HARDWARE – METALLO LETALE

 

Hardware – Metallo letale è un film del 1990 diretto da Richard Stanley.

In un futuro non troppo lontano, la Terra è intossicata dall’inquinamento e la popolazione si è imbarbarita in preda a una dilagante anarchia.
Un rigattiere acquista i resti di un robot che un nomade ha rinvenuto nel deserto, per donarli alla fidanzata scultrice.
Questi, però, si rivelano parti di un cyborg militare, M.A.R.K-13, che animato dalla sua capacità di auto-ripararsi, mieterà morte e distruzione.

Il nome del robot è un riferimento al Vangelo secondo Marco. Durante il film, il protagonista ne legge un pezzo e si ferma proprio al capitolo 13. In esso troviamo una frase fondamentale per la storia: «nessuna carne verrà risparmiata» (versetto 20).

Numerose le apparizioni “musicali”:
– Carl McCoy dei Fields of the Nephilim, nel ruolo del nomade.
– Lemmy Kilmister dei Motörhead, nel ruolo del taxista (che ascolta Ace of Spades).
– Iggy Pop nel ruolo del telepredicatore invasato (del quale si sente solo la voce trasmessa dalla stazione radio WAR)
– Gli GWAR che compaiono in TV sotto le note di Stigmata dei Ministry.

Rimangono impressi i colori sabbiosi che suggeriscono un’idea di afa e caldo, oltre che di squallore sociale.
Immagini fotografate a meraviglia; diretto e interpretato con trasporto e ispirazione, dove i pochi mezzi a disposizione si rivelano un’arma poetica efficace.
Il film fu girato in totale autonomia e con un budget limitato ma “è una riprova che il basso budget non sempre significa scarsa qualità”.

L’ORLO DELLA FONDAZIONE

 

L’orlo della Fondazione è un romanzo fantascientifico del 1982 di Isaac Asimov, facente parte del ciclo della Fondazione.
È il quarto libro del ciclo, scritto trent’anni dopo la trilogia originaria.
Nell’arco della narrazione si colloca come sesto dei sette.
Primo di Asimov a divenire un best seller, dopo quarantaquattro anni di scrittura e 262 libri.
Al suo esordio, ebbe tanto successo che per venticinque settimane rimase nell’elenco dei libri di fantascienza più venduti del New York Times.
Nel 1983 ricevette sia il premio Hugo sia il premio Locus come miglior romanzo.

Questi sono gli appunti che ho raccolto:

PRIMA FONDAZIONE
“Non permettere mai che il tuo senso morale ti impedisca di fare quello che è giusto.”
Nell’Orlo della Fondazione troviamo questa fazione potente e scaltra. La tecnologia li ha resi liberi e indipendenti da ogni cosa, perfino dal Piano Seldon.
Un volontario e lento distacco che ha emancipato un popolo stufo di dover dipendere da una “profezia” (anche se basata su calcoli e non sulla fede), che è consapevole del suo prestigio e ha voglia di rivalsa.
Una società che detesta l’ombra della Seconda Fondazione, di tutto ciò che possa controllarla e veicolarla come farebbe il padrone che stringe il guinzaglio del proprio cane.
Anche se il Sindaco Branno è una delle personalità che ho giudicato più spiacevoli dell’intero ciclo, ne ho capito a pieno le motivazioni, arrivando a giustificare quella che, a primo impatto, può essere giudicata come “fredda crudeltà”.

SECONDA FONDAZIONE
“Non fare niente a meno che tu non ci sia costretto, e quando sei costretto ad agire prima esita.”
Nel mio immaginario: un gruppo di pomposi individui che siedono attorno a un tavolo mandandosi impulsi mentali per comunicare modifiche del Piano Seldon che non esisterebbe senza pomposi individui che siedono attorno a un tavolo mandandosi impulsi mentali per comunicare modifiche del Piano Seldon.
C’è una parola, che secondo me, racchiude il concetto della Seconda Fondazione: controllo.
Il controllo che esercita (o prova ad esercitare) su tutto.
Non dico che sia un despota senza scrupoli e nemmeno che goda nel veicolare questo potere ma, di fatto, governa silenziosamente la Galassia.
Era ciò che voleva Hari Seldon, in fondo.
La Tavola degli Oratori, però, è gestita da uomini (straordinari, sì) ma pur sempre fallibili.
Le lotte e i tradimenti toccano anche loro come chiunque altro.
Anche in questo caso, ciò che li spinge ad agire è una nobile, ottima giustificazione.
Questo peso si fa sentire durante la narrazione.
Difficile a questo punto scegliere quale sia il male minore:
meglio essere guidati dalla tecnologia di un Nuovo Impero o lasciare che il piano Seldon gestisca ancora una volta il destino dell’umanità?
Gendibal, facente parte della Tavola, è in netta contrapposizione con il sindaco Branno eppure ho riscontrato un importante punto in comune tra i due: l’ambiziosità.

