FONDAZIONE ANNO ZERO

 

Fondazione anno zero è un romanzo di fantascienza di Isaac Asimov pubblicato postumo nel 1993.
È il secondo dei due antefatti al Ciclo della Fondazione.
Formato da cinque parti con lunghi intervalli temporali fra loro, ci troviamo di nuovo Trantor, otto anni dopo gli eventi raccontati nel precedente Preludio alla Fondazione.
Percorriamo l’intera vita di Hari Seldon e gli sviluppi della psicostoria fino all’applicazione pratica negli eventi galattici.
Ogni parte del libro è intitolata a un personaggio, che esce di scena alla conclusione di essa.

Ho preso qualche appunto:

DANZE POLITICHE
“Per Joranum è facile parlare di uguaglianza, perché lui non ha nessuna delle loro responsabilità. Se si trovasse seduto al posto di comando, scoprirebbe che i suoi sforzi verrebbero enormemente diluiti da un impero di venticinque milioni di pianeti.
Ognuno pretende una grande mole di uguaglianza per sé, ma ne riserva una quantità assai minore agli altri.”
Gesti meschini per salire al potere o sapienti raggiri per liberarsi dalla notorietà coreografati come un balletto.
Nulla di tecnico ma solo il susseguirsi degli eventi con le loro naturali conseguenze.
Questi “giochini” li troviamo un po’ per tutto il libro, narrati con l’esperienza stessa dei personaggi e non tramite lunghe e noiose spiegazioni.
Una tecnica che ho pensato di chiamare: “La Semina” (ma esisterà senza dubbio un termine migliore).
Spargere piccoli granelli di un argomento per tutta la trama in modo da diluirlo e renderlo più fruibile.

RIDONO DI ME
“Le loro credenze e i loro miti appaiono ridicoli, umoristici e incredibilmente stupidi alla gente esterna. Un loro colpo di stato per impadronirsi del governo finirebbe soffocato dalle risate.
Essere temuti non è un peso.
Essere disprezzati può risultare certe volte sopportabile, ma essere derisi apertamente è fatale”.
Un punto che si ricollega in parte a ciò che ho detto sopra. Non c’è nulla di peggio, per una persona che aspira a far carriera, dello scherno altrui.
“L’essere presi sul serio” come necessità e il dramma di dover mentire sulle proprie origini come se fossero un peso e una vergogna.

COMMOVENTE
“Hari, se questo può servire ad alleviare il suo dolore, ricordi che suo figlio è morto in difesa della conoscenza. Non è stato per l’impero ma per l’umanità stessa”.
Alcuni passaggi in particolare sono davvero difficili da digerire senza spenderci almeno una lacrima.
Uno tra tutti la solitudine della nipote di Hari, bambina prodigio che teme di essere accantonata dalla famiglia dopo la nascita della sorellina.
E ancora l’amicizia fraterna, le scene di sacrificio e amore.
Il rispetto che diventa ponte dell’unione tra uomo e macchina proprio a fine libro, per dare un’ultima stoccata di malinconia.

LA FINE SI AVVICINA
“Non aveva fondi per proseguire il suo lavoro, niente soldi per individuare altri come Wanda, né per pagare i suoi collaboratori del Progetto Psicostoria a Streeling”.
Più incalzante del volume precedente.
I salti temporali sono notevoli ma chiari: la psicostoria deve essere ultimata prima della morte di Hari.
Per un progetto così ambizioso può bastare una vita intera?

SEMPLICE
“Un fulminatore, nonostante il suo nome, non ‘fulmina’ nel vero senso della parola. Colpisce e vaporizza l’interno del bersaglio e in pratica, provoca un’implosione”.
In molti libri certe descrizioni tendono ad essere troppo prolisse e spiegare un personaggio, quasi come se lo scrittore avesse paura di non essere compreso.
E allora ecco pagine intere di sentimenti spiegati, stanze e dettagli irrilevanti descritti nei minimi dettagli.
In questo caso ci si trova davanti a una scrittura asciutta, senza fronzoli.
Nessuna parola viene lasciata al caso, anche le ripetizioni.

