile incendio che sparò in aria detriti e materiale radioattivo.
L’area fu immediatamente contaminata mentre le nuvole radioattive si diffusero in tutta Europa fino ad arrivare in Francia, Italia, Germania e Scandinavia.

Durante il processo di fusione si formò una specie di lava, chiamata Corium che scivolò attraverso tubi e calcestruzzo. La formazione più conosciuta è quella chiamata “piede d’elefante”.
Il punto in cui il Corium si solidificò fu scoperto solo nel dicembre del 1986. Attorno alla sede del reattore venne costruito un ”sarcofago” d’acciaio e cemento, con alcuni punti d’accesso per effettuare le ispezioni.
Gli studiosi registrarono livelli di radiazioni così elevati da provocare la morte di un uomo in circa 300 secondi.
Il potenziale sta lentamente diminuendo ma resta uno dei luoghi più pericolosi della Terra.

Eppure qualcosa sta accadendo: le telecamere che osservano l’area hanno registrato una sorprendente ripopolazione della fauna selvatica.
La zona di Chernobyl è diventata un rifugio per molti animali che sembrano godere ottima salute.

Piccola precisazione sulla foto:
Il ragazzo è Artur Korneyev, un ispettore nucleare.
“Eravamo i pionieri. Siamo sempre stati in prima linea”, ha detto nel 2014 al New York Times in una rara intervista.
L’immagine è stata presa nel 1996, oltre 10 anni dopo il disastro iniziale. In quel momento, il piede emetteva circa il 10% delle radiazioni che aveva una volta.
Pericoloso ma non più letale (se si rimane a contatto per brevissimo tempo e ben protetti).
La fotografia è granulosa, distorta e punteggiata da strani segni di sovraesposizione.
Questo non è il risultato di una cattiva qualità della fotocamera ma è dovuto alle radiazioni che intaccano il rullino.

25 CURIOSITÀ SU STAR WARS

 

Di Star Wars se ne parla sempre.
Divide, unisce, fa discutere.

E offre una lunga lista di curiosità:

1 – La scena del funerale di Darth Vader fu girata allo Skywalker Ranch.

2 – Nel capitolo “Una Nuova Speranza” le spade di Obi-Wan e Luke sono blu mentre quella di Darth Vader è rossa. Il colore voleva rappresentare la fazione “buona” e quella “cattiva” ma quando fu girato “Il Ritorno dello Jedi” la nuova arma di Luke diventò verde per ottenere un effetto cromatico migliore nelle scene su Tatooine. Da quel momento le spade dei Jedi smisero di essere soltanto blu e iniziarono ad assumere più colori.

3 – In molte scene Carrie Fisher fu costretta a mettersi sopra una scatola per non rendere evidenti i 30 centimetri di differenza che la separavano da Harrison Ford.

4 – La parola “Jedi” deriverebbe dal giapponese “Jidai Geki”, in riferimento a un’opera risalente all’età dei Samurai.

5 – Mark Hamill dovette urtare la testa nella capanna di Yoda sedici volte, prima di ottenere la scena definitiva.

6 – Per ideare Chewbacca, George Lucas si sarebbe ispirato al cane Indiana, un Alaskan Malamute (fonte d’ispirazione anche per Indiana Jones).

7 – La colonna sonora di Star Wars è stata definita dalla “American Film Institute” come la più bella di tutti i tempi.

8 – Quando Luke utilizza i poteri Jedi per recuperare la sua spada laser non viene utilizzato alcun effetto speciale. Mark Hamill veniva ripreso mentre lanciava la lama e le scene venivano poi proiettate al contrario.

9 – Ewan McGregor interpreta Obi-Wan Kenobi nella trilogia prequel ma venti anni prima suo zio, Denis Lawson, interpretò il pilota Wedge Antilles “Rosso due” nei film originali.

10 – La moglie di Mark Hamill partorì il loro primo figlio Nathan durante le riprese de “L’Impero colpisce ancora”.
L’attore, infatti, corse sul set per girare alcune scene di “Cloud City” direttamente dopo essere stato in ospedale.