GAIA
“Chi è Gaia?”
Bliss apparve interdetta. “È semplicemente Gaia.”
Terza e ultima fazione.
Scopo e struttura del pianeta: chiaro e descritto con molta attenzione.
I concetti vengono ripetuti e analizzati secondo vari punti di vista, mai scontati o banali che aggiungono, ogni volta, un dettaglio in più alla narrazione.
Di Gaia non so se averne paura o esserne affascinata, non capisco se potermi fidare di lei o respingerne l’idea di base.

TREVIZE E PELORAT
“Dorme?”
“Finché lei parla, è escluso.”
Il rapporto tra questi due personaggi è, in assoluto, la dinamica che mi è piaciuta di più.
Ho trovato una piacevole ironia, parole semplici e dialoghi credibili.
Trevize, determinato e spigoloso e Pelorat, accomodante e dolce sono una coppia vincente perché compensano le mancanze reciproche e amplificano i loro pregi.
“Io sono un uomo abituato alla passività, Golan. Ho trascorso la vita chino su documenti. L’attesa è il mio mestiere. Lei invece è un uomo d’azione e quando le impediscono d’agire sta male.”
Ogni aspetto di questo rapporto mi ha appassionato (pur apprezzando di più il “vecchio” Pelorat), in loro compagnia la ricerca è stata ancor più avvincente perché si ponevano le stesse domande che mi facevo anche io.
Mi ha divertito sapere di non essere “l’unica” a tormentarsi con dubbi e perplessità.

LA CONTADINA
La vera determinazione l’ho trovata nel più insolito dei personaggi.
Sura Novi, donna semplice con una forte personalità che, confidandosi con Gendibal, aspira a diventare molto più di una semplice contadina.
“Tu vuoi fare la studiosa?”
Come poteva spiegare a una contadina ignorante che per diventare quello che i trantoriani chiamavano tedioso occorreva un certo livello di intelligenza, di educazione, di energia mentale?
“Io so leggere e scrivere. Ho letto interi libri dalla fine a anche dall’inizio. E c’ho voglia di stare tediosa. Non voglio fare la moglie del contadino. Non sto adatta ai campi. Non sposerò il contadino, non farò figli al contadino.”
“Che cosa farà nella vita, se non si sposa?”
“Starò tediosa. Non starò contadina.”
“E se non posso farla diventare una studiosa?”
“Allora non sto niente e aspetto di morire. Non voglio star niente nella vita, se non tediosa.”

2001 ODISSEA NELLO SPAZIO

 

2001: Odissea nello spazio è un film del 1968 prodotto e diretto da Stanley Kubrick.
Storia fantascientifica ambientata in un vicino futuro, tocca temi come l’identità della natura umana, il suo destino e il ruolo della conoscenza.

Qualche curiosità:

– Secondo molte persone, la sigla del computer di bordo HAL 9000, sarebbe stata ottenuta prendendo l’acronimo IBM, e scegliendo le lettere immediatamente precedenti nell’alfabeto: HAL.
Il co-sceneggiatore Arthur C. Clarke, però, ha sempre smentito questa ipotesi dichiarando che se si fosse accorto in tempo della “coincidenza”, avrebbe cambiato il nome.
In realtà significa: Heuristic Algorithmic.

– Siamo abituati a identificare HAL 9000 con il suo occhio rosso. Ma quella è solo la sua antenna esterna.
Il cuore di HAL è la brain room, grande quanto una stanza.
Grazie alla collaborazione di Eliot Noyes, consulente capo e designer della IBM, Kubrick ne creò una geometrica e trasparente; un ambiente fatto di vetro acrilico, luci e griglie.