UMANO
“Devi assumere un’espressione divertita. Non puoi riprodurre il suono di una risata, per quanto convincente, con un viso troppo serio. Sorridi leggermente, appena un poco. Incurva verso l’alto gli angoli della bocca”.
L’approccio con gli androidi mostra l’umanità in tutte le sue sfaccettature che sarebbe altrimenti raccontata quasi come un trattato.
Ancora una volta, l’esempio e il vissuto mostrano qualcosa che possiamo capire a fondo solo grazie all’esperienza.

L’UNICO OBBIETTIVO
“Ciò che intendo creare è un’opera completamente autonoma che contenga, nella forma più concisa possibile, le informazioni essenziali di cui l’umanità ha bisogno”.
Un unico grande scopo che supera difficoltà e coinvolge le vite di tante persone che forse non si rendono conto di quanto la situazione sia grave.
Hari porta un enorme peso sulle spalle ma tiene gli occhi sempre puntati sulla meta e non si fa distrarre da nulla.
Quando leggo di lui ricordo sempre una frase del film “Il Quinto Elemento” che diceva: “Il tempo non è importante, solo la vita è importante”.
Voglio immaginare che sia un tributo al Ciclo della Fondazione, senza dubbio lo rappresenta bene.

SNOWPIERCER

 

“Snowpiercer” è un film del 2013 diretto da Bong Joon-ho.
Durante una nuova era glaciale causata da un esperimento fallito, un gruppo di sopravvissuti viaggia su di un’enorme locomotiva in continuo movimento.
Nei vagoni si sviluppa un microcosmo umano diviso per classi sociali, dove i poveri sono stipati nelle ultime carrozze, vivendo di stenti e fatiche, mentre i ricchi si trovano nei lussuosi vagoni anteriori.
La difficile convivenza porta a inevitabili lotte per la sopravvivenza e ribellioni.
“Chi controlla la locomotiva controlla il mondo, senza quella non siamo niente.”

CURIOSITÀ:

– Il cast è spettacolare: Chris Evans, Tilda Swinton (che ho trovato perfetta), John Hurt, Jamie Bell, Song Kang-ho, Octavia Spencer ed Ed Harris.

– Il film è basato sulla serie a fumetti francese di fantascienza post apocalittica “Le Transperceneige”.
Nel film l’autore del fumetto, Jean-Marc Rochette, si occupò dei disegni che si vedono esposti nella coda del treno.

– La produzione iniziò il 16 aprile 2012 e le scene vennero girate interamente a Praga, nella Repubblica Ceca.
Le riprese terminarono ufficialmente il 14 luglio 2012, mentre la post-produzione venne avviata in Corea del Sud.

– Tilda Swinton avrebbe interpretato un altro personaggio in Snowpiercer, oltre a quello di Mason, ma tale ruolo è rimasto sconosciuto.

– I “blocchi proteici” di cui si cibano i più poveri sono in realtà assemblaggi di alghe marine, zucchero e gelatina.

– “Snowpiercer” ha ricevuto diversi premi e nomination: ai Movieplayer Awards (2015) per Miglior Film, Miglior Film Sci-fi/Fantasy/Horror, Migliore Realizzazione Tecnica e Migliore Attrice Non Protagonista (Tilda Swinton).
Un premio ai National Board of Review of Motion Pictures Awards (2014) per i “I migliori dieci film indipendenti”
Una Nomination ai Saturn Awards for Science Fiction, Fantasy and Horror Films (2015) come Miglior film d’azione/avventura.
Una Nomination ai Critics’ Choice Movie Awards (2015) per: Migliore scenografia (Ondrej Nekvasil), Miglior attrice non protagonista (Tilda Swinton) e Miglior film di fantascienza/horror.

– La colonna sonora è stata composta da Marco Beltrami.

– Con un budget di 38,2 milioni di dollari, è la produzione coreana più costosa di sempre. Il film ha incassato un totale di 86.598.256 dollari.

PRELUDIO ALLA FONDAZIONE

 

Preludio alla Fondazione è un romanzo di fantascienza di Isaac Asimov del 1988.
La storia si sviluppa su Trantor, un pianeta dalle dinamiche complesse, formato da strutture e sovrastrutture che si snodano attraverso varie culture.
Seguiamo le vicende di Hari Seldon – matematico – che partecipa ad un congresso scientifico portando una nuova, interessante teoria: la psicostoria.
Sarebbe possibile prevedere il futuro mediante metodi statistici anche se, date le numerose difficoltà pratiche, la teoria risulta inattuabile.
MA
La prospettiva di modificare gli eventi a proprio vantaggio o quantomeno, far credere al popolo di aver questo potere, fa gola tanto all’Imperatore Galattico quanto all’opposizione.
Tutti vogliono Hari Seldon per sé (o, meglio, la psicostoria).
Così ha inizio l’avventura – non desiderata né voluta – di Hari e di quelle persone che, in un modo o nell’altro, entreranno a far parte della sua vita.