11 – Quando vediamo C1P8 affondare nella pozza su Dagobah, in realtà si trova nella piscina di George Lucas, allestita adeguatamente per girare la scena.

12 – Nella versione del 1980 ne “L’Impero Colpisce ancora”, quando Luke si getta nel vuoto per salvarsi da Darth Vader, in realtà non urla. Nella versione rimasterizzata del 1997 è stato aggiunto quel grido. Secondo molti fan, però, questo dettaglio andò a rimuovere l’intenzione celata dietro quel gesto alleggerendo la decisione di andare incontro alla morte. Nelle edizioni successive l’urlo fu nuovamente rimosso, rendendo perciò la versione del 1997 unica.

13 – Alec Guinness pensava a Star Wars come ad una “favola spazzatura”.

14 – Harrison Ford fu pagato 10.000 dollari per la sua interpretazione in ”Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza”.

15 – Peter Cushing (Tarkin), trovò gli stivali di scena così scomodi che portò le pantofole durante molte delle riprese.

16 – Il suono dei motori dei TIE Fighter è, in realtà, il barrito di un elefante combinato con il rumore di un veicolo che avanza su strada bagnata.

17 – Molti degli edifici costruiti per essere utilizzati nelle scene su Tatooine sono ancora presenti in Tunisia.

18 – Il cognome originale di Luke era Starkiller, cambiato poi poco prima delle riprese.

19 – La lingua Jawa si basa su una versione velocizzata della lingua Zulu.

20 – La lingua che parla Greedo è un linguaggio sudamericano chiamato “Quechua”.

21 – L’abbigliamento del cacciatore di taglie Bossk è una tuta spaziale riciclata dal Doctor Who.

22 – Mark Hamill subì un brutto incidente stradale prima delle riprese di “Star Wars: Episodio V – L’impero colpisce ancora” che gli causò un grave trauma facciale. La scena in cui Luke viene ferito da un Wampa fu aggiunta per giustificare le cicatrici sul suo volto.

23 – Durante l’evacuazione di ”Cloud City” si può vedere un uomo che fugge con in mano una gelatiera.

24 – Tre degli alieni visti sulla nave di Jabba in “Star Wars: Episodio VI – Il ritorno dello Jedi” sono denominati Klaatu, Barada e Nikto. I nomi sono un riferimento a “Ultimatum alla terra”.

25 – Durante le riprese delle scene di combattimento con la spada laser, Ewan McGregor continuava a farsi trasportare ripetendo i suoni dell’arma laser con la voce (purtroppo rimossi durante la post produzione).

TRANSCENDENCE

 

Transcendence è un film del 2014 diretto da Wally Pfister, al suo esordio alla regia.

Il dottor Will Caster (Johnny Depp) è il più importante ricercatore nel campo dell’intelligenza artificiale e lavora alla creazione di una macchina senziente che combini l’intelligenza collettiva di tutto ciò che è conosciuto con l’intera gamma delle emozioni umane.
I suoi controversi esperimenti lo hanno reso famoso, ma lo hanno fatto diventare anche il bersaglio principale di un gruppo di terroristi contrari alla tecnologia, pronti a tutto pur di fermarlo.

Qualche curiosità:

– Wally Pfister ha curato la fotografia di tutti i film di Christopher Nolan, da Memento a Il cavaliere oscuro – Il ritorno, compresi Insomnia (2002), Batman Begins (2005), The Prestige (2006), Il cavaliere oscuro (2008) e Inception (2010).

– James McAvoy, Tobey Maguire e Jude Law sono stati considerati per uno dei ruoli principali.

– Ewan McGregor e Tom Hardy sono stati considerati per il ruolo di Max Waters, ma entrambi hanno rifiutato a causa di conflitti di programmazione. La parte è andata a Paul Bettany.

– Christian Bale è stata la prima scelta di Wally Pfister per il ruolo principale, ma quando i negoziati fallirono è stato lanciato Johnny Depp.