– Era Saturno la destinazione iniziale dell’astronave Discovery ma il team degli effetti speciali capì che non era facile realizzarne gli anelli.
Giove fu la scelta definitiva.

– “I modelli di 2001: Odissea nello spazio probabilmente sono quelli che sono stati costruiti con più precisione per un film” ha raccontato il supervisore degli effetti speciali Douglas Trumbull. “Appena il design complessivo di ogni modello è stato completato si cominciò con la costruzione della forma elementare di ogni veicolo aerospaziale, e questo processo durò diversi mesi. Poi ebbe inizio l’arduo compito di decorare e curare nei dettagli ogni modello. Numerose squadre di costruttori di modelli lavorarono ventiquattrore su ventiquattro per produrre il risultato finale”.

– La navicella guidata da Bowman, l’unico astronauta superstite, avanza in quello che fu paragonato come un trip lisergico.
La tecnica di questa scena è una scoperta fototecnica della metà degli anni Sessanta, la solarizzazione cromatica: un effetto fotografico che si basa sulla sovraesposizione, creando una parziale inversione dell’immagine.

– Kubrick respingeva l’idea di scrivere 2001 sotto la forma convenzionale di una sceneggiatura cinematografica, «la forma meno propizia alla comunicazione che sia mai stata inventata», affermava.

– Alla fine dell’aprile 1965, Kubrick avviò la produzione del film.
Il primo passo fu accantonare il titolo pensato inizialmente: Journey Beyond the Stars.
Annunciò alla stampa mondiale che si sarebbe chiamato 2001: Odissea nello spazio e chiese espressamente che lo si pronunciasse «two thousand and one» e non, come consentito nell’uso inglese, «twenty zero one», che a lui suonava male.

– La pubblicità e la “comunicazione” di 2001, al momento dell’uscita, misero l’accento sulla cura per la precisione scientifica e futurologica.
Si trattava infatti di raggiungere un pubblico più ampio di quello dei cultori di fantascienza, cercando di lottare contro la reputazione di puerilità attribuita al genere.
In un’intervista rivelò «I film di fantascienza sono sempre stati sinonimo di mostri e di sessualità, noi abbiamo cercato un altro approccio».
In quanto genere popolare, la fantascienza pre-2001 è associata, di fatto, alla sessualità: ragazze ingenue in abbigliamento succinto o donne molto sexy al cospetto di mostri che le rapiscono. Non è un caso se in 2001 la presenza delle donne è ridotta a qualche figura marginale.

– Fellini espresse per telegramma emozione ed entusiasmo dopo la visione della pellicola.

– John Lennon dichiarò di rivedere il film ogni settimana.

– Un giornalista di «Playboy» chiese a Kubrick se avesse mai preso l’LSD. Il regista rispose che la droga non è fatta per l’artista, perché crea uno stato di soddisfazione a priori, uccide lo spirito critico e fa sembrare tutto bello e interessante.

– Durante le riprese del film, Kubrick manovrò in prima persona la pesante telecamera Mitchell 65mm e lo fece in due occasioni.
La prima, quando gli astronauti scendono nello scavo dove trovano il monolito e la macchina da presa li segue letteralmente, come fosse uno di loro.
La seconda, durante il percorso di Bowman verso i circuiti della memoria di HAL.

– Durante la scrittura del soggetto con Clarke, Kubrick aveva ascoltato spesso i Carmina Burana di Carl Orff.
Contattò il vecchio compositore tedesco per avere una musica originale, ma quest’ultimo declinò a causa della sua età avanzata.

– Il primo aprile del 1968, la MGM organizzò l’anteprima del film a New York a cui Kubrick assistette per osservare la reazione dei critici. Il regista aveva attraversato l’Atlantico in nave, al bordo della quale si era fatto installare una sala di montaggio. Ritoccò il film perfino durante l’attracco.
Assistere alla prima gli servì per capire dove poter migliorare: il 3 aprile tagliò 17 minuti alla versione originale di 156, per un totale circa di 30 tagli singoli.

– David Bowie dichiarò che per scrivere Space Oddity si ispirò al film, smentendo la credenza che fosse stata ideata in onore del lancio dell’Apollo 11 nel 1969.