Provo a dare “un’opinione schematica” perché scrivere un banale parere sarebbe – per me – impossibile.

RELIGIONE
Hari è un uomo pratico, con una chiave di lettura ben precisa che, pur rispettando le credenze altrui, osserva tutto da un punto di vista oggettivo (tante volte, non cogliendo le sfumature).
“Religione!” sbottò. “Non sappiamo che farcene”.
La ragazza però proseguì: “Abbiamo qualcosa di meglio. Abbiamo la storia”.
Attraverso questa frase capiamo subito l’importanza del vissuto umano.
La storia la costruiamo noi attraverso le scelte, non solo passate ma anche presenti. Solo questa libertà determina chi siamo e ciò che diventeremo.

PARITÀ
“Non sopporto che si insulti e disprezzi un essere umano a causa del presunto gruppo di appartenenza, tanto più se a farlo sono altri esseri umani. Sono certe persone rispettabili che creano i delinquenti che pullulano il mondo.”
Ci troviamo in un universo progredito, vasto ma vincolato ancora da differenze socio-culturali che pesano sulla qualità della vita.
Le lotte e il malcontento si sviluppano in modo latente ma tanto basta per smuovere qualcosa nel sistema e appiccare “la scintilla”.
Ho trovato un’apertura mentale degna, in effetti, del pensiero di Asimov verso ogni tipo di cultura e differenza.
Una critica sociale sulla divisione delle caste e sulla parità dei sessi trattati con forte spirito critico.

ROBOT
“Primo, come ti dicevo, i robot assomigliavano perfettamente agli esseri umani. Secondo, avevano una longevità prolungata, se vogliamo usare quest’espressione.”
“Meglio funzionamento” lo corresse Dors. “Altrimenti comincerai a considerarli completamente umani.”
Non vedevo l’ora di trovarli.
Leggere di androidi scritti da Asimov è come ascoltare musica suonata da Mozart.
C’è una particolare sensibilità su longevità della vita, mente positronica e responsabilità di progettazione che sapevo mi avrebbe soddisfatto.
Negli anni, la “condizione degli androidi” è stata toccata più volte in film, libri e videogiochi ma mai con così tanta delicatezza.

AMBIENTE
“Il declino non ha un andamento rettilineo.”
Problemi ambientali legati al surriscaldamento, il decadimento delle strutture e un più generico adagiarsi politico su “ciò che si ha” piuttosto che guardare al futuro, sono argomenti noiosi da trattare ma non nel contesto della storia.
Asimov inserisce le sue analisi con cura senza tediare il lettore ma dando una spinta al pensiero.

MATEMATICA
“Se si fa un’analisi della psicostoria e si comunicano i risultati al pubblico, il complesso di sentimenti e reazioni dell’umanità subisce una distorsione immediata. E l’analisi, basata sui sentimenti e sulle reazioni che si verificano senza conoscerne il futuro, perde qualsiasi valore. È chiaro?”
Grande amore di Hari e Asimov, troviamo un lessico impegnativo ma mai sfiancante (e la mia media matematica non ha mai superato il 5).
Sempre pronto a dare una spiegazione chiara a concetti difficili da raccontare, figuriamoci se letti.
Il professore che tutti vorrebbero.

PROSPETTIVA
“Com’è dannosa la specializzazione eccessiva. Recide la conoscenza in mille punti e lascia aperte le ferite.”
Secondo me il punto più importante del libro e la chiave che porterà Hari al successo.
Vedere non basta.
Bisogna imparare a osservare per trovare nuovi spunti e punti di vista.

CURIOSITÀ
“Una cosa del tutto accidentale poteva trasformarsi in tradizione e diventare inviolabile, o quasi”. Seldon si domandò se fosse una legge della psicostoria.
Mi ricollego al punto sopra, per concludere, dicendo che vivere senza la voglia di imparare e scoprire equivale a sprecarsi.
Meglio scontrarsi con idee opposte piuttosto che non avere nulla di cui parlare.