– La frase di lancio promozionale: “What if a new intelligence was born”?

– In America è stato valutato “PG-13” per la violenza, alcune immagini cruente, linguaggio forte e sensualità.

– Il regista è un fervente sostenitore della pellicola: non solo si è rifiutato di girare il film in digitale, ma ha anche finito il processo di sviluppo della pellicola alla vecchia maniera, con procedimento fotochimico.

fonte: cineblog

IL MONDO DEI ROBOT (WESTWORLD)

 

Il mondo dei robot (Westworld) è un film del 1973 scritto e diretto da Michael Crichton con l’icona western Yul Brynner.

In un futuro prossimo – le vicende sono ambientate nel 2000 – lo sviluppo tecnologico permette la produzione di androidi in grado di imparare, mostrare emozioni e interagire con gli esseri umani.
Per garantire il divertimento ai facoltosi turisti viene inaugurato il parco a tema “Delos” suddiviso in tre sezioni, con rispettive ambientazioni storiche: Antica Roma, Medioevo e Far West.
I personaggi che interagiscono con gli umani sono tutti impersonati da androidi programmati per non danneggiare i visitatori, essere accondiscendenti e – qualche volta – soddisfarli sessualmente.
I robot sono seguiti da una sala controllo dotata di moderni computer e degli operatori umani attivi ininterrottamente.

Precursore del tema “macchine ribelli”, viene accreditato come primo film realizzato con l’ausilio della grafica computerizzata.

Qualche curiosità:

– Il soggetto fu rifiutato da tutte le compagnie cinematografiche: solo la MGM si interessò ma impose drastici tagli agli effetti speciali concedendo a Crichton solo sei settimane di tempo.

– Durante le riprese, un colpo a salve ustionò la cornea di Yul Brynner.

L’attore dovette rinunciare a portare le lenti a contatto lucide – che davano uno sguardo speciale al suo personaggio – e la produzione si arrestò per diverse settimane.

– Il film ebbe più di un seguito:
– Futureworld – 2000 anni nel futuro (1976)
– Alle soglie del futuro (1980)
– Westworld – Dove tutto è concesso (2016)

– L’unico effetto al computer fu quello ottenuto da John Whitney (esperto di effetti speciali) con le immagini in soggettiva del Robot/Brynner.
Questo procedimento, molto difficoltoso per l’epoca, richiese mesi di lavoro per poche decine di secondi di girato.

I ROBOT E L’IMPERO

 

I robot e l’Impero è un romanzo di fantascienza dello scrittore Isaac Asimov, pubblicato nel 1985, quarto libro del Ciclo dei Robot.

Sono trascorsi duecento anni dalla morte di Elijah Baley e si é giunti ad una svolta cruciale: gli Spaziali si trovano in una chiara fase di declino mentre i Terrestri stanno rapidamente colonizzando la Galassia.

Ecco i miei appunti, su quest’ultimo volume:

L’UOMO
“Noi abbiamo qualcosa che agli Spaziali manca.”
“E cosa sarebbe? Una maggiore nobiltà d’animo?”
“Noi abbiamo la Terra. È il nostro mondo. Ogni Colono la visita il più spesso possibile. Ogni Colono sa che c’è un mondo… un mondo sviluppato, progredito, con una storia incredibilmente ricca e un’incredibile varietà culturale e complessità ecologica… un mondo che è suo, che gli appartiene, al quale lui appartiene.”

Penso che questo libro sia una dichiarazione d’amore di Asimov nei confronti dei Terrestri.
La passione con cui i Coloni parlano della loro terra natia, gli stessi dialoghi tra Daneel e Giskard (poi ci arriviamo) e i sentimenti che smuovono Gladia hanno tutti una componente comune: la complessità della vita sulla Terra.
Sì perché gli esseri umani vengono sempre bistrattati, giudicati inadatti, retrogradi, stupidi, guerrafondai (e possiamo dissentire fino a un certo punto) ma la morale è che l’umanità, in fondo, più farcela.
Che abbiamo la “spinta della curiosità” a guidarci ma dobbiamo lasciare che ci conduca davvero attraverso l’inesplorato.
Non è facile smuovere le masse, educarle e far comprendere loro il bene comune ma si può fare. Ogni cambiamento è possibile.