– Nel 1976 la Marvel Comics decise di adattare il film nell’omonimo fumetto affidando il lavoro a Jack Kirby. L’opera, capolavoro indiscusso del fumettista, riscosse un successo tale, da indurre la casa editrice a continuarne la pubblicazione con episodi mensili che dal film originale mantenevano solo una vaga ispirazione.

Fonti: movieplayer.it / bloglindau.it
Fan art by musiriam

SECONDA FONDAZIONE

 

Seconda Fondazione è un romanzo di fantascienza del 1953 di Isaac Asimov che chiude la trilogia originale del Ciclo delle Fondazioni.
“Ci sarebbe da dire molto di più sul Mulo e sul suo impero, ma la maggior parte delle notizie sono poco pertinenti alla storia che vogliamo raccontare”.
Così si apre il libro e mi si stringe lo stomaco.

Ecco i miei appunti:

LA MENTE
“Le conclusioni ti sembreranno ovvie. Noi dobbiamo trovare un mondo che si governa per mezzo delle capacità mentali e che, tuttavia, è molto arretrato da un punto di vista scientifico.”
La Seconda Fondazione viene presentata e spiegata con un sistema di narrazione “laterale” che ho capito essere lo stile di Asimov.
Mentre la trama si sviluppa e i protagonisti provano a studiare questa misteriosa “associazione”, troviamo scorci sempre più specifici che ci mostrano quanto la Prima Fondazione sia sulla buona strada/stia sbagliando.
Originale e curioso il modo in cui i mentalisti comunicano, spiegando come il contatto emotivo sia già insito nella natura umana e non qualcosa di precluso a determinate specie.
La parola, infatti, permette di esprimere emozioni ma non di rappresentare le sfumature del pensiero umano (creando, talvolta, delle conseguenze disastrose).
Mi piace che si parli in modo scientifico di qualcosa di così astratto, chiarendo come la semantica, la logica simbolica e la psicanalisi siano stati tutti tentativi per raggiungere una migliore comprensione e liberarsi, una volta per tutte, della parola.

NON SO CHI SEI
“Perché gli altri tardavano? Che cosa rendeva il Mulo così sicuro? Che cosa nascondeva il suo nemico? Se solo avesse potuto conoscere le sue intenzioni.”
In un universo popolato da mentalisti, la paranoia regna sovrana.
Sì, perché è impossibile capire, se i propri alleati sono controllati o influenzati in qualche modo.
Se agiscono perché vogliono o per forzature indotte che, per quanto lievi possano essere, risultano comunque spiacevoli.
E allora via, con piani sempre più intricati e raggiri che, non avevo mai trovato così fitti e al limite della nevrosi.

SPIEGAZIONI
“Ho paura di essermi espresso con un’altra metafora.”
“Continua.”
“L’abbandono di ogni sforzo, la crescente inerzia, il lasciarsi trascinare verso una cultura decadente e edonistica significano la rovina del Piano. Devono ritrovare la spinta.”
Arrivata a questo punto ho capito perché Asimov non risulta mai complesso pur spiegando concetti articolati.
Nei film troviamo sempre dialoghi dove lo scienziato di turno inizia con il “technobabble” (l’uso di termini fantascientifici per rendere l’espressione di una tecnologia molto avanzata e incomprensibile per i non esperti nel settore) salvo poi essere sostituito dal simpaticone che in due parole riassume il concetto.
Qui è leggermente diverso e meno molesto.
Di solito Asimov pone il dialogo tra due personaggi trovando pretesti perché uno spieghi all’altro subito, fin dal principio, l’argomento trattato nel modo più chiaro e comprensibile.
Evitando così che si saltino paragrafi interi di parole vuote.

SUSPANCE
“I vari spiragli che minacciavano la segretezza della nostra ubicazione non vennero notati perché Seldon aveva parlato del ”capo opposto della galassia” a modo suo, mentre gli altri l’avevano interpretato a modo loro.”
Mai avrei immaginato di ritrovarmi fino all’ultimo capitolo con una piacevole sensazione di stupore giocata su incomprensioni e segreti.