APOCALYPSE (CON BRUCE WILLIS)

 

Chi se lo ricorda?
Apocalypse è un videogioco del 1998, sviluppato da Neversoft e pubblicato da Activision esclusivamente per PlayStation.
Il gioco è uno sparatutto in terza persona con grafica in 3D.

Un ex-scienziato che si fa chiamare “Il Reverendo”, dopo aver conquistato un enorme potere politico ed ecclesiastico, sale ai piani alti del governo e diventa il braccio destro del Presidente degli Stati Uniti d’America.
Con una folta schiera di seguaci, la sua parola diventa legge ma il potere non gli basta più, e ritenendo l’umanità troppo corrotta, decide a provocare il Giorno del giudizio.
Per portare a termine il piano, utilizzando le sue grandi conoscenze mediche e scientifiche, “Il Reverendo” crea geneticamente i Cavalieri dell’Apocalisse: Morte, Peste, Guerra e Fame.

Il gioco presenta un gameplay molto semplice e intuitivo.

Menzione speciale ai livelli:
Prigione – “Ed egli ti farà prigioniero e ti condannerà a morte, per mettere alla prova il tuo coraggio”
Fogne – “E sarai condannato all’esilio e destinato a vagabondare sottoterra”
Città – “E sarai considerato come uno straniero nella tua città e disprezzato dai tuoi vicini”
Morte – “I vecchi amici ti tradiranno e l’ombra della morte cadrà su di te”
Tetti – “E il giusto fuggirà in fretta, per paura che i suoi nemici lo circondino”
Cimitero – “E il sentiero che porta al santuario ti condurrà nella valle dei morti”
Peste – “E saranno colpiti dalla peste che divorerà i loro corpi”
Fabbrica di armi – “Segui la spada della violenza fino a raggiungere il fuoco nel quale fu forgiata”
Guerra – “Egli giudica con equità e pieno d’ira crea la guerra”
Casa Bianca – “E il cavaliere impose loro un re, in un palazzo di pietra”
Fame – “Un falso profeta dovrà patire gli stenti della fame e un’apocalisse si abbatterà sulla Terra”

E qualche curiosità:

– Inizialmente gli sviluppatori avevano pensato di dare al personaggio di Bruce Willis un ruolo da “spalla” ma poi convennero che i giocatori avrebbero preferito controllare proprio lui piuttosto che “parlarci” quindi si è deciso di renderlo protagonista.

– Nella versione americana, la cantante Poe, oltre che come interprete della Peste, è accreditata anche nella colonna sonora con una cover del suo brano Control.

– Nella colonna sonora è stata inclusa anche la canzone “War?” dei System of a Down.

– Nel gioco sono presenti alcuni maxi-schermi, in cui vengono proiettate versioni editate dei video musicali delle canzoni presenti nella colonna sonora del gioco.

ROBOCOP

 

RoboCop è un film del 1987 diretto da Paul Verhoeven, con protagonista Peter Weller.
Ambientata in un prossimo futuro distopico e violento.
Molto violento.

Nel 2014 è uscita la versione “Unrated Director’s Cut” in DVD e Blu-Ray contenente il film originale con le scene più crude.

Ho raccolto qualche curiosità:

– La musica usata per il trailer cinematografico era quella di Terminator: entrambi i film sono prodotti dalla Orion.

– In fase di pre-produzione si pensò di far interpretare RoboCop ad Arnold Schwarzenegger ma la sua stazza non era facile da infilare in una corazza.
Alla fine si scelse Peter Weller, dalla corporatura più esile e, secondo Verhoeven, dotato della parte inferiore del volto giusta.

– Il regista fece indossare a Kurtwood Smith occhiali con montatura a giorno per dargli un’immagine simile a quella del nazista Heinrich Himmler.

– La CPU di RoboCop gira su MS-DOS, come possiamo notare da quel “command.com”.

– Sei tra i protagonisti di RoboCop sono apparsi in film o telefilm di Star Trek: Peter Weller in Enterprise, Ronny Cox (Dick Jones) in Star Trek: The Next Generation, Kurtwood Smith (Clarence Boddicker) in Rotta verso l’ignoto, Star Trek: Deep Space Nine e Star Trek: Voyager, Ray Wise (Leon Nash) in Star Trek: The Next Generation e Star Trek: Voyager, Miguel Ferrer (Bob Morton) in Star Trek III – Alla ricerca di Spock, Robert DoQui (sergente Warren Reed), infine, era Doggra in Star Trek: Deep Space Nine.