C’è un’immagine che, all’apparenza sembra non c’entrare nulla con Asimov ma, in realtà, racconta bene questo concetto: il video – ormai degli anni ’90 – “Right Here, Right Now” di Fatboy Slim.
Per chi se lo ricorda, è un grande racconto che mostra l’evoluzione della vita sulla Terra a partire dai primi organismi unicellulari arrivando, attraverso varie animazioni, a un obeso essere umano che si accascia stanco e sofferente su di una panchina. Che crede di essere arrivato al capolinea.

Ma nulla ristagna, la mente non è strutturata per assumere un atteggiamento passivo nei confronti della vita.

LO SCOPO DI GLADIA
“Per più di due secoli sono stata una nullità, e adesso ho la possibilità di essere qualcuno, ho scoperto che la vita che credevo vuota contiene invece qualcosa, qualcosa di meraviglioso… ho scoperto di poter essere felice, quando mi ero ormai rassegnata all’infelicità!”

Gladia entra in punta di piedi nel libro precedente, la conosciamo attraverso Baley, rimane sempre una nota a margine.
Ma non in questa storia.
Potremmo definirla una dei protagonisti se non colei che smuove ogni accadimento.
È un personaggio estremamente positivo: intelligente, incline al cambiamento e all’auto critica. Coraggiosa e severa ma con tutte quelle debolezze – rabbia, passione, vanità – che l’avvicinano al lettore.
Gladia è la prova che i Solariani (o nel suo caso anche Auroniani) non sono così distanti dai Terrestri.

Il suo è un percorso complesso, sofferente.
Passa attraverso l’amore passivo nei confronti di Jander Panell – androide umanoide – a un rapporto paritario di “dare e avere” con il Detective Baley.
Non si tratta della classica storiella buttata lì per rendere piccante l’atmosfera ma di una maturazione e consapevolezza non solo di sé ma anche del proprio rapporto con gli altri.

SE POSSO PENSARLO POSSO FARLO
Daneel e Giskard rappresentano l’amicizia sincera.
Potrebbe sembrare un’emulazione ma non è così: entrambi si rendono conto di quanto profonda sia la loro psiche – pur essendo due androidi –

Giskard: tormentato, che vive all’ombra del collega. A lui l’arduo compito di comprendere l’umanità.
Daneel: perfetto sotto ogni aspetto.

La loro è una continua lotta contro loro stessi.
La ricerca della consapevolezza che abbatte la loro stessa programmazione, le famose Tre Leggi – ricorrette, poi, dalla Legge 0 –
E quest’ultima non è semplice da formulare, affermare e accettare.
Pensiamo a quanto sia difficile per una persona cambiare il proprio punto di vista e chiediamoci quale estremo sforzo debba fare un robot per spezzare le catene che lo tengono ancorato alla ragione.
A loro non è permesso pensare “fuori dagli schemi”.
Alla fine, le Leggi della Robotica sono il blocco di sicurezza per tutelare le persone dai robot stessi quindi è inconcepibile che si possano bypassare.
Aggirarle vuol dire “prendere coscienza” e rendersi conto di essere individui con desideri e pensieri unici.
“Penso quindi sono”.
L’evoluzione dell’androide ma anche la creazione di una nuova specie.

E Baley?

Quello che all’inizio mi sembrava un detective scadente e un po’ imbranato, si è rivelato essere il tassello fondamentale.
Daneel si pone delle domande grazie a lui, dagli errori che commette, prendendo spunto dalla sua perseveranza.

E non posso fare a meno di credere che ci sia la sua impronta anche nella progettazione di Gaia.
L’ispirazione e l’aspirazione dell’androide che ha raggiunto – e superato – l’umanità intera.

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