CHIAMATEMI ARCADY
“Quanti anni ha sua figlia?”
“Quattordici compiuti l’altro ieri.”
“Quattordici? Per la galassia… Mi dica, ha intenzione di sposarsi un giorno?”
“No, che io sappia.”
“Bene, se mai le venisse in mente, gli spari, intendo dire, spari al giovane che la sta per sposare.” Guardò l’altro negli occhi “Dico sul serio. Sarà terribile vivere con lei quando avrà vent’anni. Non voglio offenderla, dottore.”
Arcady: scrittrice determinata e impavida.
Uno dei personaggi che mi è piaciuto di più perché sveglia e irrequieta.
Ho trovato anche uno spiccato senso dell’umorismo legato alle sue battute che mi hanno fatto sorridere più di una volta.
Sembra dia leggerezza alla storia ma, in realtà, è l’ennesima pedina ben piazzata nel grande Piano.

LA – QUASI – RIVINCITA DEI CATTIVI
“Ci volle meno di un secondo per operare il cambiamento.”
Il punto critico dell’antagonista è quasi sempre l’eccesso di sicurezza.
C’è da dire, a discolpa del Mulo, che lui è davvero un mentalista dalle incredibili capacità, perciò mi sento di giustificare la sua presunzione.
Le sue debolezze mostrano il lato più umano di un cattivo che, senza dubbio, verrà ricordato nella storia della Fondazione.

INTERSTELLAR

 

Interstellar è un film del 2014 diretto da Christopher Nolan.

In un futuro non precisato, un drastico cambiamento climatico colpisce duramente l’agricoltura.
Il granturco è l’unica coltivazione ancora in grado di crescere e un gruppo di scienziati è intenzionato ad attraversare lo spazio per trovare nuovi luoghi in grado di ospitare la vita umana.

Qualche curiosità:

– Nolan ha scritto la sceneggiatura con suo fratello Jonathan, che per primo sviluppò il film nel 2007.

– Ha vinto l’Oscar per i migliori effetti speciali nel 2015 e ha ricevuto altre quattro candidature (miglior colonna sonora, miglior montaggio sonoro, miglior sonoro e miglior scenografia).

– Il consulente alle riprese era Kip Thorne, scienziato che avrebbe vinto il Nobel qualche anno dopo.
È stato lui a calcolare il buco nero e il warmhole, rendendolo poi “reale” con un software appositamente creato per lui.

– Nolan ha evitato, ogni volta che gli è stato possibile, di ricreare ambienti e situazioni con la CGI.
Ha fatto piantare i campi di mais dove lavorava Cooper con il suo trattore e ha creato appositamente anche le nubi di sabbia che rendevano la vita impossibile sulla Terra.

Per farlo, si è ispirato a The Dust Bowl, documentario del 2012 che narra della terribile piaga delle nubi di sabbia e polvere che colpirono le lande del nord degli Stati Uniti negli anni ’30, in piena Grande Depressione: da questo documentario sono tratte anche interviste originali dell’epoca.

– Anne Hathaway ha passato un momento drammatico sul set: mentre era immersa in acqua con la sua tuta da astronauta ha iniziato a sentire i primi sintomi dell’ipotermia.
Ha cercato di resistere per portare a termine il lavoro ma è stata “salvata” giusto in tempo dai membri della troupe.

– La colonna sonora di Hans Zimmer (nominata agli Oscar) nasconde un Easter Egg nel brano Mountains, scoperto da un utente di Reddit.
Ogni 60 secondi del brano si sentono 48 “click”, quindi l’intervallo tra un “click” e l’altro è di 1,25 secondi: basandosi sul fatto che nel film si dice che “ogni ora su Miller è di circa 7 anni sulla Terra” e che ci sono 3600 secondi in un’ora e 221.000.000 secondi in 7 anni, dato un fattore di conversione 221.000.000 / 3600 otteniamo che sulla Terra passano 61400 secondi ogni secondo speso su Miller, il pianeta acquatico. Moltiplicando questo numero per l’intervallo tra ogni “click” si ottiene che ognuno di questi click è un’intera giornata terrestre.

– Proprio come Inception, il film precedente di Nolan, Interstellar è una parola vera. È l’aggettivo che descrive un viaggio tra le stelle.