– La scena del sindaco e dei membri della giunta tenuti in ostaggio ricalcava un celebre fatto di cronaca di nove anni prima, quando un ex consigliere comunale della città di San Francisco, Dan White, licenziatosi per il salario molto basso e vistosi rifiutare in seguito la sua richiesta di essere riassunto, uccise il sindaco Moscone (cui è dedicato oggi il Moscone Center di San Francisco) e il consigliere Harvey.
Nel film il rapitore sta mangiando dei Twinkies perché la difesa di Dan White cercò di dimostrare, durante il processo, come il passaggio da un’alimentazione sana al junk-food avesse influito sul comportamento dell’uomo. Da allora, ogni volta che in mancanza di meglio un avvocato americano tira fuori una teoria campata per aria per difendere il proprio assistito, si parla di “Twinkie Defense”.

– La pistola che RoboCop fa roteare come Clint Eastwood è una Beretta M93R modificata per dotarla di una canna notevolmente più lunga.

– Il cassiere della stazione di servizio porta gli occhiali e legge un libro di geometria: è un omaggio di Verhoeven a se stesso in quanto ex studente di matematica in Olanda.

– Il film ha fruito di due sequel, un remake, una serie tv live-action, due serie tv d’animazione, 6 videogames e 4 serie a fumetti.

– Peter Weller non riusciva ad entrare nell’auto della polizia a causa del costume troppo ingombrante. La maggior parte delle riprese lo mostrano che sta uscendo dalla macchina o si prepara ad entrarvi.
Il costume, inoltre, era così caldo e pesante che si è deciso di installare un condizionatore d’aria all’interno di esso.

– Paul Verhoeven e l’esperto di effetti speciali Rob Bottin si sono scontrati ripetutamente prima e durante le riprese sul design e il make-up del personaggio RoboCop. La scena che creò più discussioni fu quella in cui Murphy si toglie il casco. Bottin voleva che venisse girata in penombra, temendo che la luce diretta avrebbe rivelato troppo degli effetti di make-up. Verhoeven voleva che venisse girata nel modo più luminoso possibile, affermando che il direttore della fotografia Jost Vacano avrebbe sopperito ad eventuali problemi. Verhoeven la girò a modo suo e Bottin rifiutò di parlargli ulteriormente per il resto della produzione. Tuttavia alla prima del film entrambi erano così impressionati dal risultato della scena che si perdonarono all’istante. Bottin, che aveva persino promesso di non lavorare più con il regista, accettò con entusiasmo l’offerta al successivo progetto: Atto di forza (1990).

– Poiché le mani del costume di RoboCop erano in gommapiuma, le chiavi dell’auto continuavano a rimbalzare dalla mano di Peter Weller ogni volta che tentava di prenderle al volo. La produzione ha realizzato 50 ciak e speso un giorno intero prima di ottenere la ripresa giusta.

– Lo sceneggiatore Edward Neumeier si avvicinò all’idea per RoboCop dopo aver visitato il set di Blade Runner (1982).

– Nel negozio di liquori oltre ad Iron Man (1966) è visibile anche il fumetto “ROM” della Marvel la cui trama coinvolge un eroe che sacrifica il suo corpo umano trasferendo la sua mente in un robot per salvare il suo popolo.

– Le tre prime direttive di RoboCop («Ordine pubblico totale», «Proteggere gli innocenti», «Far rispettare la legge») ricordano le tre leggi della robotica di Isaac Asimov.

– L’ingresso dell’edificio della OCP nel film è in realtà l’ingresso anteriore del municipio di Dallas.

V PER VENDETTA

 

V per Vendetta è un film del 2005 diretto da James McTeigue. Il film è tratto dal romanzo a fumetti “V for Vendetta”, scritto da Alan Moore e illustrato da David Lloyd, prodotto e adattato per il grande schermo da Andy e Larry Wachowski.
La storia è ambientata in un Regno Unito distopico, divenuto una società totalitaria governata da un regime repressivo simile a quello del romanzo 1984 di George Orwell, guidato dall’Alto Cancelliere Adam Sutler.
Vi si oppone un misterioso individuo, V, un rivoluzionario con il volto coperto da una maschera di Guy Fawkes.