– Hans Zimmer è stato invitato a scrivere un brano musicale per realizzare una scena breve in cui un genitore parla del suo bambino. Solo poi gli sono stati rivelati i piani per Interstellar e Zimmer ha basato la colonna sonora del film partendo da quell’unico pezzo.

UNA STORIA VERA

 

Il genere fantascientifico e il suo sviluppo appartengono a un periodo abbastanza recente.
Ma è più antico quello che da molti è considerato il primo romanzo di fantascienza.
“Una storia vera” è un’opera in due libri del siro Luciano di Samosata, uno dei romanzi più fantasiosi della letteratura greca.
Scritto in forma autobiografica, l’intento era anche parodistico: Luciano voleva fare satira nei confronti degli autori che citavano come reali le fonti che narravano di eventi mitici o fantastici, come – tra le altre – le opere di Omero.
Per questo, i personaggi di “Una Storia Vera” sono esagerati quasi al ridicolo.
Si precisa, all’inizio dell’opera, che la storia racconta “cose che non ho visto, né vissuto, né sentito raccontare da nessun altro; cose che non esistono e che non potrebbero mai esistere. Quindi i lettori non devono credere a una parola di quello che dico”.
Contiene elementi come il viaggio nello spazio e sulla luna (ed è la prima a farlo), l’incontro con forme di vita aliene, la guerra e l’imperialismo interplanetario, l’atmosfera artificiale, altri mondi che obbediscono a differenti leggi della fisica, creature prodotte dalla tecnologia umana.
L’autore descrive il suo viaggio, insieme a 50 compagni, oltre le Colonne d’Ercole dove l’equipaggio è colto da una tempesta che conduce la nave su un’isola misteriosa con fiumi di vino ed esseri semi-umani.
Sollevati in aria da un tifone, arrivano sulla luna, descritta come “una terra vasta come un’isola, splendente e sferica e illuminata da una grande luce”.
Luciano e i compagni vengono catturati da ippogrifi e portati dal re Endimione, in guerra contro il re del sole Fetonte, nella contesa sulla colonizzazione di Vespero, Venere.
Curiosi gli scontri tra guerrieri armati di funghi come scudi e gambi di asparagi come lance o altri che cavalcano gigantesche pulci.

FONDAZIONE E IMPERO

 

Fondazione e Impero è un romanzo di fantascienza di Isaac Asimov del 1945, il secondo volume della Trilogia della Fondazione.
Il Mulo (The Mule), seconda parte del romanzo, ha vinto nel 1996 il premio retro Hugo per il miglior romanzo.
Credo che le vicende del “Mulo” siano le mie preferite, in assoluto.
Mi sono resa conto di aver raccolto appunti che riguardavano solo quel personaggio, l’uomo che ha portato il caos nell’ordine istituito dalla Fondazione.

Quindi, ecco l’unico punto che toccherò:

IL MUTANTE
“Ormai avevo sopportato per più di ventidue anni, ora toccava a me. Sareste stati voi adesso a dovermi sopportare.”
“Il Mulo” sta minacciando la quiete della Fondazione, ora ricca e prospera.
Ma che importanza può avere un solo uomo contro un’organizzazione così potente?
Eppure la sua fama cresce.
Si è parlato molto, nei libri precedenti, del piano Hari Seldon.
E ora ci troviamo davanti a un altro punto di svolta: l’ennesima Crisi da scongiurare.
Hari compare come ologramma, imperturbabile, mentre una folla di scienziati lo ascolta pendendo dalle sue labbra.
Per loro statistica e matematica guidano il destino della galassia.
Ma succede qualcosa d’insolito: per la prima volta Hari sbaglia previsione e le cose non vanno secondo i piani.
Immaginatevi la Fondazione spiazzata e confusa.
Padroni della tecnologia e grandi menti in preda al panico.
La strada si è interrotta all’improvviso e, per la prima volta, sono soli, senza una guida.
La storia del ”Mulo” non è solo emozionante per il modo (laterale) in cui viene narrata ma anche per il contesto dentro la quale è ambientata.
In una trama che narra di grandi numeri, dove tutto è così immenso e magnifico da risultare difficile da immaginare, scopriamo che anche la più piccola variabile può modificare il corso degli eventi.
Un antagonista consapevole, intelligente e determinato.
“Il Mulo” è il personaggio che aspettavo.

PRIMA FONDAZIONE

 

Fondazione è un romanzo di fantascienza del 1951 scritto da Isaac Asimov, pubblicato, in Italia, anche con i titoli di Cronache della Galassia e Prima Fondazione.
È il primo libro del Ciclo della Fondazione in ordine di scrittura, anche se non in ordine cronologico.
La storia si suddivide in cinque parti: ognuna, esclusa la prima e la quarta, è caratterizzata da una crisi, denominata Crisi Seldon (i periodi critici previsti dallo scienziato Hari Seldon attraverso la psicostoria).
L’intreccio dei fatti si snoda attraverso duecento anni, dalla nascita, al periodo di maggior splendore per la Fondazione.

Qua sotto la mia piccola analisi:

UNO SGUARDO OLTRE
“Pensiamo che il massimo scopo della scienza sia la classificazione delle scoperte passate. È importante, lo riconosco, ma non si può andare più in là? Noi stiamo retrocedendo e dimenticando, non ve ne accorgete?”
Asimov riprende spesso la tematica della “crescita” come sviluppo sociale e personale.
Chi si adagia, presto o tardi, è destinato a restare indietro.
Una pigrizia che tende a schiacciare chi non vuole impiegare le proprie forze per migliorare se stessi e gli altri.
Penso faccia riferimento a uno spirito “di squadra”.
Leggo del fallimento ogni volta che un personaggio (o un esercito se non addirittura un mondo) pensa solo ai propri interessi tralasciando il bene della comunità.
Indice di uno scrittore che non ha mai smesso di pensare al futuro.

IL POTERE DELLA PAROLA
“Mi sono preso la libertà di registrare tutte le sue affermazioni. Quando Holk, dopo due giorni di duro lavoro, è riuscito a eliminare ogni affermazione priva di significato, le parole incomprensibili, gli aggettivi inutili, in breve tutto ciò che era irrilevante, scoprì che non era rimasto niente. In cinque giorni di discussioni, lord Dorwin non ha detto assolutamente nulla.”
Uno splendido passaggio sulla comunicazione.
Un diplomatico imperiale, ospite a Terminus, stordisce di chiacchiere le più alte cariche della Fondazione.
L’uso della parola per ammaliare e, di fatto, non dire poi niente di davvero utile.
La caratteristica che dovrebbe avere ogni buon mediatore che intende temporeggiare.
In effetti, lord Dorwin è il migliore: si legge per poche pagine ma lascia di stucco.

UN GRANDE INSEGNAMENTO
“La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.”
Nel libro, ogni azione violenta sfocia sempre nel disastro.
Asimov è un grande sostenitore della ragione, per questo condanna chi non ne fa uso.

FEDE CIECA
“Nella fretta di ottenere la devozione assoluta dei loro popoli, i re dei Quattro Regni accettarono la religione della scienza che li rendeva simili a divinità: religione che rappresentò la loro briglia e la loro sella, perché consegnava la linfa vitale della civiltà, l’energia atomica, nelle mani del clero.”
La Fondazione è scaltra e sa come ottenere ciò che vuole: per questo si serve della Fede.
È una delle prime mosse vincenti quella di sfruttare il potere del misticismo per piegare le persone che hanno paura.
La religione ha spesso dato risposte là dove la ragione non aveva possibilità di agire, in periodi bui di grandi cambiamenti e rivoluzioni.
Comunque sbarcare su un pianeta che usa lance rudimentali sfoggiando degli scudi di forza e disintegratori atomici, in effetti, mette in soggezione.

COMMERCIO
“Nello schema Seldon la religione ha esaurito il suo compito.”
L’essere umano si evolve, cresce e ciò che un secolo prima sembrava “magia” perde forza e quindi credibilità.
La Fondazione capisce che deve cambiare strategia e passa al concreto: i soldi.
Sì, perché nella galassia qualcuno può far vacillare la propria Fede ma quando si parla di arricchirsi nessuno si tira indietro.
Un’altra ottima giocata, sempre descritta sul filo del rasoio.
Asimov è molto abile nel lasciare in sospeso situazioni delicatissime facendoci dubitare sulla buona riuscita dei protagonisti.