Qua sotto qualche curiosità:

NUOVO TAGLIO
Natalie Portman ha raccontato che rasarsi a zero era una cosa che sognava di fare da anni.

SECURITY
Per girare la scena dell’esplosione, nei pressi della Houses of Parliament di Londra, non fu affatto facile.
La produzione ottenne il permesso di girare solo tra la mezzanotte e le 4:30 del mattino e potevano bloccare il traffico nei paraggi soltanto per quattro minuti alla volta.
Per la parte con i due carri armati, la sicurezza fu massima: i mezzi erano veri e ogni notte, prima di trasportarli per le riprese, ogni carro veniva ispezionato dal personale di sicurezza del governo per assicurarsi che gli armamenti non funzionassero e non fossero stati alterati in alcun modo.

HUGO WEAVING
L’attore era già noto alle sorelle Wachowski per l’intepretazione dell’agente Smith nella trilogia di Matrix.
Il ruolo di V, tuttavia, non fu da subito suo: il primo attore che interpretò il personaggio fu James Purefoy, che abbandonò il set dopo quattro settimane perché aveva difficoltà nel recitare con la maschera.
In quanto produttrici le Wachowski suggerirono l’attore come rimpiazzo: dopo aver tentato di registrare la sua performance con dei normali microfoni o con un microfono posto all’interno della maschera, si optò per il ridoppiaggio.
Hugo Weaving recitò sul set e poi in post-produzione andò a doppiare la totalità delle battute di V (anche nelle scene in cui sotto la maschera al posto suo c’era James Purefoy).

FUOCO
Per la scena in cui V emerge da Larkhill venne coinvolto Chad Stahelski, già stunt di Keanu Reeves in Matrix e futuro regista della saga di John Wick.
Stahelski ha attraversato il fuoco indossando solo uno speciale gel resistente e un perizoma.
La sua temperatura corporea doveva essere abbassata prima di girare la scena e “fortunatamente” la notte delle riprese c’erano appena tre gradi sotto lo zero.

CHE PAZIENZA
Per formare il domino vennero usate 22.000 tesserine e oltre 200 ore di lavoro.

COMPLOTTO
Poco prima che arrivi l’armata di V, si vede il Big Ben che sta per segnare le 11:05.
Le lancette dell’orologio formano la lettera V, ma non c’è solo quel dettaglio:

– Novembre è l’undicesimo mese dell’anno, quindi secondo la maniera statunitense di scrivere le date, 11:05 sta per 5 Novembre.
– Quando V si presenta a Evey per la prima volta dice 55 volte la lettera V (nel discorso in lingua originale).
– 5 in numeri romani si scrive V.
– Guardando con attenzione la lettera V è dappertutto: sui muri, per terra, formata da cose e persone; regista, sceneggiatori e scenografi si sono divertiti a disseminarla lungo tutta la pellicola.
– Anche il nome della co-protagonista nasconde un ennesimo gioco di parole. Il personaggio di Natalie Portman si chiama Evey. Quando la conosce per la prima volta, V le dice subito che “non gioca a dadi e non crede alle coincidenze”: questo perché il nome di Evey è creato apposta per avere ancora dei riferimenti alla lettera V:
E – è la quinta lettera dell’alfabeto, e abbiamo visto che in numeri romani equivale a V
V – simboleggia il numero 5
E – vedi sopra
Y – la venticinquesima lettera dell’alfabeto: 25 (cinque per cinque)

MOMENTO SUPERQUARK: LE STRATEGIE

 

Nel contesto del survivalismo esistono due strategie che possono sintetizzarsi con il “bugging in” e il “bugging out”.
Entrambe richiedono addestramento per la sopravvivenza in ambienti naturali, acquisizione di competenze tecniche, pianificazione delle attività e accumulazione dei materiali.
In linea di principio il “bugging in” risponde maggiormente alla mentalità del “prepper” mentre quella del “bugging out” a quella del “survivalista”.
Le tattiche operative sono comunque sovrapponibili.

– Bugging in –
È la strategia che prevede di trincerarsi in casa o in un luogo sicuro appositamente preparato.
In casi estremi sono approntati dei veri e propri bunker.
La tecnica prevede di restare al sicuro fino alla fine della minaccia.
L’implementazione prevede che la struttura sia rifornita d’acqua, viveri e ogni altra cosa potrebbe essere necessaria.