CHI COMANDA?
“Ma sul trono si succedevano imperatori deboli, e un imperatore debole significa un viceré forte.”
In politica è tanto importante il leader quanto la scelta dei collaboratori.
Se poi si tratta di uno in particolare, quello più fidato, allora bisogna stare attenti almeno il doppio.
Una lezione che sembra nessuno voglia imparare; né i saggi della Fondazione né gli avversari.
C’è da dire, a loro discolpa, che è difficile prevedere le mosse di un singolo individuo (magari proveniente dall’altro capo dell’Universo).
Intrighi e vendette sono all’ordine del giorno.
Rancori, non ne parliamo.

L’IMPORTANZA DELLO STUDIO
“Conservando il sapere. La somma delle conoscenze umane supera la capacità di ogni singolo individuo, e quelle di migliaia di individui.”
La galassia sta scivolando nel caos.
Società distrutte, scienza spezzettata e persa.
Le persone, con il passare degli anni, non vedranno che una sfaccettatura di tutto ciò che serve sapere quindi saranno inutili e indifesi.
Quindi, collegandoci al punto “Fede Cieca” chi ha in pugno le redini del futuro? I conservatori della conoscenza.

EX MACHINA

 

Ex Machina è un film del 2015 scritto e diretto da Alex Garland, al suo debutto da regista.

Caleb è un giovane programmatore che si aggiudica la possibilità di trascorrere una settimana nella casa in montagna di Nathan Bateman, l’amministratore delegato della società per cui lavora.
L’edificio è un grande laboratorio di ricerca, dove è stata progettata e costruita una macchina umanoide dotata d’intelligenza artificiale: Ava.

Curiosità:

– Realizzato con un budget di 15 milioni di dollari, il film ne ha incassati oltre 36.000.000 in tutto il mondo.

– Le riprese si sono svolte in Norvegia e nei Pinewood Studios di Londra.

– Felicity Jones era stata scelta per il ruolo di Ava ma ha rifiutato in favore della svedese Alicia Vikander.

– Il titolo del film deriva dalla frase latina “Deus ex machina” mutuata dal greco.
Significa letteralmente: “divinità (che scende) dalla macchina”. La frase ha origine dalla tragedia greca: l’attore che interpretava il dio era posizionato su una rudimentale gru in legno, mossa da un sistema di funi e argani, chiamata appunto “mechanè” e veniva calato sulla scena dall’alto, simulando l’intervento di una divinità che scende dal cielo.

– Caleb allude al fatto che solo Dio è in grado di creare una nuova vita e i tre personaggi principali hanno tutti nomi biblici. Ava è una forma di Eva, la prima donna.
Nathan, profeta alla corte di Davide.
Caleb, uno dei dodici uomini inviati da Mosè a esplorare la terra di Canaan.

– Le principali ispirazioni cinematografiche del regista sono state “2001: Odissea nello spazio”, “Shining” e “Stati di allucinazione”.

– Garland è stato folgorato dall’idea di Ex Machina a 12 anni, quando i suoi genitori gli hanno regalato il suo primo personal computer.

– Nel 2013, Domhnall Gleeson aveva avuto un volto sintetico nell’episodio “Right Back” (Torna da me) della seconda stagione di Black Mirror.

– Per tutto il film predominano i colori rosso, blu e verde: un chiaro riferimento al modello di colore RGB, utilizzato per visualizzare immagini in sistemi elettronici come i computer.

fonte: Scarlet Boulevard

LE DERNIER COMBAT

 

“Le Dernier Combat” è un film del 1983.
Primo lungometraggio diretto da Besson che firma anche soggetto e sceneggiatura.

La civiltà è stata distrutta da una catastrofe: degli uomini restano soltanto macerie e un gruppo di sopravvissuti che, incapaci di parlare, si aggirano tra le rovine di Parigi come animali pronti a uccidere.
Le difficili comunicazioni tra individui, infatti, si concludono spesso con un brutale conflitto fisico.

Cupo, desolante scenario di polvere.
Rappresentato in bianco e nero, l’atmosfera assume dei toni malati e rende bene la desolazione che trasuda da un mondo ormai compromesso.

Ringrazio Sasha Alxndr per avermi ricordato questa perla.

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