– Bugging out –
Al contrario, questa strategia prevede l’abbandono della propria abitazione per trovare rifugio in un luogo più distante dalla minaccia e quindi più sicuro.
Essendo una tattica, il “bugging out” non è una semplice fuga, richiede pertanto una pianificazione preventiva della destinazione, del percorso e del materiale di supporto da prelevare.
Occorre quindi allestire un ambiente sicuro, come una casa di villeggiatura, di amici o parenti in cui trasferirsi dove devono già essere state predisposte scorte di acqua, viveri e altri generi di prima necessità.
Bisogna poi preparare uno zaino con tutto l’occorrente per sopravvivere: rientra in questa categoria la cosiddetta “72hours bag” raccomandata alla popolazione degli Stati Uniti dalla Federal Emergency Management Agency.
Il nome assegnato allo strumento è da ricollegarsi al tempo (appunto 72 ore) massimo stimabile in cui il kit potrebbe fornire supporto ai cittadini dopo il verificarsi di un evento calamitoso nell’attesa che le strutture di soccorso provvedano a intervenire.

DEAD SPACE

 

Dead Space è un videogioco di fantascienza survival horror in terza persona sviluppato da Visceral Games.
Il protagonista è Isaac Clarke, un ingegnere minerario che lavora per una grande compagnia.
La richiesta di soccorso della Ishimura (un’astronave enorme il cui scopo è distruggere pianeti per ricavare minerali), costringe Isaac e quattro impiegati a partire verso un’esplorazione che non inizia nel migliore dei modi.
Prima un malfunzionamento del faro gravitazionale e subito dopo lo schianto sul ponte di volo.
L’equipaggio, infine, viene attaccato da strane creature antropomorfe dette “Necromorfi” ( in futuro vi proporrò un articolo con le categorie di tutti i mostri presenti).
Solo proseguendo l’indagine si scoprirà, tramite diversi messaggi audio e video, la verità sul disastro.

Veniamo a qualche curiosità:

– Gli sviluppatori hanno tratto ispirazione da Punto di non ritorno, Alien, La Cosa e videogiochi come Resident Evil e la serie Silent Hill.

– All’inizio del secondo capitolo, troviamo il cadavere di un uomo chiamato McCoy, lo stesso nome del medico di bordo della Enterprise della serie classica di Star Trek.

– Isaac non parla per tutta la durata del gioco. Le uniche occasioni in cui si sente la sua voce sono durante gli attacchi fisici o quando è colto di sorpresa dai nemici.
Inoltre il suo volto è sempre nascosto da una maschera indossata all’inizio del gioco: il viso viene rivelato solo nel filmato finale o per un breve lasso di tempo.

– Nella versione statunitense, i titoli dei dodici capitoli sono:
1. Nuovi arrivi (New Arrivals)
2. Terapia intensiva (Intensive Care)
3. Correzione di rotta (Course Correction)
4. La fine imminente (Obliteration Imminent)
5. Devozione letale (Lethal Devotion)
6. Rischio ambientale (Environmental Hazard)
7. Nel vuoto (Into the Void)
8. Ricerca e salvataggio (Search and Rescue)
9. Morto all’arrivo (Dead on Arrival)
10. La fine dei giorni (End of Days)
11. Soluzioni alternative (Alternate Solutions)
12. Spazio Morto (Dead Space)

Estrapolando la prima lettera di ogni capitolo, si compone la frase: “NICOLE IS DEAD”, ovvero “Nicole è morta”.

– Il nome Unica Mente coincide, anche dal punto di vista del ruolo, con la creatura del videogioco per PC StarCraft. Anche lì si tratta di una creatura gigantesca in grado di controllare tutti gli Zerg (razza aliena vagamente simile ai Necromorfi).
Da notare, inoltre, come l’Unica Mente Zerg sia ispirata alla Mente Collettiva Tiranide della saga di Warhammer 40000, ispirati, a loro volta, dagli alieni xenomorfi di Alien.

– Ogni volta che si muore nel gioco, si può sentire per un paio di secondi il classico suono di un elettrocardiogramma quando diventa piatto per l’arresto cardiaco.

– Si dice che i Necromorfi furono ispirati da reali vittime di incidenti stradali, ma in realtà gli autori utilizzarono il cadavere di una capra come ispirazione.

MOMENTO SUPERQUARK: IL SURVIVALISMO

 

Parliamo di survivalismo, cioè il movimento che si prepara per emergenze, future o eventuali.

Gli eventi sono principalmente:
– Catastrofi naturali, crisi planetarie e ingenti cambiamenti climatici (uragani, glaciazioni, terremoti, bufere di neve, tempeste solari, forti temporali)
– Disastri causati dall’uomo (rilascio di agenti radioattivi o nucleari, guerre)
– Crolli della società causati da mancanza di risorse come elettricità, carburante, cibo o acqua
– Crisi finanziarie e collassi economici
– Pandemia globale
– Caos diffuso da qualche inspiegabile o imprevedibile evento apocalittico

Le origini del survivalismo hanno avuto luogo nel Regno Unito e negli Stati Uniti a seguito delle minacce di guerra nucleare.
Basti pensare che tra i programmi promossi dalla difesa civile statunitense durante la guerra fredda vi erano rifugi antiatomici.
Perfino i bambini venivano preparati al peggio con cartoni atti a spiegare come comportarsi in caso di disastro.
Solitamente survivalisti e prepper vengono visti come “parte della stessa categoria” ma esiste qualche differenza:

– Il survivalista ha un approccio più militare per gestire le emergenze. Il suo stile di vita è già improntato molto alla sopravvivenza “post catastrofe” e riflette questo atteggiamento nell’abbigliamento, negli strumenti usati, nelle attività di tutti i giorni. Studia tecniche di sopravvivenza nella natura, si interessa di caccia, pesca ed altri sistemi da adottare in caso di necessità.

– Il prepper, invece, ha come scopo quello di difendere la propria qualità della vita in seguito ad una emergenza. La maggior parte della sua attività si concentra nel “pre-evento” ed ha lo scopo di subire meno privazioni possibili nel “post-evento”. Un prepper non punta solo a saper risolvere un problema, di qualsiasi natura e tipologia possa essere (pratico, manuale, economico, meccanico, elettronico) ma soprattutto punta alla prevenzione. La maggior parte agisce in un contesto familiare, per cui le sue attività sono volte a proteggere e prendersi cura di un piccolo gruppo di persone a cui possono essere affidati compiti e ruoli differenti.

*CYBERPUNK 2020*

 

Non ci fate caso, sono solo riflessioni.
“Cyberspazio. Una consensuale allucinazione vissuta ogni giorno da miliardi di operatori legittimi, in ogni nazione, da parte di bambini cui sono stati insegnati concetti matematici”.
Così William Gibson descrive la Matrice, nel nostro caso: Internet.
Viviamo “nel futuro”, dove le intelligenze artificiali sono in grado di compiere embrionali ragionamenti umani e la tecnologia segna il ritmo della nostra vita.
È un accordo, quello che abbiamo raggiunto, tra uomo e macchina: non possiamo più vivere l’uno senza l’altro.
Noi diamo vita alla rete, facciamo affidamento su di Lei ogni giorno e chi si rifiuta di tenere il passo rimane indietro.
Avrete ordinato almeno una volta qualcosa da Amazon, scelto la meta delle vacanze in base a recensioni e foto suggestive, condiviso una notizia o il video di un gattino.
Il nostro cellulare, anche il modello meno aggiornato, ci permette di fare qualunque cosa, fosse solo rilassarsi con un giochino demenziale.
Avete visto come state bene con la barba?
O nati del sesso opposto?
Le informazioni viaggiano veloci nella Matrice, quasi senza controllo. Quasi.
Dobbiamo esserne spaventati?
No.
Temere l’avanzamento della tecnologia è come aver paura d’invecchiare.
Voglio credere, anche se alcuni giorni è più difficile di altri, che questo nostro “cyberpunk” ci stia portando verso un miglioramento di noi stessi.
Voglio pensare che la rete non solo ci agevoli ma ci faccia sentire un po’ più vicini e consapevoli di ciò che accade attorno a noi.
Che ci arricchisca e sviluppi la nostra mente.
Mi piace pensare che, in un prossimo futuro, guarderemo i nostri Tablet da ridenti cittadine pulite, sane e piene di vita e non dallo schermo polveroso di un Pip-Boy.

immagine by dustycrosley

Close